L’ho lasciato perché sentivo di non amarlo più, ma sto molto male e mi manca
Ho lasciato il mio compagno una settimana fa.
So che è presto ed è normale stare male, perché fa parte del processo, ma sento un vuoto enorme da quando ha portato via tutte le sue cose da casa.
Tornare dal lavoro e vedere ogni giorno meno cose mi ha lasciato un vuoto ancora più grande.
Passo le giornate a piangere, anche al lavoro: appena ci penso, scoppio a piangere.
Ripenso a tutti questi bellissimi anni passati insieme, mentre prima di lasciarlo pensavo solo alle cose brutte.
Spiego in breve la motivazione che mi ha portata a lasciarlo.
Entrambi abbiamo 28 anni e stavamo insieme da 3 anni, di cui 2 di convivenza, perché prima di conoscerlo avevo già comprato casa.
La nostra relazione non è iniziata nel modo migliore: io ero lamante, poi dopo qualche mese ci siamo fidanzati.
Era tutto perfetto, tranne qualche scenata di gelosia da parte sua, dovuta al mio passato, che io ho cercato di cancellare cambiando profilo Instagram, chiudendo amicizie e smettendo di andare a ballare (cosa che ho sempre amato fare).
Allinizio, purtroppo, ero innamoratissima e non ho dato peso a queste red flag, ma con il tempo è come se avessi perso la vera me.
La relazione, comunque, andava bene: siamo sempre stati molto affiatati, ma ci sono state diverse motivazioni che mi hanno portata a stufarmi.
Cera poco aiuto in casa, lasciava spesso le cose in giro sapendo che sono molto fissata con lordine e la pulizia.
Inoltre, in varie occasioni, portava sempre con sé il fratello, suo coetaneo, perché era spesso solo, anche quando io gli chiedevo di stare un po da soli.
Ci sono stati anche episodi di messaggi trovati innocui, ma pur sempre messaggi con una collega di cui non sapevo neanche lesistenza.
Sono cose sopra le quali sono passata.
Negli ultimi mesi, però, non mi sono più sentita rispettata: per la scarsa collaborazione, per il fatto che i suoi genitori gli chiedevano soldi, e perché a me faceva quasi i conti in tasca.
A quel punto mi sono chiesta: È davvero questo il futuro che voglio?
Io, che sono indipendente?
La risposta è stata no.
Così, pur soffrendo, ho scelto me stessa.
Adesso, però, sto male e non capisco se sia per abitudine perché comunque è stata la mia prima convivenza o per lamore forte che cè stato allinizio, e quindi vivo nel ricordo, oppure se mi sto davvero pentendo.
Spero di essere stata il più chiara possibile.
Vorrei anche iniziare un percorso psicologico, non solo per questo motivo.
In passato lho già fatto, ma purtroppo non mi sono trovata bene con lo specialista.
Credo però che, quando si affronta una perdita del genere, sia importante avere strumenti che al momento sento di non possedere.
So che è presto ed è normale stare male, perché fa parte del processo, ma sento un vuoto enorme da quando ha portato via tutte le sue cose da casa.
Tornare dal lavoro e vedere ogni giorno meno cose mi ha lasciato un vuoto ancora più grande.
Passo le giornate a piangere, anche al lavoro: appena ci penso, scoppio a piangere.
Ripenso a tutti questi bellissimi anni passati insieme, mentre prima di lasciarlo pensavo solo alle cose brutte.
Spiego in breve la motivazione che mi ha portata a lasciarlo.
Entrambi abbiamo 28 anni e stavamo insieme da 3 anni, di cui 2 di convivenza, perché prima di conoscerlo avevo già comprato casa.
La nostra relazione non è iniziata nel modo migliore: io ero lamante, poi dopo qualche mese ci siamo fidanzati.
Era tutto perfetto, tranne qualche scenata di gelosia da parte sua, dovuta al mio passato, che io ho cercato di cancellare cambiando profilo Instagram, chiudendo amicizie e smettendo di andare a ballare (cosa che ho sempre amato fare).
Allinizio, purtroppo, ero innamoratissima e non ho dato peso a queste red flag, ma con il tempo è come se avessi perso la vera me.
La relazione, comunque, andava bene: siamo sempre stati molto affiatati, ma ci sono state diverse motivazioni che mi hanno portata a stufarmi.
Cera poco aiuto in casa, lasciava spesso le cose in giro sapendo che sono molto fissata con lordine e la pulizia.
Inoltre, in varie occasioni, portava sempre con sé il fratello, suo coetaneo, perché era spesso solo, anche quando io gli chiedevo di stare un po da soli.
Ci sono stati anche episodi di messaggi trovati innocui, ma pur sempre messaggi con una collega di cui non sapevo neanche lesistenza.
