è un cerchio che si chiude?

Buongiorno.
Sento di aver rovinato la mia vita e non riesco ad andare avanti, scrivo qui perché non riesco più a tenermi tutto dentro.
Da adolescente, forse a causa del rapporto duro con mio padre, ero molto timido, chiuso e insicuro.
Questa cosa mi faceva stare male al punto da chiedere ai miei di andare da uno psicologo, ma non sono stato ascoltato.
Forse se mi avessero accontentato sarei stato più preparato per affrontare quello che mi è successo dopo.
Nel 2015 ho conosciuto due sorelle tramite unamica.
Venivano da un ambiente completamente diverso dal mio, quasi opposto ai valori con cui sono cresciuto (rispetto delle leggi, istruzione, impegno).
Nonostante questo, con loro mi sono sentito per la prima volta più sicuro, meno invisibile. È stato come uscire da me stesso.
Il problema è che, insieme a questo cambiamento, mi sono avvicinato anche a situazioni e persone che non mi rappresentavano.
Non mi facevo troppi problemi, sapevo che non sarei mai diventato come loro perchè le paure e la timidezza in realtà erano solo apparentemente scomparse, ma in realtà il pensiero di stare tutto il giorno buttato davanti al bar a bere o iniziare a drogarmi mi spaventava, comunque a differenza loro avevo dei progetti di vita e delle ambizioni.
Dopo qualche anno mi sono successe cose pesanti, in un contesto che pensavo fosse sicuro.
Ancora oggi ne pago le pesanti conseguenze.
Questa amicizia, c'entra con quello che mi è successo.
Grazie a questo evento, col tempo ho capito che mi ero fatto trascinare in un mondo che non era il mio.
E la cosa che mi distrugge è che oggi rimpiango la persona che ero prima.
Sì, ero timido e insicuro, ma ero anche più sereno.
Avevo una leggerezza che ho perso completamente.
Il mio benessere mentale è morto.
Purtroppo anche un contesto o un consiglio che può sembrare un qualcosa di positivo, può diventare estremamente negativo se consigliato da queste persone.
Per lo meno a me.
Adesso mi sento arrabbiato, confuso e spesso penso che tra famiglia (che non mi ha aiutato quando lo chiedevo), persone sbagliate e scelte fatte, la mia vita abbia preso una strada che mi ha rovinato.
Non riesco a lasciare andare quello che è stato.
Rimugino solo sui miei errori, su cosa deve fare un ragazzo pur di sentirsi accettato
E soprattutto non riesco a perdonarmi.
Odio tutto, odio quello che questo paesino meridionale mi ha riservato, odio la maggior parte del suo popolo così provinciale, poco istruito e disfattista, odio la gente che ho frequentato, gente che vive di bassa scolarizzazione, di cantanti neomelodici (caratteristica determinante) e di cazzate giornaliere.
Ma soprattutto odio me stesso per non aver capito.
Forse la vita mi ha voluto dare una lezione: "abbassa la cresta".
Grazie per aver accettato il mio sfogo.
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Gentile utente,
saremmo lieti di sapere che un semplice sfogo verbale le è stato utile, ma questa piattaforma nasce per offrire consulti specialistici a problemi concreti, e nella sua email leggo molta sofferenza, odio e confusione, ma nessuna domanda al di fuori di quella, alquanto sibillina, del titolo.
Non sappiamo a quale cerchio fa riferimento.
Leggiamo che da ragazzo, timido e insicuro, era certo di mantenersi immune da droghe e "vagabondaggio" malgrado l'esempio degli amici, e leggiamo poi che contrariamente alle sue illusioni "Dopo qualche anno mi sono successe cose pesanti, in un contesto che pensavo fosse sicuro. Ancora oggi ne pago le pesanti conseguenze".
Di queste conseguenze abbiamo notizia anche dalle altre sue richieste di consulto.
Parte di esse è nel suo continuo rimuginare su tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Il resto è odio per il suo paese, per sé stesso, per la sorte; poco comprensibile il particolare accanimento nei confronti dei cantanti neomelodici: cosa le hanno fatto?
