SOS SUICIDIO

Salve. Sono una ragazza di 24 anni, scrivo nella piena disperazione. Ho un fratello, di anni 23, che circa due mesi fa ha notato un intenso diradamento dei capelli. Consultando specialisti e tricologi, la diagnosi è stata di alopecia androgenetica, ereditata verosimilmente da nostro Padre, persona assente nelle nostre viste se non per frequenti episodi al limite della violenza, mentalmente taranta, limitata di parola ma veloce con menzogne e percosse. Mia Madre è malata. Siamo cresciuti, io e mio fratello, in un contesto malsano, fatto di silenzi imposti, scene-mesi-anni vissuti come un film horror, causando una profonda sofferenza taciuta, sia per nostro carattere, che ordine dei nostri genitori, ''nessuno deve sapere quello che succede in questa casa'', rendedo difficile anche la semplice costruzione di amicizie. Mio fratello è nato di 6 mesi quasi, tutti lo davano per spacciato, ma adesso è intelligente, studioso, costante e impeccabile in tutto quello che fa, che sia lo studio in università o la musica. È sempre stato protetto da mia Madre, che nel frattempo ha riversato su di me la sua frustrazione soprattutto per i suoi comportamenti istigativi e ossessivi nei confronti di mio Padre, quasi provasse un piacere sadico nel provocarlo-renderlo violento-vedere noi figli picchiati pur di difenderla dalla follia. Nonostante questo, sono qui perché dal momento in cui si è aperto il capitolo Alopecia Androgenetica, per mio fratello è iniziato il declino fisico e psicologico. È un'altra persona, a volte mi sembrano più persone, ma nessuna di queste è felice. Ha perso il sorriso, non parla, non mangia, non dorme, non esce di casa, ha chiuso i libri, dimenticato la musica. Piange, poi cambia umore e diventa aggressivo, allontana me e mia Madre, le uniche persone che gli sono vicine adesso, si specchia tutto il giorno, più lo fa, più si arrabbia. Passa tutto il giorno su internet cercando qualsiasi cosa sulla perdita di capelli. Gli sono stati prescritti una soluzione di Minoxidil galenica contenente finasteride e serenoa, e integratori sempre con serenoa. Adesso, avverte impotenza, la caduta dei capelli e il diradamento è peggiorata, l'odio nei confronti del Padre aumenta sempre più, e dopo pianti, imprecazioni, isolamenti e crisi, ieri ha tentato il suicidio con la cintura attorno al collo, lasciando una lettera a me e mia Madre. Abbiamo chiamato l'ambulanza perché aveva quasi perso conoscenza, non sentiva il corpo, era in shock, congelato e tremante. La mia vita ruota attorno a lui e mia Madre, che sta mettendo da parte i suoi disturbi per mio fratello. Non dormo più, l'unico obiettivo quotidiano è di aiutarlo, stargli accanto e alleviare le sue paure e cercare di ricordargli la felicità, ma dopo ieri si è chiuso in se stesso. È arrabbiato, convinto che non ci sia cura, temo possa ritentare il suicidio. Vi chiedo umilmente aiuto, rifiuta approcci terapeutici. Cosa fare e come? Spero in una risposta, grazie in anticipo
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Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Gentile ragazza,

Se di un tentato suicidio si è trattato, è stato comunicato agli operatori del 118?

Direi comunque che è necessario avvisare il vostro medico di famiglia circa quanto avvenuto e del rifiuto di suo fratello di curarsi perché, se veramente di tentato suicidio trattasi e c’è rifiuto di cure, potrebbe essere necessario un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) in reparto di psichiatria (SPDC).

Occorre avvisare il vostro medico. Spetterà a lui insieme a medico ASL valutare se presenti estremi clinici e legali per far ricoverare suo fratello mediante ordinanza del sindaco.

Se vuole mi tenga al corrente

Cordiali saluti

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

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dopo
Utente
Utente
Sì, dottore, purtroppo è stato un tentativo di suicidio. Ho commesso un errore nella tempistica, il 10/12 ha avuto conferma dell'alopecia e il 10/01 ha tentato di uccidersi con una cintura intorno al collo, nella sua camera. È corso da mia Madre in stato confusionale e quasi gattonando, perché mentre stringeva ha avvertito un forte dolore dietro la testa, esteso alla schiena, non sentendo più le gambe. Io dormivo, sono stata svegliata dalle urla di mia Madre che lo abbracciava forte, gli ho massaggiato le gambe, ventilato, ho fatto chiamare il 118 e mio fratello, parlando a scatti, congelato e con gli occhi spalancati mentre boccheggiava, ha chiesto di non dire niente perché ''pensano che sono pazzo''. Mia Madre lo ha assecondato e non è stato detto niente ai medici, che hanno refertato una lipotimia/sincope. Non so dire se fosse pianificato o no, ma da quando è insorta la questione dell'alopecia lo ha ripetuto tante, troppe volte. Parlandogli ogni giorno, tutto il giorno, in base ai suoi stati emotivi, io e mia Madre gli abbiamo spiegato quanto errato sia meditare il suicidio, ci promise che non lo avrebbe fatto. Controllavo anche le bottiglie di candeggina per paura di un avvelenamento.
Mio fratello ha sempre sofferto tanto, è alto 1.65, ha una forma lieve di petto escavato, è sempre stato preso in giro per questi e altri fattori fisici, ci siamo trasferiti quando lui aveva 5 anni in un piccolo paese pieno di ignoranza e cattiveria, lo hanno torturato sin da bambino e ne risente ancora adesso. I suoi capelli erano l'unica cosa che diceva gli piacessero, perdendoli, ha perso anche il resto. Non voglio giustificarlo, ma cerco di illustrare il contesto e i motivi che lo hanno spinto a questo. Quanto lui vede di brutto in sé, lo ha ereditato dal Padre, a cui dedica già un grosso disprezzo di fondo, e tutto questo non fa che peggiorare la cosa.
Mio fratello non è una persona violenta, è ragionevole e fa discorsi logici, la sfiducia dovuta alla causa fisica e dei capelli diradati lo stanno facendo vivere in una bolla di silenzio, di ricerche su internet, ad ogni sguardo nello specchio corrisponde un ''diventerò calvo, farò più schifo di adesso, non posso più essere felice''.
Il medico di famiglia, è scorretto dirlo, ma credo sia meglio si limiti a fare ricette. Il paese è piccolo, abbiamo cambiato i soli 4 medici presenti e c'è stata la gara dell'incompetenza. Quello attuale non ricordava il lato esatto del pancreas e mi chiese se lo avessi, le lascio immaginare in che degrado ci ritroviamo.
Tornando a mio fratello, se dice 2 parole al giorno è tanto, non ha intenzione di uscire più di casa per la vergogna, non mangia e sembra inamovibile sulla sua infelicità. Mi creda, non avevo una vita bella prima, ma avevo l'unico ometto di casa con il sorriso, adesso programmo anche la doccia durante la notte per poter stare con lui ogni momento, vorrei aiutarlo, perché so che vorrebbe essere felice, ma si sente costretto ad una vita triste, i capelli hanno dato il colpo di grazia alla sua bassa autostima e fiducia.
Spero che il Minoxidil funzioni, e non smetto di sperare che domani possa svegliarsi più positivo e meno chiuso di oggi, così da potergli parlare e stabilire un contatto. C'è qualcosa che potrei fare o dire per spronarlo a vedere le cose con ottimismo? Sono 32 giorni che vado a vuoto, quando sembro riuscirci ricomincia da zero. Vorrei fargli accettare la cura in corso con più fiducia, fargli capire che andrà bene, e se non va, lui non vale un capello, ma comprendo che è qualcosa radicato nell'interno e le mie parole non servono, soprattutto quando si discute di medicina, genetica o affini in cui è veramente tanto ferrato e io mi sento disarmata.
La ringrazio tanto per la sua risposta e il suo tempo, se avesse qualche consiglio da darmi sul come agire ne sarei grata.
Con speranza, a presto
[#3]
dopo
Utente
Utente
Sì, dottore, purtroppo è stato un tentativo di suicidio. Ho commesso un errore nella tempistica, il 10/12 ha avuto conferma dell'alopecia e il 10/01 ha tentato di uccidersi con una cintura intorno al collo, nella sua camera. È corso da mia Madre in stato confusionale e quasi gattonando, perché mentre stringeva ha avvertito un forte dolore dietro la testa, esteso alla schiena, non sentendo più le gambe. Io dormivo, sono stata svegliata dalle urla di mia Madre che lo abbracciava forte, gli ho massaggiato le gambe, ventilato, ho fatto chiamare il 118 e mio fratello, parlando a scatti, congelato e con gli occhi spalancati mentre boccheggiava, ha chiesto di non dire niente perché ''pensano che sono pazzo''. Mia Madre lo ha assecondato e non è stato detto niente ai medici, che hanno refertato una lipotimia/sincope. Non so dire se fosse pianificato o no, ma da quando è insorta la questione dell'alopecia lo ha ripetuto tante, troppe volte. Parlandogli ogni giorno, tutto il giorno, in base ai suoi stati emotivi, io e mia Madre gli abbiamo spiegato quanto errato sia meditare il suicidio, ci promise che non lo avrebbe fatto. Controllavo anche le bottiglie di candeggina per paura di un avvelenamento.
Mio fratello ha sempre sofferto tanto, è alto 1.65, ha una forma lieve di petto escavato, è sempre stato preso in giro per questi e altri fattori fisici, ci siamo trasferiti quando lui aveva 5 anni in un piccolo paese pieno di ignoranza e cattiveria, lo hanno torturato sin da bambino e ne risente ancora adesso. I suoi capelli erano l'unica cosa che diceva gli piacessero, perdendoli, ha perso anche il resto. Non voglio giustificarlo, ma cerco di illustrare il contesto e i motivi che lo hanno spinto a questo. Quanto lui vede di brutto in sé, lo ha ereditato dal Padre, a cui dedica già un grosso disprezzo di fondo, e tutto questo non fa che peggiorare la cosa.
Mio fratello non è una persona violenta, è ragionevole e fa discorsi logici, la sfiducia dovuta alla causa fisica e dei capelli diradati lo stanno facendo vivere in una bolla di silenzio, di ricerche su internet, ad ogni sguardo nello specchio corrisponde un ''diventerò calvo, farò più schifo di adesso, non posso più essere felice''.
Il medico di famiglia, è scorretto dirlo, ma credo sia meglio si limiti a fare ricette. Il paese è piccolo, abbiamo cambiato i soli 4 medici presenti e c'è stata la gara dell'incompetenza. Quello attuale non ricordava il lato esatto del pancreas e mi chiese se lo avessi, le lascio immaginare in che degrado ci ritroviamo.
Tornando a mio fratello, se dice 2 parole al giorno è tanto, non ha intenzione di uscire più di casa per la vergogna, non mangia e sembra inamovibile sulla sua infelicità. Mi creda, non avevo una vita bella prima, ma avevo l'unico ometto di casa con il sorriso, adesso programmo anche la doccia durante la notte per poter stare con lui ogni momento, vorrei aiutarlo, perché so che vorrebbe essere felice, ma si sente costretto ad una vita triste, i capelli hanno dato il colpo di grazia alla sua bassa autostima e fiducia.
Spero che il Minoxidil funzioni, e non smetto disperare che domani possa svegliarsi più positivo e meno chiuso di oggi, così da potergli parlare e stabilire un contatto. C'è qualcosa che potrei fare o dire per spronarlo a vedere le cose con ottimismo? Sono 32 giorni che vado a vuoto, quando sembro riuscirci ricomincia da zero. Vorrei fargli accettare la cura in corso con più fiducia, fargli capire che andrà bene, e se non va, lui non vale un capello, ma comprendo che è qualcosa radicato nel profondo e le mie parole non servono, soprattutto quando si discute di medicina, genetica o affini in cui è veramente tanto ferrato e io mi sento disarmata.
La ringrazio tanto per la sua risposta e il suo tempo, se avesse qualche consiglio da darmi sul come agire ne sarei grata.
Con speranza, a presto
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Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Cara ragazza,

