Utente 412XXX
Gentili dottori, sono un ragazzo di 27 anni e soffro da qualche anno di disfunzione erettile di tipo ansiogeno. Parlo di genesi psicologica in quanto sia complesse analisi del sangue non hanno rilevato alcuna problematica a livello ormonale e di altro genere, sia perché anche l'ecocolordoppler penieno dinamico non ha ravvisato alcuna anomalia nel flusso sanguigno. Trattasi di un disturbo ansiogeno generalizzato che opera a livello inconscio, dato che non riesco a rilevarne le cause. Me ne sono accorto da elementi fortuiti: lo svegliarmi inspiegabilmente il mattino presto se in giornata mi spetta da fare qualcosa di meno ordinario e coinvolgente; avere difficoltà ad addormentarmi se l'indomani mi spetterà una giornata più impegnativa; talvolta movimenti intestinali qualora so di dover avere dei rapporti sessuali. Il perché di queste razioni psicofisiche mi è del tutto ignoto, dato che razionalmente parlando, nessuno di quei fattori che le provoca è oggettivamente problematico. Credo perciò di trovarmi da qualche anno in uno stato di ipersensibilità emotiva, origine della disfunzione. In attesa di affrontare la questione con un apposito specialista (non saprei neppure a quale branca rivolgermi), il mio andrologo mi ha prescritto telefil (principio attivo tadalafil), lasciando a me la scelta sull'avviare un percorso terapeutico che includerebbe 5mg di telefil al giorno, oppure l'utilizzo una tantum della pillola (da 10mg o 20mg) un'oretta prima del rapporto sessuale. Ciò che non ho avuto modo di chiedere all'andrologo è: quanto dovrebbe durare ordinariamente questa terapia? E soprattutto, come agirebbe -se tutto va bene- a tempo indeterminato su di una causa che è psicologica? Non riesco a capire in che modo un farmaco che viene assunto occasionalmente in vista di un rapporto sessuale, se assunto quotidianamente per un dato lasso di tempo, può esplicare i suoi effetti anche nel lungo periodo. Grazie mille, spero in una risposta esaustiva.

[#1] dopo  
Dr. Giorgio Cavallini

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Quella robaccia funziona fino a tanto che la prende; solo 1 paziente su sei riesce ad autonomizzarsi e non dipendere da quelle schifezze. Scusi se ne parli così ma personalmente consiglio psicologi nei giovani, ritenendo e non a torto qualsiasi sostanza L anticamera della dipendenza
Dr. Giorgio Cavallini
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[#2] dopo  
Utente 412XXX

Non è il caso che si scusi. Anzi, apprezzo molto la sincerità della risposta, della quale comprendo perfettamente lo spirito di fondo. Indubbiamente quella di recarmi da uno psicologo sarà una scelta necessaria, anche se nutro dubbi sull'apporto che potrò trarne, data l'insoddisfazione e mestizia della mia attuale vita post-laurea, con mille incertezze (oltre che aspettative) circa una vita professionale che, a distanza di due anni dalla laurea, non pare prossima (essendo impegnato in uno studio estenuante per i rari, truccati ed ingarbugliati concorsi pubblici), in una realtà territoriale e socio-culturale con cui non mi muovo a mio agio e che mi sta assai stretta. Le ripercussioni personali di questa situazione che ho espresso in maniera decisamente sintetica, ahimè, potranno cessare (o ridimensionarsi) nel momento in cui riuscirò concretamente a mutare questo stato di cose. Per il resto, data la mia sensibilità, una stasi della situazione non mi procurerà alcun miglioramento (semmai il contrario), con buona pace di qualsiasi colloquio con uno psicologo. Mi spiace solo di essere un ragazzo molto carino e che negli studi ha sempre brillato, ma che da alcuni anni, tra mille problematiche, si vede impedito anche nella vita sessuale (e quindi sentimentale). Non so come fare.

[#3] dopo  
Utente 412XXX

Dottore, cortesemente un ulteriore chiarimento. I farmaci a base di tadalafil inficiano in qualche modo una terapia a base di minoxidil? Grazie.

[#4] dopo  
Dr. Giorgio Cavallini

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