Partner con figlia
Buonasera.
Da 2 anni sto con una splendida ragazza.
Ho vissuto una relazione meravigliosa, non mi ha mai fatto mancare niente.
Ma c'é un "problema": ha una figlia.
Lei ha 25 anni e la figlia 8, l'ha fatta in Perú (non voluta).
Poi si é lasciata, arrivata in italia nel 2022 ecc ecc.
Ho provato a farmela piacere, per amore suo, ma purtroppo non riesco.
Ho legato con la bimba, abbiamo dormito assieme in 3, a casa sua andavo sempre (vivono in 6 in una casa), prendevo la bimba a scuola ogni tanto, e stavamo parlando di convivere.
Ma ultimamente mi sono accorto che non voglio avere questa responsabilitá.
Non mi viene dal cuore prendere la bimba a scuola, giocarci, averla nella mia vita.
Ma mi sento obbligato.
L'imbarazzo di aspettare a scuola ecc ecc.
Inoltre la bimba, purtroppo, é uguale al papá ed é bruttina (non prendetemi per cattivo ma capitemi).
Per non parlare dell'accento che ha, non mi piace affatto.
Di conseguenza a tutto questo si é aggiunto il fatto che voglio essere libero al momento.
Ma allo stesso tempo amo troppo la mia ragazza e sono molto confuso.
Amo follemente la mia ragazza e lei me.
Ma in aggiunta a tutto questo, c'é il fatto della convivenza al nord.
Io sono del sud e lavoro al nord come stagionale, per poi riscendere giú.
Abbiamo passato 2 inverni a fare sali scendi.
Ma ovviamente lei non puó trattenersi tanto per la bimba.
Insomma, le ho detto tutto, e ovviamente ci siamo lasciati da 10 giorni.
Ma una volta abbiamo dormito assieme e continuiamo a messaggiare.
Certo, freddi.
Ma comunque ci amiamo.
Sono nella situazione "se mi capita qualcuna ci vado a letto, ma allo stesso tempo non voglio perdere l'amore di quella ragazza che io amo tanto".
Il mio cuore é per lei.
Purtroppo ho deluso il cuore di una splendida ragazza, di sua figlia e della sua famiglia.
Ma cosa dovevo fare??
?
Aiutatemi a fare chiarezza per favore.
Grazie
Da 2 anni sto con una splendida ragazza.
Ho vissuto una relazione meravigliosa, non mi ha mai fatto mancare niente.
Ma c'é un "problema": ha una figlia.
Lei ha 25 anni e la figlia 8, l'ha fatta in Perú (non voluta).
Poi si é lasciata, arrivata in italia nel 2022 ecc ecc.
Ho provato a farmela piacere, per amore suo, ma purtroppo non riesco.
Ho legato con la bimba, abbiamo dormito assieme in 3, a casa sua andavo sempre (vivono in 6 in una casa), prendevo la bimba a scuola ogni tanto, e stavamo parlando di convivere.
Ma ultimamente mi sono accorto che non voglio avere questa responsabilitá.
Non mi viene dal cuore prendere la bimba a scuola, giocarci, averla nella mia vita.
Ma mi sento obbligato.
L'imbarazzo di aspettare a scuola ecc ecc.
Inoltre la bimba, purtroppo, é uguale al papá ed é bruttina (non prendetemi per cattivo ma capitemi).
Per non parlare dell'accento che ha, non mi piace affatto.
Di conseguenza a tutto questo si é aggiunto il fatto che voglio essere libero al momento.
Ma allo stesso tempo amo troppo la mia ragazza e sono molto confuso.
Amo follemente la mia ragazza e lei me.
Ma in aggiunta a tutto questo, c'é il fatto della convivenza al nord.
Io sono del sud e lavoro al nord come stagionale, per poi riscendere giú.
Abbiamo passato 2 inverni a fare sali scendi.
Ma ovviamente lei non puó trattenersi tanto per la bimba.
Insomma, le ho detto tutto, e ovviamente ci siamo lasciati da 10 giorni.
Ma una volta abbiamo dormito assieme e continuiamo a messaggiare.
Certo, freddi.
Ma comunque ci amiamo.
Sono nella situazione "se mi capita qualcuna ci vado a letto, ma allo stesso tempo non voglio perdere l'amore di quella ragazza che io amo tanto".
Il mio cuore é per lei.
