Parlare a degli adulti dei loro errori in ambito genitoriale
Salve dottori.
Chiedo un consulto non per me, ma per una persona a me vicina.
Conosco da anni, di vista, una ragazza della mia zona.
Ormai un annetto fa a forza di incontrarla e fare due chiacchiere veloci, ho capito che fosse sola, allora le ho chiesto di scambiarci il numero di telefono per organizzare di vederci.
Questa ragazza è un po' infantile.
O meglio, non penso sia un po' infantile in quanto possegga magari un lieve ritardo mentale, penso sia così a causa della bolla genitoriale in cui vive.
Lei ha 26 anni quasi e quando parla di futuro lavorativo ad esempio, usa sempre questa frase "sono preoccupazioni da grandi".
Oppure, esce vestita in modo non consono alla sua età, con colori e fantasie che userebbe non un adolescente, ma una bambina delle scuole primarie.
Pensavo magari avesse problemi economici, invece avendola aiutata con delle pratiche universitarie relative alle tasse, ho visto che ha anche un isee abbastanza elevato.
Ciò nonostante, i genitori non le danno soldi per le uscite, perché sostengono siano soldi sprecati e che dovrebbe guadagnarseli lei.
Ora, il ragionamento è giusto, perché a 26 anni si dovrebbe avere un minimo di indipendenza economica, ma se una persona non riesce a trovare lavoro, penso che anche solo 5 euro una volta ogni tanto per uscire possano andare bene, vista la loro situazione economica.
A proposito di università, ha iniziato una facoltà suggerita dai genitori, quindi una ridotta volontà decisionale anche.
L'università viene poi chiamata "scuola", del tipo "oggi vado a scuola", non che sia sbagliato, ma non sono proprio intercambiabili.
Inoltre, le ho suggerito di comprare un tablet o un PC portatile in quanto ormai TUTTE le università procedono a caricare il materiale online.
La mandano a lezione con carta e penna.
Le uscite inoltre, devono avvenire prevalentemente in fascia pomeridiana, oppure dopo cena.
Non è consentito cenare fuori, se non per avvenimenti speciali.
Premesso che io non sia nessuno per giudicare lo stile di vita altrui, soffro perché questa ragazza viene trattata come una bambina, vive in una sua bolla, ma un domani che non ci saranno più i genitori cosa succederà?
Inoltre, per via di questa maniera di vivere, non ha amicizie.
A me spiace veramente tanto, alla fine è una bravissima ragazza, io mi trovo bene con lei, prendo sempre a cuore ogni situazione.
Ma provo rabbia per i suoi genitori, quelle volte in cui li ho sentiti parlare ho visto in loro delle persone veramente bigotte, nonostante l'età.
Secondo voi è sbagliato il volere intervenire?
Io penso di si, non è mio compito stabilire come debbano comportarsi, ma ritengo sia sbagliato.
Chiedo un consulto non per me, ma per una persona a me vicina.
Conosco da anni, di vista, una ragazza della mia zona.
Ormai un annetto fa a forza di incontrarla e fare due chiacchiere veloci, ho capito che fosse sola, allora le ho chiesto di scambiarci il numero di telefono per organizzare di vederci.
Questa ragazza è un po' infantile.
O meglio, non penso sia un po' infantile in quanto possegga magari un lieve ritardo mentale, penso sia così a causa della bolla genitoriale in cui vive.
Lei ha 26 anni quasi e quando parla di futuro lavorativo ad esempio, usa sempre questa frase "sono preoccupazioni da grandi".
Oppure, esce vestita in modo non consono alla sua età, con colori e fantasie che userebbe non un adolescente, ma una bambina delle scuole primarie.
Pensavo magari avesse problemi economici, invece avendola aiutata con delle pratiche universitarie relative alle tasse, ho visto che ha anche un isee abbastanza elevato.
Ciò nonostante, i genitori non le danno soldi per le uscite, perché sostengono siano soldi sprecati e che dovrebbe guadagnarseli lei.
Ora, il ragionamento è giusto, perché a 26 anni si dovrebbe avere un minimo di indipendenza economica, ma se una persona non riesce a trovare lavoro, penso che anche solo 5 euro una volta ogni tanto per uscire possano andare bene, vista la loro situazione economica.
A proposito di università, ha iniziato una facoltà suggerita dai genitori, quindi una ridotta volontà decisionale anche.
L'università viene poi chiamata "scuola", del tipo "oggi vado a scuola", non che sia sbagliato, ma non sono proprio intercambiabili.
Inoltre, le ho suggerito di comprare un tablet o un PC portatile in quanto ormai TUTTE le università procedono a caricare il materiale online.
La mandano a lezione con carta e penna.
Le uscite inoltre, devono avvenire prevalentemente in fascia pomeridiana, oppure dopo cena.
Non è consentito cenare fuori, se non per avvenimenti speciali.
Premesso che io non sia nessuno per giudicare lo stile di vita altrui, soffro perché questa ragazza viene trattata come una bambina, vive in una sua bolla, ma un domani che non ci saranno più i genitori cosa succederà?
Inoltre, per via di questa maniera di vivere, non ha amicizie.
A me spiace veramente tanto, alla fine è una bravissima ragazza, io mi trovo bene con lei, prendo sempre a cuore ogni situazione.
Ma provo rabbia per i suoi genitori, quelle volte in cui li ho sentiti parlare ho visto in loro delle persone veramente bigotte, nonostante l'età.
Secondo voi è sbagliato il volere intervenire?
Io penso di si, non è mio compito stabilire come debbano comportarsi, ma ritengo sia sbagliato.
Gentile utente,
lei delinea un comportamento e un linguaggio che appaiono in marcato ritardo sull'età anagrafica. A ventisei anni la giovane donna di cui scrive (che non a caso non definisce mai "mia amica") dovrebbe aver già maturato una serie di autonomie. Invece questa ragazza sembra una bambina di scuola primaria:
- "esce vestita in modo non consono alla sua età".
Ma sono i genitori a comprarle i vestiti?
- "ha iniziato una facoltà suggerita dai genitori, quindi una ridotta volontà decisionale".
In che modo hanno potuto imporsi?
- "La mandano a lezione con carta e penna".
Conosce qualcun altro, dai sedici anni in su, che non decida autonomamente come prendere appunti e quale device vuole usare?
- "Le uscite devono avvenire prevalentemente in fascia pomeridiana, oppure dopo cena. Non è consentito cenare fuori, se non per avvenimenti speciali".
Ma possono i genitori decidere per una donna di ventisei anni?
Lei ha conosciuto questi genitori e li ha trovati "delle persone veramente bigotte, nonostante l'età"; ci chiede: "Secondo voi è sbagliato il volere intervenire?"
Quello che è sbagliato, gentile utente, è il retroterra della sua domanda.
Sembrerebbe infatti che lei voglia intervenire non sulla ragazza, nel ruolo di amica che dà un proprio parere, ma sui genitori, perché ha oscuramente l'impressione che la ragazza non sia veramente adulta, e che sia l'educazione che le viene imposta a determinare il suo ritardo.
A tratti sembra addirittura lei creda che la ragazza sarebbe "normale" se i genitori non le imponessero le loro scelte.
Rifletta con molta attenzione sulla sua percezione di questa realtà.
Prima di ogni azione sui genitori, parli con la ragazza e appuri se è soddisfatta delle attuali condizioni, e a quale causa lei stessa le attribuisce. Leggendo la sua email sembra che lei guardi dall'esterno questa giovane donna, ma non abbia un vero colloquio con lei.
Forse è consapevole che la ragazza è portatrice di un ritardo, congenito o acquisito e ha fondati motivi di credere che venga manipolata, fino a impedirle ogni possibile sviluppo della sua autonomia?
