Utente
salve,
spero possiate aprirmi una piccola luce tra i miei pensieri. Ho avuto due mesi fa, una crisi col mio ragazzo con cui sto da 4 anni, a causa di alcuni suoi dubbi, ora pare che siano risolti. In questi due mesi, presa dallo sconforto, c'ho pensato così tanto fino a stancarmi mentalmente, non ho dato esami all'università e ho trascurato,presa dall'egoismo, una situazione familiare abbastanza seria che doveva avere la priorità su tutto.
Arrivo al dunque: mentre per l'ennesima volta mi interrogavo e cercavo continue conferme da lui, mi è scattata una paranoia fissa, una molla improvvisa che mi ha portato prima a pensare e poi ad essere convinta di non provare più niente per lui, e ovviamente sto male perchè non mi sembra possibile che possa accadere da un minuto all'altro.
Allo stesso tempo inizio a credere che sia una specie di disturbo ossessivo da stress, lo dico perchè ho sofferto di Doc con tanto di diagnosi scritta, ed è stato un vero inferno. Passo le mie giornate a testare il mio amore, ad analizzare ogni piccolo gesto, a farmi domande in modo rituale e ciclico, a tentare di cancellare ciò che ho appena pensato rifacendomi le stesse domande sperando di darmi risposte diverse, ovviamente le risposte non cambiano e io entro in uno stato di malessere insopportabile, mi sento oppressa,soffocata, con la tachicardia e le extrasistole.
Vi chiedo, è possibile che lo stress porti a questo? E' possibile che mi sia così tanto spaventata dalla possibilità di una rottura tra me e lui che poi la mia ansia sia arrivata ad un punto così insostenibile? Se mi guardo dentro sono sicura che lo amo, non voglio altro,credo sia perfetto per me però ho l'ansia di avere l'ansia di vederlo, e arrivo a rovinare bei momenti per questo meccanismo di pensieri che mi scattano in testa. per fare un esempio, mi viene l'ansia di vederlo, poi lo vedo e sono felice perchè ancora ne sono attratta e dopo pochissimo sto di nuovo male perchè mi auto-testo. Può l'ansia farmi credere tutto questo?
grazie

[#1]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Cara Utente,

lei ci dice di aver ricevuto una diagnosi precisa, ma non specifica se ha poi ricevuto una terapia.

Se questo non è avvenuto (del tutto o comunque in maniera adeguata) è più che comprensibile il suo interrogativo sulla natura dei pensieri che sono sorti improvvisamente e che possono essere emersi proprio a causa dello stress che lei non è riuscita a fronteggiare altrimenti.

Se non ha curato il disturbo del quale soffre è quindi necessario che lo faccia.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

[#2]  
Dr.ssa Veronica Iorio

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Gentile Utente,

quando i sentimenti sono sottoposti a continui processi di pensiero si perde la naturalezza con cui gli affetti andrebbero vissuti. L’ansia ostacola il libero fluire dell’esperienza con sé stessi e con gli altri e determina un’alterazione del funzionamento della persona a più livelli: pensieri, emozioni, sensazioni somatiche, comportamenti.

Nel suo caso sembra che un problema d’ansia non risolto stia inficiando la qualità della sua vita, forse la paura di una eventuale separazione dal suo ragazzo ha esacerbato i livelli d’ansia preesistenti, ma per fare ipotesi adeguate è necessaria una valutazione di persona.

Le consiglio pertanto di rivolgersi ad uno psicologo per inquadrare opportunamente il suo disagio e per trattarlo in modo che lei possa innanzitutto sentirsi meglio e così recuperare anche quel contatto autentico con le emozioni che le consentirà di gestire al meglio la sua relazione affettiva ed ogni altro aspetto della sua vita.

Un cordiale saluto


Dr.ssa Veronica Iorio
Psicologa e Psicoterapeuta
CTU per il Tribunale di Napoli

[#3]  
Attivo dal 2010 al 2017
Cara Utente

il continuo rimuginare è un aspetto centrale del DOC che le è stato diagnosticato (e mi unisco alla domanda della collega Massaro: alla diagnosi è seguita una terapia?). Sicuramente lo stress può essere stato il fattore scatenante dei problemi di cui ci parla, ma non ne è stata la causa. E comunque, a prescindere da quali possano essere state le cause, indagarle o conoscerle non le darà il sollievo che cerca: questo lo può fare solamente una psicoterapia adatta.

Cordiali saluti

[#4] dopo  
Utente
Salve,

grazie per l'attenzione. Con la diagnosi è seguita una terapia cognitiva comportamentale perchè si era giunti alla conclusione che alzavo un muro con tutti avendo poi inconsciamente carenza d'affetto, soprattutto nei confronti dei miei genitori. Non vi nego che non sono stata per niente soddisfatta della terapia perchè l'apatia e le nevrosi ansiose non sono mai sparite del tutto, si sono sempre ripresentate ciclicamente in forme diverse. E una volta era il controllo ossessivo del gas, poi l'ipocondria con presunte malattie da scongiurare con rituali, il botulino nei prodotti industriali ecc ecc, non ne potevo più, fino a quando ho deciso che potevo controllare questi pensieri da sola, facendoli sfogare quanto volevano, per poi contrastarli facendo l'opposto di quello che la mia paura mi impediva di fare. Per quanto riguarda la terapia farmacologica invece, fortunatamente è sempre stata esclusa.
La possibilità che ora l'oggetto della mia "compulsione" sia una cosa a cui tengo più di tutto mi spaventa, in attesa di trovare la possibilità di tornare a fare terapia, come sarebbe giusto comportarsi, mica devo cedere alla tentazione di allontanarlo? nei miei test ossessivi valuto sempre la possibilità di avere qualcuno al posto suo o di dare priorità agli amici, e sinceramente entrambe le possibilità non mi fanno nè caldo nè freddo e capisco che non voglio altro, ma se penso a lui mi viene l'ansia.

[#5]  
Attivo dal 2010 al 2017
Mi scusi, il trattamento era focalizzato sul DOC o sulla carenza d'affetto?
Avendo seguito un trattamento cognitivo-comportamentale dovrebbe sapere che l'ansia non "sparisce mai del tutto", e che è anzi questo nostro tentativo di farla sparire del tutto che ne mantiene il circolo vizioso. Così come dovrebbe sapere che il problema delle ossessioni non è tanto il contenuto, quando il continuo rimuginare e mettere in atto compulsioni a cui l'ossessione ci porta.
Infine, una considerazione: allontanare il ragazzo sarebbe un evitamento, e sappiamo bene che gli evitamenti sono uno dei principali fattori di mantenimento dei disturbi d'ansia.
Penso che sia comunque il caso di riprendere la terapia.

[#6] dopo  
Utente
Il trattamento principalmente era basato sulla rieducazione del DOC partendo dalla carenza d'affetto che era una mia percezione distorta della realtà. Nonostante tutto ricado nello stesso circolo vizioso, a quanto pare non ho imparato a dominare l'ansia. Nel caso specifico, sul mio continuo interrogarmi sul perchè di questa crisi di coppia, non mi è mai venuto il dubbio che potesse essere un'ossessione, pensavo fosse normale paura,ma, me ne sto rendendo conto ora che la situazione mi soffoca-opprime e mi da la sensazione di essermi di botto,come un colpo di fulmine al contrario, disinnamorata, il che mi pare abbastanza irreale. (con tutti i rituali che seguono)
Mi sa che ascolterò i suoi consigli, di nuovo grazie davvero!!!