Agli operatori del 118 andava raccontato quanto accaduto. Il silenzio di fronte a situazioni simili è fonte di profondo malessere e disagio...
Fatto è che
1) lei, da sola, non può controllare suo fratello h24 per evitare che possa farsi del male
2) mi pare che la situazione debba essere riferita ad un medico psichiatra perché, mi creda, da qui non si può riuscire a capire se le azioni messe in atto da suo fratello siano atti dimostrativi di malessere senza uno scopo autolesivo oppure siano realmente intenzionate al suicidio. Appare poco chiaro e, ripeto, da qui impossibile da decifrare. Occorrerebbe una valutazione dal vivo perché la percezione soggettiva di un evento è una cosa, la scienza oggettiva è un’altra cosa. Possono coincidere ma occorre che sia uno specialista a valutarlo.

Per tanto, l’unico consiglio che mi sento di darle è quello di rivolgersi ad un medico psichiatra che lavori in città e valutare insieme il da farsi.
Non sarà un prodotto per la ricrescita dei capelli a far stare bene suo fratello.

Mi dispiace molto che lei viva questa angosciante situazione, per questo diventa fondamentale cercare un aiuto specialistico come suggerito. Se i medici del suo paese non ne sono capaci, cerchi uno psichiatra in città! Attualmente è l’unica cosa che può fare...

In bocca al lupo!

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#5]
dopo
Utente
Utente
Più passa il tempo, più mi pento di aver taciuto e retto il gioco a mia Madre, che non credo si renda conto della gravità della cosa e la necessità di agire.
Non passa attimo in cui non mi tornino in mente le parole scritte su quel foglio, la paura di non averlo più accanto è un pugno nello stomaco, non dormo più, ho solo una costante nausea. Avevo pensato di rivolgermi ad uno psicologo in città per poter parlare sia di mio fratello, sia di come poterlo aiutare al meglio, vorrei tanto portarlo con me ma si è chiuso in un silenzio aggressivo e rifiuta tutto.
Comprendo bene che sia difficile capire su che fronte muoversi tramite un consulto online, e per questo la ringrazio ancora per le risposte e il tempo datomi.
Un prodotto per capelli non sarà fine a se stesso, per quanto l'evento sia influenzato dalla soggettività della mia ottica, credo sia stato il colpo di grazia a monte di una lunga serie di cose. Il gesto del suicidio è stato il culmine tra i vari stati dell'umore in cui vive mio fratello, è passato dall'ansia al pianto, dalla sfiducia alla paura, a ricerca di conforto e rassicurazioni alla totale chiusura e aggressività che, appunto, lo ha condotto al folle gesto.
Mi sembra un brutto sogno senza fine. Spero di trovare forza e soluzione, perché mia Madre inizia a cedere e i suoi atteggiamenti sono controproducenti
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Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Signorina mi creda: lei sta soffrendo molto per queste dinamiche e <<<sperare di avere forza per...>>> la condurrà a stare sempre peggio.

È necessario agire (come lei stessa pensa sia giusto)

Ha descritto il suo paese, la sofferenza che vive suo fratello, la sofferenza che vive lei.
Occorre una soluzione. E mi creda, per quanta stima possa avere per i colleghi psicologi, in questo caso serve che lei si rivolga di persona ad un medico psichiatra e insieme decidere come agire. Se serve un ricovero si farà un ricovero.

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#7]
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Utente
Utente
Gentile Dottor Pizzoleo,
premetto che ho preso in considerazione le sue parole al pari di una guida, probabilmente l'unica in quei momenti, e per questo sono di nuovo qui a scriverle riguardo mio fratello sperando lei mi possa indicare la strada, ancora una volta.

