Utente 270XXX
L'argomento è spinoso. Forse è una delle questioni su cui non si riuscirà mai ad addivenire ad una posizione condivisa.
Nonostante questo, da cittadino e ragazzo curioso, mi piacerebbe porre a voi medici alcune semplici domande. Ovviamente, ai fini del dibattito, sarebbe buona cosa se rispondessero sia medici operanti nella medicina "tradizionale" che medici "alternativi" (!!!)

1)Ai medici "alternativi", vorrei chiedere qual è il substrato etico/filosofico del loro operare. E cioè, se credono che la medicina alternativa possa essere un valido strumento di supporto a quella tradizionale (e quindi, se la medicina alternativa possa essere considerata "complementare") oppure se ritengono che la medicina ufficiale sia tutta da buttare, sia un maxi-complotto mondiale orchestrato dalle crudelissime case farmaceutiche, in cui TUTTI i medici rappresenterebbero la parte dei soldati pro-Big Pharma.
Agli "alternativi" vorrei anche chiedere cosa ne pensano delle tesi fantasmagoriche del loro collega G.P. Vanoli, che dal suo sito (www.mednat.org) conduce da tempo una crociata anti medicina tradizionale. Mi riferisco, in particolare, alle tesi secondo cui i vaccini sarebbero veleno in grado di provocare mutazioni genetiche e una sfilza infinita di malattie (depressioni, autismo, praticamente tutti i mali di questo mondo) oppure alla tesi secondo cui l'AIDS e il cancro sarebbero stati creati dalle case farmaceutiche per aumentare il mercato dei malati. Vorrei anche chiedere cosa ne pensano della cura omeopatica contro il cancro a base di bicarbonato, propagandata dallo stesso Vanoli

2)Ai medici tradizionali (spero sia chiaro il tono ironico, non è mia intenzione offendere), vorrei chiedere se si considerino plagiati dalle case farmaceutiche, se siano schiavi del denaro o antepongano le regalie da parte della Roche o della Bayer alla salute dei loro pazienti.
Vorrei anche chiedere quale sia la loro opinione in merito alle medicine naturali, cioè se ritengono che siano una truffa, oppure se, con maggior equilibrio, pensano che possano essere utili.

Spero in un dibattito vivace ed approfondito.
Buone feste.
Un ragazzo di vent'anni
[#1] dopo  
Dr.ssa Fabiana Contri
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Fortunatamente non siamo tutti automi e siamo in grado di fare delle scelte con la nostra testa in base al nostro buon senso e secondo il nostro vissuto e le nostre capacità. Probabilmente la domanda che ti devi porre oggi alle porte del 2010 è sono i medici in grado di curare tutte le malattie ?

Ora che questo scopo lo si raggiunga con le medicine convenzionali o con quelle definiamole così alternative o addirittura con un effetto placebo non è importante, l'importante è curare la persona malata.

Personalmente credo che c'è un grande proverbio che potrebbe essere messo in campo, "in medio stat virtus".
[#2] dopo  
Utente 270XXX

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Totalmente d'accordo con lei, dottoressa.
Il problema è che ci sono estremismi da molte parti..
[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania
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<<l'AIDS e il cancro sarebbero stati creati dalle case farmaceutiche per aumentare il mercato dei malati>>>

Anche nel 3000 avanti Cristo ?

http://www.senosalvo.com/storia1.htm
[#4] dopo  
Dr.ssa Fabiana Contri
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Putroppo per gli estremisti non ci possiamo fare nulla, vi sono da entrambe le parti, sono le eccezioni che confermano la regola!
[#5] dopo  
Utente 270XXX

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Molto interessante dr. Catania il suo link!
[#6] dopo  
Dr. Salvo Catania
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>>>>vorrei chiedere se si considerino plagiati dalle case farmaceutiche, se siano schiavi del denaro o antepongano le regalie da parte della Roche o della Bayer alla salute dei loro pazienti>>>

