Sono completamente smarrita: sono malata e non ho un futuro

Gentili signori psicologi, è proprio così che mi sento: completamente smarrita.Cercherò di andare con ordine, ma mi risulta molto difficile. Il 4 giugno scorso (avevo quasi 31 anni) ho ricevuto la notizia forse più traumatica della mia vita: ho la sclerosi multipla. Da quel momento in poi per me è cominciato lo smarrimento più completo, credo sia sufficiente dire che, a ormai 8 mesi dalla diagnosi , dopo mille accertamenti e un'estate infernale, non seguo ancora alcuna cura perché nessuno dei neurologi che mi hanno vista mi ha suscitato fiducia, mi ha fatto venire la minima voglia di curarmi, anzi...in un caso credo si possa parlare di terrorismo psicologico, in quanto mi sono stati detti tutti gli effetti collaterali delle cure senza mezzi termini e sono stata congedata con un "informati, riflettici, la scelta sta a te."Da allora mi sembra di aver completamente perso il (poco) controllo che avevo della mia vita. All'epoca io e il mio ragazzo parlavamo di matrimonio, di avere dei figli...io ero molto confusa "solo" dal punto di vista lavorativo perché, dopo aver lavorato solo 6 mesi negli ultimi 4 anni, stavo pensando se tornare a studiare, decidere definitivamente di lavorare con il mio ragazzo (ha un'attività in proprio) o darmi ancora più da fare a cercare lavoro: da allora tutto quel che ho fatto è stato cercare di portare avanti i pochi lavoretti che ho (lavoro 2 pomeriggi a settimana in una cooperativa di aiuto allo studio per ragazzi delle superiori, occasionalmente come interprete in fiera, aiuto il mio ragazzo in negozio, do qualche lezione...) e sono totalmente paralizzata, bloccata. Con il mio ragazzo non abbiamo più parlato di nulla, l'unica cosa certa è che lui non vuole assolutamente più avere figli, non parla più di matrimonio né di sistemare la casa che gli hanno lasciato i suoi per poterci vivere noi e dopo 5 anni insieme dal mio punto di vista è molto grave non fare nessun tipo di progetto.
Ho completamente smesso di cercare lavoro, sono in balia di chi mi sta attorno e non fa altro che assillarmi dicendomi di curarmi, di fare la domanda di invalidità e cercare un lavoro che tenga conto delle mie condizioni di salute (al momento molto buone), ma io soffro e basta. Sono tornata dalla psicologa alla quale mi ero rivolta anni fa, ma dopo 6 colloqui ho lasciato perdere perché non ne traevo alcun giovamento, anzi tornavo a casa ancora più svuotata e triste. Mi trascino, giorno dopo giorno, come uno zombie, senza riuscire a pensare a nulla se non che, lavorando molto poco e non volendo gravare sulla mia famiglia, ho tanto bisogno di soldi. Non provo più entusiasmo per nulla di ciò che faccio e mi sono, se possibile, ancora più chiusa in me stessa, nella mia paura, nelle mie indecisioni, nei miei dolorosissimi sintomi che peggiorano sempre più e niente ha più un senso per me. Mi sembra di vivere nel peggiore dei miei incubi e di non riuscire a svegliarmi. Grazie per il vostro ascolto e il vostro aiuto.
[#1]
Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Cara Utente,

mi spiace molto per la sua situazione e vedo che ha già chiesto più volte consulti sul suo stato fisico e psicologico: ha fatto bene a seguire finalmente il consiglio di rivolgersi ad uno psicologo, ritornando da chi l'ha seguita in precedenza, ma 6 sedute sono davvero troppo poche per sperare di trarre un giovamento, soprattutto nella situazione di profonda prostrazione in cui si trova.

Potrebbe inoltre essere depressa, e in questo caso sarebbe utile rivolgersi ad uno psichiatra che possa prescriverle un farmaco che l'aiuti a sentirsi meglio.

