Difficoltà relazionali, solitudine, scarsa autostima e masochismo psicologico

Salve a tutti. Non so bene da dove iniziare ma proverò a farvi capire qualcosa.
Il problema principale, ed quello che vorrei risolvere al più presto, è che non ho amici. In realtà un altro problema è che non ho una ragazza, ne ho avuta solo una con cui intrattenevo delle corrispondenze online (non un vero fidanzamento dunque, anche se ci siamo visti un paio di volte) e non ho mai fatto sesso con una donna. Sto pensando di rivolgermi ad una escort, anche se sono piuttosto titubante. Ma tornando al problema della solitudine, ritengo molto difficile conoscere ragazze se non ho amici. Infatti non esco quasi mai di casa, tranne quando devo fare qualcosa (non di piacere) e sempre da solo. Se non esco non conosco gente, e quindi ragazze. Poi se dovesse capitarmi di conoscere ragazze arriverebbero tanti altri problemi, ma se uno proprio non esce non riesce a fare nemmeno un primo passo avanti.
Comunque gli altri problemi di cui parlo, consistono in: dismorfofobia (mi sento fortemente insicuro riguardo il mio aspetto fisico), timidezza (non esagerata ma faccio veramente fatica anche solo a rivolgere la parola a una persona con la quale non ho confidenza, specialmente se del sesso femminile) e paura del confronto. Ho paura a relazionarmi con donne molto belle, spesso non mi ritengo alla loro altezza e nemmeno degno di due secondi di attenzione da parte loro.
Tornando agli amici, dicevo che non ne ho. In realtà ho delle conoscenze, a volte con alcune persone (ex compagni di scuola o di università) facciamo un'uscita ogni tanto (una all'anno, se va bene) ma poi basta, fine. Nonostante mi senta solo non faccio assolutamente nulla per rafforzare i rapporti con queste persone.
Soffro molto le mie mancanze. Non credo di essere bruttissimo, non bello ma nemmeno orrendo. Credo ci sia qualcosa di me di bello, è capitato a volte online che delle ragazze mi dicessero che sono piacente. Dal vivo però ho ricevuto pareri molto diversi. Quando cammino per strada guardo sempre se la gente mi guarda, e se per caso lo fa e ride allora io penso subito che mi stiano deridendo. Magari semplicemente stavano parlando di altro, qualcosa di divertente e nel mentre i loro occhi si sono posati su di me, ma io non posso farci nulla, io vado a pensare che mi stiano deridendo. Perchè sono io il primo a non accettarmi, probabilmente.
Mi sento un po' un mezzo uomo. Il non avere un lavoro, non avere amici e essere ancora vergine, non essere attraente, mi creano problemi di autostima. E come se non bastasse, faccio spesso pensieri autodistruttivi: ad esempio immagino che le ragazze mi umilino e deridano per le mie mancanze, che mi degradino a ruolo di schiavo perchè non posso essere utile per altro... e la cosa che mi dà più fastidio è che tutto questo mi piace. Esiste tutto un mondo che contempla ciò, e a volte leggendo certe cose ci sto proprio male. Voglio essere normale...

Probabilmente dimentico qualcosa, ma magari chiarirò altri punti nelle risposte successive...
[#1]
Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
ci sono molti punti nella descrizione che lei fa della sua condizione meritevoli di attenzione specialistica.

La sua vita appare bloccata e limitata in una sorta di limbo dal quale le riesce difficile uscire.

La percezione che ha di sè; la scarsa autostima, le difficoltà relazionali, la mancanza di un lavoro, la condizione di isolamento sociale, i pensieri autodistruttivi e degradanti meritano di essere approfonditi attraverso un ascolto attento alla luce di ogni elemento relativo alla sua storia di vita personale e familiare.

Un nostro collega, ma direttamente, la potrebbe accompagnare ad affrontare i problemi che inficiano e limitano in modo consistente la sua qualità di vita, in sintonia con il suo desiderio di avere una vita più appagante.
Ci ha mai pensato?

Vive in famiglia e com'è la situazione?
Da quando la sua vita va in questo modo?

