Cosa significa ritrovare l identità

Sto affrontando un percorso di psicoterapia da due anni e siamo ormai arrivati a capire tutti i meccanismi che determinano i miei problemi di ansia sociale: vivo una costante "perdita del sé" per il fatto che da un lato ho il terrore di essere guardata perché mi sento inadeguata, dall'altra parte ho il desiderio di essere guardata. In questo contrasto mi perdo e quando sono in presenza di altre persone non percepisco la mia persona, è come se io non esistessi. Oppure se parlo mi sembra di recitare un ruolo e di avere una maschera. La mia psicologa dice che ciò succede perché io "mi perdo" e la mia identità " si perde". Ma cosa significa? Come faccio a essere in contatto con la mia identità? Ho una tremenda paura che qualcuno mi dica "Ma tu guarda questa chi si crede di essere" oppure che qualcuno mi odi se mi libero di tutte le mie paure e io sia veramente libera. Ho paura dell'odio degli altri e dell'invidia. Fondamentalmente perché sono molto sola, e desidero terribilmente avere degli amici, e ho paura che se mi comportassi per quella che sono poi, in tutta la mia "potenzialità" in fondo di amici non me ne faccio perchè mi potrebbero odiare. Insomma, ho paura della solitudine. Come si esce da una gabbia del genere?
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Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1.3k 66
Salve,

posso immaginare che con alcune concettualizzazioni si intenda dire che lei desideri essere se stessa e creare dei legami speciali, ma allo stesso tempo tema di poter essere vista e giudicata, portando con sé la paura di perdere le persone a lei care.

Per avere legami autentici e intimi è necessario essere se stessi ed esprimersi entro i giusti limiti. Essere se stessi ed esprimersi significa esporsi ed essere visti, potrà non piacere a qualcuno, ma è l'unico modo per poter piacere a qualcun altro, anche a chi può suscitare il suo stesso interesse.

Come si fa a essere se stessi, chiede giustamente. Si fa cercando di ascoltare i propri desideri e affrontando quelle paure che possono costituirsi come suoi freni. Si fa provando a esprimere i propri desideri, accettando gli inevitabili no senza scoraggiarsi, sapendo con fiducia che alcuni sì prima o poi arriveranno. È un processo complesso, che può svilupparsi nel tempo. Si fa piano piano, ogni giorno.

Mi sento di fare un'ultima riflessione leggendo il suo consulto. Nel mio modo di lavorare una psicoterapia non deve avere come obiettivo la spiegazione di tutti i meccanismi relativi al comportamento umano. Deve intervenire anche e soprattutto su un piano emotivo, altrimenti rischia di restare un ragionamento un po' riduttivo e forse anche un po' illusorio: l'idea di capire tutti i meccanismi di un problema, infatti, può sembrare assoluta e onnisciente.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis

Dr. Enrico de Sanctis - Roma
Psicologo e Psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico
www.enricodesanctis.it