Sembrerebbe che il problema sia nella sua difficoltà ad uscire dal loop dell'attacco al passato e in generale a tutto ciò che si trova al di fuori della sua diretta sfera d'azione: la provincia, gli amici, le circostanze.
Il futuro è nell'azione determinata e volontaria; nel progettare e realizzare, non nel rimuginare. Quali progetti e quali azioni sta facendo per lasciarsi alle spalle tutto quello che non le piace?
Restiamo in attesa.

Prof.ssa Anna Potenza
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Utente
Buonasera dottoressa.
Dico chiaramente che queste persone sono poco affidabili. I consulti precedenti sono legati a questa storia, in un modo assurdo che non sto qui a spiegare. Mi dispiace molto per me stesso. Vorrei abbracciare il me bambino e dirgli di non preoccuparsi.
Mi viene tutti i giorni da piangere, è da qualche giorno che sto di nuovo particolarmente male. Per quanto fossi timido, poco socievole, il buio più totale, la confusione, non l'ho mai sperimentata. Non sto dando la colpa a loro sia chiaro. La sto dando a me stesso. Loro sono così perché hanno vissuto quel tipo di vita, io no. La vita mi ha riservato questo per darmi una lezione, il problema è che anche se l'ho capita sono abbastanza sicuro che le cose non miglioreranno mai per me. Questo intendo quando parlo di cerchio che si chiude.
Avrei voluto avere amici con cui organizzare le vacanze a Sharm o a Ibiza, con cui discutere dei vari conflitti, con cui programmare una stagione estiva fuori, amicizie leali con cui confidarmi, parlare. Volevo cambiare queste persone, inutilmente. Ed è per questo che anche dopo i litigi di mesi cercavo sempre l'avvicinamento. Perché in fondo alla fine ci stavo bene. Ma non avrei mai pensato che mi sarei ammalato. Infatti prima che mi ammalassi avevamo avuto una brutta litigata. Sono stato io a cercare di recuperare il rapporto. Perchè? Ormai dalla timidezza ero uscito. Perchè sono un deficiente. Una sera del 2016, durante una lite rocambolesca tra queste ed una terza persona era venuto persino fuori che loro parlavano di me male alle mie spalle. Ho fatto finta di nulla per non perderle.
Loro non hanno idea di questo consulto, probabilmente ignorano anche l'esistenza di questo sito. Non hanno nemmeno idea di quello che penso e provo di loro perchè non glielo ho mai detto. Ho trovato comunque con il tempo altre amicizie più affini a me. Che sanno la mia storia e mi sono state abbastanza vicine. Ma il rimorso, i rimpianti di quello che avrei potuto essere se non mi fossi mai riavvicinato, attualmente mi tengono bloccato in una situazione che mi fa sembrare tutto irrealizzabile. Dovrei iniziare gli antidepressivi, ma sono combattuto e confuso. Per costruirmi un'identità ho finito per perdere quella che avevo, e che sebbene avesse qualche difetto mi faceva stare bene. E questa cosa mi fa stare molto male. Odio i neomelodici e chi li ascolta perchè mi ricordano quelle persone, quel tipo di ambiente, quei drammi che colpiscono loro, che in apparenza divertenti e stimolanti in realtà ti abbassano al loro stesso livello. Vorrei tanto non essere mai nato (non morire).
Sono così arrabbiato con me stesso. Una cosa è certa, non cambierei mai i miei valori, la mia persona, per quanto distrutta, con quella loro.
Il punto è questo. Sono bloccato in un limbo. Non so più chi sono, e cosa ne sarà di me. Non so perchè sono stato così ingenuo da far finta di nulla a tutte le cose che mi avevano combinato già prima che mi rovinassero la vita.
