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Il lutto può depersonificare una persona?

Buongiorno, la mia storia, per quanto breve, mi ha profondamente scossa.
Conosco un uomo di 30 anni e iniziamo una relazione a distanza (600 km).
Lui molto razionale e equilibrato.
Non cerca relazioni.
Io sensibile ma forte.
In rinascita dopo una convivenza disastrosa.
La nostra frequentazione sembra bellissima.
Parliamo e ridiamo tanto.
Nessuna maschera.
Sento di aver trovato una persona con i miei stessi valori e principi morali.
E per lui uguale.
Il mio arrivo gli ha fatto mettere in discussione tutti i limiti che si era imposto.
Mi presenta agli amici (mai fatto prima).

Dopo circa 1 mese, il suo papà giovane e energico, si ammala gravemente.
Una notizia terribile che mi ha dato ancora più voglia di stringerlo forte e di dargli ancora più certezze.
Da lì nelle settimane successive il nostro rapporto si intensifica (almeno credevo).
Con le altre persone lui parla del papà ma mantenendo la sua razionalità.
Con me privatamente giu la maschera.
Piange e mi confida le sue paure.
Mi presenta alla famiglia (mai fatto prima) Purtroppo in poche settimane.
Il papà si spegne come un fiammifero sotto gli occhi di tutti.
Io torno a casa mia.
Per sua ammissione dopo la morte del padre, sapermi a casa mia gli da sicurezza.
Son un pensiero lì in quel momento.
Non può e non vuole dedicarmi tempo.
Ciò che è rimasto della sua famiglia (la mamma e i fratelli più piccoli) ha bisogno di lui h24.
Capisco questo pensiero.
Provo a comprenderne anche il dolore.
Lo rassicuro che non ho paura e che voglio esserci.
Nei giorni successivi ci sentiamo meno del solito.
Condizione che comprendo e mi limito a rispettare.
Ciò che però non son stata in grado di comprendere è che nel sentirsi sempre meno, iniziano i suoi ripensamenti.
Mi mette in un limbo senza alcuna certezza di ritorno.

Ne discutiamo.
2 rette parallele che non si incontreranno mai.
Io giustamente lo invito a ricordare noi e i nostri momenti (pensando sia una cosa bella tra le cose brutte) lui giustamente vuole solo la sua famiglia.
Non sparisco.
Ci tengo a scrivergli ogni giorno che lo penso e che gli son accanto.
Lui sempre più distaccato e direi cinico.
Come se avesse perso se stesso insieme al papà.
Un altra persona.
A tratti me la prendo con me stessa per aver voluto definire una relazione nel momento forse meno indicato.
A tratti con lui.
Ho a volte la sensazione che il dolore subito sia in realtà (non voleva in fondo una relazione) un buon modo per allontanarmi rimanendo "pulito".
Ripete che prima era prima.
Ora la sua vita è altra cosa.

Ho la consapevolezza di non poter e dover fare nulla oltre ciò che ho fatto fino a ora.
Ma ho tanta confusione: può un dolore così grande cambiare i sentimenti che si provano?
Appena nati.
Ancora vivissimi.
Non traditi da nulla.
Può un dolore così grande farti scappare dalla persona con la quale parlavi di tutto senza maschera alcuna?

Ora siamo nulla.
Cosa potrebbe essere successo nella sua testa?
Perché ora si ho paura.
sia per il mio futuro che per la sua salute.
[#1]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,6k 331 211
Le suggerisco la visione di questo video, dove parlo appunto dei cambiamenti a cui le persone possono andare incontro quando attraversano eventi importanti o traumatici:

https://www.youtube.com/watch?v=iY2W5xCg0qc

(cliccare sul link e poi su "Ok")

Il lutto è una delle tipiche situazioni che possono far escalamare: "Non lo riconosco più!"

Dr. G. Santonocito, Psicologo | Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulti online e in presenza
www.giuseppesantonocito.com

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per questo punto di vista. Lo ho ascoltato attentamente ma continuo a vederlo lontano dalla realtà che vedo io. Io capisco e rispetto la sua confusione nell essere passato da figlio spensierato a capo famiglia. Capisco che ciò definisce le sue nuove priorità. Al posto suo farei uguale. Ma è vedere nella mia presenza un ostacolo che non comprendo. Non credo di non permettere a lui di occuparsi della sua famiglia se rimaniamo comunque nella vita l uno dell altro essendoci anche una distanza. Ma lui questo lo sostiene a gran voce. Lo devo rispettare ma non lo riesco a capire. Non parla di incapacità nel sorreggere ora la sua famiglia. Parla di dover occuparsi esclusivamente di questo a discapito di tutto. Non so definire la gravità di questa scelta. Se considerarla quasi opportunista e quindi tutelare la mia persona o comprendere che è giusto che sia successo oppure, peggio ancora, che stia tanto male da preoccuparmi che possa stare sempre peggio. Una persona che prima era amorevole con me ora è come se non fossi mai esistita. Un po fa paura.. Grazie per l ascolto
[#3]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,6k 331 211
Tutelare la sua persona è la priorità. Non è opportunismo, ma semplice autopreservazione. Se lui ha fatto questa scelta, per quanto incomprensibile possa sembrarle, deve in qualche modo rispondere a una logica. Ed è meno importante che lei si sforzi di capire tale logica, che lasciar passare del tempo e accettarla. Le relazioni bisogna volerle in due. E se siete destinati a stare insieme, chissà un giorno, dovrà essere perché entrambi lo volete. Non funziona, quando uno dei due si deve sforzare per tenere insieme una unione che l'altro non vuole.

Lei in questo momento vive sotto l'illusione che "se riuscissi a capire esattamente perché ha fatto quella scelta, potrei fargli cambiare idea".

Ma è un'illusione. Se son rose fioriranno e dovrà arrivarci da solo.

Dr. G. Santonocito, Psicologo | Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulti online e in presenza
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dopo
Utente
Utente
Ovvio.
Comprendo la sue parole e la ringrazio
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,6k 331 211
Prego,
Un saluto

Dr. G. Santonocito, Psicologo | Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
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