E’ stato uno dei dieci termini più ricercati nel web durante il 2018, molti la stanno già seguendo, tutti ne parlano.

A dispetto di quanto il nome potrebbe far pensare la dieta chetogenica non è tossica, non è neanche iperproteica, si può protrarre a lungo nel tempo e chi la segue avverte un miglioramento generale del benessere e della performance. Il suo utilizzo documentato a fini terapeutici risale agli anni 20’ del secolo scorso dove si osservò che bambini affetti da crisi epilettiche trovavano immediato beneficio prima dal digiuno e poi da una dieta alimentare che riducesse drasticamente la quota di carboidrati ingeriti quotidianamente; negli ultimi vent’anni pur avendo contro numerosi nutrizionisti ha registrato un successo enorme in tutto il mondo come dieta dimagrante ed ha a suo sostegno una mole di ricerca scientifica.

Come funziona la dieta chetogenica

Se riduciamo drasticamente l’introito alimentare di carboidrati il deficit energetico che ne consegue sarà vicariato dalla quota di grassi di deposito o da quelli assunti con l’alimentazione; terminate le riserve organiche di glucosio essenzialmente concentrate nei muscoli e nel fegato le calorie necessarie al funzionamento dell’organismo verranno prodotte dalla scissione dei trigliceridi in corpi chetonici, carburante molto efficiente per tutte le attività metaboliche necessarie per la vita.Nel soggetto sano i corpi chetonici vengono quindi prodotti e consumati come energia pronta, mantenendo il livello degli stessi entro parametri fisiologici.

E’ evidente come il nostro metabolismo sappia adeguarsi a condizioni di carestia con i quali in passato l’uomo doveva confrontarsi frequentemente; infatti l’elemento essenziale perché si instauri il processo chetogenico è la mancanza di un macronutriente, cioè si attiva una condizione di chetosi se ci priviamo quasi del tutto dei carboidrati.

Benefici della dieta chetogenica

E’ un’alimentazione volutamente sbilanciata rispetto al classico protocollo mediterraneo ma si rivela decisamente efficace nel controllo di sovrappeso e obesità e di tutte le malattie ad essi correlate; seguendo un protocollo chetogenico ipocalorico è possibile in breve tempo perdere massa grassa viscerale risparmiando la massa magra muscolare e la sua efficienza metabolica. Questo calo è solitamente notevole, si raggiunge senza soffrire la fame e la compliance dei pazienti è altissima. La ricerca scientifica ormai da anni supporta la validità di questo protocollo nutrizionale e la dieta chetogenica è chiamata in causa anche come strumento terapeutico per numerose patologie, dall’ epilessia farmaco resistente alle emicranie a grappolo, per le cefalee croniche, la sindrome metabolica, la resistenza insulinica.

Si attendono ulteriori riscontri sperimentali ma è evidenza clinica come anche il diabete 2, il Parkinson e l’ Alzheimer possano trarre beneficio dall’attività metabolica dei corpi chetonici, in particolare sull’attività mitocondriale; anche in ambito oncologico è aperto un capitolo molto promettente perché diverse linee neoplastiche sanno utilizzare il glucosio come fonte di energia ma non i corpi chetonici.

Come si fa la dieta chetogenica

La piramide chetogenica diversamente da quella mediterranea vede al primo posto come consumo di nutrienti i grassi da fonti salutari che possono arrivare fino all’ 80% dell’introito calorico totale; le proteine sono rappresentate nella percentuale normale prevista per età, sesso e attività fisica del soggetto, da un minimo di un grammo per chilo di peso corporeo ideale a salire in funzione dell’attività fisica del soggetto.Questa grande quantità di grassi serve a compensare la quota di carboidrati che è estremamente ridotta, si parla di circa il 5% del totale calorico, condizione questa indispensabile per attivare il metabolismo chetogenico, 20-30 grammi di carboidrati totali al giorno è la quota massima consentita in un soggetto medio per ottenere un rapporto chetogenico ottimale; questi saranno rappresentati essenzialmente da nutrienti vegetali a basso indice e carico glicemico. Ridurre nel contempo a zero nutrienti come cereali, patate, frutta, comporta dei deficit nutrizionali che devono essere compensati con opportune integrazioni di vitamine, minerali e fibre pena un decadimento delle condizioni generali e il rischio di malnutrizione soprattutto se il protocollo chetogenico si protrae a lungo.

Quando evitare la dieta chetogenica

La dieta chetogenica è sconsigliata in gravidanza e allattamento, nell’ insufficienza epatica e renale, nel diabete 1, nell’ angina instabile, in caso di IMA recente, nella porfiria e in specifici deficit enzimatici.

Fasi della dieta chetogenica

Tranne i casi in cui la dieta chetogenica debba essere seguita a vita (come nel deficit della proteina di trasporto del glucosio GLUT-1 e il deficit enzimatico della piruvato deidrogenasi) o debba rientrare costantemente entro parametri costanti (cefalee, emicranie) si possono seguire dei protocolli chetogenici in cui si alternano dei momenti di “ricarica” di carboidrati per consentire all’organismo di recuperare la quota di nutrienti di cui è carente.

Anche dopo un periodo di chetogenica ipocalorica (i protocolli Low e Very Low Calories) raggiunto l’obiettivo desiderato, si dovranno reintrodurre i carboidrati secondo un schema graduale perché tornino ad essere la principale fonte di energia.Dopo un periodo più o meno lungo di dieta chetogenica e dopo averne apprezzato i benefici molti la continuano per mesi o anni e in ogni caso è difficile che si torni ad un protocollo mediterraneo classico preferendo invece un’alimentazione low carb style che escluda tutti i carboidrati raffinati e gli zuccheri aggiunti a vantaggio di quelli integrali e naturali.

https://www.mdpi.com/2072-6643/11/5/962/htm?fbclid=IwAR1IEZZFplLTtTnC7LVz2bNvll3SXAzcTh9eWSpKnQUiaJQ2EX5ABDk44Hg

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30959424?fbclid=IwAR3mKyAEQCHex4CdoOJO-Dbia4LR6a51-J3BHf2zGw8TcjUCCevX4-YRnFE

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