Vaginismo: cosa fare per superarlo e salvare la relazione?
Buonasera, sono una ragazza di 25 anni che soffre di vaginismo.
Sto con questo ragazzo da quasi 4 anni e mai avuti rapporti vaginali ma da quasi due anni abbiamo rapporti anali che non sempre vanno come devono e ovviamente lui ha cominciato a stufarsi.
Mi parla come se io non volessi risolvere la mia situazione ma io mi sento bloccata.
Durante una visita ginecologica anche solo all’inserimento di un dito le mie gambe hanno cominciato a tremare e io a rifiutare la ginecologa.
Alla fine mi fece l’ecografia esterna.
Mi diede una crema anestetica ovviamente utilizzata senza successo.
Non so più cosa fare sono in paranoia perché ho paura costante di essere lasciata da lui per questa cosa visto che il sesso è ovviamente una parte importante delle relazioni.
E sinceramente sono stanca di avere paura di un qualcosa che riesce ad entrare da dietro ma da davanti no.
Cosa dovrei fare?
Sono disperata
Sto con questo ragazzo da quasi 4 anni e mai avuti rapporti vaginali ma da quasi due anni abbiamo rapporti anali che non sempre vanno come devono e ovviamente lui ha cominciato a stufarsi.
Mi parla come se io non volessi risolvere la mia situazione ma io mi sento bloccata.
Durante una visita ginecologica anche solo all’inserimento di un dito le mie gambe hanno cominciato a tremare e io a rifiutare la ginecologa.
Alla fine mi fece l’ecografia esterna.
Mi diede una crema anestetica ovviamente utilizzata senza successo.
Non so più cosa fare sono in paranoia perché ho paura costante di essere lasciata da lui per questa cosa visto che il sesso è ovviamente una parte importante delle relazioni.
E sinceramente sono stanca di avere paura di un qualcosa che riesce ad entrare da dietro ma da davanti no.
Cosa dovrei fare?
Sono disperata
Gentile utente,
per prima cosa, ritengo che il seguente articolo, scritto dalla collega Valeria Randone, possa esserle di aiuto per la profondità con cui analizza la sua condizione https://www.medicitalia.it/salute/psicologia/110-vaginismo.html
Seconda, in ambito clinico, vaginismo non è più considerato una diagnosi a sé stante come in passato, ma rientra in una definizione più ampia e infatti nei manuali diagnostici attuali (DSM-5-TR) si parla di "Disturbo da dolore genito-pelvico/penetrazione", una condizione che include difficoltà o impossibilità alla penetrazione, dolore, paura marcata del dolore e contrazione involontaria dei muscoli del pavimento pelvico. A seconda del caso, possono essere utilizzati anche altri termini termini come dispareunia (quando il problema principale è il dolore) o difficoltà alla penetrazione di origine psicofisiologica. La distinzione non è solo terminologica: serve a individuare il trattamento più adeguato, che è quasi sempre multimodale e personalizzato.
E' molto importante comunicare con il suo compagno che la condizione non è legata a una mancanza di desiderio o di volontà, ma luna serie di fattori complessi che richiedono comprensione. Il fatto che la penetrazione anale sia possibile si spiega in modo molto semplice perchè coinvolge circuiti muscolari e simbolici diversi e non smentisce il blocco vaginale. Creme anestetiche o tentativi forzati non sono efficaci perché il problema non è locale ma neuro-muscolare ed emotivo. La diagnosi del disturbo genito-pelvico/della penetrazione viene effettuata sulla base dei sintomi, di un esame pelvico e altri criteri specifici, mi auguro le sia stata formulata da specialisti ma trovo strano non le abbiano indicato contestualmente un percorso di cura. Non è una bella condizione con cui convivere, tantomeno se si ha una relazione, che presto o tardi ne risentirà. La strada indicata è un percorso specialistico integrato, con una ginecologa o ostetrica esperta in pavimento pelvico e il supporto di uno psicoterapeuta, auspicabilmente esperto in Sessuologia (utilizzo il maschile sovraesteso per semplificare la lettura). Ciò le permetterà di lavorare gradualmente sulla percezione corporea, sulla sicurezza e sulla riduzione dell’ansia. Si tratta di una difficoltà clinica curabile, ma ha bisogno di un aiuto mirato e competente. Diversamente è improbabile si risolva da solo e il suo partner, qualora non percepisse la sua volontà a riconoscere appieno le conseguenze e trattare la condizione, potrebbe essere legittimato a chiedersi il perchè lei non la affronti. Ci pone come tema la paura, ma la paura è una risposta emotiva, e quando è eccessiva, persistente o sproporzionata rispetto al rischio reale, può diventare veramente limitante. Se non l'ha mai fatto, vale quanto in riflessione poche righe fa: sarebbe il caso di intraprendere un percorso multidisciplinare.