Vorrei riprendere quanto le è stato detto alcuni mesi fa in un consulto in Neurologia: è plausibile che lei possa fare una vita del tutto normale, gravidanza compresa, ed è molto importante che ne tenga conto sia lei, sia il suo fidanzato - tanto più considerando che, se ho capito bene, non ha nemmeno sintomi che la ostacolano, ma solo una diagnosi basata su esami radiologici.

Credo insomma che sia fondamentale in questo momento occuparsi del suo stato psicologico, di come sta affrontando la diagnosi, della depressione nella quale forse è sprofondata.

Ha mai pensato di rivolgersi all'AISM?

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

[#2]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Gentile ragazza,

Tutto il malessere che esprimi è assolutamente comprensibile data la diagnosi che ti è stata fatta e dato il fatto che i progetti con il tuo compagno sono radicalmente cambiati a cui si aggiunge che chi ti sta intorno ti assilla con costanti e pressanti consigli sulle cure.

Tutto questo insieme di eventi non fa altro che aggravare i tuoi dolori dell'anima e mantenerli, non riuscendo a trovare una strada consona che ti possa consentire di riprendere in mano serenità e benessere che meriti!

prima di andare possibilmente avanti con il consulto, vorrei porti qualche domanda -alcune potranno sembrarti sciocche e banali - ma hanno lo scopo di avere un quadro più chiaro di tutta la faccenda e, perché no..., provare a cercare insieme strategie che ti possano consentire di vedere e pensare alla situazione più lucidamente ,aiutandoti a scegliere autonomamente ciò che ritieni possa (o meno) tornarti utile.

* se dovessi pensare all'emozione che più sperimenti in questo periodo molto doloroso e di comprensibile smarrimento, tra queste, quale si avvicina maggiormente?
Ansia?
Tristezza?
Rabbia?
Senso di colpa?

Avverti una sorta di senso di inaccettazione della malattia?
- quando dici "non ho futuro" che cosa intendi esattamente?
-Come mai, secondo te, è venuta meno la comunicazione con il tuo ragazzo? Gli hai provato ad esporre la necessità, che credo tu abbia, di capire come mai c'è stato questo cambiamento?
- hai amici/amiche con cui ti confidi? Esci un po con loro?
- c'è qualche persona con cui magari riesci a confidarti e che ti sta vicino? Una persona di cui ti fidi ecco...
- tu dici di non nutrire fiducia nei neurologi a cui sei stata a visita. Come mai? Che pensi a proposito?
- come è il tuo rapporto con i genitori? Ne avete parlato? Loro cosa pensano, cosa fanno.
- quando ti dicono: "devi curarti!" e/o di fare richiesta di invalidità.... che pensi? Che emozione/i provi in quel momento?
- tu scrivi: "Sono tornata dalla psicologa alla quale mi ero rivolta anni fa, ma dopo 6 colloqui ho lasciato perdere perché non ne traevo alcun giovamento". Quindi ti eri già rivolta ad una collega? Prima o dopo la diagnosi? come mai ti sei rivolta ad uno psicologo? ne avevi bisogno? In che senso ti sentivi più svuotata e triste dopo la terapia?

Grazie anticipatamente per le risposte
Un caro saluto

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#3]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103

Gentile utente,

certamente una malattia potenzialmente invalidante e cronica mette in crisi e in dubbio tutto il proprio progetto di vita, e talvolta anche quello della coppia.

E' un grave colpo inferto al proprio futuro.
Ma correggerei il suo titolo cosiì:
"Sono malata E HO un futuro",
considerato che questa patologia NON è mortale.

E dunque occorre attrezzarsi,
psicologicamente economicamente relazionalmente,
affichè il futuro si "il migliore possibile" compatibilmente con questa ingombrante malattia, non così rara.
Mi viene in mente Nicoletta Mantovani, vedova di Pavarotti, che combatte con la Sua stessa malattia dall'età di 24 anni e ha fatto anche figli...