Ho chiaramente letto il tono ironico, e la mia risposta (senza alcuna offesa) è NO anche se la sua domanda mi sembra una bella provocazione pur se legittima e sicuramente in buona fede : a quali regalie vorrebbe riferirsi ? E non mi rivolgo ovviamente solo a Lei che pone la domanda ma al diffuso pregiudizio generato da interessi di parte. Non dimentichi che esistono non solo le case farmaceutiche che fabbricano farmaci tradizionali con enormi introiti, ma anche quelle che sponsorizzano le campagne NON CONVENZIONALI e rappresentate da veri colossi industriali che beneficiano di altrettanti guadagni. Ovviamente non mi importa sapere chi ci guadagni di più e la mia osservazione si riferiva solo agli "interessi" di parte di entrambi i versanti.

Non si è chiesto Lei piuttosto se SI CONSIDERI plagiato INCONSAPEVOLMENTE (perchè non in grado di discriminare) da tutta la spazzatura virtuale che circola sulla rete contro la medicina tradizionale ?
[#7] dopo  
Utente 270XXX

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Dottore,
la mia domanda era VOLUTAMENTE provocatoria, volta a stimolare il dibattito!
Ma, spero abbia letto il quesito rivolto ai colleghi "alternativi", anche quello conteneva una bella dose (pari, almeno secondo le mie intenzioni) di ironia e provocazione.
Ma, assolutamente, spero che nessuno si offenda. Veramente, non è nelle mie corde.

Certo che mi sono posto la domanda a cui lei fa riferimento, ed è proprio per questo motivo che ho cercato di stimolare il dibattito.
[#8] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Stia tranquillo che nessuno si offende, ma ovviamente posso parlare solo per me.
[#9] dopo  
20563

Cancellato nel 2010
> è proprio per questo motivo che ho cercato di
> stimolare il dibattito.

Ormai e' tardi perche' altri colleghi hanno gia' risposto, pero' ricordiamo che i dibattiti esulano dallo scopo istituzionale del sito e andrebbero proposti in sedi telematiche piu' opportune, forum o ng, ad es. sui ng. it.salute o it.scienza.medicina.

Medicitalia non e' concepito come un sito dove confrontare opinioni ma come sito dove fornire competenze concrete maturate nella pratica professionale.

Mi rendo conto che le discussioni possono essere piu' interessanti, ma rispetto alle finalita' del sito rappresentano uno strappo alla regola e come diceva san benedetto, "e' la Regola che mantiene il Convento".

Cordiali saluti e buone feste.






[#10] dopo  
Dr. Vincenzo Scrivano
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Anche se, come dice il Collega dr Bianchi, "i dibattiti esulano dallo scopo istituzionale del sito", poichè, sempre continuando a citarlo, "altri colleghi hanno gia' risposto", provo ad esprimere comunque il mio pensiero.

Ciò che dice la d.ssa Contri "l'importante è curare la persona malata", è indiscutibile; non si può argomentare su tale affermazione, perchè essa costuisce il fondamento stesso dell'etica medica. La stessa d.ssa Contri però, introduce un argomento importante, e pare lo faccia involontariamente, con una domanda retorica ("sono i medici in grado di curare tutte le malattie ?"), domanda che, invece, dopo un minimo di riflessione, retorica non si rivela affatto, perchè implica il fatto di aver già risposto alla domanda: che vuol dire "curare"?

A mio parere, è solo rispondendo a questa domanda che è possibile paragonare medicina "tradizionale" e medicina "non convenzionale"; e questa è una regola che vale non solo per il confronto presente, ma per qualunque confronto in qualsiasi campo. Cioè, prima si stabiliscono obiettivi e parametri di valutazione, e dopo si valuta. Ovvero, in altri termini, PRIMA si stabiliscono le regole del gioco e DOPO si inizia a giocare.

L'affermazione implicita contenuta nelle affermazioni esplicite della d.ssa Contri consiste nel fatto che la validità di una medicina può essere valutata dall'efficacia della cura; ma è per questo che dobbiamo stabilire cosa intendiamo per "curare" e quando riteniamo di aver avuto successo nell'avere "curato".