Cordialità.
per prima cosa, ritengo che il seguente articolo, scritto dalla collega Valeria Randone, possa esserle di aiuto per la profondità con cui analizza la sua condizione https://www.medicitalia.it/salute/psicologia/110-vaginismo.html
Seconda, in ambito clinico, vaginismo non è più considerato una diagnosi a sé stante come in passato, ma rientra in una definizione più ampia e infatti nei manuali diagnostici attuali (DSM-5-TR) si parla di "Disturbo da dolore genito-pelvico/penetrazione", una condizione che include difficoltà o impossibilità alla penetrazione, dolore, paura marcata del dolore e contrazione involontaria dei muscoli del pavimento pelvico. A seconda del caso, possono essere utilizzati anche altri termini termini come dispareunia (quando il problema principale è il dolore) o difficoltà alla penetrazione di origine psicofisiologica. La distinzione non è solo terminologica: serve a individuare il trattamento più adeguato, che è quasi sempre multimodale e personalizzato.
E' molto importante comunicare con il suo compagno che la condizione non è legata a una mancanza di desiderio o di volontà, ma luna serie di fattori complessi che richiedono comprensione. Il fatto che la penetrazione anale sia possibile si spiega in modo molto semplice perchè coinvolge circuiti muscolari e simbolici diversi e non smentisce il blocco vaginale. Creme anestetiche o tentativi forzati non sono efficaci perché il problema non è locale ma neuro-muscolare ed emotivo. La diagnosi del disturbo genito-pelvico/della penetrazione viene effettuata sulla base dei sintomi, di un esame pelvico e altri criteri specifici, mi auguro le sia stata formulata da specialisti ma trovo strano non le abbiano indicato contestualmente un percorso di cura. Non è una bella condizione con cui convivere, tantomeno se si ha una relazione, che presto o tardi ne risentirà. La strada indicata è un percorso specialistico integrato, con una ginecologa o ostetrica esperta in pavimento pelvico e il supporto di uno psicoterapeuta, auspicabilmente esperto in Sessuologia (utilizzo il maschile sovraesteso per semplificare la lettura). Ciò le permetterà di lavorare gradualmente sulla percezione corporea, sulla sicurezza e sulla riduzione dell’ansia. Si tratta di una difficoltà clinica curabile, ma ha bisogno di un aiuto mirato e competente. Diversamente è improbabile si risolva da solo e il suo partner, qualora non percepisse la sua volontà a riconoscere appieno le conseguenze e trattare la condizione, potrebbe essere legittimato a chiedersi il perchè lei non la affronti. Ci pone come tema la paura, ma la paura è una risposta emotiva, e quando è eccessiva, persistente o sproporzionata rispetto al rischio reale, può diventare veramente limitante. Se non l'ha mai fatto, vale quanto in riflessione poche righe fa: sarebbe il caso di intraprendere un percorso multidisciplinare.
Cordialità.
Gentile utente,
Intervengo in qualità di psicoterapeuta sessuologa clinica, che nel corso della pratica clinica ha curato e risolto moltissimi casi di (ex definito) "vaginismo", cioè difficoltà rispetto al coito: dolore alla penetrazione, paura, contrazione muscolare, impatto sulla vita personale e relazionale.
Lo scopo di questa risposta è di diffondere - oltre alle informazioni corrette - anche testimonianza diretta, e dunque fiducia, nella possibilità concreta di una terapia efficace per risolvere tale invalidante problema.
Ho attinto alla mia lunga esperienza in merito per scrivere l'articolo che Le allego, destinato alle donne che ne soffrono:
"Dolore alla penetrazione, non solo pavimento pelvico". https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/7907-dolore-alla-penetrazione-non-solo-pavimento-pelvico.html .
