Sono depresso? non so cosa fare

Gentili Medici, spero di non essere di disturbo e che qualcuno riesca a trovare 5 minuti per rispondermi.
Cercherò di spiegare la mia situazione il più chiaramente possibile anche se questa è la mia prima, e spero ultima, volta.
Al momento non c'è la faccio più, davvero, sono esausto.
In sintesi la mia situazione momentanea è questa: 18 anni da poco compiuti; vado ancora a scuola e quest'ultima va piuttosto bene; non ho amici e non ne ho mai avuti; non ho una ragazza e non ne ho mai avute; sono incredibilmente timido ed asociale (ciò mi dà molto fastidio); vivo con mia madre e mio fratello che è autistico, invece mio padre se ne andato di casa quando avevo 6 anni.
Da piccolo stavo sempre solo e sono stato pesantemente bullizzato alle elementari e alle medie, senza che io avessi mai fatto nulla di male a parte essere un po' debole caratterialmente (se si può considerare come male).
Adesso non vengo più bullizzato, ma in compenso sono un fantasma, nessuno mi considera.
Mi sento solo e la cosa mi sta uccidendo.
Mi ero promesso qualche tempo fa che mi sarei impegnato per diventare più socievole, ma, ahimé, è scoppiata la pandemia e se già prima c'era la difficoltà di interagire con il prossimo adesso si è pure aggiunta la difficoltà che il prossimo non lo trovi perché è giustamente segregato in casa.
A peggiorare la situazione vi è anche il fatto che mi sono per la prima volta innamorato di una ragazza (il mio opposto, molto popolare e solare) che però non mi considera di striscio...dopotutto sono un fantasma.
La mia classe è l'unico "contatto sociale" che ho.
Tuttavia non ho un gran legame con i miei compagni, nonostante cerco sempre di essere gentilissimo e di rendermi utile, tant'é che in 4 anni non sono mai stato invitato a fare nulla, a differenza di alcuni miei compagni che, nonostante la loro maleducazione, grazie a delle "battutine" ben piazzate e un po' di carisma non mancano mai ad una festa.
Io non pretendo di essere come loro, ma pretendo di essere meno solo.
La situazione sta a poco a poco degenerando: sono passato dall'avere qualche dubbio allo sprecare interi pomeriggi piangendo come un verme.
Io ce la sto mettendo tutta per cambiare la mia vita ma nulla sembra funzionare e ciò non fa altro che deprimermi ancora di più.
Fino ad oggi non ho mai pensato di chiedere aiuto poiché sono sempre stato cresciuto con l'idea che tramite l'impegno e la fatica si possa fronteggiare da soli qualsiasi avversità...beh...questa volta non ha funzionato.
Ringrazio immensamente tutti coloro che mi risponderanno.
[#1]
Dr. Ferdinando Toscano Psicologo 139 9
Gentile utente,
alla sua età non è infrequente provare queste sensazioni e questo però, purtroppo, può farla sentire un po' meno solo ... ma non di certo le cambia, fattivamente, la situazione che la circonda.

Cerchiamo allora di capire insieme alcune cose, se le va.

Come mai, secondo lei, gli altri la considerano come un fantasma? Non mi risponda "sono timido" per favore, ma cerchi di scendere nel dettaglio, di capire puntualmente quali comportamenti che mette in atto/non mette in atto generano questa realtà.

Nell'attesa, le domando poi anche cosa le piace fare nel tempo libero.
I suoi interessi, le sue passioni ... quello che fa e soprattutto quello che non fa ma le piacerebbe fare ...

Resto in ascolto, o meglio ... in lettura.

Un caro saluto

Dott. Ferdinando Toscano
Psicologo

[#2]
dopo
Utente
Utente
Rispondendo nel dettaglio alla prima domanda: trovo assai faticoso interagire con il prossimo. Infatti ogniqualvolta desidero comunicare con una persona o un gruppo di persone mi sento fortemente frenato da una sensazione di angoscia e ansia che puntualmente mi fanno desistere dall'interagire con le suddette persone. Ad esempio: suona la campanella dell'intervallo, tutti si alzano ed iniziano a chiacchierare tra loro mentre io, come si può immaginare, resto da solo. Dunque, sentendomi un po' a disagio per il fatto che tutti conversano con qualcuno meno che il sottoscritto, mi guardo un po' attorno per vedere con chi andare a parlare. Ecco, nel momento in cui individuo il gruppetto con cui vorrei parlare scatta in me questa brutta sensazione che mi tiene incatenato al banco non permettendomi di alzarmi. Tuttavia certe volte riesco a superarla e ad interagire. DISASTROSO, questo è l'unico aggettivo che mi viene in mente. Mi approccio con un ciao a malapena pronunciato, peggiorato dalla mia esile voce, e poi...beh...il vuoto. Infatti quando sono con gli altri mi va in completa pappa il cervello e non so mai cosa dire. Allora provo a rompere il ghiaccio con qualche battutina ( battutine che non hanno mai fatto nulla se non generare un silenzio imbarazzante e qualche risatina falsa di pietà) o parlando dello stesso argomento di cui stavano parlando. Ora, rispondendo così anche alla seconda domanda, io mi reputo essere una persona abbastanza curiosa a cui piace la cultura in generale. Difatti mi informo su vari temi che spaziare dalla letteratura al cinema, dall'arte allo sport, insomma, mi interesso un po' di tutto. Purtroppo però questo mio grande interesse resta prontamente celato agli altri a causa del fatto che non riesco ad esprimermi davanti al prossimo. Non so perché ciò accada, forse ho paura di essere giudicato come uno sfigato, ma tanto già tutti lo sanno se consideriamo che sono quello che sta sempre solo e soletto in ogni tempo e luogo. Ed adesso...io ho parlato di quelle poche volte in cui si parla di argomenti generici in cui potrei anche abbozzare un dialogo, ma la maggior parte delle volte la gente parla di cose come il ragazzo/a che hanno incontrato alla festa di pinco pallino, il tipo di alcolico preferito, quante volte l'anno fatto in quel determinato mese ecc...
Insomma, tutte cose che riguardano le prassi sociali giovanili...almeno credo. Peccato che io di queste cose non so nulla e non so come fare ad informarmi, voglio dire...dopotutto non sono cose che puoi imparare leggendo un libro o guardando un film, son esperienze che vanno vissute in prima persona. Purtroppo io non so neppure da dove iniziare, sono completamente inabile.
Spero di essere stato chiaro, comunque grazie per la risposta.
[#3]
Dr. Ferdinando Toscano Psicologo 139 9
Gentile utente,
da quello che racconta è come se fosse in un circolo vizioso: da un lato, lei parte "sconfitto" dall'inizio, prima ancora di provare a socializzare, perché ci racconta della sua fatica a dialogare, ad aprire bocca, a iniziare una conversazione o a entrare efficacemente in quella già in corso. Dall'altro, il comportamento dei suoi amici, almeno per come racconta le dinamiche che vive, la esclude di fatto dalle interazioni sociali significative, lasciandola nell'ombra.
Sono due meccanismi che alimentano l'uno l'altro, più fa così, più gli altri fanno colà, e più lei a sua volta fa così.... e via via, in cerchio.