Anche per chi non esercita la professione del medico appare chiaro che il concetto che sta alla base del curare un'influenza è totalmente difforme da quello che costituisce la base della cura di un malato neoplastico terminale; e questo è la logica conseguenza della profonda differenza tra ciò che ci si aspetta dalla cura dell'influenza e quella somministrata a chi aspetta di morire per un male "incurabile".

E forse qui siamo arrivati al primo punto chiarificatore: spesso definiamo il malato terminale come affetto da un male "incurabile", ma definiamo "cure" (palliative sì, ma pur sempre "cure") i provvedimenti terapeutici che vengono comunque presi per esso.

Da un lato quindi vorremmo identificare l'esito della cura con la guarigione, per cui se non vi può essere guarigione il male è "incurabile"; dall'altro ci rendiamo conto che anche quando non possiamo guarire, comunque, "curiamo". E d'altra parte, il concetto delle cure palliative si applica anche all'influenza; escludendo il caso della somministrazioni di antivirali, non curiamo un bel nulla: l'influenza guarisce da sola. Gli antipiretici, i sedativi della tosse, etc. sono anch'essi cure palliative. Cure palliative che vengono somministrate aspettando la guarigione nel caso dell'influenza, aspettando la morte nel caso del malato terminale.

La domanda della d.ssa Contro sarebbe quindi retorica, con un chiaro "no" per risposta, se formulata così: sono i medici in grado di "guarire" tutte le malattie? No, non lo sono, nè lo saranno mai. La biologia terrestre si fonda interamente sul ricambio generazionale, e questo implica la necessità di morire, prima o poi, per qualcosa.

La risposta alla formulazione originale della domanda ("sono i medici in grado di curare tutte le malattie ?"), per quanto strano possa sembrare, è invece "sì". Certamente abbiamo una cura per tutte le malattie; ciò che manca non è la possibilità di dare una cura, ma solo quella di ottenere sempre, dalla cura, un risultato soddisfacente. Risultato che, per quanto detto sopra, non potrebbe comunque identificarsi sempre con la guarigione.

A questo punto, dunque, occorrerebbe stabilire quale sia il risultato che ci si prefigge, e verificare se esso venga raggiunto dalla medicina "tradizionale" e/o da quella "non convenzionale". E qui arriviamo al secondo punto chiarificatore: COME dobbiamo verificare di avere raggiunto il risultato?

Ammesso che si sia definito il come (tornerò più sotto su questo punto), è chiaro che, considerata la vastità delle entità nosologiche attualmente classificate, e la notevole diversità nella storia naturale, nel decorso, e nella prognosi, una disamina di tutti i possibili risultati è impensabile nel corso di un dibattito. Occorrerebbe esaminare la patologia, stabilire ciò che è realisticamente possibile ottenere, e verificare poi se le "cure" della medicina "tradizionale" e quelle della medicina "non convenzionale" ottengano il risultato sperato. E questo per ogni singola entità nosolgica.

Ciò che però si può fare è un ragionamento di carattere generale che può comunque condurre a conclusioni quantomeno logiche.

Innanzitutto, occorre notare che la medicina definita "tradizionale" da chi ha aperto il dibattito, di tradizionale ha ben poco. Se si ripercorre un pò di storia della medicina, ci si rende conto che nozioni rimaste immutate dai tempi di, poniamo, Galeno, praticamente non ne esistono. Ed anche nell'edizione dell'Introzzi in mio possesso, che sebbene non possa essere definito un trattato moderno, non risale certamente ai tempi di Galeno, le parti che conservano una certa attualità sono davvero poche.
Questa evoluzione delle conoscenze è tipica di tutte le discipline scientifiche (fisica, chimica, astronomia). ed è la colonna portante di ciò che chiamiamo "progresso". Pertanto, considerati l'assoluta mancanza di aderenza dei concetti ad una tradizione secolare, e l'evoluzione delle conoscenze analoga a quella delle discipline indiscutibilmente ritenute scientifiche, definerei questa medicina "scientifica", piuttosto che "tradizionale". E, coerentemente con il cammino seguito nel corso dell'ultimo secolo, altrettanto scientifica è la metodologia usata per le verifiche, che, tranne che nei casi di impossibile realizzazione, consta fondamentalmente delle sperimentazioni controllate in doppio cieco.

