La matematica dell'epidemia Coronavirus: unica luce per uscire dal tunnel di ignoranza e di paura

Dr. Antonio ValassinaData pubblicazione: 26 febbraio 2020Ultimo aggiornamento: 05 marzo 2020

Sondaggio su informazioni sulla salute, servizi online e Medicitalia.it Partecipa

La matematica dell’epidemia ai tempi del Coronavirus

In questa epoca di ignoranza e di paura delle malattie, a causa della scarsa informazione e formazione garantita dal nostro sistema scolastico, l’epidemia di Coronavirus ha scatenato ondate di panico e comportamenti assolutamente non civili e non degni di un Paese ricco di umanità e cultura come l’Italia.

La scintilla dell’Illuminismo e quella della Ragione hanno avuto origine proprio in Europa e soprattutto in Italia, regalando a tutto il mondo gli strumenti per uscire dai Secoli bui e superare terrori e credenze ancestrali. Sarebbe bene, dunque, che tutti gli italiani ricordino di essere figli di una Nazione che è stata la culla del Rinascimento e dunque terra di eccelsi geni in arti e in scienze.

Matematica

Oggi la matematica ci viene in aiuto e, come la lampada di Diogene, ci offre la luce per individuare il nostro percorso per uscire dal buio del caos che sembra sommergerci in questo marasma sociale provocato dall’epidemia del Coronavirus.

In questo senso vi segnalo il bell’articolo pubblicato da Paolo Giordano sul Corriere.

Questo articolo spiega molto bene, con il gioco delle biglie, l’esigenza assoluta di mantenere l’indice di contagiosità R0 (erre con zero) al di sotto del valore di 1 e su questo non mi soffermo.

 

Lo stress del SSN e i posti letto insufficienti

Da medico mi limito ad aggiungere che questa esigenza di ridurre a tutti i costi il numero dei contagiati, da diversi italiani non compresa o addirittura irrisa, ha fondamenti altrettanto assolutamente razionali, addirittura matematici che si correlano direttamente alla capacità di tenuta del nostro attuale SSN.

Per quanto il nostro SSN sia uno dei migliori al mondo per qualità di cure e livello dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), nonchè per la sua diffusione su tutto il territorio nazionale, purtroppo soffre di un sotto-finanziamento cronico avendo di fatto costituito il bancomat per i politici nazionali e regionali degli ultimi 15 anni.

Letti in ospedale

Il numero di posti letto è sceso a 3,2 per 1000 abitanti a fronte di una media europea di 4,6 nonostante il Ministero e i politici si ostinino a dichiarare un indice di 3,6 letti /1000 ab.

Questi tagli trasversali sulla Sanità hanno portato ad una riduzione drastica dei posti letto nei Reparti e al mantenimento di un loro numero assolutamente insufficiente nelle Terapie Intensive e nelle Rianimazioni, punto chiave di questo nostro ragionamento “matematico”.

Nel 2007 il Servizio Sanitario Nazionale poteva contare su 334 Dipartimenti di emergenza-Urgenza e 530 pronto soccorso.
Ebbene 10 anni dopo la dieta è stata drastica: 49 Dea sono stati tagliati (-14%) e 116 Pronto soccorso non ci sono più (-22%).

Se, come abbiamo visto, a livello di strutture c’è stato un vistoso calo, questo non si può dire effettivamente dei posti letto nei reparti collegati all’area dell’emergenza: nel 2017 il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati dispone di 5.090 posti letto di terapia intensiva (8,42 per 100.000 ab.), 1.129 posti letto di terapia intensiva neonatale (2,46 per 1.000 nati vivi), e 2.601 posti letto per unità coronarica (4,30 per 100.000 ab.).

 

Numeri maggiori (fatte salve le unità coronariche) rispetto al 2007, certo, dove i reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza disponevano di 4.392 posti letto di terapia intensiva (7,4 per 100.000 ab.), 1.052 posti letto di terapia intensiva neonatale (2 per 1.000 nati vivi), e 2.746 posti letto per unità coronarica (4,6 per 100.000 ab.).

Ma ancora assolutamente insufficienti viste le cronache ricorrenti di elicotteri e ambulanze rinviati da un Ospedale all’altro per mancanza di posti letto proprio nelle Terapie Intensive/Rianimazioni.

 

La Matematica applicata al SSN

Tornando alla Matematica dell’Epidemia e applicandola al nostro SSN il ragionamento è semplicissimo.

Nello stato attuale del nostro SSN l'improvviso arrivo in Ospedale di decine/centinaia di malati con distress respiratorio gravissimo con necessità di cure intensive metterebbe in ginocchio il nostro SSN.

Del resto, come accadrebbe a qualsiasi altro Sistema Sanitario Occidentale.

Ma il nostro è più esposto rispetto agli altri Paesi europei dato che, come abbiamo visto, i posti letto nei Reparti, ma anche nelle Rianimazioni e nelle Terapie Intensive non sono sufficienti.

Non resta dunque che ridurre al massimo la platea di contagiati lievi (80% che guarisce da solo a casa), di contagiati gravi (15% che richiede ricovero in Reparto normale) e, di conserva, quello dei contagiati gravissimi (5% circa) che necessitano, appunto, delle Terapie Intensive/Rianimazioni.

Dunque, la strada maestra è isolare a tutti i costi i contagiati e farli guarire lontano dagli altri, a casa possibilmente.

Riducendo drasticamente la platea dei contagiati totali si ridurrà anche il numero dei malati che richiederanno ricovero per il Coronavirus nei Reparti normali o, soprattutto, per l’aggravamento rapido delle altre malattie concomitanti pre-esistenti al contagio con il Coronavirus, del ricovero nelle Terapie Intensive/Rianimazioni.

