Utente 433XXX
Buon anno a tutti i dottori del sito.
Averei una domanda in merito alla decisione e ai rischi dell´inserimento di una protesi peninea.
Sono giovane, 30 anni. Soffro da 8 anni di disfunzione erettile a causa di alterazione del meccanismo venocclusivo. So che il tema é molto dibattuto tra i medici del settore, la mia diagnosi é stata effettuata in Italia (a 22 anni) e recentemente negli Stati Uniti dove ho studiato (il dottore ha indicato come causa della mia disfunzione “Veno-occlusive disfunction (venous leak)”. Sono stato operato di varicocele a 21 anni. Un angiologo ha potuto giá constatare problemi di insufficienza venosa agli arti inferiori. I farmaci inibitori della PDE 5 mi permettono di avere rapporti sessuali (da 8 anni), spesso associati a Paroxetina poiché da soli non fermano l´eiaculazione precoce sorta con la malattia. Tali farmaci mi danno da sempre forti effetti collaterali che peggiorano la qualitá della mia vita. Col Vacuum device ho avuto scarsi risultati. Le iniezioni intracavernose non fanno per me perché ho estrema fobia degli aghi.
Da quel che ho potuto notare si arriva a decidere di impiantare una protesi SOLO quando le altre soluzioni disponibili (inibitori PDE 5, Iniezioni e Vacum Device) non hanno successo.
La mia domanda é questa ( partendo dal presupposto che ci si affida nelle mani di un chirurgo esperto in implantologia) : quanto sono alti i rischi come infezione (ed in casi estremi necrosi dei tessuti con amputazione del pene), perforazione vescica, perforazione uretra, estrusione, migrazione dall´addome della riserva ?
Grazie per la Vostra attenzione

[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo

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Caro Utente,l'impianto protesico,nel suo caso,a 30 anni, é da escludere.Analogamente,una disfunzione erettile legata ad una alterazione del meccanismo veno-occlusivo,non é realistica, in presenza di una efficace risposta alla terapia con gli inibitori della fosfodiesterasi 5.Gli effetti collaterali riferiti, credo siano legati alla contemporanea assunzione di paroxetina off label...Rifletta ulteriormente e sia prudente perché quella ipotizzata é una vi senza ritorno e con potenziali rischi operatori e post operatori.Cordialità.
Dr. Pierluigi Izzo
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[#2] dopo  
431733

Cancellato nel 2018
Quanto le ha sottolineato il Dr. Izzo è assolutamente condivisibile. Troppa fretta nell'etichettare otto anni fa il problema come derivato da deficit veno-occlusivo... e anche se fosse stato quello, andavano cercate le ragioni di quel deficit, cosa che non sembra essere stata fatta. Tra paroxetina e inibitori PDE5, per quanto questi le abbiano coperto il sintomo, è possibile che siano incrementate le ragioni alla base del suo problema, oltre a produrne di nuove. E' veramente meglio che lei rifletta a fondo, che trovi un buon andrologo che riprenda in mano tutta la questione e che reimposti il percorso diagnostico in modo da trovare le ragioni del problema... potrà non essere semplice, ma ci si può riuscire. Poi l'andrologo potrà decidere nel merito terapeutico.

[#3] dopo  
Utente 433XXX

Gentili dr. Izzo e dr. Rando,
vi ringrazio per le pronte risposte.

Riguardo gli effetti collaterali : oltre alla nausea causata da paroxetina off-label, devo lottare con mal di testa, congestione nasale, dolore agli occhi, dolori muscolari (a schiena e gambe) causati dagli inibitori PDE 5. Mi ritengo fortunato a vivere nell´era moderna e poter usufruire di questi farmaci, i quali peró migliorando la via da un lato sessuale la rendono meno facile nei giorni successivi i rapporti.

Riguardo la fuga venosa: come ho scritto, so che é un tema dibattuto in medicina, e con il mio consulto non voglio accendere dibattiti sull´esistenza di questa malattia. Oltre al primo esame fatto a 22 anni, ho visto diversi andrologi italiani fino all´etá di 25 anni che non facevano altro che dire «troppo giovane, sono solo problemi psicologici ». Qui negli Stati Uniti la malattia é piú riconosciuta in ambito medico. É vero che non esiste un esame specifico che possa confermarne l´esistenza, ma é anche vero che ci sono migliaia di pazienti (giovani) con patologie al sistema venoso che lamentono l´incapacitá di ottenere una rigiditá ottimale per un rapporto sessuale. Inoltre, vi posso confermare che attraverso il mio lavoro (industria farmaceutica) sono venuto a contatto con diversi dossiers che confermano che pazienti con patologie venose presentano un disturbo genetico che porta a un veloce degrado dell´elastina e alla sostituzione di questa con tessuto meno elastico sia nelle pareti delle vene sia nella tunica albuginea, con conseguente non-compliance della tunica albuginea nella compressione del plesso venoso subalbugineo e delle vene emissarie.

Sinceramente non voglio dimostrare l´esistenza della fuga venosa. Ho chiesto un consulto perché sul sito Medicitalia ci sono diversi eccellenti andrologi e vorrei solo ricevere una risposta in merito ai rischi di una protesi peninea in un paziente giovane.

Grazie

[#4] dopo  
431733

Cancellato nel 2018
Appunto... lo ha ricevuto: rifletta attentamente su quel passo. Ci sono rischi importanti che vanno valutati attentamente ed è un percorso da cui non si torna indietro, anche se in rari casi è capitato che la rimozione delle protesi ha visto ottenere una capacità erettile normale... ma il gioco non vale la candela. Peraltro la protesizzazione produce un pene rigido ma non turgido (soprattutto per il glande) e a questo si rischia di dover provvedere ancora con i farmaci che lei giustamente vuole evitare. Personalmente non nego l'esistenza della fuga venosa, ma spesso si fissa l'osservazione sul fatto e non si cercano le ragioni, ovvero gli squilibri metabolico-ossidativi, endocrini (anche se i valori sono negli intervalli normali, si hanno rapporti fuori equilibrio), congestizio-infiammatori pelvico-prostatici, il varicocele a volte bilaterale e risolto parzialmente monolateralmente, ecc. Non mi pare, da quanto ha esposto, che tutti questi elementi siano stati valutati. Quindi prima di decidere nel merito delle protesizzazione, penso sia meglio rivedere tutta la storia con quanto ha fatto e non fatto, nel caso eseguire i dovuti esami e analizzarne attentamente i risultati. Poi decidere... in fondo ha passato otto anni.... ancora un mese non sarà la fine del mondo.

[#5] dopo  
Dr. Diego Pozza

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senza entrare nel merito del "venous leaak" in 40 anni mi sono confrontato con decne di giovani in capaci a raggiungere una adefuata rigidità penetrativa ed a mantenerla tanto da aver un accettabile-gratifuicante rapporto sessuale.
Alcuni riescono a gestite, più o meno validamente,, la loro erezione con i 5PDEi, altri ci riescono con autoiniezioni di PGE1 e miscele Gli altri si devono accontentare di quanto roescono ad avere con buona collaboraazione delle loro partner.
Dopo gli insuccessi della chirurgia venosa ho cominciato a trattare tali pazienti con impianti protesici ultrasoffici e alcu8ni idraulici.
in 30 anni ho operato oltre 35 pazienti tra i 18 ed i 35 anni.
La quasi totalità di è dichiarata soddisfatta. molti si sono sposati senza dovere dire nulla alle partner, La staragrande maggioranza delle compagne o mogli consapevoli delle protesi non hanno mai avuto laamentele;. In 30 anni Ho avuto due estrusioni apicali risolte con patch e lavaggi.Mai infezioni, mai espianti, salvo un giovane paziente diabetico agli inizi della mia esperienza proteesica.
In conclusione, se i farmaci e le iniezioni non funzionano , se gli elastici compressivi non giovano, sono assolutamente favorevole all'impianto protesico endocavernoso (www.erezione.org) che puo' risolvere un drammatico ed angosciante problema per un giovane
cari saluti
Dott. Diego Pozza
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[#6] dopo  
Dr. Gabriele Antonini