Il 10 Gennaio mio fratello ha tentato il suicidio, come le raccontavo, e la situazione ha preso dei risvolti impensabili.
Subito dopo il tentativo di suicidio, mio fratello era ancora più chiuso, arrabbiato, triste e, potrei dire, cambiato. Non una parola, tanta rabbia, impassibile di fronte all'atto stesso arrivando a riderne con occhi vuoti, come se non fosse cosciente e, anzi, volesse rifarlo. In quei giorni la sua rabbia era focalizzata sui capelli e sugli effetti collaterali provocati dalla Finasteride e la Serenoa.
15-20 giorni dopo mio fratello ha iniziato ad avvertire delle scosse elettriche a mani e piedi, sensazioni di laccio emostatico a braccia e gambe. L'agitazione era raddoppiata, la rabbia incontenibile e sfociava in violenti scatti di ira. I dolori sono diventati invalidanti, continui. Non saprei dirle se siano stati la causa scatenante, ma più aumentavano le scosse, più mio fratello è sprofondato in crisi estreme di pianto, convulsioni, urla. Si dondolava, piangendo ed urlando, fissando il vuoto ma come se non riuscisse a guardare. Si raggomitolava, stringeva, erano urla di dolore, gli occhi spalancati, il fiato corto. Le crisi inizialmente duravano 2 o 3 ore, fino a durare anche 12 ore o di più senza mai smettere.
Non ho mai assistito ad un attacco epilettico, di schizofrenia o di qualsiasi disturbo fisico o mentale, ma mio fratello sembrava posseduto. Incontrollabile, ingestibile, tra le urla uscivano frasi come 'Gesù ti prego fammi morire', 'voglio morire'. Queste erano le uniche cose che diceva durante la giornata. Le 24 ore erano divise in 18 o più ore in crisi, le ore restanti erano fatte di silenzio, sguardo vuoto, sonno, parole scandite lentamente. Non si muoveva dal divano su cui era steso per il terrore delle scosse elettriche, abbracciava me e mia Madre, ci strofinava le mani anche 200 volte in un minuto, mi sembrava regredito ad un bambino di 4 anni e con voce dolce diceva 'mi dispiace tanto tanto per questo, ho tanta paura, ma non è stata colpa mia'. Sembrava quasi catatonico. Si addormentava con le carezze e dopo pochi minuti o ore si svegliava per una nuova crisi.
Anche il sonno era accompagnato da sensazioni vivide, come la testa che esplode, che scivola giù, sogni lucidi, paralisi del sonno, movimenti bruschi muscolari.
Quando capii, dai pochi discorsi che potevano essere fatti con lui, di pochi minuti e non semplicissimi, che già in passato aveva tentato il suicidio per la scelta dell'università, con un metodo più o meno simile all'impiccagione, ho ricordato le sue parole, Dottore, ed ho avuto una piccola conferma personale che, purtroppo, il suo gesto era veramente mirato ad un atto autolesivo. Mio fratello, come me, è vissuto in un contesto in cui la violenza è stata portata all'estremo in ogni forma, fisica e verbale. La figura di riferimento maschile, il Padre, è stata presente nel peggiore dei modi, mostrando la violenza riversata sugli altri. In questi mesi, parlando con mio fratello e cercando di dare una logica alle sue azioni, ho capito che è diventato la copia inversa di nostro Padre. Usa la violenza su se stesso per quello che gli altri fanno a lui, stando a quanto crede ovviamente. Inoltre, nel momento in cui i suoi piani vengono smontati, reagisce portando alla luce anche il minimo torto subìto anni prima, incolpando gli altri e affidando a loro la colpa delle azione che lui sceglie di commettere contro se stesso. In parole povere, credo si senta costretto ad atti estremi per colpa degli altri, non riuscendo a gestire le cose e nemmeno rendendosene conto. Ad esempio, da un lato incolpa mia Madre per non averlo controllato quel giorno in cameretta, ma dall'altro dice che erano giorni che lo pianificava e che lo avrebbe fatto in modo casuale a prescindere da tutto perchè 'così mi è preso' e che 'non so perchè l'ho fatto, non mi sentivo in me'.
Nel frattempo le crisi erano degenerate e le scosse elettriche, i dolori e le parestesie lo avevano quasi paralizzato, costringendoci ad un via-vai dal PS dove, sempre senza dire nulla per volere di mio fratello e mia Madre, fummo indirizzati in neurochirurgia, dove al massimo veniva sedato con alte dosi di Diazepam. Dopo RX, RM con e senza contrasto e scongiurata la paura di sclerosi multipla a causa di una lesione emersa dai referti, risultata poi di natura aspecifica, e dopo aver visitato 2 andrologi, 1 neurochirurgo, 2 neurologi, 1 endocrinologo e 1 epatologo, convinsi mio fratello a parlarne, dapprima con il neurochirurgo che ci accolse in PS e poi a rivolgerci volontariamente ad uno psichiatra.