Anche qui la matematica non è un’opinione: ogni anno in Italia muoiono di influenza stagionale “solo” 300-400 persone, ma sono circa 7500/10000 quelle che muoiono nella stagione dell’influenza per il peggioramento rapido delle altre malattie di cui erano già portatori.

Se il Coronavirus si espandesse liberamente come l’influenza stagionale il numero dei morti sarebbe fino a 25 volte superiore a quello della forma stagionale!

L’unico modo, dunque, per ridurre la mortalità del virus è da una parte circoscrivere i focolai e dall’altra isolare, possibilmente a casa, i contagiati tenendoli lontani dai sani in modo da portare l’indice di contagiosità R0 al di sotto di 1.

A questo punto l’epidemia si arresterà spontaneamente e il SSN potrà reggere all’impatto durissimo dei pazienti critici.

Ma ad una sola ed esclusiva condizione: che tutte le norme di contenimento vengano imposte e rispettate fino allo spegnimento totale dell’epidemia.

Se interrotte o alleggerite prima del tempo, l’indice di contagiosità R0 tornerebbe rapidamente a 2,6 e i malati gravi sommergerebbero i nostri Ospedali e la mortalità crescerebbe di conseguenza.

La luce per capire c’è, basta seguire Diogene... la matematica dell’Epidemia.

 

Appendice

Che cos’è R0 (ISS, 5 febbraio 2020)

Un parametro importante in un’epidemia di una malattia infettiva è il cosiddetto R0 ovvero il “numero di riproduzione di base” che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva.

In altre parole, se l’R0 di una malattia infettiva è circa 2, significa che in media un singolo malato infetterà due persone. Quanto maggiore è il valore di R0 e tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’epidemia. Se invece il valore di R0 fosse inferiore ad 1 ciò significa che l’epidemia può essere contenuta.

Da quando l’epidemia del nuovo coronavirus (2019-nCoV) emerso in Cina ha cominciato a diffondersi e sono iniziati a circolare i dati sui primi casi confermati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e numerosi istituti di ricerca di tutto il mondo hanno diffuso stime di R0 dell’infezione. Queste stime sono comprese tra 1,4 e 3,8 nelle aree colpite in questa prima fase di diffusione.

Perché R0 è così importante?

R0 è funzione della probabilità di trasmissione per singolo contatto tra una persona infetta ed una suscettibile, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell’infettività questo ci dice che riducendo almeno uno dei tre parametri possiamo ridurre tale valore e quindi poter controllare, o almeno ritardare, la diffusione del patogeno ad altre persone.

La probabilità di trasmissione e la durata dell’infettività (senza un vaccino o un trattamento che riduca la viremia) non sono in questa fase modificabili ma, l’immediata diagnosi/identificazione della persona infetta, o di quella potenzialmente infettata, e la possibilità di ridurre i suoi contatti con altre persone permetterebbe una riduzione dell’R0.

In particolare, come sta avvenendo in Cina, anche le misure di allontanamento sociale (ad es. la sospensione di aggregazioni pubbliche e del trasporto) e la riduzione della trasmissione per contatto (ad es. mediante l’uso di misure di protezione personale da parte degli operatori sanitari) comporterebbero riduzioni del numero di riproduzione di base.

Autore

antonio.valassina
Dr. Antonio Valassina Ortopedico, Chirurgo vascolare

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1978 presso Università Cattolica del S. Cuore.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 34117.

20 commenti

#1
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Che dire ! Bellissimo il tuo articolo !
Avevo letto l'articolo sul Corriere di Giordano e avevo scritto anche una mail a Roberto Burioni che sullo stesso giornale si era schierato a favore della tesi sulla matematica del contagio.
.
Non ho la competenza sulla materia per giudicare ignoranti gli addetti ai lavori " per uscire dal tunnel di ignoranza e di paura !"

Di certo pero' politici e gli stessi medici stanno dimostrando grande incapacita' a comunicare "le cattive notizie"

Me ne occupo da 40 anni , ma la mia letteratura di riferimento e' ormai il mio blog Ragazze Fuori Seno , che grazie ai suoi numeri ormai incontenibili ( quasi 180.00 commenti, quasi 6 Milioni di visitatori, 1.050 utenti, 12.000 pagine Web equivalenti a 325 volumi cartacei di 225 pag. /cad.) mi ha insegnato molte cose riguardo alla comunicazione che sarebbe difficile reperire sui libri .

Ciascuno di noi per accettare qualsiasi cattiva notizia ha bisogno che le venga somministrata con modalita' non improvvisate ma rispettando tecniche di comunicazione corrette.

Il campione delle utenti dai cui feedback ho imparato in questi 10 anni di blog e' costituito in maggioranza da pazienti metastatiche e Tripli Negativi (la forma piu' aggressiva dei tumori al seno) e quindi si comprende bene che il tema centrale , palese o sottinteso, sia prioritario quello della morte.

Non e' da considerare diverso il tema del coronavirus rispetto a quello di qualsiasi altra malattia letale.

Tocca a me ogni giorno essere cinico , spietato e pessimista sulla DIAGNOSI

e contemporaneamente

empatico ed ottimista sulla PROGNOSI !

Perche' non si possono raccontare bufale pur di non creare allarmismo, come tutti chiedono a me ma come del resto viene richiesto anche a tutti i messaggeri di cattive notizie .

Ho collaudato nel mio blog soprattutto per fare accettare gli eventuali effetti collaterali della chemioterapia il cosiddetto EFFETTO ALONE.
Cioe' e' ormai acclarato che si possa dire TUTTA la verita' con tutti gli aspetti ansiogeni che ne derivano e questa puo' essere accettata oppure rimossa a seconda dell'ordine dei fattori che esponiamo.

