La gente preferisce prendere scosse elettriche piuttosto che non far nulla

Dr. Giuseppe SantonocitoData pubblicazione: 06 luglio 2014Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2014

La maggior parte della gente non è a proprio agio con se stessa, secondo un nuovo studio, e molti preferiscono farsi del male piuttosto che starsene senza far nulla.

La ricerca è composta da 11 diversi esperimenti e ha trovato che i partecipanti, in varie fasce di età, non erano a proprio agio nel passare brevi periodi di tempo da soli in una stanza, senz’altro da fare se non pensare, ponderare e sognare a occhi aperti.

In massima parte, i partecipanti hanno preferito di gran lunga attività esterne come ascoltare musica o usare uno smartphone. Alcuni preferivano persino autoinfliggersi delle leggere scosse elettriche, attraverso un bottone predisposto a tale scopo, pur di non aver troppo da pensare.

“Coloro di noi che amano avere a disposizione del tempo per pensare potrebbero trovare sorprendenti questi risultati - io di sicuro - eppure i partecipanti al nostro studio hanno dimostrato congruentemente che preferivano avere qualcosa da fare piuttosto che restare soli con i propri pensieri” dice l’autore.

I periodi in cui i soggetti venivano lasciati soli andava da 6 a 15 minuti. Inizialmente i soggetti erano in gran parte studenti di college, che riferivano che tale periodo sembrava loro "troppo lungo". I ricercatori hanno allora arruolato persone provenienti da retroterra culturali diversificati, da 18 a 77 anni di età, ottenendo lo stesso risultato.

"Trovo sorprendente" dice l’autore "che persino le persone anziane si sentano a disagio nel restare da sole a pensare".

L’autore non attribuisce necessariamente questi risultati alla società moderna, che offre ampia varietà di dispositivi elettronici come smartphone e computer. Piuttosto, egli crede che tali dispositivi siano stati una risposta commerciale al bisogno delle persone di aver qualcosa da fare.

Vale la pena notare che l’esperimento andrebbe ripetuto e confermato, magari con un campione più ampio, e che quando è stata offerta la possibilità di autoinfliggersi la scossa, la maggior parte degli uomini ha scelto di avvalersene, mentre la maggior parte delle donne no.

Fonte:
Machines Likes Us online, 2014. Most people prefer electric shocks to doing nothing.

 

Autore

giuseppesantonocito
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2005 presso Università di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 4612.

6 commenti

#1
Utente 344XXX
Utente 344XXX

Avevano già fatto uno studio rivelando che la mente vagante è causa d'infelicità. Ma io credo che più che il pensiero (perchè non necessariamente si deve pensare “a comando”) sia la solitudine ad essere insopportabile per l'uomo moderno, perchè lo costringe a stare solo con se stesso.
E questo perchè l’anima interiore si sta pian piano estinguendo nell'uomo occidentale lasciandone un vuoto abissale. La sua anima oggi si costituisce prelevando frammenti dal mondo eterno, la propria individualità diventa un mosaico ricavabile da ciò che c’è là fuori, perché dentro è rimasto poco o nulla. E’ un mondo fatto ad immagine e somiglianza dei tipo estroverso spinto alle sue estreme possibilità, tanto che oggi l’introversione è spesso sinonimo di depressione. Trasponendo questa consapevolezza alla collettività si comprende allora come la stessa Europea abbia perso la sua anima, che deve tutto o quasi al “cogito ergo sum” cartesiano. Non è il pensiero o il sentimento ad essere centrale ma le emozioni, non perchè assicurino una migliore qualità di vita ma perché sono spontanee, facili, ricche, fuggevoli, rapide, varie, contingenti, presenti, perché si deve sfuggire la profondità ad ogni costo, sia quella che affonda le radici nel passato che essendo ricordo, nostalgia, rimorso, rimpianto, rompe la pellicola superficiale dove rimbalzano le emozioni, sia quella che si proietta nel futuro che vuole apertura, progettualità, audacia, fantasia, creatività, tutte qualità che vengono dal di dentro che si sfugge quasi scientificamente.
Heidegger la definisce la vita inautentica del “Si”; si fa, si dice, si pensa, si ama, e persino si muore, che è di certo molto più compatibile con il mondo consumista, in cui l’oggetto prevale sul soggetto e lo plasma a piacimento delle mode assegnandogli un significato che altrimenti non avrebbe.
Saluti.

