Utente
Buongiorno a tutti,
Sono una ragazza di 21 anni che vive lontano dalla famiglia per necessità universitarie, anche se non credo sia questa lontananza la causa del mio malessere, ma certamente influisce.

È da un po di tempo (forse quasi un anno) che mi sento triste e molto ansiosa: la mattina non ho voglia di alzarmi dal letto, riuscirei a rimanerci anche fino a pomeriggio,
ma se lo facessi so che mi sentirei peggio a causa dei sensi di colpa.

Non riesco a studiare, mi sento sempre indietro rispetto agli altri ed evito di parlarne con i miei genitori perché so quali sono i sacrifici che fanno per mantenermi e non voglio deluderli, anche se so che il fatto di non dirglielo non significa che io non lo stia già facendo.

So che sembrerà strano, o almeno così dicono, ma non ho hobby e non c'è niente che mi appassioni davvero.

Mi sento una persona vuota: quando qualcuno mi chiede che cosa mi piace fare non so mai cosa rispondere, perché non mi piace fare niente.

Non mi sento bene con le altre persone, ho paura di fare brutte figure, di sentirmi a disagio, di fare o dire qualcosa di sbagliato, sempre.

Mi sento in imbarazzo quando esco di casa, ho paura di camminare in mezzo alla gente ed è ormai da mesi che non esco la sera per fare un giro con gli amici del mio ragazzo, perché io di amici non ne ho.

Ho le dita delle mani sempre rosse e gonfie perché non faccio altro che mangiarmi le pellicine, è un ossessione: se sono a letto e ne sento una non riesco a dormire fin che non la tolgo, ed è così molte situazioni.

Non riesco a stare da sola, cerco sempre di avere la compagnia del mio ragazzo: primo perché ho solo lui, e secondo perché anche solo pensarmi sola mi fa stare male.

So che sprofonderei nella mia tristezza, riuscirei a pensare solo a quello: sono sola, nessuno mi vuole, non son brava a fare niente, è meglio non uscire per non rovinare la serata agli altri, ma cosa sbaglio?

Penso troppo, sempre.

Penso a cosa dire, come dirlo, che parole usare, so che se usassi una parola piuttosto che un altra non capirebbero, ma non capiscono comunque, e soprattutto non danno lo stesso peso, forse ossessivo, che do io alle parole: per loro dire questo o quello è la stessa cosa, ma per me hanno due significati completamente diversi.

Ho paura che la mia vita non valga niente, che io non valgo niente.

Ma non riesco a parlarne: scrivere qui un messaggio anonimo, rivolto a persone che non vedrò mai e a cui non riesco a dare una forma è un conto, ma se mi trovassi davanti a qualcuno mi sentirei a disagio, sentirei un senso di vergogna perché avrei paura di sembrargli esagerata.

So che mi consiglierete di andare da uno psicologo, ma non è questa la risposta che vorrei: mi chiedo, può essere questa una forma di depressione?

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Dr.ssa Silvia  Greco

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Carissima,
La sua descrizione ben dettagliata riconduce a dei tratti depressivi, ma non sufficienti per porre una vera e propria diagnosi. Per far ciò è necessario prima analizzare una serie di elementi tra cui il mangiare le pelliccine in maniera quasi ossessiva.
Pertanto le consiglio di rivolgersi quanto prima ad uno Psichiatra per stabilire insieme il percorso da intraprendere.
Cordiali Saluti.

Dr.ssa Silvia Cosima Greco,
Psicologa Clinica e della Salute.
Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute