Utente 357XXX
Da poco più di un mese mi frequento con un uomo quasi mio coetaneo con cui c'è stata da subito un'ottima intesa. Ci sentiamo tramite messaggi tutti i giorni, più volte al giorno, e ci vediamo una volta ogni 2-3 giorni. Passiamo insieme sempre momenti molto belli in cui ridiamo molto, scopriamo nuovi locali, visitiamo posti nuovi.

La settimana scorso mi ha rivelato di essere sieropositivo e di essere in cura. La notizia mi ha reso molto triste. In lui mi sembrava di avere trovato la persona che cercavo da tempo e sinceramente ero pronto ad investire le mie energie per costruire una storia seria con lui.

Ho passato una settimana carica di stress e tensione. Mi sono sentito combattuto tra l’affetto sincero che tuttora provo per lui e la mia paura delle malattie. Ho quindi parlato con il mio medico, ho cercato di informarmi, mi sono confidato con due amici.

Alla fine però ho deciso di continuare a vederlo semplicemente come amico e di evitare qualsiasi situazione in cui ci fosse un maggiore coinvolgimento affettivo (baci, abbracci, carezze). Ho pensato che fosse anche giusto fare lui partecipe dei dubbi e delle difficoltà che sto vivendo, sperando che lui mi comprendesse e mi rassicurasse in qualche modo.

Ieri pomeriggio gli ho parlato delle difficoltà che mi ha provocato la notizia che lui mi ha dato. Lui non ha capito immediatamente dove io volessi arrivare e ha iniziato a innervosirsi, a dirmi che non venivo al punto, che questa conversazione lo stava annoiando e che se ne voleva andare a casa. Poi mi ha detto che io sono una delle pochissime persone con cui si è confidato. Io mi sono ancor più sentito mortificato nel vederlo visibilmente infastidito e gli ho chiesto più volte di restare insieme la serata.

Lui mi ha detto che forse è meglio se gli scrivo quando gli voglio dire qualcosa di importante, visto che non riesco a farlo con le parole. Poi ha iniziato a ridere nervosamente ad alta voce, ad abbracciarmi con forza davanti alla gente e a prendere la mia mano in modo un po’ rude, creandomi un certo imbarazzo. Alla fine ha deciso di prendere il primo bus e tornare a casa. Io l’ho salutato e gli ho detto: Tu sai che le mie intenzioni e i miei sentimenti sono buoni e quindi non ho bisogno di giustificarmi .

Dopo ogni incontro lui mi invia un messaggio per dirmi che la serata è stata bellissima e che si è divertito tanto. Questa volta nulla. Solo questa mattina ho ricevuto un semplice messaggio di saluto a cui ho risposto con gentilezza.

A questo punto non so se ho sbagliato a parlargli. Io sto vivendo una situazione nuova e complessa che mi fa soffrire. Non capisco perché lui, anziché apprezzare la mia sincerità, abbia perso le staffe. Vorrei avere un consiglio da voi su come gestire questa situazione, capire se ho sbagliato in qualcosa, se ho mancato di tatto, se ho ferito il mio amico o se comunque è legittimo che io abbia dei dubbi, delle paure e gliele faccia presenti.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Lei ha fatto bene a manifestargli i Suoi sentimenti:
sta alla base di ogni relazione esprimere le proprie difficoltà e dubbi.
Ma altrettanto il Suo amico a dimostrarsi indispettito:
non è facile avere l'HIV e riuscire ad accettare le limitazioni che ciò comporta,
e dunque quando un altro ce le rispecchia
il fastidio è doppio,
e il suo amico ha "perso le staffe".

Non c'è colpa da parte di nessuno dei due,
è la situazione ad essere di per sè un po' più complessa.

dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
www.webalice.it/centrodipsicologia

[#2] dopo  
Utente 357XXX

La ringrazio della risposta dott.ssa. Un'ora fa ho sentito il mio amico tramite pochi messaggi. Mi è sembrato freddo e mi ha detto che non ha voglia di vedermi oggi. Io ho detto che ieri sono tornato triste a casa, ma lui sapeva già questo perchè mi aveva visto dall'autobus. Gli ho proposto di vederci giusto un secondo per lasciargli una cosa (volevo presentarmi con un mazzo di fiori), ma lui ha rifiutato ringraziandomi per il pensiero e dicendomi che sarebbe stato ancora più triste.

A questo punto io non so cosa fare. La situazione è pesante da gestire per me. Alle difficoltà oggettive si aggiunge anche l'atteggiamento di chiusura del mio amico. Lo conosco da poco, è vero, ma comunque mi sento legato a lui. Forse dovrei lasciare semplicemente passare il tempo. Tra le altre cose, non so nemmeno che tipo di rapporto potrei costruire con lui, tutto mi appare così confuso. So solo che mi sento pervaso da un senso di tristezza (e forse anche paura) e, in tutto questo, non posso contare nemmeno sulla presenza e sulla comprensione del mio amico.

Cosa mi consiglia di fare? Non voglio sentirmi un vigliacco che abbandona di fronte alle difficoltà, ma vorrei almeno ritrovare la mia serenità.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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"..non posso contare nemmeno sulla presenza e sulla comprensione del mio amico. .."
Tenga conto che potrebbe essere lui quello più in difficoltà, tra Voi due:
non si sa
da quanto abbia contratto l'HIV,
se stia seguendo un percorso psicologico per aiutarsi ad accettare un evento che cambia la vita,
quali aspettative aveva sviluppato su voi due...

"..mi sento pervaso da un senso di tristezza (e forse anche paura)...",
come sempre di fronte alla malattia.
Non se ne meravigli.

Dia tempo al tempo.
A Lei per fare i conti con maggiore serenità con quanto è accaduto,
a lui per lo stesso motivo.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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