Nato il primo bimbo da trapianto d’utero

Dr. Marcello SergioData pubblicazione: 07 ottobre 2014Ultimo aggiornamento: 04 dicembre 2014

E’ stata pubblicata ufficialmente ieri sulla rivista scientifica Lancet la notizia della nascita del primo bimbo da trapianto d’utero.

Una donna di 36 anni era stata sottoposta a trapianto d’utero nel 2013.

Il trapianto di utero è usato per trattare donne senza utero o con un utero non funzionante. Si era già cercato 11 volte in tutto il mondo di portare a termine una gravidanza con un utero trapiantato, ma fino ad ora non si era riusciti ad arrivare alla nascita di un bebè.

La paziente era nata con assenza congenita dell'utero, conosciuta come sindrome di Rokitansky. E’ stata sottoposta ad un trapianto di utero da una donna in post-menopausa di  61 anni, che aveva già due bambini.

Ha avuto la sua prima mestruazione 43 giorni dopo il trapianto. Ha continuato ad avere le mestruazioni regolarmente ogni 26-36 giorni (in media ogni 32 giorni).

La paziente è rimasta incinta 1 anno dopo il trapianto, dopo il suo primo trasferimento singolo di embrione. Ha poi iniziato a prendere farmaci immunosoppressivi (tacrolimus, azatioprina e corticosteroidi), che ha continuato per il resto della gravidanza.

La flussimetria fetale è stata normale per tutto il decorso della gravidanza.

A 31 settimane e 5 giorni di gestazione, la paziente è stata ricoverata in ospedale con preeclampsia. La frequenza cardiaca del bambino era anormale e il bambino è nato con taglio cesareo 16 ore più tardi.

Il peso alla nascita del bambino era normale per l'età gestazionale (1775 g) e i suoi punteggi Apgar erano 9 e 10.

La madre è stata dimessa dall'ospedale il terzo giorno  e il bambino è stato dimesso in buona salute in decima giornata. Entrambi stanno bene.

La notizia apre a diversi spunti di riflessione di tipo medico ed etico. Sicuramente, come concludono gli Autori, apre la possibilità di trattare molte giovani donne di tutto il mondo che soffrono di infertilità uterina. Inoltre si è dimostrata la fattibilità di avere un donatore vivente anche in post-menopausa.



Autore

marcellosergio
Dr. Marcello Sergio Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1988 presso la Sapienza roma.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 40414.

2 commenti

#1
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Una cosa non mi è chiara: i farmaci immunosoppressivi le sono stati somministrati, ritengo, immediatamente dopo il trapianto e poi durante tutto il periodo della gravidanza.
Mi chiedo: senza alcun effetto sul feto?
Grazie

#2
Dr. Marcello Sergio
Dr. Marcello Sergio

Grazie per l'interesse.

Come riportato nello studio, il trattamento con immunosoppressori "was continued throughout pregnancy. She had three episodes of mild rejection, one of which occurred during pregnancy. These episodes were all reversed by corticosteroid treatment.".

D'altro canto la scheda tecnica stessa del farmaco tacrolimus recita "A causa della necessità di trattamento, tacrolimus può essere preso in considerazione nelle donne in gravidanza quando non esiste nessuna alternativa più sicura e quando i benefici percepiti giustifichino il rischio potenziale per il feto. In caso di esposizione in utero, è raccomandato il monitoraggio del neonato per controllare i potenziali effetti avversi di tacrolimus (in particolare effetti renali). Esiste un rischio di parto prematuro (<37 settimana) come anche di iperkaliemia nel neonato, la quale comunque si normalizza spontaneamente."
Stesso discorso vale per l'azatioprina, dove è giustificato un uso quando il beneficio supera il rischio. L'uso dei corticosteroidi, come detto nello studio, è stato fatto per limitare gli effetti collaterali dei precedenti.
Un saluto


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