Sono cose sopra le quali sono passata.
Negli ultimi mesi, però, non mi sono più sentita rispettata: per la scarsa collaborazione, per il fatto che i suoi genitori gli chiedevano soldi, e perché a me faceva quasi i conti in tasca.
A quel punto mi sono chiesta: È davvero questo il futuro che voglio?
Io, che sono indipendente?
La risposta è stata no.
Così, pur soffrendo, ho scelto me stessa.
Adesso, però, sto male e non capisco se sia per abitudine perché comunque è stata la mia prima convivenza o per lamore forte che cè stato allinizio, e quindi vivo nel ricordo, oppure se mi sto davvero pentendo.
Spero di essere stata il più chiara possibile.
Vorrei anche iniziare un percorso psicologico, non solo per questo motivo.
In passato lho già fatto, ma purtroppo non mi sono trovata bene con lo specialista.
Credo però che, quando si affronta una perdita del genere, sia importante avere strumenti che al momento sento di non possedere.
Gentile utente,
lei non sta perdendo solo una persona, ma anche una quotidianità, delle abitudini, una casa vissuta in un certo modo. È normale che quel vuoto adesso si faccia sentire in modo così forte.
C’è però un punto importante nel suo racconto: prima di lasciarlo vedeva soprattutto quello che la faceva stare stretta, mentre ora sembrano tornarle addosso soprattutto i ricordi belli. Questo succede spesso dopo una rottura: quando qualcosa finisce, la mente tende a riportarci ciò che manca, molto più di ciò che ci aveva fatto soffrire.
Per questo forse, in questo momento, non le serve capire subito se si è pentita.
Può esserle più utile distinguere piano piano tra il dolore della perdita e il desiderio di quella relazione così com’era. Non sono sempre la stessa cosa.
Quando le arrivano i ricordi belli, potrebbe provare a non combatterli, ma neanche a seguirli fino in fondo. Tenerli lì, insieme anche ai motivi che l’avevano portata a dire basta. Non per convincersi di qualcosa, ma per non guardare questa storia solo da un lato.
Mi ha colpito molto quando scrive: ho scelto me stessa .
Di solito una frase così non nasce per caso. Nasce quando, per un po’, ci si è sentite messe in secondo piano, o ci si è messe da sole in secondo piano.
Il fatto che oggi stia così male non significa per forza che abbia sbagliato. A volte significa semplicemente che una scelta importante, anche se necessaria, fa male lo stesso.
L’idea di iniziare un percorso psicologico mi sembra una buona intuizione. Non tanto perché lei non abbia strumenti, ma perché in momenti come questo avere uno spazio in cui non sentirsi travolta dal vuoto può fare davvero la differenza.
Adesso forse non le serve una risposta definitiva. Le serve un po’ di tempo, e un po’ di gentilezza verso se stessa, mentre attraversa questo passaggio.
Un caro saluto.
lei non sta perdendo solo una persona, ma anche una quotidianità, delle abitudini, una casa vissuta in un certo modo. È normale che quel vuoto adesso si faccia sentire in modo così forte.
C’è però un punto importante nel suo racconto: prima di lasciarlo vedeva soprattutto quello che la faceva stare stretta, mentre ora sembrano tornarle addosso soprattutto i ricordi belli. Questo succede spesso dopo una rottura: quando qualcosa finisce, la mente tende a riportarci ciò che manca, molto più di ciò che ci aveva fatto soffrire.
Per questo forse, in questo momento, non le serve capire subito se si è pentita.
Può esserle più utile distinguere piano piano tra il dolore della perdita e il desiderio di quella relazione così com’era. Non sono sempre la stessa cosa.
Quando le arrivano i ricordi belli, potrebbe provare a non combatterli, ma neanche a seguirli fino in fondo. Tenerli lì, insieme anche ai motivi che l’avevano portata a dire basta. Non per convincersi di qualcosa, ma per non guardare questa storia solo da un lato.
Mi ha colpito molto quando scrive: ho scelto me stessa .
Di solito una frase così non nasce per caso. Nasce quando, per un po’, ci si è sentite messe in secondo piano, o ci si è messe da sole in secondo piano.
Il fatto che oggi stia così male non significa per forza che abbia sbagliato. A volte significa semplicemente che una scelta importante, anche se necessaria, fa male lo stesso.
L’idea di iniziare un percorso psicologico mi sembra una buona intuizione. Non tanto perché lei non abbia strumenti, ma perché in momenti come questo avere uno spazio in cui non sentirsi travolta dal vuoto può fare davvero la differenza.
Adesso forse non le serve una risposta definitiva. Le serve un po’ di tempo, e un po’ di gentilezza verso se stessa, mentre attraversa questo passaggio.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 92 visite dal 18/04/2026.
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