Le medicine che sono state definite "non convenzionali" spesso conservano immutate tradizioni millenarie (ad esempio agopuntura), o, anche se più recenti (ad es. omeopatia), non esibiscono un'evoluzione delle conoscenze paragonabile a quella delle discipline scientifiche. Non ho mai letto nulla su di esse che sia paragonabile ad una reale evoluzione delle conoscenze. Le ricerche scientifiche relative ai fondamenti di esse sono condotti non tanto per elaborare modelli, quanto per ricavare giustificazioni di un'efficacia data per scontata (ad esempio, il tentativo di identificazione dei meridiani con il decorso di tronchi nervosi, o la faccenda, per fortuna definitivamente tramontata, della "memoria dell'acqua").
I "lavori scientifici" che mi sono stati presentati come rappresentativi dello stato dell'arte hanno una struttura che di scientifico ha ben poco.
L'unico lavoro ben fatto che mi sia capitato di leggere su un farmaco omeopatico, pubblicato su Rheumatology nel 2001, non evidenziava alcuna differenza con il placebo; vi era da ammirare l'onestà intellettuale del primo Autore, strutturato presso il Royal London Homoeopathic Hospital.

Se nel corso dei secoli alcune discipline non hanno mostrato progressi significativi, e si è ritenuto di dover sviluppare un'altra disciplina che progredisse con metodi scientifici, la cosa avrà un motivo; mentre l'unico motivo di continuare a praticare ciò che non è stato suscettibile di progresso può risiedere solo in una forma di rispetto della tradizione. Pertanto sarebbero proprio le medicine "non convenzionali" ad essere "tradizionali".

E la validità del rispetto della tradizione è la tesi (a mio parere discutibile) che Paul Feyerabend espresse nel suo "La scienza in una società libera", dove egli tra l'altro sosteneva che l'apparente validità dei risultati della scienza "ufficiale" era conseguente al fatto di determinare gli obiettivi in maniera tale da farli collimare con i risultati.

E qui ritorniamo al punto iniziale. Per stabilire l'efficacia della cura, occorre prima enunciare ciò che si ritiene di voler ottenere, e poi verificare se l'obiettivo sia stato raggiunto.

A questo punto, il confronto tra le due medicine diviene concettualmente semplice, anche se quantitativamente oneroso; basta confrontare, per le varie entità nosologiche, quali obiettivi terapeutici ci si sia prefisso di raggiungere, e quali siano stati EFFETTIVAMENTE raggiunti; dove "effettivamente" vuol dire "verifica eseguita con criteri seri e rigorosi".

Fatte queste ricerche ed acquisite le informazioni, il dibattito per quel che riguarda la medicina può dirsi concluso; l'unico argomento che può restare materia di discussione è, seguendo Feyerabend, il peso della tradizione.