Certamente c'è bisogno di essere sostenuti psicologicamente per trovare dentro di sè la forza. Sostenuti:
-dallo/a Psicologo/a,
-dalla "Associazione italiana Sclerosi multipla" AISM - diffusa su tutto il territorio nazionale e veramente preziosa -,
-dal proprio ragazzo che - a sua volta - ha bisogno di incoraggiamento,
-dai farmaci antidepressivi ove necessari,
-dai familiari SE sono in grado.

Allora troverà anche la forza per affidarsi con fiducia ad un clinico.

Sono passati ormai 6 mesi dalla diagnosi,
non lasci trascorrere altro tempo prezioso per le terapie psichiche e fisiche.

Saluti cari.








Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#4]
dopo
Utente
Utente
Innanzitutto un sentitissimo GRAZIE di cuore a tutti voi medici che mi avete risposto.

Cerco di rispondere in ordine , cominciando quindi dalla dottoressa Massaro.

La psicologa a cui mi sono rivolta per i 6 colloqui che dicevo ha escluso che io sia depressa, mi ha detto anzi che una certa flessione dell'umore in reazione a una simile diagnosi è più che fisiologica, ma che nel mio caso non si può parlare di depressione, semmai di una profonda frustrazione.
Sono stufa di sentirmi dire "con la sclerosi multipla si può fare una vita normale", perché bisognerebbe innanzitutto definire che cosa si intende per normale: per me, il fatto stesso di essere continuamente dolorante, di essere condannata a fare delle cure croniche, di dover girare con addosso una carta d'allerta se si assumono determinati farmaci...non è normale. Non ho quasi più alcuna fiducia nei medici, soprattutto negli psichiatri, perché per 10 ANNI mi hanno bollata come depressa, ipocondriaca, in alcuni casi addirittura bipolare perché attraversavo momenti molto difficili ma, non appena mi davano un qualche farmaco, o non mi faceva nessun effetto o avevo degli sbalzi d'umore abbastanza netti...e a nessuno psichiatra è mai venuto in mente di applicare davvero il DSM IV (o V, visto che è uscito) e quindi di escludere che vi fossero come minimo anche delle cause biologiche all'origine del mio malessere (e magari farmi fare una risonanza!): è molto più facile prescrivere un antidepressivo e, se non funziona o se si hanno degli sbalzi d'umore, fare una diagnosi errata e continuare a imbottire di farmaci il povero malcapitato.
Faccio un esempio emblematico: 10 anni fa, a marzo del 2007, per circa 3 mesi non mi sentivo le gambe da metà coscia in giù. Il mio medico di famiglia mi prescrisse un'elettromiografia, che risultò negativa, e mi mandò quindi al Centro di Salute Mentale della mia città, dove la psichiatra che mi seguì mi disse che era una somatizzazione del fatto che mi ero lasciata con il mio ragazzo dell'epoca e che avevo una forte tendenza depressiva...
Altro esempio: esattamente un anno fa andai dal mio medico di base (diverso da quello di 10 anni fa, che ora è in pensione e che mi ha sempre presa per depressa e ipocondriaca) e le dico che sono tutta un dolore , mi sento sempre stanca e a volte non mi sento le gambe. Che cosa fa? Mi manda al Centro di Salute Mentale, al quale io ovviamente non sono andata. Sono invece andata da una reumatologa (dimenticavo: ho anche il lupus eritematoso sistemico e ho quindi pensato che il mio malessere potesse dipendere da quello) che....mi ha consigliato di andare al Centro di Salute Mentale!Ora: se io mi fossi fidata di questi medici a quest'ora chissà come starei, considerando poi che avevano anche il farmaco facile...di qui la mia sfiducia nei neurologi, nei medici in generale (soprattutto in quelli di famiglia).

Stimo gli psicologi solo perché ho una sorella che fa la vostra stessa professione e so quanto ha studiato!!!