(Sia chiara una cosa, non ho nulla contro chi ha problemi di droga, ho problemi con chi si droga e se ne vanta, per pura ignoranza, io odio l'ignoranza)
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Aggiungo che ha ragione quando dice che sono attaccato al passato. Avrei bisogno di uno psicoterapeuta, lo riconosco, ma è come se non ne sentissi la necessità. L'attaccamento al passato è una forma di resilienza, perchè il nuovo me con tutti i problemi e le conseguenze non mi piace, lo respingo, non mi rappresenta e non voglio migliorare questa versione di me. Rivoglio il vecchio me, solo più consapevole. Forse è anche per questo che non riesco ad iniziare un percorso di terapia
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Gentile utente,
se rilegge la mia precedente risposta vedrà che ero giunta alla conclusione che scrive lei stesso: "il rimorso, i rimpianti di quello che avrei potuto essere se non mi fossi mai riavvicinato, attualmente mi tengono bloccato in una situazione che mi fa sembrare tutto irrealizzabile".
Proprio questo al momento è il suo problema: la continua rimuginazione sul male fatto e su quello ricevuto.
Capisco profondamente il dolore di essersi accompagnato a persone che non hanno compreso e accolto la sua natura, i suoi reali bisogni e desideri, e in un certo senso la hanno "snaturata"; ma quando scrive: "Una sera del 2016, durante una lite rocambolesca tra queste ed una terza persona era venuto persino fuori che loro parlavano di me male alle mie spalle", dimostra che il suo pensiero e i suoi sentimenti si sono anchilosati, rimanendo mummificati ad un tempo lontanissimo, sul quale può solo soffrire, non agire.
Nella sua seconda email mostra il desiderio della psicoterapia e insieme un grande equivoco sulla natura di questa. Si affidi serenamente ad un* psicolog*, così come agli antidepressivi, e vedrà che molte cose andranno a posto. Su questa stessa piattaforma può trovare un articolo che spiega perché antidepressivi e psicoterapia agendo insieme producono buoni risultati.
Mi sento di aggiungere che il rimpianto verso il suo "io" passato si configura come una fuga dal presente e dalla progettazione del futuro; non una forma di resilienza, ma una pietra al collo. La sua natura fiduciosa di un tempo, la sua progettualità e tutto quello che ha amato di sé, può tornare ad emergere proprio grazie alla psicoterapia, arricchito dalla nuova consapevolezza e anche dalle esperienze negative.
Sarà la psicoterapia a permetterle di collocare queste esperienze nella giusta prospettiva e a superarne gli effetti devastanti, che oggi lei enfatizza perché non riesce a guardare oltre, non sa vedere nient'altro.
Le faccio molti auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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Grazie dottoressa per la pazienza con cui mi risponde (di domenica) e per i suoi consigli preziosi.
L'attaccamento al passato all'inizio mi faceva bene, con il tempo è diventato deleterio. Ma mi ha aiutato a capire tante cose.
Avevo pensato ad un percorso di ipnosi.
La verità è che ora come ora accetterei di rivivere anche solo per 2 minuti al giorno quello che ero, perchè me ne sono totalmente dimenticato.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Caro utente,
si affidi ad un* psicolog* e vedrà che il cammino verso la salute passa anche attraverso i due minuti al giorno, e anche di più, di recupero del passato.
L'ipnosi profonda non è necessaria, ma tecniche come l'ipnosi ericksoniana, la mindfulness o l'EMDR, se il/la curante le riterranno opportune, le daranno proprio quel ritorno della memoria e dei sentimenti al passato che desidera.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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Grazie dottoressa, in questo momento sono così arrabbiato con me stesso, con gli altri, di come è andata la mia vita, che non so quanto un percorso di psicoterapia possa portare ad aprirmi e a beneficiare da esso. Stessa cosa per i farmaci.
Io vivo nel ricordo della vita prima di tutto questo da tanto tempo ormai. C'è una parte di me che vive lì e che prende scelte diverse. Ha mai visto il film sliding doors, quello degli anni 90 con Gwyneth Paltrow? Mi sento così rispetto all'evento scatenate che mi ha portato a stare male. Mi piace immaginare che nell'universo ci sia un altro me che quel giorno per un motivo o per un altro si trovava da un'altra parte e si sia salvato e realizzato. Ma a questo punto sarei stato ancora molto amico di persone così tossiche. Almeno tutta questa sofferenza non è stata vana.