Ma questa non è più medicina
[#11] dopo  
Dr.ssa Fabiana Contri
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Oltre 8 milioni di italiani scelgono l’Omeopatia (Indagine ISTAT 2007 –“Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”-). ogni anno un numero sempre maggiore di cittadini vuole curarsi ed essere curato in modo naturale (negli ultimi 15 anni l’incremento di pazienti “omeopatici” è stato del 65%), fortunatamente non credo che siano tutti affetti da una comune forma di delirio. Il successo che le medicine non convenzionali stanno avendo è frutto di una Medicina che rispetta l’uomo, lo considera e lo studia nella sua globalità ed imprescindibilità mente-corpo, agendo sulle cause profonde della malattia e non solo sui sintomi, facendo ricorso a farmaci privi di effetti collaterali e di controindicazioni, ed è straordinariamente efficace in prevenzione. Il malato viene messo al centro dell’attenzione e non solo la malattia con i suoi sintomi. L’omeopatia se ne prende cura nel senso più completo e nobile del termine. Personalmente credo nell’integrazione tra Omeopatia ed Allopatia come forma di vera Medicina del futuro, in modo che il medico posso veramente avere a disposizione tutte le armi possibili per poter curare un individuo.
Dal mio punto di vista esistono moltissimi scritti scientifici sull’attendibilità dell’omeopatia, tra l’altro la stessa FNOMCeo nella conferenza di terni del Giugno 2007, ha riconosciuto la stessa omeopatia e l’omotossicologia (e con essa altre 7 medicine cosiddette “non convenzionali”) come medicine a tutti gli effetti, e non a caso praticabili unicamente da laureati in medicina e chirurgia.
Tra le molte centinaia di studi esaminabili facilmente on line voglio riportare l’elenco di alcune riviste in cui vi sono articoli condotti secondo metodologie sperimentali di qualità pubblicati, su 15 testate scientifiche internazionali non omeopatiche.

• Biomedical Pharmacotherapy
• British Journal of Clinical Pharmacology
• European Journal of Pharmacology
• Experimentia
• Human Toxicology
• Immunopharmacology and Immunotoxicology
• Inflammation Research
• Integrated Cancer Therapy
• International Journal of Neurosciences
• Journal of Pharmacology and Toxicology Methods
• Microvascular Research
• Nature
• Neuroreport
• Physica
• Rheumatologia

Dal sito www.Guna.it è possibile scaricare anche gratuitamente in formato pdf un libro dal titolo “Le evidenze scientifiche dell’efficacia di omeopatia e omotossicologia” in cui si fa riferimento anche agli articoli del piccolo elenco che ho riportato sopra.

Diciamo che ad oggi viene a cadere una delle critiche più comuni portate all’Omeopatia: non ci sono evidenze scientifiche della sua efficacia. Alla luce di questi lavori cade un altro classico caposaldo delle critiche all’Omeopatia: “funziona solo per effetto placebo, perché l’omeopatia è acqua fresca”. Sarebbe facile rispondere con un’altra domanda: l’effetto placebo è così evidente anche sugli animali? Eppure l’Omeopatia viene usata, e con successo in Veterinaria. Ma preferisco rispondere con il lavoro pubblicato a giugno su Pulmonary Pharmacology and Therapeutics, nell’articolo “Low dose oral administration of cytokines for treatment of allergic asthma” che ha dimostrato inequivocabilmente gli effetti biologici di bassi dosaggi omeopatici sul topo, affermare che l’effetto placebo funzioni sui topi sembrerebbe troppo azzardato, tra l’altro si hanno anche le evidenze dell’attività di diluizioni, preparate secondo la tecnica omeopatica, su cellule isolate.
Talvolta il movimento omeopatico viene attaccato sul fatto che una scelta terapeutica “alternativa” potrebbe sottrarre il paziente alla migliore cura possibile. Vero. Ma è vero anche il contrario: quante volte si è abusato di inutili e “dannose” terapie allopatiche quando le migliori soluzioni (documentate in letteratura) attengono all’intervento omeopatico? Per quanti protocolli terapeutici si è dimostrata quantomeno la non-inferiorità della cura omeopatica rispetto a quella convenzionale di riferimento, con in più l’assenza di effetti collaterali?
La considerazione da fare è un’altra: non esiste una metodica terapeutica che sia sempre e comunque efficace, o quantomeno sempre più efficace delle altre. Il medico moderno deve praticare la Medicina integrata, utilizzare cioè, a seconda del caso, l’Omotossicologia o la Medicina tradizionale, o perché no l’Agopuntura, avendo sempre presente nella propria memoria tre parole del giuramento di Ippocrate: “primum non nocère”.
[#12] dopo  
Utente 270XXX