In questo caso ne parli con uno specialista (per esempio uno psicologo, il suo medico di famiglia o direttamente quello della ragazza) o al limite con un rappresentante delle forze dell'ordine: la riduzione in stato di schiavitù è stata riconosciuta in certe famiglie e vi si è posto rimedio.
In ogni caso, sia che sospetti che il ritardo sia originario, sia che immagini sia prodotto dai genitori, ritengo non opportuno rivolgersi direttamente a questi ultimi, per delicatezza oppure per prudenza.
Ci tenga al corrente.
lei delinea un comportamento e un linguaggio che appaiono in marcato ritardo sull'età anagrafica. A ventisei anni la giovane donna di cui scrive (che non a caso non definisce mai "mia amica") dovrebbe aver già maturato una serie di autonomie. Invece questa ragazza sembra una bambina di scuola primaria:
- "esce vestita in modo non consono alla sua età".
Ma sono i genitori a comprarle i vestiti?
- "ha iniziato una facoltà suggerita dai genitori, quindi una ridotta volontà decisionale".
In che modo hanno potuto imporsi?
- "La mandano a lezione con carta e penna".
Conosce qualcun altro, dai sedici anni in su, che non decida autonomamente come prendere appunti e quale device vuole usare?
- "Le uscite devono avvenire prevalentemente in fascia pomeridiana, oppure dopo cena. Non è consentito cenare fuori, se non per avvenimenti speciali".
Ma possono i genitori decidere per una donna di ventisei anni?
Lei ha conosciuto questi genitori e li ha trovati "delle persone veramente bigotte, nonostante l'età"; ci chiede: "Secondo voi è sbagliato il volere intervenire?"
Quello che è sbagliato, gentile utente, è il retroterra della sua domanda.
Sembrerebbe infatti che lei voglia intervenire non sulla ragazza, nel ruolo di amica che dà un proprio parere, ma sui genitori, perché ha oscuramente l'impressione che la ragazza non sia veramente adulta, e che sia l'educazione che le viene imposta a determinare il suo ritardo.
A tratti sembra addirittura lei creda che la ragazza sarebbe "normale" se i genitori non le imponessero le loro scelte.
Rifletta con molta attenzione sulla sua percezione di questa realtà.
Prima di ogni azione sui genitori, parli con la ragazza e appuri se è soddisfatta delle attuali condizioni, e a quale causa lei stessa le attribuisce. Leggendo la sua email sembra che lei guardi dall'esterno questa giovane donna, ma non abbia un vero colloquio con lei.
Forse è consapevole che la ragazza è portatrice di un ritardo, congenito o acquisito e ha fondati motivi di credere che venga manipolata, fino a impedirle ogni possibile sviluppo della sua autonomia?
In questo caso ne parli con uno specialista (per esempio uno psicologo, il suo medico di famiglia o direttamente quello della ragazza) o al limite con un rappresentante delle forze dell'ordine: la riduzione in stato di schiavitù è stata riconosciuta in certe famiglie e vi si è posto rimedio.
In ogni caso, sia che sospetti che il ritardo sia originario, sia che immagini sia prodotto dai genitori, ritengo non opportuno rivolgersi direttamente a questi ultimi, per delicatezza oppure per prudenza.
Ci tenga al corrente.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
Utente
Gentile dottoressa, grazie per la sua celere risposta, che in realtà genera in me ulteriori perplessità.
A me sembra che la ragazza stia bene nella sua posizione, ma al tempo stesso è meravigliata e sognante quando magari le riporto qualche racconto di qualcosa che ho fatto io. D'altra parte però, mi sembra veramente terrorizzata.
Apprezzo molto però che lei ascolti ogni posizione diversa dalla sua, senza giudicare, per me questo è un sinonimo di intelligenza.
