Quando la prostata aumenta di volume: l’ipertrofia prostatica benigna

Giovanni BerettaL’ipetrofia prostatica benigna è una patologia dovuta all'aumento di volume della ghiandola prostatica che “allargandosi” comprime l'uretra, cioè il canalino da dove esce l’urina, e questo può comportare un flusso di urina all'esterno disturbato e ridotto.
Articolo a cura di .  Pubblicato il 28/05/2010, cliccato 65353 volte.
 

L’ipetrofia prostatica benigna è una patologia dovuta all'aumento di volume della ghiandola prostatica che “allargandosi” comprime l'uretra , cioè il canalino da dove esce l’urina, e questo può comportare un flusso di urina all'esterno disturbato e ridotto .

La causa principale di una ipertrofia prostatica benigna si può considerare l'età, infatti con l'avanzare degli anni la ghiandola aumenta di volume (anche fino a 2-3 volte). Si sa che la causa precisa di questo “problema urologico”, molto diffuso negli uomini dopo la mezza età, non è ancora ben conosciuta, ma questo aumento è probabilmente legato alle variazioni dell'assetto ormonale che avviene con l'andropausa  con la conseguente riduzione del testosterone ed il rialzo del tasso di estrogeni in circolo e questo sbilanciamento scatena l’aumento della componente  fibro-muscolare della prostata. Altre cause sono state ricercate in particolari stili di vita, generalmente chi vive in ambienti “rurali” sembrano essere i più “protetti”, elementi di famigliarità.

Il primo sintomo di una ipertrofia prostatica è la difficoltà ad urinare o la sensazione di non aver svuotato per bene la vescica. L'incompleto svuotamento della vescica porta il bisogno di urinare più spesso del normale (pollachiuria) e specie durante la notte (nicturia). Possono comparire anche gocciolamento di urina quando si è finito di mingere (gli anglofili lo chiamano terminal dribbling) e il bisogno urgente di urinare con dolore e bruciori (disuria), a volte con piccole perdite involontarie di urina (incontinenza). Se questa situazione clinica viene trascurata si può determinare una ritenzione cronica dell’urina con secondarie infezioni e calcolosi della vie urinarie.

Come valutare la situazione, cioè fare la diagnosi

Il primo passo per arrivare alla diagnosi e verificare la presenza di un’ipertrofia prostatica benigna è la visita urologica che prevede anche l'esplorazione rettale. Già da questi primi passi si può vedere se la ghiandola è “ingrandita”. Altri esami utili alla diagnosi sono poi gli esami ematochimici per valutare la funzionalità renale ma soprattutto il dosaggio del PSA (acronimo inglese per antigene prostatico specifico) che appare generalmente aumentato nei soggetti con ipertrofia prostatica  benigna. Altra indagine importante è l’esame delle urine con eventuale urinocoltura (per accertare la possibile presenza di una infezione delle vie urinarie). Subito a ruota possono essere indicate anche un'ecografia prostatica , vescicale e renale ed infine anche la valutazione diretta del getto urinario tramite un esame semplice e non invasivo che è l’uroflussogramma registrato o uroflussimetria.

Cosa fare, cioè quali terapie ci sono.

In presenza di un’ipertrofia benigna della prostata vengono indicate diverse terapie che possono comprendere i farmaci come la Finasteride o la Dutasteride che contrastano gli effetti negativi degli androgeni (gli ormoni maschili) sulla prostata. Altra classe di farmaci usati sono gli alfa-litici (come l’Alfuzosina, la Terazosina e Tamsulosina) in grado di rilassare soprattutto i muscoli del collo vescicale e della vescica, migliorando cosi il passaggio dell'urina attraverso l’uretra.

Se l'ipertrofia determina una sintomatologia fastidiosa , continua e le terapie farmacologiche non portano ad un miglioramento significativo della situazione clinica determinatasi, può essere indicato allora  il trattamento chirurgico, attualmente  eseguito  per via endoscopica. Oggi si utilizza, quando possibile, una tecnica che prevede l’introduzione di un piccolo cistoscopio contenente una fibra laser a luce verde che sotto visione endoscopica è in grado di vaporizzare il tessuto prostatico trasformandolo in tante “bollicine”. I vantaggi  si possono così sinteticamente riassumere: uso di strumenti piccoli, quasi assenza di sanguinamento durante e dopo la procedura endoscopica, rimozione precoce del catetere vescicale.

Le terapie alternative , sempre da usare nelle fasi iniziali dell’ipertrofia, sono ad esempio i fitofarmaci come la  serenoa repens, prodotto estratto dal frutto di una palma americana , il pigeum africanum, estratto dalla corteccia di un albero che proviene dall’Africa, oppure i prodotti estratti dall'ortica,  il licopene, fattore antiossidante estratto dal pomodoro ed infine i semi di zucca perché ricchi di zinco, un elemento importante per la “salute” della prostata.

Infine ricordarsi sempre che, in presenza di una ipertrofia prostatica,  può essere utile seguire alcune indicazioni dietetiche specifiche che solo l’urologo può consigliare in modo preciso e mirato oltre a altre misure più generiche come ad esempio evitare alcol, fumo di sigaretta e caffeina; tutte queste “sostanze” contribuiscono a scatenare importanti disturbi del normale svuotamento vescicale.


 

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