Per il dottor Pizzoleo:

se legge la mia risposta alla dott.ssa Massaro credo le risulterà evidente che in questo momento in me prevalgono sono la rabbia e la tristezza.

La rabbia per aver trascorso come minimo 10 anni della mia vita a girare per medici incompetenti. Anzi, a pensarci bene a 18 anni ebbi una "lombosciatalgia" che per un paio di mesi mi impedì di fare le scale, correre, a volte camminare...anche in quel caso, tutti disturbi psicosomatici!!!Da allora di anni ne sono passati 12...e i neurologi che mi hanno vista mi hanno detto che probabilmente era già SM, perché non è normale svegliarsi una mattina e non riuscire a fare i gradini...

La tristezza invece c'è perché mi sembra di essere condannata a perdere tutto: non ho molto, sono solo una bella ragazza che sa 4 lingue, ha studiato tanto e vorrebbe farsi una vita. Ma, a quanto pare, nel mio destino c'è altro: diventare un cesso con difficoltà deambulatorie e cognitive e che dimentica a poco a poco tutto...

Avverto un profondissimo RIFIUTO della malattia perché, mi creda, avevo già sofferto TANTO (un processo penale contro di me del tutto infondato per un reato che non avevo assolutamente commesso durato ben 7 anni e mezzo, un tentativo di stupro di gruppo mentre ero in Erasmus, due storie di 5 e 4 anni finite una peggio dell'altra e, da 4 anni a questa parte, uno stato di disoccupazione quasi cronico)...e anche la sclerosi multipla è troppo.
Vorrei ci fosse qualcosa di buono anche per me nella vita, sono stufa di stare a guardare.

Nel dire "non ho un futuro" intendo che non posso più essere appunto la persona che sono stata finora e, di conseguenza, evolvere: non ho quindi più un punto di partenza . La persona che ero è destinata a morire, lentamente, un po'alla volta...come può esserci un futuro per me?Che razza di progetti posso mai fare?

Sul motivo per cui non ho più fiducia nei medici mi sono ampiamente dilungata prima nella risposta alla dott.ssa Massaro.

Non ho amiche (ci credo, sono tutte sposate o conviventi ormai e stanno più che bene così) o meglio ne ho una sola, che vedo molto raramente, ciò ha fatto sì che io mi sia confidata sulla mia malattia con persone che conoscevo da poco (due) e che, ovviamente, non mi aiutano e da cui, probabilmente, non voglio nemmeno essere aiutata, ma con cui mi sono solo sfogata.

I miei genitori...che tasto dolente!Tentano di aiutarmi, ma nel tentare di farlo finiscono per farmi solo del male. Le faccio un esempio per tutti: i miei genitori hanno saputo l'esito della mia RM una settimana prima di me (perché ovviamente sono andati a supplicare il nostro medico di fargli avere il referto!) e quindi, quando ho avuto il referto in mano anch'io, mia mamma mi ha presentato volantini e brochures varie dell'AISM...che sono prontamente finiti nel bidone, perché mi sono sentita tradita e presa in giro da loro, oltre che dai medici, da tutto e da tutti...

La mia cara sorellina, psicologa clinica come dicevo, non ha perso l'occasione per dirlo a tutti i suoi amici (che mi conoscono da una vita nel vero senso della parola), mentre io lo avevo detto solo al mio ragazzo, alla mia unica amica e a due ragazze che fanno un corso con me (e che probabilmente non continuerò anche per questo).
Ho fatto quindi divieto esplicito ai miei genitori e a mia sorella di dirlo ai nostri parenti.

Le emozioni che provo quando mi dicono di curarmi o di fare domanda di invalidità sono soprattutto RABBIA, perché ho bisogno di sentirmi libera...e non voglio nessuno che mi dica che cosa devo o non devo fare: non voglio il riconoscimento ufficiale della mia diversità, non voglio diventare un mostro né sentirmi dire poverina, non voglio avere un lavoro agevolato, una vita agevolata, no.