Io ad esempio sono stato costretto a rispondere anche sul tema del coronavirus che si aggiunge alla paura del cancro ed in automatico , con i limiti dei dati che non so quanto siano corretti e della mia totale incompetenza sul tema, applico lo stesso modo di comunicare in oncologia filtrato dall'effetto alone che ho ormai standardizzato per tutti i tipi di informazioni che riguardano la salute e le cattive notizie in particolare.

Esempio (leggi post n. # 176.364 del blog)


https://www.medicitalia.it/spazioutenti/forum-rfs-100/come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno-44-11758.html

#2
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Il merito di aver impostato questa discussione e' tutto dell'articolo di Giordano sul Corriere, che, pero', si limita ad affrontare "la matematica dell'infezione". Mi sono permesso di scrivere una sorta di "capitolo 2" affiancando l'analisi della diffusione della malattia a quella della situazione attuale del SSN per evidenziare ai nostri lettori una volta di piu', se ce ne fosse bisogno, che per poter far reggere al SSN l'urto dell'epidemia bisogna a tutti i costi mantenere il piu' basso possibile il numero dei contagiati (infected) e quindi quello relativo dei gravi o gravissimi che avrebbero necessita' di ricovero in reparti ordinari o soprattutto in Rianimazioni.
E' di questa mattina la notizia del primo decesso in Inghilterra assieme a quella, sembrerebbe, che il SSN inglese abbia solo poche decine di posti (!) nelle sue Rianimazioni per malati con distress respiratorio. Come dicevo non basta avere tecnologie avanzate e una loro ottima distribuzione territoriale, ma serve avere anche un numero di posti letto ordinari (Reparti di degenza ordinaria) e "straordinari" (Reparti ad alta intensita' di cure come Terapie Intensive e Rianimazioni) adeguati. Sempre anche in epoca di non epidemia.
Sono d'accordo con te che la comunicazione in queste situazioni di allarme di massa non e' affatto facile. La tua grande esperienza in oncologia sicuramente ti aiuta molto e la dura esperienza della comunicazione di malattia grave/decesso ai familiari aiuta moltissimo tutti i medici nella scelta di argomenti e toni. Quella che e' mancata a moltissimi tra politici e giornalisti in questi giorni...

#3
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Ulteriore conferma arrivata ora. Gli infettivologi hanno da poco consegnato ai vertici politici della Regione Lombardia un dossier sul Coronavirus italiano che richiederebbe il ricovero nelle Terapie Intensive di circa il 10% dei contagiati (infected). Si tratta di una percentuale molto alta che spinge i medici a ribadire ai vertici politico-istituzionali la necessita' assoluta di circoscrivere i focolai e isolare assolutamente i contagiati.

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_28/coronavirus-tecnici-regione-lombardia-ecco-perche-servono-misure-restrittive-4fd2ed36-5a32-11ea-afa8-e7dfdde6e2a2.shtml

#4
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Bilancio di febbraio 2020 - Abbiamo superato i 1000 contagiati (infected).

"Superati i mille ammalati, 29 i morti, 50 le persone guarite
Sono 29 le persone decedute e 50 quelle guarite in tutta Italia. Oggi ci sono stati sei decessi in Lombardia e due in Emilia Romagna. Sono 1.049 le persone che ad oggi risultano positive al coronavirus, il 52% dei casi è in isolamento domiciliare". Lo ha detto il capo dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli in un punto stampa spiegando che si tratta di persone che "non hanno sintomi" o ne hanno "lievi". Complessivamente, dall'inizio dell'emergenza sono stati dunque 1.128 i contagiati.

Quindi allo stato attuale la mortalità è del 2,6% (2,57).

Gli ospedali della zona rossa sono oltre il limite di capienza e il direttore sanitario dell'Ospedale di Cremona ha dichiarato che L’ospedale di Cremona è saturo . A domanda precisa sulla situazione del nosocomio cittadino il direttore sanitario Rosario Canino risponde così. Sono 120, di cui nove in terapia intensiva dove stiamo allestendo ancora due posti letto, i pazienti ad oggi contagiati da coronavirus qui ricoverati . E, dice a ilfattoquotidiano.it, non è possibile accogliere nessun altro. Stiamo quindi aspettando indicazioni su come muoverci . Già ieri l’infettivologo cremonese Angelo Pan aveva detto: Non sappiamo quanto ancora il nostro ospedale riuscirà a reggere il colpo . Preoccupazione condivisa da Canino, che va oltre: Stiamo richiedendo risorse sia mediche (infettivologi, pneumologi e operatori di primo soccorso) che infermieristiche . L’azienda sanitaria, a questo proposito, ha avviato un bando per raccogliere manifestazioni di interesse per la formazione di un elenco di infermieri disponibili ad essere impiegati in attività assistenziali , con la possibilità per l’ospedale di conferire in via eccezionale un incarico di natura occasionale e temporanea .

Per far fronte all’emergenza e quindi al flusso straordinario di pazienti, spiega il direttore sanitario del presidio cremonese, sono stati riconvertiti’ e rimodulati’ alcuni reparti: Abbiamo attivato posti letto presso il monoblocco 8 dove c’è il dipartimento Infettivi, predisponendo al piano terra un reparto vuoti per 48 posti. Poi sono stati riconvertiti’ due reparti di Chirurgia al terzo piano . Il problema contagi riguarda, come si sa, non solo i pazienti ma anche i sanitari impegnati da giorni in prima linea. A Cremona dice Canino ce ne sono 5 o 6 positivi al tampone, a casa in quarantena, e costantemente monitorati due volte al giorno da un servizio istituito ad hoc .