Purtroppo ho deluso il cuore di una splendida ragazza, di sua figlia e della sua famiglia.
Ma cosa dovevo fare??
?
Aiutatemi a fare chiarezza per favore.
Grazie
Gentile utente,
quello che racconta mette in luce una situazione emotivamente complessa e molto delicata. Da una parte c’è l’amore e l’affetto che prova per la sua ragazza, dall’altra le difficoltà e i limiti personali rispetto al ruolo di figura paterna e alla convivenza con la bambina. Entrambe queste dimensioni sono autentiche e meritano di essere riconosciute senza colpa.
È normale provare conflitto quando il cuore desidera una persona, ma le responsabilità e i vincoli pratici legati a un figlio e a una vita condivisa non risuonano con le proprie motivazioni e bisogni. Sentirsi obbligati a ricoprire un ruolo che non si sente genuinamente è fonte di stress, senso di colpa e frustrazione, e può portare a comportamenti ambivalenti che finiscono per ferire sia sé stessi sia gli altri.
Il fatto che lei ami profondamente la sua ragazza non deve essere in contrasto con il riconoscere i propri limiti: l’onestà verso se stessi è fondamentale per il rispetto reciproco. Continuare una relazione dove non ci si sente pronti a essere anche una figura significativa per la bambina rischierebbe di generare dolore a lungo termine per tutti.
In situazioni come questa può essere utile fermarsi a riflettere su ciò che davvero è sostenibile per sé stessi, quali sono i propri valori e bisogni, e quali compromessi si è disposti a fare. L’amore non sempre significa sacrificare se stessi fino al punto di sentirsi costretti o frustrati; spesso la vera cura per chi si ama è anche riconoscere i propri limiti e agire con responsabilità emotiva.
Prendersi del tempo per elaborare queste emozioni, parlare apertamente con la propria partner (se possibile) e valutare i propri confini e desideri può aiutare a chiarire la direzione più rispettosa e sostenibile per entrambi.
Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Un cordiale saluto
quello che racconta mette in luce una situazione emotivamente complessa e molto delicata. Da una parte c’è l’amore e l’affetto che prova per la sua ragazza, dall’altra le difficoltà e i limiti personali rispetto al ruolo di figura paterna e alla convivenza con la bambina. Entrambe queste dimensioni sono autentiche e meritano di essere riconosciute senza colpa.
È normale provare conflitto quando il cuore desidera una persona, ma le responsabilità e i vincoli pratici legati a un figlio e a una vita condivisa non risuonano con le proprie motivazioni e bisogni. Sentirsi obbligati a ricoprire un ruolo che non si sente genuinamente è fonte di stress, senso di colpa e frustrazione, e può portare a comportamenti ambivalenti che finiscono per ferire sia sé stessi sia gli altri.
Il fatto che lei ami profondamente la sua ragazza non deve essere in contrasto con il riconoscere i propri limiti: l’onestà verso se stessi è fondamentale per il rispetto reciproco. Continuare una relazione dove non ci si sente pronti a essere anche una figura significativa per la bambina rischierebbe di generare dolore a lungo termine per tutti.
In situazioni come questa può essere utile fermarsi a riflettere su ciò che davvero è sostenibile per sé stessi, quali sono i propri valori e bisogni, e quali compromessi si è disposti a fare. L’amore non sempre significa sacrificare se stessi fino al punto di sentirsi costretti o frustrati; spesso la vera cura per chi si ama è anche riconoscere i propri limiti e agire con responsabilità emotiva.
Prendersi del tempo per elaborare queste emozioni, parlare apertamente con la propria partner (se possibile) e valutare i propri confini e desideri può aiutare a chiarire la direzione più rispettosa e sostenibile per entrambi.
Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Un cordiale saluto
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Grazie dottore. Noi ci stiamo vedendo in questi giorni e anche sentendo. Solo noi 2, senza la bimba. Anche durante la notte, ecco, per far capire. Purtroppo siamo felici l'uno cln l'altra e ci amiamo. In base a quello che le ho detto cosa mi consiglia di fare? Vederla? Non vederla? Sono troppo confuso
Gentile,
quello che sta vivendo è esattamente il punto più delicato della sua situazione: non è in dubbio il sentimento tra voi due, ma la compatibilità tra ciò che questa relazione richiede e ciò che lei sente di poter sostenere.
