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Dal sangue si può fare diagnosi precoce di Alzheimer e malattie neurodegenerative

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 23 gennaio 2019Ultimo aggiornamento: 02 dicembre 2020

Un lavoro cooperativo fra Ricercatori del Mallinckrodt Institute of Radiology della Washington University e del Deutsches Zentrum für Neurodegenerative Krankheiten di Tübingen, pubblicato il 21 Gennaio 2019 su Nature Medicine, ha evidenziato che le variazioni del livello ematico delle catene leggere del neuro-filamento (neurofilament light chain, NfL) può consentire di diagnosticare la malattia di Alzheimer di tipo familiare a insorgenza precoce anche 16 anni prima del suo esordio.

I responsabili della ricerca Brian Gordon (USA) e Mathias Junker (Germania) enfatizzano il significato di una tale diagnosi precoce perché, con effetto a cascata, si potrà riverberare sui trial clinici che studiano nuove terapie per l’Alzheimer, in quanto la determinazione longitudinale del valore delle NfL nel sangue costituisce un indice affidabile dell’andamento del processo neuro-degenerativo.

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Un passo avanti nella ricerca non solo per l'Alzheimer

Le catene dei neuro-filamenti sono proteine assonali ossia costituiscono la principale componente della struttura scheletrica dei neuroni, cui assicurano l’integrità morfologica e funzionale, che è essenziale per una efficace trasmissione interneuronale. In base alle loro dimensioni si distinguono tre diverse catene: il tipo leggero è quello che forma la fibra del neurofilamento. Se le cellule nervose sono danneggiate, come accade nel corso di traumi cranici o di varie malattie neurodegenerative, quali Parkinson, sclerosi multipla, Alzheimer e SLA, vengono rilasciati dei frammenti dell’impalcatura proteica per cui la proteina fuoriesce dai neuroni e passa nel liquor e quindi nel sangue, con conseguente aumento della concentrazione del biomarcatore NFL.

Sulla base di tali premesse, Jucker ha esaminato un gruppo di soggetti arruolati nel DIAN (Dominantly Inherited Alzheimer’s Network), perché portatori della rara variante genetica che causa l’Alzheimer precoce fra 40 e 50 anni, focalizzando lo studio su 247 soggetti risultati affetti dalla mutazione e su 162 membri familiari esenti dal rischio ed utilizzati come controlli, che sono stati sottoposti ad indagini ematologiche, neuroimaging e test cognitivi.

Gli indizi del processo degenerativo nei valori del sangue

È stato rilevato che già 16 anni prima dell’esordio clinico dei sintomi (Alzheimer pre-sintomatico) si riscontra un indizio di processo neurodegenerativo in fieri costituito dall’aumento di NfL nel sangue ed inoltre che le sue successive variazioni sono indicative della progressione della malattia, mentre nei soggetti non portatori della variante genetica il livello resta costantemente basso. Inoltre, i valori aumentati di NfL sia nel liquor che nel sangue sono parallelamente correlati fra di loro.

I ricercatori ribadiscono che non sia tanto importante il valore assoluto di concentrazione di NfL quanto la sua evoluzione temporale, che costituisce un elemento di affidabile valore prognostico della futura malattia. Infatti la percentuale di variazione di NfL nel siero è strettamente associato con l’immagine di atrofia corticale rilevabile con la Risonanza e con i valori dei test neuro cognitivi (MMSE e ADAS-Cog) anche se lo è molto meno con i depositi di β-amiloide, come dimostrato dalla PET.

Le basi ottimali per una possibile rivoluzione per lo studio delle malattie neurodegenerative

Heather Snyder, senior director della Alzheimer's Association commenta i risultati della ricerca aggiungendo che essi saranno ottimali allorquando si definirà il periodo di tempo in cui anche nell’Alzheimer non genetico le variazioni di NfL assumeranno valore predittivo del decorso della malattia.

Analogamente Howard Fillit, Direttore della Alzheimer’s Drug Discovery Foundation (New York), sottolineando quanto questo nuovo dato sia in generale di grande significato per la diagnosi precoce di malattie neurodegenerative (SLA, Sclerosi Multipla, Parkinson, Corea di Huntington…), ne intravvede una peculiare specificità nella malattia di Alzheimer costituita dalla correlazione fra aumenti di NfL, parallelamente nel sangue e nel liquor, con il deterioramento cognitivo evidenziato sotto l’aspetto clinico e strumentale.

La mia personale opinione è che questo test ematologico, fra non molto, rivoluzionerà il campo delle malattie neurodegenerative allo stesso modo con cui la determinazione del colesterolo rivoluzionò le malattie cardiache.


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

3 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Seguo sempre con molta attenzione le sue pubblicazioni, sempre molto esaustive ed importanti. Quest'ultima, qualora come da sua opinione confermasse le aspettative Di tanti pazienti, Lei ritiene che possa essere considerata la definitiva risoluzione Delle malattie degenerative? La ringrazio per i suoi preziosi articoli.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Utente 510030,
La ringrazio per l'attenzione con cui segue le mie news. L'articolo puntualizza la possibilità di pervenire ad una diagnosi precoce di talune malattie neurodegenerative. Nella ricerca riferita è specificamente considerata una forma di Alzheimer. Ma la sua è un'osservazione giusta, perché la diagnosi precoce può consentire di instaurare una terapia ed inoltre è di grande utilità per trial clinici che valutano l'effetto di farmaci in sperimentazione.
La saluto con molta cordialità

#3
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Grazie dottor Colangelo della sua puntuale, quanto sollecita, risposta. in attesa di riscontri positivi a quanto da Lei esposto, sperando che la ricerca scientifica possa dare nell'immediato risultati sempre più confortanti, in particolare per le patologie neurodegenerative che sono fortemente invalidanti, la saluto cordialmente.

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