In attesa dei nuovi rinforzi medici, a tutti gli operatori sanitari impegnati in turni massacranti da una decina di giorni verranno chiesti altri sacrifici? Stiamo organizzandoci per redistribuire le forze e poter concedere loro i meritati riposi , confida Canino. Che spende una parola in più per i miei operatori : li ringrazia perché fanno un lavoro incredibile a fronte di quanto ci ha caduto addosso. Dalla sera alla mattina ci siamo trovati a fronteggiare uno tsunami . (https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/29/coronavirus-il-direttore-sanitario-di-cremona-dalla-sera-alla-mattina-uno-tsunami-abbiamo-120-ricoverati-lospedale-e-saturo/5721086/)

Intanto l'assessore al Walfare della Lombardia Giulio Gallera riferisce che : "L'Oms ci consiglia ospedale dedicato. Ci eravamo impegnati a liberare i reparti per i pazienti di coronavirus, anche l'Oms ci consiglia per la specificità e per la garanzia degli operatori sanitari di avere un ospedale dedicato".

La matematica dell'epidemia e' inesorabile: se aumenta la platea dei contagiati aumenteranno inevitabilmente i casi gravi o gravissimi che richiederanno il ricovero in Reparti ordinari oppure in Rianimazioni, ma tutti gli Ospedali delle zone rosse , come quelli limitrofi, sono già saturi.

Bisogna, dunque, che tutti i cittadini comprendano che la creazione delle zone rosse e l'obbligo di quarantena non è un abuso di chi ha il potere, ma una necessità assoluta di isolamento per interrompere la curva ascendente dei contagiati. Il nostro SSN in quelle aree è già sold out.

La Cina isolando milioni di suoi cittadini sta uscendo faticosamente fuori da una prova durissima. Ora tocca a noi dimostrare che anche in una democrazia è possibile accettare limitazioni provvisorie della libertà di movimento per un bene di tutti superiore, per condivisione responsabile e senza dover ricorrere a costrizioni imposte da un regime.

#5
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Ulteriore conferma arrivata ora. Gli infettivologi hanno da poco consegnato ai vertici politici della Regione Lombardia un dossier sul Coronavirus italiano che richiederebbe il ricovero nelle Terapie Intensive di circa il 10% dei contagiati (infected). Si tratta di una percentuale molto alta che spinge i medici a ribadire ai vertici politico-istituzionali la necessita' assoluta di circoscrivere i focolai e isolare assolutamente i contagiati.

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_28/coronavirus-tecnici-regione-lombardia-ecco-perche-servono-misure-restrittive-4fd2ed36-5a32-11ea-afa8-e7dfdde6e2a2.shtml

#6
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

A dimostrazione che Roberto Burioni che conosco e con il quale ho scambiato alcune mail avesse ragione da vendere gia' dall'8 gennaio, cioe' in tempi non sospetti, quando ancora non era stato segnalato alcun caso di coronavirus.
Invece e' stato sbeffeggiato sui social e demonizzato come responsabile di "procurato allarme" dalle figure istituzionali .
Gia' tanto che non sia stato denunciato, perche' procurato allarme e' un reato !

#7
Utente 112XXX
Utente 112XXX

Buonasera.
Secondo me, più che la contrapposizione tra democrazia e non democrazia, è rilevante quella tra senso civico e menefreghismo.
Non conosco bene il popolo cinese, ma mi sembra più attento di noi alla salvaguardia della salute altrui (ad esempio, anche prima di questo virus, le persone malate erano già solite mettersi la mascherina per limitare le possibilità di contagiare gli altri).
In questi giorni, ho visto in bus, nei negozi e al lavoro 30-40 persone tossire o starnutire. Nessuna di queste si è coperta correttamente naso e bocca, come raccomandato dalle linee guida. 4 o 5 hanno messo una mano davanti alla bocca, in modo inadeguato. Gli altri non si sono presi neanche questo disturbo, hanno tossito e starnutito liberamente addosso agli altri (una in faccia a me).
Che speranze ci sono con gente del genere?

#8
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Per la popolazione cinese la mascherina e' un'abitudine legata agli spaventosi livelli di inquinamento delle maggiori aree metropolitane. Quanto al richiamo alla democrazia il legame e' dato dal come, in occasione di questa emergenza, i cittadini di Huan e regione limitrofa sono stati obbligati con la forza, in quel modo possibile solo in un regime,a rispettare il cordone sanitario collettivo e gli isolamenti individuali. In Italia non dovremmo mai e poi mai arrivare a forme coercitive perche' mi auguro che la civilta' della grandissima maggioranza degli italiani sia ben superiore a quella di pochi maleducati o inadempienti alle regole della buona educazione prima che a quelle dalle linee guida per il contrasto di un'epidemia.
Intanto alle 18 di oggi abbiamo superato i 1500 casi (1694) e gli Ospedali della Lombardia sono in grandissima difficolta' per lo scarso numero di posti letto disponibile nelle Terapie Intensive e nelle Rianimazioni.

#9
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

"L'8 di Marzo abbiamo bisogno di almeno 500 letti di Terapia intensiva in Lombardia, solo per la gestione del Coronavirus.
Oggi la regione ha dichiarato di averne a disposizione 121. Non sono sufficienti..."
Luca Foresti
CEO at Centro Medico Santagostino - Milano

#10
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Inserisco questo post pubblicato da un collega anestesista Daniele Macchini che lavora presso l'Humanitas Ospedali Gavazzeni e Castelli a Bergamo. Il dr. Macchini riprende a sua volta un post di un suo collega rianimatore veneto di esemplare chiarezza sulla matematica dell'epidemia.