Iscritto dal 2007
Gent.ma Dr. Contri,
le rinnovo il mio apprezzamento per l'equilibrio delle sue posizioni.
Da incompetente della materia, ciò che mi spaventa di più è la radicalizzazione delle posizioni e la chiusura nelle torri d'avorio del proprio sapere. E, come lei giustamente ha sottolineato nei suoi precedenti interventi, soggetti con queste idee esistono sia tra i medici tradizionali che tra gli omeopati. Penso ad esempio al CICAP, che spesso trovo sia una sorta di Tribunale dell'Inquisizione a guardia della tradizione. Furono proprio gli esperti del Cicap a dichiarare non superiore al placebo l'efficacia della medicina omeopatica.
Ma, sul fronte opposto, devo segnalare l'esistenza di omeopati che conducono vere e proprie crociate contro la medicina tradizionale, e questo secondo me è sbagliato perchè disorienta il paziente.
Ad esempio, cito il caso dei vaccini, su cui ho svolto un'indagine (per quanto sia incompetente, lo ribadisco!) accurata in quest'ultimo periodo. La teoria omeopatica alla base del pensiero antivaccinatore, ovvero la superiorità del terreno rispetto al germe, da cui poi discende una maggiore attenzione verso l'immunità aspecifica dell'organismo, non mi convince completamente. Questo concetto di immunità aspecifica mi pare veramente troppo generico, e soprattutto non è garanzia di un'immunizzazione specifica contro agenti patogeni estremamente pericolosi. In fondo, è facile discettare sulla prevenzione dell'influenza, ma se stessimo parlando di virus molto più pericolosi, vorrei vedere alla prova dei fatti quanti si fiderebbero di un'aspecifica immunità.

Per il resto, i dati da lei citati sulla diffusione dell'omeopatia non credo lascino spazio a dubbi. Sicuramente la medicina è efficace, è da folli credere che milioni di persone siano condizionate dalla fantasmagoria di una "pozione magica". Dal mio punto di vista, si tratta di tentare da parte di voi medici di superare gli steccati e PARLARSI, DIALOGARE. Lei mi convince molto perchè si pone nei confronti di un problema così grande con un atteggiamento aperto al confronto. Mi spaventano di più, invece, i suoi colleghi omeopati (e ce ne sono, non creda!) che urlano continuamente al complotto della medicina ufficiale. Che poi, potrei sbagliarmi, ma ragionando cum grano salis mi risulta difficile credere all'esistenza di poteri occulti che a tavolino controllano il mondo. In fondo, anche quando si parla di case farmaceutiche, secondo me si fa spesso l'errore di "personificare" queste entità, quando in realtà si tratta di sistemi complessi composti a loro volta da migliaia di persone (manager, medici, biologi, scienziati) con una testa liberamente pensante.

Spero in altri interventi!
[#13] dopo  
Utente 270XXX

Iscritto dal 2007
Se posso ampliare il dibattito, mi piacerebbe condividere qualche considerazione sulla psichiatria.
Perchè, se c'è una specializzazione della medicina tradizionale che andrebbe messa in discussione, a mio parere quella è la psichiatria. O, perlomeno, mi riferisco ad un certo modello di psichiatria "biologista" che sembra sempre di più affine alle fredde neuroscienze più che ad un'arte umana del prendersi cura di una persona.
Continuo a chiedermi come si possa trattare una materia così oscura, misteriosa, ma allo stesso tempo affascinante quale lo "psichico", alla stessa stregua di un apparato locomotore . E cioè, possiamo anche assumere che un disturbo psichico sia legato ad una carenza di determinate sostanze nel cervello, ma non si può ridurre lo "psichico" alla materia cerebrale, secondo me. Lo psichico secondo me è molto di più. Mentre invece mi pare si stia diffondendo una sorta di "americanizzazione" della psichiatria, con quel simpatico manualetto che cerca di catalogare un disturbo sulla base di determinati sintomi, ignorando che ogni persona abbia un vissuto personale ed irripetibile.
[#14] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Lodevolissimo e da apprezzare il suo tentativo di annullare gli steccati, ma su

>>>Spero in altri interventi! <<<

Le abbiamo già spiegato più volte perchè questa sua speranza abbia scarse possibilità di essere soddisfatta
sul nostro sito esulando dalle sue finalità(*). La rete è senza confini e potrà senz'altro trovare siti specifici con tali obiettivi. Non si perda d'animo e vada avanti in considerazione della sua provata determinazione.