Possiamo confermare attraverso l'esperienza clinica che questa patologia è curabile e guaribile attraverso una psicoterapia che si prenda cura *contemporaneamente* del corpo, della mente, dei sentimenti ed emozioni della donna, e delle relazioni primariamente quella di coppia. In specifico
"la psicoterapia sessuale si rivolge contemporaneamente al sintomo corporeo e alle cause sottostanti: vissuti infantili, scarsa informazione, traumi, convinzioni disfunzionali, aspetti relazionali presenti o precedenti,
approfondendoli in maniera e misura variabile a seconda del caso, del disturbo, della persona.
La terapia sessuale è una terapia mansionale in quanto le mal/abitudini del corpo (quando di ciò si tratta), comprese quelle sessuali, non si modificano solo "capendo", ma "agendo". Modificando cioè nel concreto quotidianamente i comportamenti quotidiani, seguendo precise indicazioni fornite dalla Specialista.
Ritengo che tale intreccio di consapevolezze e di mansioni rappresenti la caratteristica più significativa della terapia sessuale e fonte del suo successo clinico, rispetto al precedente modo di curare tali categoria di disfunzioni ":
Potrà approfondire leggendo: "La sessuologa, il sessuologo, chi è? cosa fa?" https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/9098-la-sessuologa-il-sessuologo-chi-e-cosa-fa.html da cui la citazione è tratta.
Non si preoccupi se attualmente non riesce a fare una visita ginecologica completa; attenda che la psicoterapia giunga al punto di permettergliela: non passerà molto.
La incoraggio a prendere in mano al più presto la sua difficoltà, con una/o specialista psicoterapeuta in presenza.
Informazioni sulle specialiste/i specificamente formate le troverà sul sito della Federazione Italiana Sessuologia Scientifica.
Saluti cari.
Dott. Brunialti
Intervengo in qualità di psicoterapeuta sessuologa clinica, che nel corso della pratica clinica ha curato e risolto moltissimi casi di (ex definito) "vaginismo", cioè difficoltà rispetto al coito: dolore alla penetrazione, paura, contrazione muscolare, impatto sulla vita personale e relazionale.
Lo scopo di questa risposta è di diffondere - oltre alle informazioni corrette - anche testimonianza diretta, e dunque fiducia, nella possibilità concreta di una terapia efficace per risolvere tale invalidante problema.
Ho attinto alla mia lunga esperienza in merito per scrivere l'articolo che Le allego, destinato alle donne che ne soffrono:
"Dolore alla penetrazione, non solo pavimento pelvico". https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/7907-dolore-alla-penetrazione-non-solo-pavimento-pelvico.html .
Possiamo confermare attraverso l'esperienza clinica che questa patologia è curabile e guaribile attraverso una psicoterapia che si prenda cura *contemporaneamente* del corpo, della mente, dei sentimenti ed emozioni della donna, e delle relazioni primariamente quella di coppia. In specifico
"la psicoterapia sessuale si rivolge contemporaneamente al sintomo corporeo e alle cause sottostanti: vissuti infantili, scarsa informazione, traumi, convinzioni disfunzionali, aspetti relazionali presenti o precedenti,
approfondendoli in maniera e misura variabile a seconda del caso, del disturbo, della persona.
La terapia sessuale è una terapia mansionale in quanto le mal/abitudini del corpo (quando di ciò si tratta), comprese quelle sessuali, non si modificano solo "capendo", ma "agendo". Modificando cioè nel concreto quotidianamente i comportamenti quotidiani, seguendo precise indicazioni fornite dalla Specialista.
Ritengo che tale intreccio di consapevolezze e di mansioni rappresenti la caratteristica più significativa della terapia sessuale e fonte del suo successo clinico, rispetto al precedente modo di curare tali categoria di disfunzioni ":
Potrà approfondire leggendo: "La sessuologa, il sessuologo, chi è? cosa fa?" https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/9098-la-sessuologa-il-sessuologo-chi-e-cosa-fa.html da cui la citazione è tratta.
Non si preoccupi se attualmente non riesce a fare una visita ginecologica completa; attenda che la psicoterapia giunga al punto di permettergliela: non passerà molto.
La incoraggio a prendere in mano al più presto la sua difficoltà, con una/o specialista psicoterapeuta in presenza.
Informazioni sulle specialiste/i specificamente formate le troverà sul sito della Federazione Italiana Sessuologia Scientifica.
Saluti cari.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 57 visite dal 23/01/2026.
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