Mi dispiace averle risposto in ritardo ma solo ora ho visto la risposta al consulto.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Gentile utente,
lei è troppo immerso nel passato per poter immaginare che qualche novità favorevole può venir fuori da un consulto, al punto con non l'ha nemmeno letto.
Oggi infatti la sua risposta è ambigua: vorrebbe aver fatto una scelta differente, e tuttavia "a questo punto sarei stato ancora molto amico di persone così tossiche".
Quindi ad una parte di quel passato lei è attaccato in maniera tenace; l'amicizia e l'affetto li cerca ancora dalla stessa sorgente inquinata?
Se è così, lei si trova in una situazione di conflitto ben nota agli psicologi, che è curabile.
Se deciderà di costruire, anziché guardar consumare la sua vita nel rammarico, le consiglio di cercare uno psicologo esperto nel conflitto interiore e di portare con sé il nostro scambio epistolare.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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No no dottoressa, ho letto molto attentamente. L'EMDR l'ho provata con scarsi risultati nel 2022. C'è da dire che non ero molto propenso all'aprirmi con il terapeuta. Non dubito che la psicoterapia, o gli psicofarmaci potrebbero aiutarmi. È che ho paura forse che non basti. Oppure che non riesca ad aprirmi. Semplicemente forse ho accettato che doveva andare così.
Sono attaccato alla parte del passato sana: io 22enne che faccio cose, sogno di fare un'esperienza all'estero (e ci riesco, ma per un problema legato alla stanza in cui stavo in affitto, torno al mio paese natio, un'altra sliding door ahahah, se solo avessi rinnovato il contratto d'affitto), la mia vita sessuale mi appaga, ho un'identità, e tante ambizioni future: lavoro buono, auto, viaggi casa, compagno, nuova vita in città. Tutte ambizioni che loro non hanno mai progettato, anzi la loro vita è basata su rapporti tossici, pettegolezzo e assistenzialismo.
Rimpiango: il non essermi allontanato da questa amicizia quando c'è ne è stata l'occasione, dopo che avevo ottenuto tutti i benefici di quel percorso. È che solo oggi ho capito quanto fossimo diversi e quanto avessimo ricevuto un'educazione diversa.
Di aver cercato di ricreare tante volte il rapporto con queste persone. Cosa sarebbe successo se mi fossi definitivamente allontanato quando ho scoperto che parlavano male di me? Quando abbiamo pesantemente litigato per motivi x ed è venuto fuori che mi prendevano in giro per il mio orientamento sessuale? Era già quella una red flag? La vita, di segnali in più occasioni, che c'era qualcosa che non andava, me ne ha mandati tanti e non solo in questo contesto, ma in uno più ampio. E lo stupido sono stato io che non mi sono mai impegnato per capirli.
La verità forse, e lo devo ammettere, sebbene i rapporti si siano distesi molto, nel senso che pur non avendo litigato, ci siamo allontanati, è che non riesco a chiudere il rapporto definitivamente perché ormai il danno è fatto, e un po' mi ricordano appunto la mia vecchia vita, quella con le ambizioni che dicevo sopra, perché loro in fondo ne hanno fatto parte.
Un piccolo off topic: se proprio doveva succedere, avrei preferito un problema cardiaco o oncologico, piuttosto che uno alla psiche. Con questo ho potuto dire definitivamente addio alla vita nell'indifferenza e nello sfottio di tutti quelli accanto a me, che pensino sia una scusa se non mi sono ancora realizzato lavorativamente e socialmente, mentre con problema cardiaco o oncologico (e mi rendo conto di quello che sto dicendo) avrei avuto la comprensione, l'affetto e il supporto di almeno quelle poche persone vere che ho deciso debbano rimanere accanto a me, persone che per quanto possano starmi vicine comunque minimizzano il mio piccolo grande problema, non per cattiveria ma per "ignoranza", (probabilmente avrei fatto lo stesso io nei loro confronti se questo ostacolo non si fosse mai presentato nella mia vita). Lo so che sembra una cosa cattiva, soprattutto verso me stesso, e priva di rispetto nei confronti di chi soffre davvero di queste patologie (e di questo me ne scuso), però mi sono comunque ammalato e ho ricevuto solo scarsa assistenza e vicinanza da parte di tutti, quindi tra tutte le malattie che esistono, il disturbo della psiche è proprio quello che avrei voluto di meno.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Gentile utente,
per prima cosa la ringrazio della valutazione positiva.