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#2]
dopo
Utente
Utente
Dott.ssa Rinella, grazie per la risposta. Sì, ho pensato di rivolgermi a qualcuno, uno psicologo, ma mi riesce difficile parlare dei miei problemi. Ho difficoltà a farlo anche con i conoscenti, con uno sconosciuto non so come andrebbe. Forse meglio.
La situazione in famiglia non è rosea. C'è pochissimo dialogo, i miei genitori hanno quasi sempre idee diverse dalle mie e succede spesso che ci siano scontri. Però sono sempre scontri fine a sè stessi, quindi poi la situazione ritorna alla normalità che, ripeto, non è rosea... ma potrebbe essere peggiore. Non siamo sicuramente un esempio di famiglia perfetta. Una volta, prima che un dramma si verificasse in famiglia (non nel mio nucleo familiare però), mi pare che si respirasse un'aria più positiva. Non so, però, se sia davvero così o semplicemente a quei tempi non mi rendevo conto di certe cose.
La mia vita va in questo modo probabilmente da sempre, fin dai tempi delle scuole superiori ho seguito questo ritmo di vita. Vedevo solo i miei compagni di classe a scuola la mattina, poi per il resto quasi nulla. Forse, ripensando a tempi antecedenti, mi sembra di ricordare un me stesso un po' migliore dal punto di vista relazionale ma mi sembra un po' inutile analizzare com'ero ad un'età così bassa.
L'anno scorso pensavo di essere un po' migliorato grazie a nuovi hobby che mi hanno permesso di conoscere qualcuno. Nell'ultimo anno, però, ho avuto un calo di "determinazione" nel tentare di cambiare le cose.
[#3]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

nella Sua richiesta si mescolano tante problematiche che possono essere risolvibili grazie all'aiuto specialistico. La famiglia perfetta non esiste, ma esiste la capacità (appresa) di analisi e di soluzione dei problemi.

Può anche apprendere a non fuggire davanti alle Sue paure (ad es. il confronto con gli altri, paura del giudizio, ecc...), ma imparare come relazionarsi con gli altri.
Questa abilità infatti non è innata, ma appresa e non è raro trovare persone adulte con tali problematiche. Legga qui: https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1087-le-abilita-sociali.html

Probabilmente Lei, fuggendo davanti a ciò che Le fa paura, non fa altro che alimentare sia le Sue paure, sia la reazione di distacco da parte degli altri.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4]
Dr.ssa Valentina Sciubba Psicologo, Psicoterapeuta 1,5k 29 9
Gentile utente,
uno psicologo può aiutarla anche a trovare la giusta determinazione per fare delle scelte lavorative e orientarsi nel mondo del lavoro.
Questo settore è probabilmente cruciale per lei dal momento che sembra di capire che abbia terminato il percorso universitario, e interessarsi ad esso può essere pertanto un ottimo primo passo di un percorso psicologico che affronterebbe anche aspetti relazionali, familiari ecc..

Lei ha comunque fatto degli studi, li ritiene positivi? Parla anche di hobby...ha svolto attività o raggiunto traguardi che ritiene positivi finora? La sua situazione ha vari aspetti problematici e pertanto è complessa, ma una psicoterapia dovrebbe venirne a capo, si rivolga con fiducia ad uno psicologo psicoterapeuta con cui si sente a suo agio e chiarendo il più possibile i suoi obiettivi.

Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta
Terapia Breve strategico-gestaltica
www.valentinasciubba.it - Roma

[#5]
dopo
Utente
Utente
Ringrazio tutti coloro che mi stanno rispondendo.

Per la dott.ssa Pileci: mi sento di non essere d'accordo con quello che dice. Io non credo di fuggire di fronte alle mie paure, anzi, devo dire che sul piano sociale sono migliorato nel corso degli anni. Ma non abbastanza da risolvere i miei problemi. Inoltre, le mie difficoltà relazionali riguardano solo i due obiettivi che ho riportato sopra, cioè: amicizia e amore. Non è che non riesco a parlare con le persone, con i miglioramenti che ho fatto me la cavo abbastanza. Solo che non riesco a stringere relazioni amicali e/o amorose. Le faccio due esempi: se mi trovo in un pub, in una delle rarissime serate che trascorro fuori casa, e al tavolo dove sono io si siede una ragazza, lei parla con tutti tranne che con me. E io non riesco proprio a forzare un'interazione anche con me, perchè io stesso non so che pesci pigliare per interagire con lei. Non so mai cosa dire e a volte è capitato che, provando a dire qualcosa, sia stato guardato in maniera strana, come a dire "ma mi stai davvero rivolgendo la parola?". O almeno quella è stata la mia impressione. Altro esempio: devo sostenere un colloquio di lavoro, mi reco nella sede dell'azienda, entro, saluto, chiedo informazioni, mi presento, faccio il colloquio e via. Tutto quasi tranquillamente, ovviamente c'è un po' di tensione da colloquio ma non eccessiva, insomma... il giusto.