"Buongiorno a tutti. Per vari motivi è molto che non pubblico su Facebook. Ma oggi ritengo utile spendere una pagina per condividere e chiedervi di condividere le parole di un collega rianimatore di buon senso che a mio avviso ha saputo riassumere in modo semplice un messaggio che vorrei venisse recepito da tutti, riguardante cosa sta accadendo in merito all'epidemia da Coronavirus Covid 19.

Pertanto cito:

"Coronavirus: spieghiamo perché non dovete avere paura ma dovete stare a casa.
Sono un medico rianimatore ed è per questo che mi permetto di spiegarvi come mai lo Stato stia prendendo delle decisioni così drastiche.
Il problema del Coronavirus non è la sua gravità, dal momento che è solo 10, o forse 20, volte più serio dell’influenza. Per quali motivi è più serio dell’influenza?
È diverso, quindi non siamo molto abituati.
Gli anziani non sono vaccinati.
Quindi chi è più a rischio? Gli anziani. Come sempre. I bambini molto meno, non sono segnalati casi gravi pediatrici per il momento.
Allora, come mai ci preoccupa così tanto? Perché è MOLTO PIÙ INFETTIVO dell’influenza, ciò vuol dire che si trasmette con enorme facilità.
A questo punto facciamo qualche calcolo così da capire meglio qual è il problema.

L’Influenza
Di norma l’influenza colpisce nell’arco di una stagione, supponiamo in 5 mesi, circa il 10% della popolazione. Quindi colpisce circa 5 milioni di italiani nell’arco di 30*5 = 150 giorni. La mortalità è dello 0,1%, quindi abbiamo circa 5000 morti (quasi tutti anziani) ogni anno in 150 giorni. Per ogni morto supponiamo di avere circa 4-5 pazienti in rianimazione, per tenerci larghi, e che tutti vadano messi in terapia intensiva. Mettiamo quindi 25.000 persone in terapia intensiva in 150 giorni, con degenza media di 7 giorni, ciò significa 1000-2000 pazienti al giorno in terapia intensiva in Italia durante l’inverno.
Riassumiamo:
Infettività: 10% potenziale (dati reali) = 50 milioni * 10% = 5 milioni di infetti, molti dei quali inconsapevoli.
Mortalità: 0,1% stimata = 5000 persone in 150 giorni.
Critici: 5*0,1% = 25.000 persone in 150 giorni. quindi circa 1000-2000 persone in terapia intensiva al giorno per influenza.
I posti letto in terapia intensiva sono per la provincia di Venezia, dove io abito, circa 60 su 1 milione di abitanti, quindi potrebbero essere circa 4000 in tutta Italia. Questo significa che nella peggiore delle ipotesi i pazienti con influenza e le sue complicazioni, ovvero la polmonite, occupano tra il 25 e il 50% al massimo delle terapie intensive d’Italia nel massimo del picco.

Il Coronavirus
Vediamo ora cosa può accadere con il Coronavirus. Ricordiamoci che la grande differenza è che il Coronavirus è estremamente più infettivo e potrebbe infettarci, anziché in 150 giorni, in 30-60 giorni. Supponiamo 60 giorni. Ricordiamo che può colpire fino al 60% della popolazione, dati stimati, quindi facciamo qualche calcolo:
Infettività: 60% potenziale (dati stimati) = 50 milioni * 60% = 30 milioni di infetti, di cui la stragrande maggioranza inconsapevoli.
mortalità: 1-2% stimata = tra 500.000 e 1.000.000 milione di persone.
Critici: 5% = 1.500.000 persone in 60 giorni. quindi circa 300.000 persone in terapia intensiva.
Ma abbiamo solo 4000 posti letto! Come possiamo mettere 300.000 persone in terapia intensiva quando abbiamo solo 4000 letti?
ADESSO LO AVETE CAPITO COME MAI DOVETE STARE A CASA?
Se state a casa, la gente si infetta poco alla volta. Molti non se ne accorgono. Gli altri, specialmente gli anziani, ma anche qualche giovane, noi medici e infermieri li prendiamo, li mettiamo in terapia intensiva, li curiamo e ve li restituiamo. Un poco alla volta.
Se invece tutti escono di casa il rischio è che si infettino tutti insieme e che quindi non riusciamo a gestirli, con un aumento importante della mortalità.
NON DOVETE ANDARE IN PANICO, MA PRENDETE LA COSA SERIAMENTE. STATE A CASA.

E soprattutto, mi permetto di aggiungere, non venite in Pronto Soccorso per futili motivi. Lo diciamo sempre, ma stavolta è ancora più importante."

Perciò non spaventatevi: ciascuno di voi che leggerà questo messaggio ha una probabilità molto bassa di avere grossi guai da questa infezione, ma cercate di comportarvi in modo da salvaguardare il bene di tutti perché ci sono tante persone (magari anche vostri conoscenti) che possono invece rischiare molto.