Questa sua ultima risposta conferma che lei non esce dal passato perché lo vive in maniera conflittuale. Sembra che da un canto rimproveri e disprezzi i suoi "amici", e dall'altro desideri una sorta di risarcimento per ciò che ha dato senza ricevere in cambio l'affetto e la solidarietà che aspettava. Questo le preclude anche un rapporto positivo con qualunque psy, infatti scrive: "Non dubito che la psicoterapia, o gli psicofarmaci potrebbero aiutarmi. È che ho paura forse che non basti. Oppure che non riesca ad aprirmi. Semplicemente forse ho accettato che doveva andare così".
Troppe motivazioni per esprimere una cosa sola: in terapia si cerca di cambiare le proprie aspettative, lei invece vorrebbe cambiare i suoi ex amici, i loro comportamenti, il dolore attraversato.
Scrive: "non riesco a chiudere il rapporto definitivamente perché ormai il danno è fatto".
Appunto: quello che è stato non si cambia. Ma lei, invece di guardare avanti e costruire, anche sulle nuove consapevolezze, vorrebbe punire queste persone, vorrebbe che venissero a chiederle scusa, vorrebbe avere una doppia soddisfazione: dell'orgoglio e dell'affetto, entrambi feriti.
Ora vede, caro utente, forse questo si può anche ottenere, ma non nella forma diretta del pensiero magico, che è tipico dei bambini: poiché desidero una cosa, la DEVO ottenere.
Nel suo prendere le distanze, nel guarire per amore di sé e non per rivalsa verso di loro, lei può ottenere, presto o tardi, la soddisfazione di sapere che queste persone non ridono di lei ma piuttosto ammirano e invidiano i suoi successi.
Quella che lei considera la sua "malattia mentale" è un processo di macerazione interiore autoindotto, estremamente doloroso ma per fortuna reversibile, e soprattutto nelle sue mani e nella sua possibilità di cambiamento, a differenza di ciò che sarebbe un tumore o un vizio cardiaco.
In un'ottica non più punitivo/risarcitoria, ma affettuosa verso lei stesso, lei capirebbe che ciò che ha realizzato in passato è un suo bagaglio di esperienze che le dice cosa è in grado di ottenere, non ciò che ha perduto.
Lei ha un'età in cui oggi molti cominciano a progettare lavoro, residenza autonoma, legami d'amore; non parli di tutto questo come di cose perdute!
Pensi se avesse non l'età che ha, ma venti o trent'anni di più. Quanto più verosimile, quanto più giustificato sarebbe il rimpianto?
Chiudo il consulto con un abbraccio virtuale, invitandola ad ascoltare la canzone di Baglioni: "La vita è adesso".

Prof.ssa Anna Potenza
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In effetti la persona che mi ha portato ad avere il malessere che vivo oggi, e non parlo delle due sorelle, anche se questa è strettamente collegata a loro, non vive una vita appagante, anzi non la prenderei mai come esempio. Potrebbe effettivamente essere invidiosa dei miei successi, ed è per questo che gli ha ostacolati.
Mi dispiace che la vita mi abbia "punito" mandandomi un castigo così grande, ma credo di essere stato così "sfortunato" perchè, con la consapevolezza odierna, ho capito che voleva darmi una lezione, mettermi in riga sul tipo di persone che frequentavo, sul tipo di vita che conducevo. È servito per farmi aprire gli occhi. Mi piace vederla in questo modo. La ringrazio in ogni caso per le sue preziose parole e indicazioni.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 210
Prego, gentile utente. Ancora auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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