Ossessione per il corpo di mia madre
Dico solo che ho 78 anni e nonostante questo da quando avevo 16 anni ho l' ossessione per il corpo di mia madre e questo mi induce ancora oggi alla masturbazione nel ricordare quella scena che allora mi fece scoprire il sesso.
Avevo 15 anni e vivevo con lei dopo vari anni passati in collegio, vivevamo da soli in quanto non ho mai conosciuto mio padre.
infatti lei non si è mai sposata.
, Un giorno, credo senza malizia si presentò in camera mia con indosso una sottoveste molto trasparente che lasciava intravedere tutta la sua nudità.
non è successo niente ma quell' immagine tuttora mi porta a masturbarmi, ripeto ho 78 anni eppure non riesco a dimenticare.
Potreste per cortesia spiegarmi questa ossessione ricordando che sono felicemente sposato da 55 anni e ho figli e nipoti.
Vi ringrazio infinitamente.
Avevo 15 anni e vivevo con lei dopo vari anni passati in collegio, vivevamo da soli in quanto non ho mai conosciuto mio padre.
infatti lei non si è mai sposata.
, Un giorno, credo senza malizia si presentò in camera mia con indosso una sottoveste molto trasparente che lasciava intravedere tutta la sua nudità.
non è successo niente ma quell' immagine tuttora mi porta a masturbarmi, ripeto ho 78 anni eppure non riesco a dimenticare.
Potreste per cortesia spiegarmi questa ossessione ricordando che sono felicemente sposato da 55 anni e ho figli e nipoti.
Vi ringrazio infinitamente.
Gentile utente,
ci pone un tema molto delicato, pertanto proviamo a guardarlo da diverse angolazioni partendo da quella che chiameremo una lettura psicoanalitica. Per Freud, il padre della psicanalisi, le prime esperienze di eccitazione sessuale dell’infanzia e dell’adolescenza possono fissarsi all’interno del c.d. complesso di Edipo, soprattutto quando la figura materna è centrale e quella paterna assente.
Un’immagine erotizzata vissuta in un momento evolutivo cruciale può diventare un fantasma inconscio stabile, che non indica un desiderio reale o attuale, ma una traccia che rimane fissa nella sua mente, anche se a livello inconscio, della scoperta della sessualità. La persistenza di questo "fantasma" non è patologica se non interferisce con la vita affettiva e sociale, ma è un chiaro segnale che un contenuto che non è mai stato pienamente simbolizzato. In altre parole, per Freud non è l’oggetto a contare, ma il momento psichico in cui il desiderio è nato. L’adolescenza è una fase in cui la sessualità si struttura e si organizza psichicamente e in assenza della figura paterna, con una relazione molto esclusiva madre figlio e dopo anni di separazione (mi riferisco alla sua permanenza in un collegio), quell’immagine può aver assunto un valore traumatico, non nel senso di violenza, ma nel senso di evento psichicamente sovraccarico. Non è tanto il corpo di sua madre in sé a essere l’oggetto, quanto l’associazione inconscia tra eccitazione, scoperta del desiderio e quella scena di seminudo in un momento delicato del suo sviluppo.
Ora, da una lettura più contemporanea, desidero rassicurarla ponendo l'enfasi sul fatto che non si tratta di una perversione "agita", né di un desiderio reale verso sua madre. Non emerge dalle sue parole alcun elemento di pericolosità, perdita di controllo o compromissione del funzionamento personale. Il ricordo erotizzato si è sedimentato, e il cervello, nel tempo, ha continuato a riattivarlo.
La mente tende a tornare alle prime esperienze con l’eccitazione, anche quando la vita affettiva è piena, ricca e soddisfacente. Il disagio, se ben ho compreso da quanto ci descrive, nasce non tanto dal contenuto del pensiero, ma dal giudizio morale che lei dà a se stesso per averlo.
Se questa che lei definisce come un'ossessione è così disturbante e intrusiva, potrebbe approfondirla con un professionista: non tutto ciò che persiste nella mente ha bisogno di essere eliminato; talvolta ha bisogno di essere compreso e depotenziato, togliendogli il carico di colpa e vergogna. Il lavoro, se lo desiderasse, non sarebbe cancellare con una spunga quei pensieri, ma ricollocarli nella sua storia, come qualcosa che appartiene al passato, non alla sua identità presente.
Cordialità
ci pone un tema molto delicato, pertanto proviamo a guardarlo da diverse angolazioni partendo da quella che chiameremo una lettura psicoanalitica. Per Freud, il padre della psicanalisi, le prime esperienze di eccitazione sessuale dell’infanzia e dell’adolescenza possono fissarsi all’interno del c.d. complesso di Edipo, soprattutto quando la figura materna è centrale e quella paterna assente.
Un’immagine erotizzata vissuta in un momento evolutivo cruciale può diventare un fantasma inconscio stabile, che non indica un desiderio reale o attuale, ma una traccia che rimane fissa nella sua mente, anche se a livello inconscio, della scoperta della sessualità. La persistenza di questo "fantasma" non è patologica se non interferisce con la vita affettiva e sociale, ma è un chiaro segnale che un contenuto che non è mai stato pienamente simbolizzato. In altre parole, per Freud non è l’oggetto a contare, ma il momento psichico in cui il desiderio è nato. L’adolescenza è una fase in cui la sessualità si struttura e si organizza psichicamente e in assenza della figura paterna, con una relazione molto esclusiva madre figlio e dopo anni di separazione (mi riferisco alla sua permanenza in un collegio), quell’immagine può aver assunto un valore traumatico, non nel senso di violenza, ma nel senso di evento psichicamente sovraccarico. Non è tanto il corpo di sua madre in sé a essere l’oggetto, quanto l’associazione inconscia tra eccitazione, scoperta del desiderio e quella scena di seminudo in un momento delicato del suo sviluppo.
Ora, da una lettura più contemporanea, desidero rassicurarla ponendo l'enfasi sul fatto che non si tratta di una perversione "agita", né di un desiderio reale verso sua madre. Non emerge dalle sue parole alcun elemento di pericolosità, perdita di controllo o compromissione del funzionamento personale. Il ricordo erotizzato si è sedimentato, e il cervello, nel tempo, ha continuato a riattivarlo.
La mente tende a tornare alle prime esperienze con l’eccitazione, anche quando la vita affettiva è piena, ricca e soddisfacente. Il disagio, se ben ho compreso da quanto ci descrive, nasce non tanto dal contenuto del pensiero, ma dal giudizio morale che lei dà a se stesso per averlo.
Se questa che lei definisce come un'ossessione è così disturbante e intrusiva, potrebbe approfondirla con un professionista: non tutto ciò che persiste nella mente ha bisogno di essere eliminato; talvolta ha bisogno di essere compreso e depotenziato, togliendogli il carico di colpa e vergogna. Il lavoro, se lo desiderasse, non sarebbe cancellare con una spunga quei pensieri, ma ricollocarli nella sua storia, come qualcosa che appartiene al passato, non alla sua identità presente.
Cordialità
Utente
Grazie
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 67 visite dal 23/01/2026.
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