Sono tornata dalla psicologa da cui ero stata anni fa, quando il mio ex ragazzo mi aveva lasciata dopo 4 anni insieme: all'epoca mi aveva aiutata e molto, adesso...mi sembra non mi capisca per nulla. Mi sembra che dia a sottintendere che i miei problemi sono altri, non la malattia...e io non la penso così. Mi sentivo triste e svuotata nel senso che non mi dava nulla, era un colloquio che non mi serviva assolutamente a niente, solo a rimuginare sui miei guai e a stare ancora peggio.

Per la dottoressa Brunialti:

grazie per il suo intervento consolatorio, conosco bene la storia della Mantovani, ma io, a differenza di lei, non ho le risorse economiche per poter affrontare al meglio questa malattia, non posso permettermi uno psicologo a vita né una colf né una baby-sitter né una badante, tutti interventi di cui avrei bisogno per fare una vita "normale."

E' vero, da fuori la mia malattia a oggi è invisibile, ma io la sento, eccome se la sento!Non riesco più a correre, a camminare veloce (fino a qualche mese fa ero una scheggia), sono perennemente stanca e piena di dolori. Non riesco quasi più a fare l'amore con il mio ragazzo perché ho troppi dolori ovunque. Le notti per me sono eterne perché non so in che posizione stare: le anche sono la mia croce, le braccia, la schiena, il collo, la testa, le gambe, tutto è dolore ed è atroce e straziante.

Ho paura di andare all'AISM perché:
- e se incontro qualcuno che mi conosce?Come ho già detto, non voglio che nessuno lo sappia perché altrimenti vedrebbero prima la malattia e poi, forse, me. O meglio, ciò che resterà di me;
- non voglio sentirmi diversa dagli altri e non voglio far parte di un gruppo che non conosco, ma che spero non somigli a cose tipo "gli alcolisti anonimi" o simili;
- non prenderò mai più antidepressivi, perché non è così che si risolvono i problemi, ma lottando.

Voglio potercela fare da sola, perché per me è l'unico modo di essere normali: se devo sempre chiedere aiuto, tutti si stancheranno di me. La mia famiglia, il mio ragazzo, tutti. Volevo solo una vita decente e sono infinitamente stanca di dover sempre portare croci troppo pesanti per chiunque, di dover fare i conti sempre con problemi che gli altri neanche conoscono, di dover per così dire scalare l'Everest da sola (veda la mia risposta al dott.Pizzoleo).

Grazie mille a tutti , di cuore.

[#5]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile Utente,

intevento "consolatorio" il mio, proprio per niente.
Piuttosto realistico, direi.

Mi occupo del settore da svariato tempo.
Posso dunque affermare con certezza che non sempre la qualità della vita dipende dai soldi, come Lei sembra ritenere. Non ha bisogno attualmente "né una colf né una baby-sitter né una badante", bensì di chiedere un altro tipo di aiuto.

Ciò può dipendere, soprattutto:
-dall'accettazione,
-dal lavoro di adattamento che la persona fa rispetto alla propria situazione,
-dalla capacità stessa di chiedere aiuto,
-dalla possibilità interiore di accettare l'aiuto, che sia farmacologico, relazionale,
-ecc. .

Quando tutto ciò viene escluso per i vari motivi che Lei ha elencato,
la vita della persona che soffre di malattia cronica risulta difficile,
la persona è SOLA.

Se non siamo riusciti ad entrare nella torre che Lei ha costruita,
ci dispiace per la qualità della Sua vita.

Noi ci siamo.






[#6]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Cara ragazza,

Quello che stai vivendo dentro te e intorno a te, è più che comprensibile che ti faccia avvertire rabbia costante. Ci credo bene che non hai più fiducia nella classe medica. Se tutti i nostri malesseri fisici fossero di origine psicologica, bisognerebbe licenziare tutti i medici dagli ospedali e infilarci dentro solo psicologi/ psicoterapeuti.