Forse non è nemmeno questione di imposizione, penso semplicemente i genitori siano persone bigotte e ignoranti. Una volta la madre disse "mia figlia è una ragazza con la testa sulle spalle, non va al bar a spendere soldi come altre ragazze". Il che mi pare veramente allucinante, nemmeno si parlasse di attività deplorevoli.
Io non ho il coraggio né mi sento nella posizione per dire nulla né alla ragazza né alla sua famiglia.
Cerco sempre di invitarla a uscire, a farle conoscere altre mie amiche e amici, ma come scritto nel consulto, le uscite sono limitate, già se si dovesse andare in un locale saprei che non verrebbe.
Sono preoccupata perché penso che il modo di vivere che ha la stia autosabotando e non potrà che peggiorare. Inoltre le ricordo essere una ragazza sola, penso a un domani in cui le due figure dovrebbero non esserci più.
Vorrei aiutarla, ma non ho idea del come fare.
A me sembra che la ragazza stia bene nella sua posizione, ma al tempo stesso è meravigliata e sognante quando magari le riporto qualche racconto di qualcosa che ho fatto io. D'altra parte però, mi sembra veramente terrorizzata.
Apprezzo molto però che lei ascolti ogni posizione diversa dalla sua, senza giudicare, per me questo è un sinonimo di intelligenza.
Forse non è nemmeno questione di imposizione, penso semplicemente i genitori siano persone bigotte e ignoranti. Una volta la madre disse "mia figlia è una ragazza con la testa sulle spalle, non va al bar a spendere soldi come altre ragazze". Il che mi pare veramente allucinante, nemmeno si parlasse di attività deplorevoli.
Io non ho il coraggio né mi sento nella posizione per dire nulla né alla ragazza né alla sua famiglia.
Cerco sempre di invitarla a uscire, a farle conoscere altre mie amiche e amici, ma come scritto nel consulto, le uscite sono limitate, già se si dovesse andare in un locale saprei che non verrebbe.
Sono preoccupata perché penso che il modo di vivere che ha la stia autosabotando e non potrà che peggiorare. Inoltre le ricordo essere una ragazza sola, penso a un domani in cui le due figure dovrebbero non esserci più.
Vorrei aiutarla, ma non ho idea del come fare.
Gentile utente,
in certi casi è opportuno prendere posizione, se si è certi di agire in spirito di amicizia e soprattutto se si hanno le idee chiare.
Nella sua email sono presenti delle contraddizioni, sia sulla situazione della ragazza sia sulle intenzioni di lei che ci scrive.
Infatti dice: "sembra che la ragazza stia bene nella sua posizione" e di seguito: "D'altra parte però, mi sembra veramente terrorizzata".
Ma di cosa è addirittura terrorizzata? Perché non glielo chiede? E che senso hanno le frasi: "Forse non è nemmeno questione di imposizione, penso semplicemente i genitori siano persone bigotte e ignoranti"?
Ma cara utente, da adulta e parlando di un'altra adulta, non pensa che i genitori abbiano avuto il loro ruolo nella formazione di questa ragazza, ma il resto è venuto poi dall'indole e dalle scelte della ragazza stessa?
Di nuovo torniamo a quanto ho già scritto nella prima risposta: o questa ragazza è patologicamente priva di senso critico, e allora si aprono due scenari: i genitori a modo loro la proteggono, oppure egoisticamente la manipolano; o invece questa ragazza ha una normale capacità di giudizio, ha frequentato scuole, ha fatto amicizie, ha vissuto quel periodo tra i sedici e i vent'anni in cui ci si distacca dalle idee dei genitori addirittura opponendovisi, e allora il suo stile di vita è frutto di una sua scelta.
Quanto alla contraddizione nelle intenzioni di lei che ci scrive, eccole: "Io non ho il coraggio né mi sento nella posizione per dire nulla né alla ragazza né alla sua famiglia".
Capisco che non dica nulla ai genitori (a che titolo potrebbe farlo?) ma ad un'amica normalmente si parla, si esprimono le proprie idee, si ascoltano quelle dell'altra, ci si confronta.