(*) Non sono previsti consulti "per soddisfare curiosità personali" su argomenti generali.

http://www.medicitalia.it/02it/guida-consulti.asp
[#15] dopo  
Utente 270XXX

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Dottor Catania,
ho buona memoria! Ricordo i vostri richiami al regolamento.
Ma come avrà potuto notare, ho risposto ad un intervento della dr.ssa Contri che ha vivificato la mia vis polemica.
La rete è senza confini, ma anche la mia "provata determinazione" stenta nel trovare siti con così tanti medici bravi e disponibili.

[#16] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Bene ( e grazie per l'apprezzamento) ma ora che abbiamo chiarito, credo che si possa concludere qui questo post che non può ,per le ragioni suesposte, soddisfare la sua richiesta.

Cordiali saluti
[#17] dopo  
Dr. Vincenzo Scrivano
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Cara d.ssa Contri,
tornando a casa stasera ho trovato il Tuo post, e non ho resistito alla tentazione di replicare (il dr Bianchi non me ne vorrà, spero). Ho però avuto pochissimo tempo per attingere alle fonti che hai citato. I riferimenti sono numerosi, e poichè essi, a loro volta, contengono ulteriori riferimenti, occorrerebbero mesi per verificare tutto con calma.

Mi sono così limitato a scaricare la pubblicazione in formato PDF che citi, notando che i riferimenti in "overview sugli studi clinici controllati sull'uomo" riguardano prevalentemente sindromi (ad es. sindrome influenzale - flogosi delle vie aeree superiori) o sintomi (diarrea - vomito). Ho scelto allora un lavoro che riguardasse una condizione un pò meno generica (l'insufficienza cardiaca, che comunque sempre sindrome è), e che fosse disponibile in versione integrale sul Web: Efficacy of a homeopathic Crataegus preparation compared with usual therapy for mild (NYHA II) cardiac insufficiency: results of an observational cohort study.

Ciò che posso dirTi al riguardo é che il lavoro è uno studio osservazionale sequenziale, non randomizzato e non controllato in doppio cieco. La patologia su cui vengono provati i trattamenti è, come detto prima, in realtà una sindrome, e non un'entità nosologica definita; sebbene tra le covariate siano considerate le cause della sindrome, gli aggiustamenti tramite propensity scores non risolvono il problema se non conosciamo la dispersione dei parametri nelle singole patologie
Nei lavori scientifici che riguardano l'efficacia terapeutica, la "malattia" dovrebbe sempre venire inequivocabilmente inquadrata; qui vengono confrontati sintomi uguali presenti in malattie diverse, e trattati con una terapia comune.

Questa è l'obiezione che posso avanzare su uno dei lavori estratto a caso dal folto gruppo proposto; nè il fatto che il referee dell' European Journal of Heart Failure abbia comunque accettato il lavoro per la pubblicazione può cambiare la sostanza delle cose.

Avrei poi altre due perplessità da esprimere. La prima riguarda l'effetto placebo

Se l'effetto placebo è un effetto in qualche modo "terapeutico" indotto da sostanze prive di attività farmacologica PER DEFINIZIONE, come facciamo a distinguere l'effetto placebo dalla cura omeopatica quando vengano usate diluizioni alle quali, praticamente, non vi è più principio attivo? Questo potrebbe essere fatto solo in un modo: dimostrando l'attività FARMACOLOGICA del farmaco omeopatico.

La seconda riguarda il fatto che la crescente popolarità dell'omeopatia ne dovrebbe in qualche modo comprovare l'efficacia. Di solito, le due cose ("popolarità" e validità) non sono correlate. Possiamo prendere ad esempio l'oroscopo, la magia, gli integratori alimentari che dovrebbero aumentare la massa muscolare senza esercizio fisico, Microsoft Windows...