Frequentemente mi trovo a lavorare con persone con patologie organiche serie come ma anche meno della tua, che come emozione principale sperimentano soprattutto rabbia, e anche molti dei pensieri che hai scritto , li ritrovo similmente nei pazienti che seguo. L'inaccettazione della patologia è frequentissima tanto quanto il rifiuto delle cure, l'assoluta non voglia di rivolgersi all'AISM e la sensazione di sentirsi traditi e/o giudicati da chi ci contorna.

A tutto il tuo dolore fisico e mentale però possiamo dare delle spiegazioni. Sarai poi tu a trarne le conclusioni esponendoci eventualmente qui se sei d'accordo o meno. La vita è tua e nessuno può costringerti a fare ciò che non desideri.

Andiamo per ordine:
*nel corso di SM, le citochine (proteine che fungono da collegamento tra i diversi tipi di cellule coinvolte nell’infiammazione) rilasciano l’interferone gamma, il TNF-alpha o l’interleuchina 6, producendo dei sintomi tipici della depressione, (“sickness behaviour”) come l’iporessia, l’anedonia, l’astenia, i disturbi del sonno, la perdita di peso. In questo caso, proprio per questo si parla di depressione dovuta a condizioni mediche generali (DSM IV TR). in questo caso una profonda tristezza è giustificabile come conseguenza di eventuali lesioni a placche del SNC.
- Simile discorso per la rabbia.

*Molte ricerche internazionali indicano proprio nello stress che queste emozioni (soprattutto la rabbia che provi) ti fanno sperimentare, uno dei fattori che esacerbano la sintomatologia organica ovviamente parallelamente alle lesioni a placche.

Quindi già un intervento di tipo cognitivo - comportamentale unitamente ad una tecnica terapeutica chiamata mindfulness, ti permetterebbe di agire sulla rabbia ergo sullo stress, riducendo l'azione dei mastociti (cellule specializzate nella risposta infiammatoria e algica) e quindi dei nocicettori (la nocicezione è il processo sensoriale che rileva e convoglia i segnali e le sensazioni di dolore) consentendoti di avvertire meno dolore e senso di invalidità.

* il nostro cervello, assolutamente in modo naturale, produce 3 differenti tipi di interferoni che, in condizioni di benessere, agiscono in sintonia con il sistema immunitario, e operano anche in maniera riparativa sui tessuti danneggiati.
A tal proposito ti consiglio la lettura di un bellissimo libro che potrebbe tornati utile: il cervello anarchico di Enzo Soresi. Facilmente reperibile online o in libreria.

Ti allego anche una lettura sulla tecnica della
mindfulness applicata alla SM.

http://mondomindfulmagazine.blogspot.it/2015/05/mindfulness-e-qualita-della-vita-nella.html?m=1

Un caro saluto e facci sapere se lo desideri. Noi siamo qui!
[#7]
dopo
Utente
Utente
Vi ringrazio di cuore entrambi per avermi risposto nuovamente e mi scuso per non essere riuscita a rispondervi prima, purtroppo in questi giorni non ho avuto un attimo.

Per la dottoressa Brunialti:

mi scuso se il mio tono può esserle sembrato poco educato, mi creda, è la rabbia a farmi parlare sempre con toni molto accesi.

Per il dottor Pizzoleo:

la ringrazio moltissimo per i consigli relativi il libro e la mindfulness.
La mia unica amica mi ha regalato il libro che mi ha indicato lei qualche mese fa, quindi ce l'ho già, ma non riesco a cominciare a leggerlo. Probabilmente non ne posso più di sentir parlare di sclerosi multipla, ho bisogno di cambiare aria.