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Caro utente,fuga venosa si o fuga venosa no le chiacchiere stanno a zero.Se alla sua età per avere un rapporto sessuale deve per forza assumere una compressa e sopratutto se gli effetti collaterali dei PDE5i alterano fortemente la sua qualità di vita l'impianto di una protesi idraulica e' l'unica possibile soluzione terapeutica.
L'età non c'entra nulla.Non serve avere più di sessant'anni per impiantare una protesi.Si impianta quando il sistema idraulico non funziona o se gli effetti dei farmaci sono insopportabili.
L'importante è effettuare la procedura nelle mani più esperte possibili.
Personalmente ho effettuato negli ultimi 7 anni 225 impianti idraulici tricomponenti utilizzando delle protesi con un sistema di rilascio modulato di antibiotico nei primi 20 giorni di post operatorio ed ho una percentuale di infezione e di complicanze dello 0%.
Da una recente pubblicazione sul Journal of Urology, rivista scientifica americana importantissima in materia, si evince che chi ha una grande confidenza con la procedura chirurgica di impianto di protesi al pene ha un rischio di complicanze bassissimo.
Le allego il link dell'articolo
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/labs/articles/27545573/

Per sua maggiore informazione
Le allego anche due links
Il primo
https://youtu.be/V8vrTFIPPaY
è quello di un giovane di 45 anni che come lei cercava aiuto e non trovava la soluzione al problema perché ritenuto troppo giovane e non meritevole di impianto Protesico. Per la disfunzione erettile e la conseguente paura nell'approccio con le donne non ha potuto costruire la sua vita sentimentale e una famiglia con notevoli ripercussioni sulla vita sociale solo perché sempre sconsigliato e perché nessuno ha mai voluto prendere la responsabilità di effettuare un impianto di protesi.
Nel secondo potrà vedere un video di un paziente con problemi di disfunzione erettile che ha deciso di impiantare una protesi peniena.E' un vero e proprio documentario che ripercorre tutte le tappe dalla visita medica passando per l'intervento chirurgico descritto nei suoi passaggi tecnici fino alla completa ripresa dell'attività sessuale.
http://www.antoniniurology.com/primo-documentario-sullimpianto-di-una-protesi-al-pene/
Spero che il tutto le sia utile
In bocca al lupo
Dr. Gabriele Antonini
Urologo Andrologo
www.antoniniurology.com
www.protesipeniene.it

[#7] dopo  
Utente 433XXX

Gentili dottori,
Vi ringrazio per le esaustive risposte e ringrazio Medicitalia per l'ottimo servizio offerto.

[#8] dopo  
Utente 433XXX

Gentili dr.Pozza e dr. Antonini,
Mi scuso se approfitto della vostra gentilezza, avrei ancora una domanda: da quanto ho capito la misurazione dei corpi cavernosi avviene in fase operatoria. Vista dai video sembra che durante l'operazione venga indotta un'erezione farmacologica.

In questa fase i corpi vengono misurati in stato di erezione?
In che modo viene indotta questa erezione mentre il paziente si trova in anestesia?
E una volta che viene "aperto" il corpo cavernoso in fase di erezione, il sangue non defluisce con conseguente accorciamento del corpo cavernoso?

Grazie per la Vostra disponibilità.

[#9] dopo  
Dr. Gabriele Antonini

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L'erezione idraulica ha solo la funzione di dilatare i corpi cavernosi prima della procedura.La lunghezza del suo Pene con la protesi sarà la lunghezza del suo pene flaccido stirato più possibile e non quella del suo Pene con l'erezione fisiologica.In fase di intervento il sanguinamento è minimo e comunque sarà maggiormente contenuto se verrà risparmiata quanto più possibile l'arteria cavernosa.
Saluti
Dr. Gabriele Antonini
Urologo Andrologo
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