Per la dott.ssa Sciubba: gli studi che ho fatto non li ritengo proprio positivi, ultimamente mi capita di pensare di aver sbagliato ambito (ma non ne sono nemmeno tanto sicuro). Per quanto riguarda l'hobby, non ho raggiunto particolari traguardi e, anzi, il tentativo di creare un gruppo di amici è stato abbastanza fallimentare. Il fallimento è stato dettato anche da motivi non relazionali, però è stato comunque un fallimento. Forse potrei riprovare in futuro.
Preciso che nel campo del lavoro la mia determinazione finora è stata altissima ma i risultati non positivi mi stanno scoraggiando. Ma non è esattamente questo il problema, anche se trovare lavoro in questo momento è la mia priorità (non posso vivere di aria) e forse mi faciliterebbe le cose. A meno che io non debba passare ore e ore e ore fra quattro mura, cosa molto probabile. Ma va bene lo stesso, dai.
Riguardo lo psicoterapeuta, ci sto pensando ma devo prima convincermene. Mi sentirei più sicuro ad andare da una persona non della mia città, perchè non vorrei sbandierare troppo i miei problemi (che probabilmente qualcuno nel corso degli anni avrà già intuito). Nonostante credo ci sia una sorta di segreto professionale, non riesco ancora a decidermi.
[#6]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

in realtà stiamo dicendo la stessa cosa, perchè evitare (di uscire o "Solo che non riesco a stringere relazioni amicali e/o amorose." e quindi evitare l'intimità e le relazioni profonde) è una strategia di controllo della paura.

Se ci pensa, quando abbiamo paura istintivamente tendiamo a paralizzarci e a fuggire.
Quindi non dubito che Lei abbia fatto molti progressi, anzi vorrei incoraggiarLa su questa linea e spero Le sia stato utile l'articolo linkato, ma per esperienza Le dico che spesso queste problematiche nascondono paure di vario tipo, dalle quali il pz. scappa...

Inoltre pare evidente una bassa autostima: che cosa La spinge a pensare "..."ma mi stai davvero rivolgendo la parola?..."?

Cordiali saluti,
[#7]
dopo
Utente
Utente
Quella era la reazione che mi è sembrato di riscontrare nell'altra persona, non la mia (non so se avevo spiegato bene). Comunque non glielo so dire proprio. Credo che si debba tornare al discorso di sopra, e cioè che non mi sento degno di fare certe cose: il sesso con una donna, avvicinarla emotivamente o anche solo parlarle. Non ho mai avuto un'esperienza felice con una donna: da chi mi ha guardato in maniera strana quando mi sono presentato, passando per chi mi ha quasi riso in faccia a una richiesta di appuntamento (forse non per il motivo che penso io, ma forse sì), a chi mi ha lasciato dopo un paio di mesi di quasi-fidanzamento. Non sono precedenti che mi danno sicurezza sui miei mezzi.

Per il fatto di non uscire, la ragione principale è che non ho motivo di farlo, essendo solo. Uscirei a fare cosa? Poi non nego che potrebbero esserci altri motivi ma il principale è questo.
[#8]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Le esperienze negative possono certamente fare male, ma la scelta che abbiamo è quella di lasciarci ferire sempre e influenzare, oppure capire che cosa è successo e che cosa- se è il caso- noi stessi possiamo cambiare di noi per essere più efficaci nelle nostre proposte agli altri.

Non sentirsi degni di fare qualcosa ha le radici negli insuccessi, ma anche nel modo in cui noi li interpretiamo gli eventi, nel modo in cui gli altri ci trattano e di conseguenza come noi ci facciamo trattare.

Faccia attenzione perchè tutti questi fattori nelle interazioni sociali si sommano e che è opportuno comprendere bene le nostre modalità relazionali ed esserne consapevoli per poter modificare qualcosa, in modo da diventare più sciolti e competenti.

Cordiali saluti,
[#9]
dopo
Utente
Utente
Ci ho provato in passato e ci sto tuttora provando. La ringrazio di nuovo.
[#10]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Se da solo non riesce, può farsi aiutare da uno psicologo di persona, magari presso il Consultorio di zona.

Cordiali saluti,
[#11]
Dr.ssa Valentina Sciubba Psicologo, Psicoterapeuta 1,5k 29 9
Gentile utente,
il segreto professionale è l'adempimento del codice deontologico più sottolineato e rigoroso a cui il professionista non può derogare se non in casi limitatissimi. Escluda pertanto il rischio che si contravvenga ad esso.

Cordiali saluti
[#12]
dopo
Utente
Utente
Questo mi rincuora leggermente, grazie!

Quali argomenti vorresti approfondire su Medicitalia? Partecipa al sondaggio