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La strage degli innocenti: nella Sanità in Italia il doppio dei contagiati COVID-19 della Cina

Dr. Antonio Valassina Data pubblicazione: 24 marzo 2020

Una tragedia nella tragedia nazionale dell'epidemia da COVID-19.

Riporto per intero la nota della Fondazione GIMBE che molto opportunamente individua errori ed omissioni sia dell'OMS che dell'ISS sulle norme che regolano l'adozione dei dispositivi di protezione individuale (DPI), norme errate che si ripercuotono perniciosamente a cascata sull'albero decisionale di Governo e Regioni.

Infermieri COVID19

Il lavoro di analisi della Fondazione GIMBE è stato realizzato molto bene, tanto da arrivare alla formulazione di una serie di proposte di rettifica del documento ISS sul COVID-19 il cui link ho allegato in fondo.

"Secondo i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità (Iss), in Italia dall'inizio dell'epidemia sono 4.824 i professionisti sanitari che hanno contratto un'infezione da coronavirus, pari al 9% del totale delle persone contagiate, una percentuale più che doppia rispetto a quella della coorte cinese dello studio pubblicato su JAMA (3,8%)."

Peraltro, a giudicare dalle innumerevoli narrative e dalla mancata esecuzione dei tamponi a tutti i professionisti e gli operatori sanitari, il numero ufficiale fornito dall'ISS è ampiamente sottostimato.

«Un mese dopo il caso 1 di Codogno – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i numeri dimostrano che abbiamo pagato molto caro il prezzo dell'impreparazione organizzativa e gestionale all'emergenza: dall'assenza di raccomandazioni nazionali a protocolli locali assenti o improvvisati; dalle difficoltà di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale (DPI), alla mancata esecuzione sistematica dei tamponi agli operatori sanitari; dalla mancata formazione dei professionisti sanitari all'informazione alla popolazione».

 

Tutte queste attività, inclusa la predisposizione dei piani regionali, erano previste dal "Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale" predisposto dopo l'influenza aviaria del 2003 dal Ministero della Salute e aggiornato al 10 febbraio 2006.

«È inspiegabile – continua il Presidente – che tale piano non sia stato ripreso e aggiornato dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, lo scorso 31 gennaio».

«Inoltre la mancanza di policy regionali univoche sull'esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, conseguente anche al timore di indebolire gli organici – spiega Cartabellotta – si è trasformata in un boomerang letale. Infatti, gli operatori sanitari infetti sono stati purtroppo i grandi e inconsapevoli protagonisti della diffusione del contagio in ospedali, residenze assistenziali e domicilio di pazienti».

Per tale ragione la Fondazione GIMBE invita tutte le Regioni, sulla scia di quanto già deliberato in Emilia Romagna e Calabria, a mettere in priorità assoluta l'esecuzione di tamponi a tutti gli operatori sanitari, sia in ospedale, sia sul territorio, con particolare attenzione ai professionisti coinvolti nell'assistenza domiciliare e nelle residenze assistenziali assistite, oltre che in case di riposo.

Riguardo l'elaborazione dei protocolli regionali e locali di protezione degli operatori sanitari, l'ISS ha pubblicato il 14 marzo la seconda versione delle "Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-COV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da COVID-19) nell'attuale scenario emergenziale SARS-COV-2" che riprendono quasi interamente le raccomandazioni pubblicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 27 febbraio 2020, senza tenere conto delle più recenti raccomandazioni dell'European Centre for Diseases Prevention and Control e dei Centers for Disease Control and Prevention.

L'analisi GIMBE del documento originale dell'OMS identifica una distorsione di fondo: le raccomandazioni si basano sul presupposto che le scorte mondiali di DPI, in particolare mascherine e respiratori medici, sono insufficienti per fronteggiare l'emergenza pandemica di COVID-19.

Al contrario, le linee guida dovrebbero essere basate sulle migliori evidenze scientifiche, lasciando poi ai singoli paesi, la possibilità di definire le priorità in relazione a necessità, disponibilità ed eventuali difficoltà di approvvigionamento.

«Le raccomandazioni nazionali – sottolinea Claudio Beltramello, medico igienista, componente della faculty GIMBE, già collaboratore del Dipartimento Prevenzione e Controllo delle Malattie Infettive dell'OMS –devono indicare gli interventi più efficaci per prevenire l'infezione del personale sanitario. Se esistono difficoltà locali ad attuarle per carenza di DPI, in particolare mascherine chirurgiche e FFP2, è un altro problema. Raccomandare l'utilizzo appropriato dei DPI è fondamentale per garantirli; se invece viene legittimato che in vari scenari a rischio i DPI non servono, sarà meno probabile predisporre un adeguato piano di approvvigionamento».