#2
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Una spiegazione più immediata e terrena, senza volare troppo alto, è l'ansia libera presente in molte persone, che fa capolino quando si è da soli.

Non tutti però trovano insopportabile starsene soli a pensare. Non solo gli introversi, ma ad esempio chi è abituato a pensare e riflettere per lavoro, chi pratica la meditazione, chi ha imparato ad attribuire alla riflessione un valore positivo. Queste persone non solo sono a proprio agio con se stesse, ma ricercano tali momenti come fonte di piacere.

Chi invece ha una tendenza ansiosa notevole, lasciato solo con se stesso si trova alle prese con tutte quelle sensazioni, preoccupazioni e pensieri sgradevoli che durante il resto della giornata lotta attivamente per evitare. Lavorando, vedendosi con gli amici, uscendo ecc.

Per questo concordo con l'autore quando sostiene che smartphone e simili non sono la causa all'evitamento dello stare da soli, ma semmai una risposta commerciale a un dato di fatto già esistente.

Bisogno che - e qui concordo parzialmente anche con lei - può essere in parte stato indotto dalla società moderna, che va molto di corsa e forza le persone a vivere più all'esterno e meno a contatto con se stesse.

Grazie per il suo intervento

#3
Dr. Fernando Bellizzi
Dr. Fernando Bellizzi

La noia anche può essere considerata il motore della ricerca di attività.
E ci sono anche gli studi sulla deprivazione sensoriale che hanno dimostrato che alcune persone sviluppano disturbi psichiatrici in momenti di isolamento. (http://law.wustl.edu/journal/22/p325grassian.pdf)

Anche le pazienti broderline preferiscono tagliarsi ed infliggersi delle lesioni dolorose (non mortali) pur di provare qualcosa che le faccia vivere un esperienza presente.

Tra gli esempi di gestione dell'isolamento in modo diverso c'è Nelson Mandela, che sapeva indirizzare la propria mente verso pensieri sicuri.

#4
Utente 356XXX
Utente 356XXX

Invece io amo pensare e ho bisogno dei miei spazi per farlo! Credo che aiuti a crescere e diventare più saggi, non a caso, trovo sempre la soluzione a tutto, anche quando altri non ne vedono sono l'unico a proporne più di una.

#5
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

@ Bellizzi

>>> Anche le pazienti broderline preferiscono tagliarsi ed infliggersi delle lesioni dolorose (non mortali) pur di provare qualcosa che le faccia vivere un esperienza presente
>>>

Non credo. Le pazienti borderline praticano l'autolesionismo per ragioni probabilmente diverse, ossia per attenuare la sofferenza emotiva mediante la stimolazione dolorosa fisica:

http://www.giuseppesantonocito.it/news.htm?m=274

>>> Tra gli esempi di gestione dell'isolamento in modo diverso c'è Nelson Mandela, che sapeva indirizzare la propria mente verso pensieri sicuri.
>>>

Mi pare un esempio poco calzante. Mandela era un recluso, isolato suo malgrado. Non è a queste situazioni che il senso dell'articolo è rivolto. Indubbie dovevano essere le risorse del grande leader nero, che però è stato *costretto* a esercitare.

#6
Utente 356XXX
Utente 356XXX

ho ripensato a questo articolo, all'assurdità di preferire scosse elettriche alla meditazione e sono arrivato alla conclusione che oggi la solitudine non esista più, nel senso che si gestisce molto più facilmente rispetto al passato. Nei momenti di "vuoto" basta prendere uno smatphone o sedersi davanti ad un pc per interaggire con altri, stringere amicizie e argomentare qualcune aspetto della propria vita.

Senza Internet e smartphone c'era soltanto la tv, un intrattenitore passivo. Internet ruba spazio all'intrattenimento mediatico proprio per la possibilità di interaggire.

Qual'è la conseguenza di tutto questo modernismo ? Che diventerà sempre più difficile per le generazioni future ragionare sugli eventi per estrapolare insegnamenti di vita e avere tempo per capire se stessi.

Ragionando un po' per assurdo e al limite della fantascienza penso che il cervello umano si evolverà ulteriormente acquisendo quella capacità tipica dei computers di elaborare molti processi simultaneamente (dote di pochi oggi) L'uomo del futuro riuscirà a comunicare con gli altri pensando simultaneamente a se stesso e ragionando sulle proprie azioni o sugli eventi passati magari a fare associazioni più rapide... o, in alternativa, diventeranno tutti pazzi!

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