Del resto lei la invita ad uscire, le fa conoscere altre amiche e amici. Non pensa che sarà la ragazza stessa a decidere se gradisce queste uscite e questi incontri e ad informare i genitori che vuole farlo più spesso?
Nemmeno a questo proposito lei si sente di sondarla, almeno per chiedere: "Ti sei divertita, oggi?"
Sinceramente si ha l'impressione di avvertire qualcosa di non chiaro nelle sue aspettative. Per esempio quando scrive: "le ricordo essere una ragazza sola, penso a un domani in cui le due figure dovrebbero non esserci più".
Che pensieri cupi, sul futuro destino di una giovane donna che oggi frequenta l'università, e domani avrà un lavoro, dei colleghi, delle amicizie, un compagno, dei figli!
Come può escludere che dove l'educazione può avere inibito, svolgano il loro ruolo gli ormoni?
Provi a dirci di più su come vorrebbe vedere questa ragazza, in quali situazioni, in quali compagnie.
Restiamo in ascolto.
in certi casi è opportuno prendere posizione, se si è certi di agire in spirito di amicizia e soprattutto se si hanno le idee chiare.
Nella sua email sono presenti delle contraddizioni, sia sulla situazione della ragazza sia sulle intenzioni di lei che ci scrive.
Infatti dice: "sembra che la ragazza stia bene nella sua posizione" e di seguito: "D'altra parte però, mi sembra veramente terrorizzata".
Ma di cosa è addirittura terrorizzata? Perché non glielo chiede? E che senso hanno le frasi: "Forse non è nemmeno questione di imposizione, penso semplicemente i genitori siano persone bigotte e ignoranti"?
Ma cara utente, da adulta e parlando di un'altra adulta, non pensa che i genitori abbiano avuto il loro ruolo nella formazione di questa ragazza, ma il resto è venuto poi dall'indole e dalle scelte della ragazza stessa?
Di nuovo torniamo a quanto ho già scritto nella prima risposta: o questa ragazza è patologicamente priva di senso critico, e allora si aprono due scenari: i genitori a modo loro la proteggono, oppure egoisticamente la manipolano; o invece questa ragazza ha una normale capacità di giudizio, ha frequentato scuole, ha fatto amicizie, ha vissuto quel periodo tra i sedici e i vent'anni in cui ci si distacca dalle idee dei genitori addirittura opponendovisi, e allora il suo stile di vita è frutto di una sua scelta.
Quanto alla contraddizione nelle intenzioni di lei che ci scrive, eccole: "Io non ho il coraggio né mi sento nella posizione per dire nulla né alla ragazza né alla sua famiglia".
Capisco che non dica nulla ai genitori (a che titolo potrebbe farlo?) ma ad un'amica normalmente si parla, si esprimono le proprie idee, si ascoltano quelle dell'altra, ci si confronta.
Del resto lei la invita ad uscire, le fa conoscere altre amiche e amici. Non pensa che sarà la ragazza stessa a decidere se gradisce queste uscite e questi incontri e ad informare i genitori che vuole farlo più spesso?
Nemmeno a questo proposito lei si sente di sondarla, almeno per chiedere: "Ti sei divertita, oggi?"
Sinceramente si ha l'impressione di avvertire qualcosa di non chiaro nelle sue aspettative. Per esempio quando scrive: "le ricordo essere una ragazza sola, penso a un domani in cui le due figure dovrebbero non esserci più".
Che pensieri cupi, sul futuro destino di una giovane donna che oggi frequenta l'università, e domani avrà un lavoro, dei colleghi, delle amicizie, un compagno, dei figli!
Come può escludere che dove l'educazione può avere inibito, svolgano il loro ruolo gli ormoni?
Provi a dirci di più su come vorrebbe vedere questa ragazza, in quali situazioni, in quali compagnie.
Restiamo in ascolto.
Prof.ssa Anna Potenza
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Utente
Dottoressa mi scusi.