Il fatto che in questi giorni vi vediate da soli, senza la bambina, e che stiate bene insieme è comprensibile ma allo stesso tempo rischia di essere fuorviante. In quelle condizioni lei sta vivendo solo una parte della relazione, quella più leggera, più simile a una coppia senza vincoli . Il problema, però, non è mai stato quello.
La difficoltà emerge proprio quando la relazione torna ad essere reale e completa, cioè quando include anche la presenza della figlia, le responsabilità, i limiti e le scelte di vita che ne derivano.
Per questo la domanda non è tanto vederla o non vederla , ma in che modo la sta vedendo. Continuare a frequentarvi così, ritagliando uno spazio solo per voi due, rischia di mantenere viva l’illusione che tutto possa funzionare, mentre in realtà si sta evitando il nodo centrale.
Capisco la sua confusione, ma da quello che ha raccontato finora emerge un dato importante: lei ha già sentito, in modo abbastanza chiaro, che quella responsabilità non le nasce spontaneamente e che una parte di lei desidera libertà. Questo non è un dettaglio, è un elemento strutturale.
Il punto allora diventa questo:
può una relazione basarsi solo sul sentimento, se una parte fondamentale della realtà dell’altra persona non viene davvero accolta?
Continuare a vedervi in questo modo rischia di prolungare l’ambivalenza e, nel tempo, di far soffrire ancora di più entrambi e indirettamente anche la bambina, se la relazione dovesse riprendere senza una reale convinzione.
Una direzione più chiara potrebbe essere quella di prendersi uno spazio reale di distanza, non come punizione ma come possibilità di capire cosa sente al netto della vicinanza emotiva e fisica. Perché finché resta dentro la relazione, è molto difficile fare chiarezza: il legame copre il dubbio.
Non si tratta di scegliere di testa contro il cuore, ma di capire se il suo cuore è davvero disposto ad accogliere tutto ciò che questa relazione comporta, non solo la parte che la fa stare bene oggi.
La confusione che sente non è un segnale che deve restare così, ma che è arrivato a un punto in cui serve una posizione più definita, anche se faticosa.
Un cordiale saluto.
quello che sta vivendo è esattamente il punto più delicato della sua situazione: non è in dubbio il sentimento tra voi due, ma la compatibilità tra ciò che questa relazione richiede e ciò che lei sente di poter sostenere.
Il fatto che in questi giorni vi vediate da soli, senza la bambina, e che stiate bene insieme è comprensibile ma allo stesso tempo rischia di essere fuorviante. In quelle condizioni lei sta vivendo solo una parte della relazione, quella più leggera, più simile a una coppia senza vincoli . Il problema, però, non è mai stato quello.
La difficoltà emerge proprio quando la relazione torna ad essere reale e completa, cioè quando include anche la presenza della figlia, le responsabilità, i limiti e le scelte di vita che ne derivano.
Per questo la domanda non è tanto vederla o non vederla , ma in che modo la sta vedendo. Continuare a frequentarvi così, ritagliando uno spazio solo per voi due, rischia di mantenere viva l’illusione che tutto possa funzionare, mentre in realtà si sta evitando il nodo centrale.
Capisco la sua confusione, ma da quello che ha raccontato finora emerge un dato importante: lei ha già sentito, in modo abbastanza chiaro, che quella responsabilità non le nasce spontaneamente e che una parte di lei desidera libertà. Questo non è un dettaglio, è un elemento strutturale.
Il punto allora diventa questo:
può una relazione basarsi solo sul sentimento, se una parte fondamentale della realtà dell’altra persona non viene davvero accolta?
Continuare a vedervi in questo modo rischia di prolungare l’ambivalenza e, nel tempo, di far soffrire ancora di più entrambi e indirettamente anche la bambina, se la relazione dovesse riprendere senza una reale convinzione.
Una direzione più chiara potrebbe essere quella di prendersi uno spazio reale di distanza, non come punizione ma come possibilità di capire cosa sente al netto della vicinanza emotiva e fisica. Perché finché resta dentro la relazione, è molto difficile fare chiarezza: il legame copre il dubbio.
Non si tratta di scegliere di testa contro il cuore, ma di capire se il suo cuore è davvero disposto ad accogliere tutto ciò che questa relazione comporta, non solo la parte che la fa stare bene oggi.
La confusione che sente non è un segnale che deve restare così, ma che è arrivato a un punto in cui serve una posizione più definita, anche se faticosa.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
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Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 449 visite dal 27/03/2026.
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