#11
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Per capire cosa significhi l'andamento dell'epidemia senza contenimento e quello in caso di contenimento efficace e' molto utile il grafico pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases e condiviso dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.
Dalle due distribuzioni dei casi si evidenzia molto bene che nel caso di contenimento il picco non supera la capacita' del SSN di sopportare l'afflusso massiccio di pazienti gravi o gravissimi. Il vantaggio e' ovviamente quello di evitare il collasso del SSN e garantire a tutti, ma proprio a tutti, di trovare un posto in Rianimazione se serve.
Il prezzo da pagare e' il tempo maggiore necessario per uscire dalla crisi in quanto la massa di pazienti verra' "spalmata" su un lasso di tempo maggiore. Pertanto non facciamoci illusioni: non sara' breve la sospensione delle attivita' in Italia. In fondo in Italia siamo fermi solo da nemmeno 2 settimane, quando in Cina hanno avuto bisogno di 41 giorni di blocco totale dei 60 milioni di abitanti dello Huan per vedere la luce in fondo al tunnel.

https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/03/04/coronavirus-grafico-misure-prevenzione/

#12
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Molto interessante questa analisi comparata degli andamenti evolutivi dell'epidemia nei diversi Paesi mediante grafici molto esplicativi.
Sono analisi su dati ancora parziali, come riconosce l'Autore, Mark Handley, UCL.
Sembra comunque emergere sempre di più che l'approccio coreano (vai in cerca del virus = moltissimi tamponi a sospetti = isolamento anticipato dei contagiati non sintomatici o pauci-sintomatici) sembra aver premiato riuscendo a imporre alla curva dei contagi una riduzione del ritmo di crescita più rapido rispetto al metodo scelto da cinesi e italiani (tamponi solo ai sintomatici gravi).
Inoltre il secondo dato che sembra emergere è che nei Paesi con stagioni calde il ritmo del contagio è nettamente più basso dei Paesi che, in questo momento subiscono ancora stagioni fredde.
Qui sotto l'elenco dei grafici e in fondo il link all'articolo.

Graph 1: Italy, France, Germany, Spain, Switzerland, UK, Netherlands
Graph 2: Italy, France, Germany, Spain, Switzerland, UK
Graph 3: Italy, Denmark, Norway, Sweden, Finland, Iceland
Graph 4: Italy, Belgium, Austria, Ireland, Portugal
Graph 5: Italy, Greece, Poland, Czech Republic, Slovenia, Romania
Graph 6: Italy, France, Germany, Spain, Switzerland, UK, Netherlands (Linear Scale)
Graph 7: China, Italy, Iran, France, USA, South Korea, Japan
Graph 8: Italy, Iran, France, USA, South Korea, Singapore, Japan
Graph 9: Italy, USA, South Korea, Canada, Israel
Graph 10: Italy, Spain, USA, Qatar, Malaysia, Brazil, India, Australia
Graph 11: China, Italy, Iran, France, USA, South Korea, Japan (Linear Scale

http://nrg.cs.ucl.ac.uk/mjh/covid19/

#13
Utente 112XXX
Utente 112XXX

Buonasera,
qualcuno sa come mai il Giappone ha un andamento più favorevole rispetto a quello di tutti gli altri Paesi considerati nel sito linkato? L'andamento negli altri Paesi è sorprendentemente simile (a parte qualche scostamento, come il buon risultato in tempi abbastanza brevi ottenuto dalla Corea del Sud), ma il Giappone sembra far storia a sé. "Japan is an enigma", dice l'autore. Anche per me. Qualcuno lo sa spiegare?
Quanto al caldo, speriamo che l'arrivo della buona stagione aiuti davvero a contenere i contagi.

#14
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Il Giappone è un enigma. Tutti gli epidemiologi e gli infettivologi si stanno ponendo molte domande al proposito. Ad ora nessuno può rispondere.
Tenga conto che tutte queste analisi sono basate su dati ancora assolutamente incompleti. Per esempio le statistiche sulle epidemie influenzali stagionali si fanno solo dopo 1 anno. Ergo...

#15
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Splendido esempio educativo della diffusione di un virus a seconda dei diversi livelli di contenimento pubblicato dal Washington Post.
La rappresentazione avviene sempre con il gioco delle palline...che dimostrano come i mezzi di contenimento influiscano non solo sul picco dell'epidemia e sul tempo in cui si esprime, ma anche sul numero complessivo dei ricoverati (e dei morti) da conteggiare alla fine.

https://www.washingtonpost.com/graphics/2020/world/corona-simulator/?fbclid=IwAR0vEWbIGtqs2ZkDADQSNqRYuvoQUItgvr7XaKAHbcvZIUu10Gvcc5VbK5g

#16
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

A Cesare quel che e' di Cesare !
Per dare doverosamente ulteriore valore al tuo blog che aveva ripreso il bellissimo articolo di Paolo Giordano sulla matematica del contagio.
Nonostante io abbia ereditato una impotenza appresa per la matematica dai tempi del liceo dove mi regalavano un sufficiente in matematica ma solo perche' bravissimo in tutte le materie umanistiche.
Stranamente questo scenario fondato sul un elementare algoritmo mi aveva molto appassionato forse perche' contemporaneamente nel mio blog avevo necessita' di rispondere alle richieste di rassicurazione, in primis quella "quanto durera' ?"
Coinvolto in questo gioco mi so cimentato a fare delle simulazioni e in tempi quando nessuno , proprio nessuno, si era azzardato a fissare una data del picco del contagio io , motivato anche dal tuo blog, avevo fatto una scommessa con una data ben precisa : 21 Marzo !
I media e gli esperti solo il 19 hanno cominciato a parlare di picco dal 25 marzo in poi ..
Scripta Manent !

Vedi post # 182.992
https://www.medicitalia.it/spazioutenti/forum-rfs-100/come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno-44-12200.html

la mia simulazione era un gioco, i ringraziamenti sono veri !

#17
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

La matematica non è un opinione.
E, aggiungo, io neppure la statistica, che dovrebbe potersi avvalere di dati certi! In questa epidemia si sta evidenziando sempre di più un sorta di gestione "politica" dei risultati sia a livello regionale che da parte della Protezione civile.