«Non è accettabile dal punto di vista scientifico ed etico – ribadisce Cartabellotta – "tarare al ribasso" le raccomandazioni nazionali e, a cascata, i protocolli regionali e locali per proteggere gli operatori sanitari, visto che le conseguenze non ricadono solo sulla salute dei professionisti, ma soprattutto su quella dei pazienti, oltre che sulla tenuta del servizio sanitario».

 

Peraltro il documento dell'ISS contiene raccomandazioni inapplicabili in ambito ospedaliero e/o insufficienti a garantire la massima protezione degli operatori sanitari, che la Fondazione GIMBE invita pertanto a rettificare ed integrare.

«Le evidenze scientifiche – sottolinea Beltramello – dimostrano che in setting assistenziali le mascherine chirurgiche non proteggono adeguatamente professionisti e operatori sanitari. Infatti, sin dall'inizio dell'epidemia Istituzioni ed esperti indipendenti ribadiscono che la mascherina chirurgica non conferisce sufficiente protezione ai soggetti sani che vengono a contatto con un soggetto infetto»."

 

Fonti:

 

Autore

antonio.valassina
Dr. Antonio Valassina Ortopedico, Chirurgo vascolare

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1978 presso Università Cattolica del S. Cuore.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 34117.

5 commenti

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Dr. Antonio Valassina
Dr. Antonio Valassina

25 marzo 2020

Riportiamo di seguito il testo della lettera inviata dall'Anaao al presidente dell'Iss e per conoscenza al Ministro della Salute.

"Egregio Presidente, Caro collega,

oggi in un ospedale di Torino altri due medici ospedalieri sono stati sottoposti ad intubazione. Due chirurghi, a dirla tutta. All’ inizio, contavamo i medici che avevano avuto contatti stretti con pazienti COVID-19, poi i medici con tampone positivo. Ora di questi è impossibile tenere il conto. Ora contiamo i ricoverati, che sono oltre 20, solo medici ospedalieri, solo in Piemonte.



Quando protestiamo per la carenza dei DPI, protestiamo con nella mente e nel cuore questi Colleghi.
Ma l’Istituto da Te diretto, caro Collega, non ci aiuta a difendere i sanitari. Perché parallelamente al progredire della carenza di dispositivi, ha ridimensionato le indicazioni di tutela. Prima erano indispensabili le mascherine filtranti, quelle chirurgiche non proteggevano. Ora, grazie ad una pedissequa lettura delle direttive OMS, l’ISS ci dice che le mascherine chirurgiche van benissimo, eccetto che per le procedure che generano aerosol. Le maschere filtranti non ci sono? Allora bene le chirurgiche, avanti tutta.

Ma l’OMS, cui l’ISS fa riferimento, detta regole valide per tutto il mondo. Deve definire dei livelli minimi di tutela, pensando anche ai paesi del terzo mondo dove in alcune realtà è difficile garantire perfino l’ ossigeno e prescrivere le FFP2 sarebbe follia. Non può, però, l’ISS applicare in Italia ciò che è stato pensato per aree flagellate da guerre o carestie. Non può prescrivere che un medico entri in un reparto COVID-19 per visitare pazienti trattati con ossigeno ad alti flussi, per lo più anziani, che magari si agitano, che si strappano maschere e mascherine, protetto solo da una maschera chirurgica.
Perché poi, a ruota, il Ministero si adegua. E le Regioni si adeguano. E le ASL si adeguano. C’è carenza di DPI, quindi vien facile adeguarsi.

E se noi chiediamo le mascherine FFP2 veniamo liquidati in malo modo, grazie al parere dell’ ISS. Quelle chirurgiche van benissimo.
Ma chi siamo noi? Noi siamo quelli che si ammalano facendo il proprio lavoro.
Ci siamo contagiati ad oggi in oltre 5.000. Chi lo dice? L’ISS. Che rileva anche che: è evidente l’elevato potenziale di trasmissione in ambito assistenziale di questo patogeno".

Con questi numeri, e queste evidenze, Ti chiediamo di aiutare con urgenza il Ministro della Salute a reinserire con urgenza, in una legge o in una circolare, la frase che si leggeva a Febbraio nei documenti dell’ISS, ovvero: Il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol) , riportando la idoneità delle mascherine chirurgiche agli ambienti di lavoro non sanitario.

Che si riconvertano alla produzione di FFP2/ FFP3 alcune fabbriche. Che si azzeri la burocrazia per l’importazione. Che si faccia qualcosa, ma non ridurre le tutele.

Altrimenti duriamo poco più di una maschera monouso.

Confidiamo in una sollecita disponibilità,
Chiara Rivetti, Segretaria Anaao Piemonte
Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed "

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=83062

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