Durante la prima seduta non ci fu molto feeling, e la mole di farmaci dati senza dare una effettiva diagnosi spaventò al punto da abbandonare. I farmaci in questione erano Mutabon Mite, Xanax e Dropaxin, presi tutti e 3 per 2 volte al giorno.
La sfiducia nei medici, presente da anni in mio fratello, peggiorava, e solo a metà Febbraio avemmo l'occasione di rivolgerci al Dirigente Medico del centro di Salute Mentale della nostra città, sperando in un intervento mirato e di coscienza.
Delusione totale.
Mio fratello non è mai stato seguito dallo psichiatra in questione, che ci ha invece rimbalzati dalla figlia, psicologa clinica. Gli furono prescritti Alprazolam e Daparox, che hanno portato una serie infinita di effetti collaterali e totalmente inascoltati dal medico. Mio fratello ha iniziato ad avere attacchi di mania, ideazioni sul suicidio costanti, vertigini, nausea, perdita di peso, alterazioni dell'umore, sedazione o iperattività, mioclonie, tachicardia e forti dolori muscolari con forte astenia. Il medico e la figlia erano come scomparsi se a chiamare eravamo io o mia Madre. La psicologa ha ammesso di aver sbagliato a 'capire', perchè pensava che 'gli fosse passato', mentre mio fratello manifestava sintomi e chiedeva apertamente aiuto per le sue manie suicida. Lo psichiatra gli ha detto che 'se lo vuoi fare, vattene in una stanza da solo e ti impicchi, altrimenti stai cercando attenzioni'.
Non sono nessuno per giudicare il lavoro altrui, e non voglio sbilanciarmi sul come la psicologa e lo psichiatra abbiano, a mio parere, soppesato male il caso di mio fratello, ma il fatto è questo: al momento mio fratello ha deciso di scalare ed eliminare i farmaci, ha interrotto le sedute con psichiatra e psicologa, è emotivamente e mentalmente instabile, dalla risata isterica si ritrova in lacrime, nutre forti sentimenti di rabbia, rancore, dispiacere e tristezza, ha dolori fortissimi a tutti i muscoli del corpo, legamenti e tendini compresi, più una forte astenia. Cercando su internet ha trovato la Fibromialgia, scoprendo che non è curabile. E' totalmente devastato mentalmente. Rifiuta altri medici, rifiuta di vedere un reumatologo, rifiuta un altro psichiatra. Dal ragazzo attivo che si divideva tra studio, palestra e musica, è diventato l'ombra di se stesso, costretto a letto e che, nonostante l'enorme volontà da lui impiegata, peggiora con la sua depressione. Si sente inutile, ha dovuto dire addio alla batteria, non riesce a fare un passo senza avvertire scosse, ha ancora gli effetti della Finasteride e della Serenoa aggravati dagli antidepressivi, ha dolori ovunque e manca di forza. Ha ammesso di non voler più vivere e di essere pronto a commettere il suicidio perchè in un corpo del genere non vuole viverci, ancor più per il senso di colpa di essersi procurato lui stesso questi dolori. L'odio verso i genitori è salito al punto di non parlargli più. Mio Padre è fuori dai giochi, mia Madre non capisce la situazione ed agisce come vittima. Mio fratello può contare solo su di me. Ogni giorno, ogni notte, è passata accanto a lui tra massaggi, domande e in cerca di soluzioni provvisorie per distrarlo o calmarlo.
I 2 neurologi da cui ci siamo rivolti si trovano a Napoli, dirigono la Prima e la Seconda clinica per la SM, il direttore della Prima clinica è anche il Presidente della Società Italiana Neurologi e, avendo capito lo stato emotivo in cui brancola mio fratello, gli propose un test ed un colloquio psicologico per capire che personalità ha ed indirizzarlo verso un percorso terapeutico. Ci consigliò quindi uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale che purtroppo non è uno psichiatra.
Dopo aver sudato abbastanza, ho convinto mio fratello a prendere appuntamento almeno un'unica volta con questo Professore.
Sono mesi di tanta apprensione e cedere alla disperazione non mi permette di ragionare con lucidità sul da farsi per mio fratello. Per lui farmaci, medici ed opinioni sono inutili. Ce l'ha con tutti e l'unica soluzione per lui è il suicidio. Gli ho fatto presente che, per il suo bene, sono pronta a richiedere un TSO, ma la sua risposta è sempre 'adesso non c'è di che preoccuparsi, lo so io quando sarà il momento'. Ride, e gli occhi sono spenti.
Le chiedo, quindi, c'è qualche probabilità che lo psicoterapeuta riesca a convincerlo ad andare da uno psichiatra per affiancare una cura farmacologica, e da un reumatologo per scongiurare la fibromialgia? La terapia cognitivo-comportamentale potrebbe dargli gli strumenti adatti per reagire o è necessario un altro genere di approccio? Tengo a precisare che, ad oggi, non è mai stata data una diagnosi circa la salute mentale di mio fratello, solo farmaci e tanti dubbi.

Spero in una sua risposta e le chiedo scusa per la lunghezza del messaggio.
Con Speranza
[#8]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
A questo punto credo che La soluzione ideale sarebbe il ricovero in un reparto di psichiatria dove potrà avere diagnosi e imparare a seguire terapie.
Al momento non vedo alternative valide data la complessità della situazione descritta.

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#9]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
completo consulto precedente. Chiedo scusa ma ero impegnato:
Un collega psicoterapeuta potrebbe puntare a motivare suo fratello a farsi ricoverare.

(...)La terapia cognitivo-comportamentale potrebbe dargli gli strumenti adatti per reagire o è necessario un altro genere di approccio?(...) si che potrebbe dargli degli strumenti e strategie ma IN QUESTO MOMENTO si dovrebbe puntare a motivare suo fratello al ricovero psichiatrico.

Se vuole mi aggiorni
Un caro saluto

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#10]
dopo
Utente
Utente
Non si preoccupi Dottor Pizzoleo, è stato fin troppo gentile a rispondermi dopo tanti mesi.
Immaginavo la sua risposta, ma da profana di questo mondo fatto di ricoveri e medicine, spero ingenuamente possa esserci una soluzione alternativa.
Ho paura che un TSO o un ricovero possano solo danneggiarlo ulteriormente, anche perché, visti i precedenti in fatto di medici, la fiducia è poca.
Dal canto suo, è solo un'ombra che non parla, quando lo fa, espone i pensieri in chiave negativa. O sei con lui, o contro di lui, e mi creda che basta poco per diventare un nemico ai suoi occhi. Questa mattina, ad esempio, dopo un'altra notte insonne accanto a lui, mi sono allontanata per scriverle il post precedente. Ore dopo l'ho trovato in camera a fissare il vuoto, con quell'espressione da 'bah'. Aveva forti dolori muscolari e ripeteva che 'non c'è via di uscita'. È bastato gli dicessi di aiutarsi oltre che farsi aiutare, per avere il cambio di atteggiamento. È in camera sua, non si è spostato di un cm. Se mi avvicino risponde in maniera passiva e quasi aggressiva, se chiedo 'perché rispondi così?', si arrabbia il doppio, digrigna i denti, sospira e si gira dandomi le spalle. Mia Madre, ADESSO, lo controlla entrando in camera, ma lui ha apertamente detto di non essere stupido, non userebbe lo stesso metodo per il tentativodi suicidio. Dichiara di essere 'malato mentale' per colpa degli altri, e che adesso sono i dolori fisici, presenti e passati, che non riesce più a reggere.
In questi mesi ho cercato di costruire una connessione con lui per evitare di lasciarlo emotivamente solo, sorvolando sulle sue incoerenze e azioni spropositate, e sono emersi dati importanti che durante le sedute con la psicologa non sono mai stati trattati. Da anni immagina scene in cui lui è morto, piange spesso guardando video di persone morte, tutto ruota intorno la morte come punizione e sollievo.
Ho paura che, anche questa volta, lo psicoterapeuta possa andare fuori strada, soprattutto perché ha un carattere molto complicato, è difficile parlare, capirlo e stabilire un'intesa con lui e queste cose potrebbero non essere discusse, per volontà o meno.
Da ignorante in materia quale sono, le chiedo, un ricovero differisce per tempi e condizioni dal TSO? Quest'ultimo so che di norma ha una durata di 7 giorni, ma dubito che sedazione e isolamento possano aiutare qualcuno. Sarebbe il caso di chiedere allo psicoterapeuta di indirizzarlo verso il ricovero o farà lui?
Mi sembra come se non ci siano cure definitive per mio fratello ed io debba rassegnarmi a vederlo con dolori, 'pazzo' o suicida.
È una situazione terribile.
[#11]
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo Psicologo, Psicoterapeuta 2,4k 122
Pensavo che sia lei che sua madre potreste voi 2 rivolgervi ad un collega psicologo psicoterapeuta per capire e sviluppare abilità che vi permettano di comunicare con lui senza che suo fratello sperimenti rabbia ogni qualvolta gli parlate di farsi aiutare e, nel contempo, magari apprendere strategie motivanti ad un ricovero che non deve essere necessariamente basato su farmaci sedativi.

È comune che in queste situazioni sia la famiglia a cercare aiuto per, come dice lei stessa: stabilire una migliore connessione comunicativa con il familiare sofferente. Es: se lei avverte paura costante per lui, questa paura suo fratello la avverte e si crea un circolo vizioso in cui saltano tutte le possibilità di una comunicazione utile per lui. Anche per questo è utile rivolgersi al collega. Ci siamo?

Un ricovero in psichiatria può essere di due tipi: AV = arrivo volontario (a cui verosimilmente bisognerebbe mirare) e TSO.

Ma ora prendete voi appuntamento con un collega. A voi due (mamma e figlia) servirà e indirettamente anche a suo fratello.

Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

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