Personalmente (non solo in medicina, non solo in ambito scientifico) il fatto che qualcosa sia prediletto dalle masse è per me un ottimo motivo per volgere lo sguardo altrove. Ma questa è una scelta strettamente personale

[#18] dopo  
Utente 270XXX

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Dottore,
non sono la dottoressa Contri (a cui lei si è rivolto) nè tantomeno un medico, quindi non mi permetto di commentare la parte del suo intervento in cui fa riferimento alla metodologia delle statistiche.
Tengo a precisare che non sono sostenitore a priori di nessuna delle due tesi, altrimenti non mi sarei proposto di aprire un dibattito con lo scopo di TENTARE di rimuovere gli steccati.

Solo che il suo paragone tra l'omeopatia e l'oroscopo mi sembra un po' improprio : insomma, una persona sarà pur in grado di percepire l'effetto di una sostanza. Se non fosse efficace, non credo che la riassumerebbe.
E' stata citata la magia, anche se è off-topic (in realtà, secondo le vostre SEVERE regole, lo sarebbe tutta la discussione!), vorrei dire che Jodorowsky fa cose particolarmente interessanti.....
[#19] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Gentile amico utente,
sin qui le ho dato delle risposte per pura cortesia quando per le regole più volte citate anche in altri post e anche con mail privata, mi sarei dovuto limitare a respingere entrambe le sue richieste in tempi successivi..

Ripeto non l'ho fatto per mera cortesia e non vedo perchè Lei prenda al balzo l'occasione per intervenire: non mi sembra corretto da parte sua approfittare della disponibilità e professionalità (tra l'altro gratuita altrui)

Noi abbiamo un sistema interno ( e non c'è nulla di poco trasparente) per discutere i casi tra i medici che non è visibile agli utenti.

Evidentemente il dr. Scrivano non ha attivato questa procedura e Lei adesso può leggerla.
Ma come avrà BEN verificato si tratta di una risposta
alla dr.ssa Contri e non a Lei.

Quindi adesso la prego di non replicare più o chiederò allo staff di oscurare tutti i suoi consulti, compresi i precedenti.
[#20] dopo  
Utente 270XXX

Iscritto dal 2007
Non credo di "APPROFITTARE" di nessuno, se è questo che vuole intendere.
Ora mi dica pure che ho violato le regole di questo sito (e me ne scuso), ma darmi dell'approfittatore mi sembra veramente un'accusa gratuita da parte sua. Semplicemente, cercavo di capire.
Visto che si trattava di una discussione da me aperta (e quindi di un argomento a cui ero evidentemente interessato), mi sono semplicemente limitato a fare una piccola osservazione a quanto scritto dal Dr. Scrivano.
Concludo semplicemente dicendole che negarmi il diritto di replica e addirittura minacciare di far censurare i miei consulti per un'innocua richiesta non mi sembrano atti particolarmente democratici.
Ripeto, avrò pure violato le regole, ma semplicemente l'argomento mi sembrava molto significativo ed avere l'opportunità di discuterne con medici che ci mettono la faccia mi sembrava ghiotta. Mi permetto di dire che non condivido questa estrema rigidità, ma comunque questa non è casa mia e quindi mi adeguo.
Ora faccia pure come crede, da parte mia sicuramente non c'è nessun livore nei suoi confronti, non so da parte sua, anche se probabilmente rileggendo il suo primo intervento in questa stessa discussione qualche dubbio mi viene.

In ogni caso,
PER ME LA QUESTIONE SI CHIUDE QUA.
[#21] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Si mi sembra il momento giusto e ne approfitto dello spazio per confermarle che anche da parte mia non ci sia alcuna ragione...di livore, ma solo la necessità di rispettare delle regole,che si possono anche non condividere come le avevo però già espresso altrove.

Tanti cordiali saluti.