1) I contagiati sono SOTTOSTIMATI.
In primo luogo i contagiati sono enormemente sottostimati e il recente bellissimo lavoro pubblicato in Inghilterra è chiarissimo nello stimare una possibile platea di 6 milioni di infetti in Italia. Lo stima lo studio dell’Imperial College di Londra, cofirmato da Neil Ferguson, una delle massime autorità in materia, quella che ha convinto Boris Johnson ad adottare il lockdown, inizialmente rifiutato dal premier inglese. Dal rapporto, che esamina l’impatto delle misure di contenimento non farmacologiche in 11 Paesi europei (tra cui anche Spagna, Francia, Regno Unito e Germania) emergono elementi molti significativi che riguardano l’Italia, dove i ricercatori stimano che le persone infettate dal SARS-CoV-2 siano 6 milioni, e non un centinaio di migliaia come indicato dai bollettini della Protezione civile.
L'aspetto positivo in questo studio, dedicato all'impatto dei provvedimenti non farmacologici (provvedimenti di contenimento di massa), è rappresentato dal fatto che grazie alle restrizioni addottate in Italia si sarebbero risparmiati 38.morti!
https://www.imperial.ac.uk/mrc-global-infectious-disease-analysis/covid-19/report-13-europe-npi-impact/.

2) I Morti sono SOTTOSTIMATI
Inoltre sono altrettanto sottostimati i morti, il cui numero riferito dalle fonti ufficiali è quello dei decessi avvenuto SOLO negli Ospedali. Sfugge totalmente l'alto numero di morti a casa e nelle RSA, i cui dati vanno al Comune e poi all'ISTAT e infine all'ISS. Tenete conto che i dati dell'influenza stagionale vengono comunicati, proprio per le difficoltà di raccolta e trasmissione dei Comuni, con due (!) anni di ritardo. Infatti sul sito del ISS gli ultimi dati di riferimento all'influenza stagionale risalgono al 2017.Sul sito dell'ISS si legge...
"Ogni anno l’influenza determina un eccesso di mortalità. Se, infatti, osserviamo l’andamento della mortalità totale (cioè per tutte le cause) in un periodo di tempo, notiamo un andamento sinusoidale con dei picchi in corrispondenza dei mesi invernali e degli avvallamenti nei periodi estivi e i picchi si osservano soprattutto tra le persone anziane. Dunque, il razionale della sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) è quello di evidenziare aumenti del numero di decessi osservati che supera il numero atteso in presenza di una stagione influenzale particolarmente aggressiva.
Infatti..
"Il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) si basa su 19 città campione italiane che raccolgono quotidianamente il numero di decessi negli ultra 65enni per tutte le cause (non solo per influenza). Questo numero viene confrontato con quello atteso costituito dalla media dei decessi registrati nei cinque anni precedenti.
...
Dunque, il razionale della sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) è quello di evidenziare aumenti del numero di decessi osservati che supera il numero atteso in presenza di una stagione influenzale particolarmente aggressiva.
...
Il SISMG prende in considerazione SOLO il numero di decessi per TUTTE le cause perché i dati dei decessi per influenza NON sono disponibili in tempo reale. Infatti l’Istat ogni anno codifica tutti i certificati di morte, compresa l’influenza, e ne attribuisce la causa principale, un processo che richiede per rendere disponibili i dati di mortalità per specifica causa mediamente un periodo di DUE ANNI."
https://www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza.

3) I guariti sono SOVRASTIMATI.
Da un monitoraggio svolto dalla Fondazione Gimbe dei dati pubblici sui casi di Covid-19 sono emerse alcune incongruenze relative sia ai trend regionali dei "Dimessi/Guariti", sia alle definizioni e alle modalità comunicative della Protezione Civile. In particolare, nella dashboard nazionale si rileva una discrepanza tra la denominazione del box "Dimessi/Guariti" e la legenda che riporta "Guariti: totale persone clinicamente guarite". Inoltre, in calce al report quotidiano, dove vengono riportati i totali del giorno, il dato della colonna "Dimessi/Guariti" viene etichettato come "Totale guariti".

Per approfondire il tema, la Fondazione Gimbe ha condotto ulteriori analisi n collaborazione con YouTrend, progetto digitale di informazione e analisi dati, edito dall'agenzia Quorum.
L'analisi effettuata il 1 aprile su 8 Regioni che rappresentano l'85,7% dei casi totali e il 91,6% dei "Dimessi/Guariti" comunicati dalla Protezione Civile conferma l'estrema eterogeneità di questo "contenitore" nel quale confluiscono 4 tipologie di casi:
- pazienti virologicamente guariti (2 tamponi negativi a distanza di 24 ore),
- pazienti in via di guarigione virologica (primo tampone negativo, in attesa del risultato del secondo),
- pazienti guariti clinicamente (non sottoposti a tampone),
- pazienti "dimessi" da un setting ospedaliero senza alcuna informazione sullo stato di guarigione, sia essa clinica o virologica.

Emblematico l'impatto del caso Lombardia. La Regione, infatti, nel bollettino quotidiano NON MENZIONA AFFATTO IL NUMERO DELLE GUARIGIONI, ma riporta solo il numero di pazienti dimessi dall'ospedale (o dal pronto soccorso) e inviati in isolamento domiciliare. Succede, poi, che TUTTI questi casi (ieri, 1 aprile 2020, 11.415, il 68% del totale) confluiscono nei "Dimessi/Guariti" del bollettino nazionale SOVRASTIMANDO IL TASSO DI GUARIGIONE. Infatti, il comunicato stampa giornaliero della Protezione Civile del 1 aprile riporta 16.847 persone guarite, dato confermato anche sul sito del ministero della Salute.
I dati ufficiali pubblicati sulla dashboard ufficiale e sul sito del ministero della Salute, sono INVECE aggregati in tre macro-categorie: attualmente positivi, dimessi/guariti e deceduti.