Per esempio tra una settimana è San Valentino e a me piacerebbe andare via per un paio di giorni, mi creda è davvero troppo tempo che non faccio una vacanza...io e il mio ragazzo sembriamo dei 70enni e so già che, ben che vada, andremo fuori a cena...e anche questo pensiero mi fa arrabbiare.

Per non parlare di quanto sono arrabbiata in questo momento: mia madre è andata dal nostro medico di famiglia per motivi suoi e la dottoressa le ha chiesto di me. Nel momento in cui mia madre le ha risposto che non mi sto ancora curando lei le ha detto "ma è pazza!Ma lo capisce che è malata!Almeno deve rifare la risonanza alla testa e le analisi, sono passati troppi mesi!"

Mia madre è quindi tornata a casa con la richiesta per la RM e per le analisi: inutile dire che vorrei buttare tutto nel bidone, oltre a chiamare il medico e dirle di farsi gli affari suoi e di non parlare più di me con mia madre.
Se ha qualcosa da dirmi o da chiedermi che lo dicesse o chiedesse a me di persona!!!!

Per l'ennesima volta, viene messa in dubbio la mia salute mentale.
Per l'ennesima volta, mi sento aggredita e incompresa.
Per l'ennesima volta, sto tremando e ho la tachicardia dalla rabbia.

Non so che cosa fare, da dove partire, maledico il giorno in cui sono andata a fare quella maledetta risonanza.

E' vero, mi chiamavano matta, ipocondriaca, depressa, distimica, bipolare, ma ero comunque più serena di adesso.
E vedo che, in ogni caso, l'atteggiamento degli altri nei miei confronti non è cambiato: mi chiamano "matta" mia madre, mi sorella, il mio ragazzo, la mia dottoressa...Evviva!

Da 8 mesi a questa parte non vivo più, non riesco più a pensare a nulla, non so che cosa fare, ho paura di tutto, sono terribilmente confusa, arrabbiata e infelice.

Probabilmente sarebbe stato meglio continuare a farmi imbottire di Xanax, almeno ero talmente stordita che anche la tachicardia calava.

Si accettano consigli su tutto...

GRAZIE INFINITE!


[#8]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Carissima,

Il libro di Soresi non parla di Sclerosi multipla. È un meraviglioso testo che offre spunti interessanti per capire molte cose. Soprattutto di come psiche e corpo sono cosi tanto strettamente legati da influenzarsi a vicenda.

Se sei ostile, per tuoi personali motivi, a qualsiasi forma di terapia, la mindfulness potrà aiutarti a comprenderne le ragioni di questa avversità verso le cure e nel contempo ti aiuterà ad assumere maggiore consapevolezza di te stessa agevolandoti ad attenuare dolori prendendoti cura di te.

Questo è il sito dell'associazione italiana mindfulness in cui potrai trovare anche informazioni se dovessi ritenere di avvalerti dell'aiuto di un terapeuta mindfulness.
http://www.mindfulnessitalia.it/

ps: su play Store per Android è scaricabile l'app (che costa se non ricordo male sulle 2€) della mindfulness. Potresti così ad iniziare a farti un'idea e anche iniziare a praticarla con la voce guida. Ci sono 2 app. Se pensi di scaricarla, fai il download di quella in italiano.

pensa che molte ricerche hanno visto come la mindfulness riesca addirittura ad abbassare la carica virale in persone con HIV.

Scommetto che ti potrà aiutare molto ;)

Un caro saluto

[#9]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile utente,

il fatto di non curarsi è sicuramente un diritto; da difendere, da tutelare.

Ma è anche una scelta, una decisione.
E dunque quando una persona non si cura, chi sta attorno si chiede
-se è una scelta consapevole
-rinunciataria
-sintomo di depressione
-che altro?

Poco professionale la Sua medico a parlare "di Lei" in Sua assenza. Ma questo glielo può segnalare, anche telefonicamente.

