Utente 527XXX
Buonasera,

Ecco la mia storia clinica.

Uomo, 40 anni. Operato per ipospadia in età pediatrica. Mai problemi urinari fino alla fine del 2017 quando comincio a notare una elevata frequenza minzionale, bruciore e minzioni notturne.
Dopo visita urologica e uroflussometria (sotto i 9) mi viene suggerito intervento di meatoplastica. Mi si diagnostica stenosi (uretra finale, ma durante l’intervento con cistoscopia si evidenzia anche sclerosi del collo vescicale).
Soffro di sintomi di prostatite, che mi dicono secondarie allo problemi di stenosi.
Dopo intervento eseguo urocisto retrograda e minzionale, che conferma sclerosi e stenosi uretrale.
Prostata sempre regolare all’ispezione rettale.
Mi si consiglia altro intervento, che faccio a settembre 2018 (turbn).
Ad oggi, a distanza di 5 mesi dall’intervento, non noto significativi miglioramenti. Il flusso è sempre abbastanza debole, a tratti migliora ma si apre a spray. Sintomi da prostatite sempre presenti, acuiti dallo stare seduto per tanto temo (esempio in macchina).
Durante ultimi controllo in settimana scorsa l’urologo mi sottopone a cistoscopia, che evidenzia il collo ancora sclerotico e mi prescrive un farmaco (tamsulosina) per dilatarlo insieme a terapia antibiotica per 10gg per i sintomi di prostatite. Mi dice poi di fare il PSA tra 3 mesi (mai fatto finora).
Vi chiedo:
1. Possibile che dopo turbn la situazione non sia cambiata?
2. Perché adesso mi si chiede il PSA? Mi devo preoccupare?
3. È possibile che il problema sia di altra natura? Mio fratello soffre di dolore pelvico cronico. Per non parlare del punto 2, ma si sarebbe visto dagli esami finora un eventuale problema grave?
4. Cosa mi consigliate di fare se la terapia farmacologica non dovesse risolvere?

Grazie molte!

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Noi non siamo qui per giudicare la qualità degli interventi o le indicazioni di altri Colleghi, sta di fatto che se la minzione non è ancora libera, vuol dire che il problema persiste e deve essere risolto in qualche modo. Il farmaco consigliato tende a redere più compiacente il collo della vescica ed in base ai risultati ottenuti si potrà pensare cosa possa essere più utile per lei. Cetamente sarà però ilcaso di valutare a tempi non troppo brevi, diremmo almeno un mese. Il PSA è un marcatore dei tumori della prostata, il suo dosaggio inizia normalmente intorno ai 50 anni, a meno di appartenere alla razza nera americana od aver avuto in famiglia altri casi di tumore della prostata. Ogni specialista è poi libero di coltivare le proprie abitudini.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 527XXX

Grazie Dr. Piana per la celere risposta.

Continuerò senz’altroa strada proposta. Mi sono solamente un po’ preoccupato riguardo il PSA e il perché mi viene richiesto (quando finora mi è sempre stato detto che alla mia età non ha senso farlo).

Secondo voi una eventuale patologia tumorale sarebbe emersa dagli esami/interventi fatti (esplorazione rettale, cistoscopia, cistografia retrograda e minzionale, operazione turbn)? È un’ipotesi compatibile con il mio percorso e i miei sintomi?

Grazie

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Certamente se il Collega avesse riscontrato qualcosa di sospetto glielo avrebbe comunicato. Le ripetiamo che alla sua età le degenerazioni tumorali sono talmente rare da non essere prese in considerazione.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#4] dopo  
Utente 527XXX

Molte grazie, apprezzo molto la sua disponibilità.