In termini di sanità pubblica - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - questa classificazione mira a distinguere i casi attivi (totale positivi), che possono contribuire alla diffusione dell'infezione, dai casi chiusi, ovvero i deceduti e i guariti che non possono contagiare altre persone. Se il numero dei casi chiusi è condizionato, nel bene e nel male, dalla qualità dell'assistenza sanitaria, quello dei casi attivi influenza sia le decisioni sanitarie per contenere l'epidemia, sia quelle politiche per l'eventuale rimodulazione delle misure di distanziamento sociale .
Inoltre Cartebellotta aggiunge: Al fine di non alimentare un irrealistico senso di ottimismo sul reale andamento dell'epidemia, rischiando di affidare le decisioni sanitarie e politiche ad un numero che contiene anche casi ancora attivi, la Fondazione Gimbe chiede al ministero della Salute e alla Protezione Civile di ALLINEARE LA COMUNICAZIONE PUBBLICA ai criteri di guarigione clinica e virologica ribaditi il 19 marzo dal Comitato Tecnico-Scientifico . Gimbe chiede di:
- SOSTITUIRE DEFINITIVAMENTE L'AMBIGUA ETICHETTA "Dimessi/Guariti" con "GUARITI";
- i soggetti con status di guarigione NON NOTO devono essere esclusi dal contenitore "Dimessi/Guariti" e riclassificati come CASI ATTIVI IN ISOLAMENTO DOMICILIARE;
- bisogna distinguere i soggetti guariti per guarigione CLINICA e guarigione VIROLOGICA.
http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/coronavirus-sovrastima-dei-casi-guariti-lanalisi-della-fondazione-gimbe-con-youtrend/?xrtd=RXXVSYRRXVVTLYRSPYPAAT

Bisogna che per il futuro la guida della gestione delle emergenze sanitaria sia solo ed esclusivamente dell' ISS. La Protezione Civile dovà seguire le indicazione di un comitato tecnico-scientifico dell'ISS posto a capo della catena di comando. I politici dovranno farsi da parte e il Ministero della Sanità avrà solo un ruolo di facilitatore tra ISS e governo.

#18
Utente 112XXX
Utente 112XXX

Anche il numero di tamponi refertati, che sarebbe utile come base a cui rapportare il numero di positivi, non è affidabile.
Come faceva rilevare un giornalista alla conferenza delle 18 di ieri, sarebbe utile fornire il numero delle persone testate, dato che alla stessa persona, se positiva al primo test, ne vengono fatti altri.
Inoltre, ho notato valori assurdi nelle tabelle ufficiali della protezione civile. Es. Emilia-Romagna, totale dei test effettuati dall'inizio dell'epidemia:
28/3: 52991
29/3: 52991 (ma l'assessore regionale diceva che ne erano stati fatti circa 5000 in più rispetto al giorno prima, e il numero dei positivi è aumentato)
30/3: 50990 (addirittura calati?!)
31/3: 54532 (finalmente aumentano, ma neanche 2000 in più rispetto al 28/3?

#19
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

In effetti sui tamponi c'è una grande confusione per non dire altro...
Andrebbero tenuti distinti sui numeri dei tamponi:
- numero totale tamponi effettuate
- numero persone esaminate
- persone al primo tampone
- persone al secondo
- persone al terzo
- ecc.
Quando avremo un testo anticorpale valido bisognerebbe distinguere:
- tampone positivo / titolo AC positivo = malati
- 1 tampone negativo / titolo AC positivo = incerto
- 2 tampone negativo/ titolo AC positivo = probabile guarito
- 3 tampone negativo/ titolo AC positivo = guarito

Ricordo che avere un titolo AC positivo, non vuol dire che si è di per sè guariti, ma SOLO che si è venuti a contatto del virus...

#20
Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

Vi segnalo questo nuovo studio molto interessante su un argomento cruciale per valutare lo stato dell'epidemia e come programmare, quindi, la fase 2, il recupero progressivo delle attività produttive, "Dov’è veramente il picco dei contagi? Analisi dei dati ISTAT sulla mortalità" , di Daniele del Re (Università Sapienza & INFN) e Paolo Meridiani (INFN) del 4 Aprile 2020.

"La valutazione dell’efficacia della misure di contenimento (lockdown), imposte per arginare la diffusione del Covid-19, si basa necessariamente sul monitoraggio del contagio. Recentemente, si è iniziato a discutere del rilascio di alcune di queste misure. I dati però sembrano mostrare un rallentamento del contagio minore del previsto, inducendo la politica a posticipare tali azioni. Questo studio, basato sull’analisi dei dati anagrafici dei decessi, mostra evidenza del fatto che due dei principali indicatori utilizzati per determinare l’andamento del contagio, il numero dei contagiati e quello dei decessi, potrebbero essere significativamente distorti.

Variazioni nel campionamento dei contagiati e dei decessi influenzano la stima dell’evoluzione temporale dell’epidemia. Il cambiamento delle linee guida con cui si praticano i tamponi al variare del tempo porta inevitabilmente a delle distorsioni. Inoltre, se i deceduti a causa del virus non vengono prontamente identificati, ed in particolare se ciò avviene in modo diverso con il passare del tempo, nemmeno il numero ufficiale dei deceduti permette di seguire correttamente il profilo temporale del contagio."

https://medium.com/@pmeridian/dov%C3%A8-veramente-il-picco-dei-contagi-analisi-dei-dati-istat-sulla-mortalit%C3%A0-26bfcab7f155

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Il Covid-19 è la malattia infettiva respiratoria che deriva dal SARS-CoV-2, un nuovo coronavirus scoperto nel 2019: sintomi, cura, prevenzione e complicanze.

Leggi tutto

Guarda anche coronavirus 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Igiene e medicina preventiva?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Contenuti correlati