E' chiaro, a prescindere dalla buona o cattiva fede che anima i suoi compagni (mi corregga, ma mi pare di capire che non la trattino male "attivamente"... ma forse l'indifferenza fa più male delle botte...), che per interrompere il circolo vizioso serva probabilmente un cambio di passo da parte sua... dopotutto, è più facile "cambiare" il modo di porsi (e di viversi) suo o di tutto il resto della classe?

Lei pensa che forse questo atteggiamento dipende dal fatto che gli altri potrebbero considerarlo uno "sfigato". Ma lei come si considera? Non è che un po' "sfigato" si considera prima di tutto lei?

Se si, ecco, qui c'è una prima chiave di cambiamento su cui lavorare.
Lei ci racconta di essere un ragazzo che va "piuttosto bene" a scuola. Con degli interessi, delle passioni. Appassionato della cultura. Non la conosco, ma firmerei che è un ragazzo in gamba!!!
E allora, forse dovrebbe pensarlo un po' in più anche lei.

Ci racconta poi, oltre che di un background un po' "pesante" (penso al bullismo ma anche ad alcune difficoltà familiari che ci riporta), che si sente "atipico" perché certe esperienze "giovanili" l'hanno toccata finora poco o niente.

Ecco, io vorrei che lei abbia ben chiaro - seconda cosa su cui lavorerei - che la vita di migliaia e migliaia di ragazzi come lei si caratterizza per esperienze come quella che racconta: i suoi amici provano a convincerla (anche indirettamente), ma anche autoconvincersi, che la vita dei suoi pari-età sia feste, ragazze, sesso e chissà cosa... Ma è davvero così?
Per quel che ne so io, no. Per niente o molto poco.
E non tutti faranno tutto, ovviamente non ci sono premi per chi farà prima cosa, e soprattutto... ha una vita davanti per fare tutto quello che desidererà.
Vuoi vedere che un po' sfigati, dopotutto, siano i suoi amici???
Del resto, chi "tipo ok" andrebbe a dire quante volte va a letto con chi (sempre se vero, peraltro), o a dover rimarcare che ha bevuto quell'alcolico anziché quell'altro, e bla bla bla...

Le dico poi tre cose.
1. Lei è intelligente e si vede, e gli intelligenti sanno che a volte bisogna chiedere aiuto. I messaggi che lei ci manda sono un passo, l'altro sarebbe - glielo consiglio - di incontrare uno psicologo di persona affinché il/la professionista possa darle l'aiuto che serve un po' più da vicino e un po' più puntualmente di come possiamo fare noi qui.
2. La scuola può essere un tempo terribile, specie quando non si ha il feeling giusto con la propria classe... E d'altro canto, però... quanto le manca ancora? Poco più di un anno, forse? Vedrà che dopo, l'università, il lavoro o il percorso che sceglierà dopo... le daranno nuove possibilità, con nuove persone... e la musica potrebbe anche molto cambiare (nel frattempo, si faccia trovare preparato e "migliorato" nella sua autostima per le nuove relazioni che troverà!)
3. Le consiglio, infine, di coltivare interessi che la facciano, letteralmente, uscire. Lei parla di alcuni interessi, alcuni dei quali potrebbero essere anche coltivati in gruppi... E chissà di quanti altri campi ancora potrebbe interessarsi. Ecco, sarebbe bello e la aiuterebbe, secondo me, frequentare persone (anche di età un po' diversa, perché no), in associazioni/club/luoghi ricreativi ... con le quali essere se stesso possa essere per lei più semplice.

Quello che le auguro è di trovare maggiormente, anche con l'aiuto di un professionista, il "figo" che è dentro di lei ... e di non avere paura di farlo vedere agli altri. E chissà che qualcuna non resti pure abbagliata ^^ (solo se vuole e ai suoi tempi, perché niente è un "dovere" in questo campo) ;)

Resto a disposizione, un caro saluto

Dott. Ferdinando Toscano
Psicologo

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