È ovvio che alla ragazza vada bene il modo in cui vive, essendo l'unica realtà che conosce ed essendo le altre realtà narrate dai genitori come realtà devianti.
Non tutti riescono a rompere il circolo o emanciparsi, dipende dal carattere e sicuramente questa ragazza è fragile e succube dei genitori.
A lei pare normale che una ragazza di 26 anni non abbia mai fatto una visita ginecologica pur avendo la madre che lavora come infermiera?
Oppure sostiene di non volere avere relazioni romantiche, perché gli uomini sono pericolosi. Sostiene tale tesi senza avere mai avuto una relazione.
Come mai? Indottrinata sicuramente dai genitori che riporteranno i fatti mediatici.
Io le ho provato in toni amichevoli a spiegare ad esempio che si, ci sono brutti fatti di cronaca, ma non tutti gli uomini al mondo sono pericolosi.
Ho provato a instaurarle il beneficio del dubbio, ma purtroppo più scrivo più mi rendo conto che forse ci siano delle dinamiche di tossicità da parte dei genitori.
Comunque quando lei percepisce che sto provando ad aprirle un altro scenario diverso dal suo, ascolta, confuta, ma ritorna sulle sue posizioni pur non avendo avuto esperienza diretta dei fatti.
Quindi dottoressa le chiedo, io in veste di amica cosa posso fare ulteriormente oltre a parlarle?
"Provi a dirci di più su come vorrebbe vedere questa ragazza, in quali situazioni, in quali compagnie".
A me piacerebbe solo vedere lei che decide autonomamente, tramite l'esperienza, cosa sia giusto per lei e cosa no, tutto qui.
È ovvio che alla ragazza vada bene il modo in cui vive, essendo l'unica realtà che conosce ed essendo le altre realtà narrate dai genitori come realtà devianti.
Non tutti riescono a rompere il circolo o emanciparsi, dipende dal carattere e sicuramente questa ragazza è fragile e succube dei genitori.
A lei pare normale che una ragazza di 26 anni non abbia mai fatto una visita ginecologica pur avendo la madre che lavora come infermiera?
Oppure sostiene di non volere avere relazioni romantiche, perché gli uomini sono pericolosi. Sostiene tale tesi senza avere mai avuto una relazione.
Come mai? Indottrinata sicuramente dai genitori che riporteranno i fatti mediatici.
Io le ho provato in toni amichevoli a spiegare ad esempio che si, ci sono brutti fatti di cronaca, ma non tutti gli uomini al mondo sono pericolosi.
Ho provato a instaurarle il beneficio del dubbio, ma purtroppo più scrivo più mi rendo conto che forse ci siano delle dinamiche di tossicità da parte dei genitori.
Comunque quando lei percepisce che sto provando ad aprirle un altro scenario diverso dal suo, ascolta, confuta, ma ritorna sulle sue posizioni pur non avendo avuto esperienza diretta dei fatti.
Quindi dottoressa le chiedo, io in veste di amica cosa posso fare ulteriormente oltre a parlarle?
"Provi a dirci di più su come vorrebbe vedere questa ragazza, in quali situazioni, in quali compagnie".
A me piacerebbe solo vedere lei che decide autonomamente, tramite l'esperienza, cosa sia giusto per lei e cosa no, tutto qui.
Gentile utente,
la invito a tener conto di due cose:
- lei non ha sottoposto questa ragazza a test clinici, quindi non può sapere quale sia la sua situazione mentale;
- gli specialisti stessi non imputano in maniera netta eventuali effetti psicologici a cause precise, meno che mai sempre e solo ai genitori, altrimenti non si capirebbe perché due fratelli possano manifestare attitudini e condurre esistenze diverse.
Lei afferma: "È ovvio che alla ragazza vada bene il modo in cui vive, essendo l'unica realtà che conosce".
Ma non è andata a scuola? Non ha altri parenti e conoscenti? Non frequenta l'università? E se ciò che possiede le va bene e ne è soddisfatta, chi può contrastarla, e per quale ragione?
"Non tutti riescono a rompere il circolo o emanciparsi, dipende dal carattere".
A parte la lezioncina che cerca di dare a una specialista, tenga conto che in psicologia la parola "carattere" non viene usata come nel linguaggio comune, proprio perché, come in questo caso, risulta fuorviante.
"Sicuramente questa ragazza è fragile e succube dei genitori".
Qui non solo fa la diagnosi, indica anche l'eziologia del problema.
"A lei pare normale che una ragazza di 26 anni non abbia mai fatto una visita ginecologica pur avendo la madre che lavora come infermiera?"
Sì, se non ha mai avuto disturbi, e specialmente se la madre è infermiera.
Lei che ci scrive ha mai fatto una visita ortopedica, otorino-laringoiatrica, nefrologica o psichiatrica? Sa che è molto più importante la visita andrologica per gli adolescenti maschi?
Infine conclude: "A me piacerebbe solo vedere lei che decide autonomamente, tramite l'esperienza, cosa sia giusto per lei e cosa no, tutto qui".
Le scelte non si fanno tutte attraverso l'esperienza, altrimenti dovremmo drogarci per scoprire se la droga ci fa male, rapinare una banca per capire che effetto fa finire in carcere, avere rapporti sessuali anche con un/a partner che non ci attrae, mangiare cibi che ci disgustano e così via.
E soprattutto, mi scusi, nel mare infinito delle esperienze che è possibile fare, per quale ragione dovrebbe essere lei a scegliere per la sua amica?
la invito a tener conto di due cose:
- lei non ha sottoposto questa ragazza a test clinici, quindi non può sapere quale sia la sua situazione mentale;
- gli specialisti stessi non imputano in maniera netta eventuali effetti psicologici a cause precise, meno che mai sempre e solo ai genitori, altrimenti non si capirebbe perché due fratelli possano manifestare attitudini e condurre esistenze diverse.
Lei afferma: "È ovvio che alla ragazza vada bene il modo in cui vive, essendo l'unica realtà che conosce".
Ma non è andata a scuola? Non ha altri parenti e conoscenti? Non frequenta l'università? E se ciò che possiede le va bene e ne è soddisfatta, chi può contrastarla, e per quale ragione?
"Non tutti riescono a rompere il circolo o emanciparsi, dipende dal carattere".
A parte la lezioncina che cerca di dare a una specialista, tenga conto che in psicologia la parola "carattere" non viene usata come nel linguaggio comune, proprio perché, come in questo caso, risulta fuorviante.
"Sicuramente questa ragazza è fragile e succube dei genitori".
Qui non solo fa la diagnosi, indica anche l'eziologia del problema.
"A lei pare normale che una ragazza di 26 anni non abbia mai fatto una visita ginecologica pur avendo la madre che lavora come infermiera?"
Sì, se non ha mai avuto disturbi, e specialmente se la madre è infermiera.
Lei che ci scrive ha mai fatto una visita ortopedica, otorino-laringoiatrica, nefrologica o psichiatrica? Sa che è molto più importante la visita andrologica per gli adolescenti maschi?
Infine conclude: "A me piacerebbe solo vedere lei che decide autonomamente, tramite l'esperienza, cosa sia giusto per lei e cosa no, tutto qui".
Le scelte non si fanno tutte attraverso l'esperienza, altrimenti dovremmo drogarci per scoprire se la droga ci fa male, rapinare una banca per capire che effetto fa finire in carcere, avere rapporti sessuali anche con un/a partner che non ci attrae, mangiare cibi che ci disgustano e così via.
E soprattutto, mi scusi, nel mare infinito delle esperienze che è possibile fare, per quale ragione dovrebbe essere lei a scegliere per la sua amica?
Prof.ssa Anna Potenza
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Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 458 visite dal 05/12/2025.
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