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Mens sana in corpore sano e... si rischia meno la demenza

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 23 agosto 2021

Oggi è divenuto un mantra dire che lo sport allunga la vita: su questa affermazione si sono da decenni imperniate ricerche ed analisi epidemiologiche, soprattutto per il binomio sport e anziani, che portano a concludere quanto l’attività motoria sia fondamentale per migliorare la qualità della vita.

L'attività fisica ritarda l'invecchiamento?

I ricercatori israeliani della Sackler School of Medicine dell’Università di Tel Aviv hanno dimostrato come l’attività motoria stimoli le cellule staminali dei muscoli rigenerandole e ritardando l’invecchiamento.

Oltre ad avere effetti benefici sulla salute in generale, una ricerca precedente [Physical activity reduces hippocampal atrophy in elders at genetic risk for Alzheimer's disease] condotta da J. Carson Smith della School of Public Health dell’Università del Maryland, aveva evidenziato che una moderata attività fisica può permettere, ai soggetti con aumentato rischio di sviluppare l’Alzheimer, per la presenza di APOE-ε4 al test genetico sul DNA, di preservare il volume dell’ippocampo, la regione cerebrale importante per la memoria e l’orientamento spaziale, che è la prima ad essere colpita dalla Malattia di Alzheimer.

Su questa falsariga si inseriscono i dati della nuova ricerca English Longitudinal Study of Aging (ELSA), comunicati il 26 Luglio 2021 [Session 1-HO-10] alla Alzheimer's Association International Conference (AAIC) da Natan Feter dell'Università Federale di Pelotas (Brasile), che appunto rimarca come l’attività fisica sia in grado di mitigare il rischio della demenza correlata all’età e paradossalmente, se il livello di attività varia da moderato ad alto, emerge che persone al di sopra di 80 anni sono a più basso rischio di demenza di ogni forma rispetto a soggetti inattivi fra 50 e 60 anni.

Questi reperti hanno un’importante implicazione sulla salute pubblica, essendo ben noto come il maggior fattore di rischio per ogni tipo di demenza sia costituito dall’età e come il comportamento sedentario sia in progressivo aumento fra i giovani e quanto gli anziani abbiano difficoltà a perseguire i livelli raccomandati di attività fisica.

Una ricerca dell’American College of Sports Medicine ha ribadito come siano sufficienti 90 minuti di attività fisica a settimana per ridurre il rischio di demenza in soggetti con declino cognitivo lieve.

Feter ha seguito 8270 partecipanti allo studio ELSA (età media 64 anni, 56% donne) fra il 2002 ed il 2019, che in base alle risposte a questionari validati sono stati classificati come inattivi oppure coinvolti in attività fisica di livello basso, moderato o elevato. Dalla comparazione con soggetti omologhi inattivi è risultato che in quelli attivi il rischio per ogni forma di demenza era ridotto anche per livelli bassi di attività fisica (OR, 0.30; 95% CI, 0.25 – 0.36) e ancora di più per livelli moderati o alti (OR, 0.13; 95% CI, 0.10 – 0.16).

Ciò che costituisce il più significativo reperto dello studio è che i soggetti di 80 anni ed oltre con attività fisica moderata o alta erano a più basso rischio di demenza di quelli inattivi di età compresa fra 50 e 69 anni. Analogamente, soggetti anziani che svolgono regolare attività fisica hanno minor rischio di demenza di adulti di 30 anni o più giovani ma inattivi.

Prevenzione demenza: sport, dieta e attività cognitive

Claire Sexton, direttore dei programmi scientifici della Alzheimer's Association, nel commentare la ricerca conferma il link fra attività fisica e ridotto rischio di demenza, dicendo che l’esercizio ha effetto benefico sul sistema cardio-vascolare e che ciò che fa bene al cuore fa bene alla testa.

Secondo Sexton, per strutturare strategie in grado di ritardare efficacemente il declino cognitivo e la comparsa dei sintomi di demenza è necessario integrare questi dati con studi clinici interventistici, che associno all’esercizio fisico altri fattori noti per ridurre il rischio di demenza, quali attività cognitive e dieta, come previsto nel progetto US Pointer già iniziato.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

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