Utente 447XXX
Gentili dottori,
mi è stata diagnosticata da nove mesi un'induratio penis plastica. La placca (lunga 1,2 centimetri e spessa 3 mm) è collocata all'altezza del terzo distale e provoca un incurvamento verso sinistra. Con il tempo però si è sviluppato anche un ispessimento del corpo cavernoso sul lato sinistro del pene, vicino alla base: una significativa parte del tessuto (circa 3 centimetri) ha perso elasticità, s'ispessisce durante l'erezione e la rende debole e non sostenuta con gravi connessi problemi di disfunzione erettile. Ciò ha inevitabilmente determinato un accorciamento del pene. Ho inoltre ancora forte dolore durante l'erezione anche se sono passati nove mesi dall'esordio conclamato della malattia
Il mio andrologo (che ho visto martedì) non sapeva spiegarsi la ragione del tessuto non elastico sotto l'area della placca. Posso ipotizzare che si tratti di fibrosi (collegata con l'Ipp)? Naturalmente l'ho contattato per avere un confronto, ma è sempre difficile avere risposte in tempi brevi e senza un'ulteriore visita. Per questo chiedo consiglio anche a voi.
L'attuale terapia consigliata è di Peyronimev plus una volta al giorno, Cialis 5 mg una volta al giorno e Rabestrom (Sildenafil) 75 mg prima di un tentativo di rapporto. Ho già eseguito un eco-color doppler basale e dinamico che ha ravvisato una situazione normale delle arterie (anche se l'erezione indotta dalla prostaglandine è stata debolissima) e ho fatto un ciclo di 12 iniezioni di Verapamil tra marzo e giugno. La situazione però, nel tempo, è solo peggiorata: inizialmente l'erezione (con i farmaci) era buona e l'incurvamento consente la penetrazione, ma la formazione di tessuto ispessito e anaelstico rende ora l'erezione debole e i rapporti quasi impossibili.
Che cosa posso fare per contrastare la fibrosi? Può essere utile eseguire un'elastosonografia? Quali altre opzioni mi restano? Io sono anche pronto alla protesi, ma l'andrologo me lo sconsiglia perché dice che la vascolarizzazione è ancora buona. Aiutatemi, se potete.

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Beretta

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Gentile lettore,

segua le indicazioni del suo andrologo sono sostanzialmente condivisibili; il dolore da lei lamentato generalmente denuncia che il processo fibrotico è ancora attivo ed in questi casi viene sconsigliata l'applicazione di una protesi peniena.

In estrema sintesi si ricordi che la malattia di la Peyronie presenta un decorso molto variabile e a volte capita anche di osservare addirittura una risoluzione spontanea della placca. Per questo motivo il trattamento deve essere all'inizio di tipo conservativo con l'utilizzo di prodotti a base di vitamina E, farmaci antiinfiammatori ed “antifibrotici”, come quelli da lei utilizzato.

Sono state recentemente provate anche altre terapie come gli ultrasuoni, la diatermia, la laserterapia, le iniezioni intraplacca di farmaci antiinfiammatori.

Solo a nodulo stabilizzato e/o in presenza di gravi incurvamenti e disturbi dell'erezione, può essere utile ricorrere ad un trattamento chirurgico che può prevedere anche l'inserimento di una protesi oppure l'uso di tecniche di chirurgia plastica che permettono l'escissione della placca stessa e la correzione dell'incurvamento.

Un cordiale saluto
Giovanni Beretta M.D.
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[#2] dopo  
Utente 447XXX

Grazie per la risposta, dottore.
Le posso ancora chiedere quanto tempo occorre attendere per la stabilizzazione della malattia e se per la cura del tessuto anaelastico e ispessito può essere utile un''elastosonografia?

Grazie ancora

[#3] dopo  
Dr. Giovanni Beretta

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Fino a che c'è dolore generalmente vuol dire che la patologia non è ancora "stabilizzata".

L'elastosonografia di solito si fa in contemporanea con la ecografia e l'eco-color-doppler del pene (esame questo sì importante e decisivo).

Ancora un cordiale saluto.
Giovanni Beretta M.D.
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