Però il problema a mio parere rimane:
- curarsi o non curarsi dal punto di vista medico?
- farsi seguire o meno dal punto di vista psicologico?
- e l'aspetto psico-farmacologico?
La rabbia non Le giova nè fisicamente, nè psichicamente.
Come elaborarla?
Chi La può aiutare?
Accetta l'aiuto?
Come farLe comprendere che anche la stessa Sua vita di coppia è legata alle Sue scelte personali? Il compagno/a non ha energie illimitate.

"Si accettano consigli su tutto..."
Sì, certo. E noi lo facciamo: forniamo "orientamenti", secondo lo linee guida del portale.
Ma le decisioni saranno solo Sue... Del resto si tratta della SUA vita.








[#10]
Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Vorrei riprendere questa sua frase:

"Voglio potercela fare da sola, perché per me è l'unico modo di essere normali: se devo sempre chiedere aiuto, tutti si stancheranno di me"

perchè mi sembra molto importante e rivelatrice del suo modo di pensare e del suo vissuto.

Prima di tutto lei fa coincidere la normalità con la totale autonomia, ma non c'è niente di più falso.
In qualsiasi aspetto della vita dipendiamo da altri - pensi solo a come arriva il cibo sulla sua tavola o a cosa c'è dietro quel semplice gesto di premere un interruttore per accendere la luce.
Non credo che lei progetti di coltivare un orto e andare a caccia per non dover avere l'aiuto di altri per sfamarsi! E nemmeno che si voglia costruire una casa da sola perchè quella in cui vive è in piedi grazie all'aiuto si architetti, geometri, muratori, impiegati del comune e così via.
Allo stesso modo tutti si rivolgono ad altri per le questioni che non sanno risolvere da soli e non c'è nulla di più normale di questo, che si tratti di malattie o di cause legali o di un lavandino che perde.
Si scordi quindi che normalità e totale indipendenza coincidano, perchè non è così.

La sua rabbia e la non accettazione della malattia sono più che comprensibili: nessuno è felice di ricevere certe diagnosi e questo vale per i milioni di persone malate di tumore, di malattie neurologiche, di malattie genetiche, di malattie autoimmuni e così via.
Vale anche per chi riceve diagnosi un po' meno gravi, ma non certo meno influenti sulla quotidianità, come le centinaia di migliaia di celiaci che non possono più gustare una fetta di torta o una pizza assieme agli amici.

Il punto è che con la sola rabbia e senza le cure non andrà da nessuna parte, e finirà anzi nella situazione che tanto teme: dipendere dagli altri e farli stancare di lei.
Su questo bisogna essere molto chiari: è proprio non curandosi che finirà come non vuole finire.
Lo tenga bene a mente.

Accetti che in questo momento il problema è la mancata accettazione della diagnosi che ha ricevuto, più che la malattia in sè, perchè è questo rifiuto a portarla a uno stallo decisamente pericoloso.
Se la nostra collega le ha detto questo non si può che concordare.
Sono sicura che la maggior parte delle persone che si sono rivolte all'AISM ha attraversato la fase che sta attraversando lei ed è proprio per questo che lì troverà chi può capirla e anche chi le può dimostrare che si può condurre una vita normale anche dopo la diagnosi, come le ha detto il suo medico.

Certamente lei vorrebbe che invece di darle brochure dell'AISM sua madre potesse cancellare il problema come per magia, ma questo non può accadere e ora è il momento che lei si prenda cura di sè senza che altri debbano di nuovo suggerirglielo.

Se ora sta prevalendo la rabbia trovi il modo di scaricarla, invece di farla ritorcere conto di lei: corra, vada in palestra, prenda a pugni un sacco da pugile, trovi il modo di sfogarsi che più le sembra adatto e lei, e poi pensi che le malattie non sono nè giuste nè sbagliate, semplicemente capitano.
Ciò che conta è affrontarle e curarsi, mettendo in questo anche quella rabbia che suscitano e tutta l'energia che la rabbia smuove.
Coraggio!

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