Non so piu se continuare l'niversità

Salve,
come ho scritto nel titolo mi trovo ad un bivio...
ho 23 anni, quest'anno sarà iscritta al 2 anno fuori corso all'università e mi restano ancora parecchi esami.
Il fatto è che da ormai un anno penso di lasciare... l'università che ho scelto non era la mia prima scelta, mi ero iscritta ad un'altra università fuori dalla mia citta, ma poco prima di iniziare mio padre si è ammalato di un tumore, quindi ho deciso di fare un'università piu vicina a casa per potergli stare vicino.
il primo anno a causa della malattia di mio padre ho concluso poco niente.
purtroppo mio padre è venuto a mancare all'inizio del secondo anno. non ero gia convinta di questa università e mia madre mi disse che se volevo potevo andare dove avevo scelto inizialmete, ma non me la sentivo di lasciarla sola dopo tutto quello che era successo, quindi restai li.
continuai sempre con fatica e arrancando, poi mi sono trovata che dalla fine del terzo anno ogni volta che devo svolgere un esame è una sofferenza, non solo psicologicaca, ma anche fisica: ho mal di testa lancinanti, vomito,crisi di pianto...
da allora ho cercato di resistere, ma ora non ce la faccio piu, non so piu che fare, domani ho un esame e mi ritrovo per l'ennesima volta a stare male..
e se avessi sbagliato tutto? non sento che questa è la strada giusta per me, ma ormai cosa posso fare?
ho paura di lasciare perdere deludere la mia famiglia...ma ormai non so piu come comportarmi, vedo il mio ragazzo che studia e è contento, gli piace quello che fa, e mi da quasi fastidio vederlo cosi, invece di essere felice per lui.
Non so con chi parlarne, non so cosa pensare e come agire.
ho bisogno di un aiuto
La ringrazio anticipatamente
[#1]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

> e se avessi sbagliato tutto? non sento che questa è la strada giusta per me, ma ormai cosa posso fare?

Questa domanda purtroppo non ha risposta, ed è posta male. CHe vuol dire sbagliare *tutto*? Il fatto di sbagliare facoltà, vuol solo dire sbagliare facoltà.
Poi ci sono gli eventi della vita. La prima facoltà era giusta? E' diventata sbagliata dopo la vicenda paterna?
Cioè, era sbagliata prima della diagnosi al padre, o lo è diventata dopo?

E se anche avesse sbagliato, non può correggere?
Quanti errori sono veramente irrimediabili? E quanti errori portano all'autodistruzione?

In sintesi, giusto o sbagliato dipende dall'esito, ma l'esito dipende dal parametro di riferimento e da dove si mette il punto, cioè da quando si stabilisce che è giunto il momento di tirare le conclusioni... cioè, è relativo...

> Non so con chi parlarne, non so cosa pensare e come agire.

Se cerca qualcuno con cui parlarne, allora deve andare di persona da un collega, oppure alzare il telefono.

Dr. Fernando Bellizzi
Albo Psicologi Lazio matr. 10492
http://www.ericksoniano.it/medicitalia/

[#2]
Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Cara Ragazza,
nella prima università scelta, quella alla quale ha rinunciato, avrebbe frequentato lo stesso tipo di corso?
Cosa non la convinceva e non la convince della seconda scelta?

Quale sarebbe la strada giusta per lei?
Quali progetti aveva per il suo futuro prima che mancasse il papà?
Cosa non le piace della facoltà attuale, il tipo di studi, il contesto o cosa?

Come vanno le cose a casa, come sta adesso la mamma?

In ogni caso se sta così male, andare avanti è un supplizio e nel contempo è così combattuta sul da farsi, sarebbe il caso di fare il punto della situazione parlandone con un nostro collega.

Perché continuare nel malessere pensando non ci siano alternative per stare meglio, in un modo o nell'altro?

Si potrebbe informare se presso la sua università sia presente uno sportello di ascolto psicologico oppure rivolgersi allo Spazio Giovani del Consultorio Familiare ASL, non occorre prescrizione medica.

Un caro saluto

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#3]
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 668
Gentile Ragazza,
mi associo alle cute riflessioni dei Colleghi.
Come detto dal Dr. Belizzi, si evince una tendenza alla generalizzazione del disagio, la scelta diventa sbagliata proprio dopo la malattia di suo padre....che ovviamente le ha fatto compagnia durante il primo anno di studio, inquinandolo ed inficiandolo.

Ora la sua scomparsa, il blocco, la paralisi...

Si dia tempo, il dolore deve essere adeguatamente elaborato, prima di poter riprendere la sua vita in mano, università inclusa, dovrebbe imparare ad essere più tollerante nei confronti di se stessa, nella vita ci possono anche essere tappe complesse, dolorose e che paralizzano....il loro superamento la renderà più forte di sicuro.

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

[#4]
dopo
Utente
Utente
Ora come ora penso di prendermi un anno sabbatico per chiarirmi le idee, e magari farmi seguire da uno psicologo anche per un aiuto per elaborare il mio lutto.
Continuare cosi mi sta facendo male, sia vedere mia madre spendere soldi con fatica per farmi studiare, sia per me perchè vedo di non riuscire e mi inizio a sentire una fallita.
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

credo questa sia una soluzione accettabile ed utile.
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dopo
Utente
Utente
ora ciò che mi blocca è il doverlo comunicare al resto del mondo.
Temo di non essere capita!
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 668
Se ha fatto chiarezza dentro di sè, il resto sarà molto più facile....
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Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

> Temo di non essere capita!

se non viene capita, potrà sempre esprimersi in modo diverso rispetto a prima, e questo le permetterà di trovare ulteriori modi di espressione, ma anche di definire in modo più ricco ed articolato ciò che vuole esprimere

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