Utente cancellato
Buongiorno, scrivo per mio padre (58 anni).

Da quando aveva circa 40 anni è affetto da sindrome schizofrenica, l'inps oltre alla ridotta pensione calcolata sui contributi gli ha corrisposto la pensione di invalido civile essendo stata riconosciuta un invalidità del 100%.
E' sempre riuscito a badare a se stesso ed ha sempre vissuto da solo essendo impossibile la convivenza.
Questo dicembre ha subito uno stroke ed attualmente presenta paralisi dell'arto superiore sx e un minore campo visivo periferico a sx.

Ora pur deambulando ed avendo indenne l'altro arto superiore, non riesce più a compiere i normali gesti quotidiani, come vestirsi, mettersi gli occhiali ecc...
Cioè già prima dello stroke era apparsa una demenza tale da non impedirgli di vestirsi. Ora invece non riesce proprio ad imparare es. a vestirsi usando una solo mano! Cioè credo che la sua malattia psichiatrica gli abbia comportato anche un ritardo mentale in modo che non riesce più ad imparare nuovi gesti, nuove sequenze di operazione che gli permetterebbero pur con una sola mano di compiere le quotidiane operazioni.

Il mio quesito è:

Dato che attualmente non è autonomo cioè richiede assistenza di una persona per compiere i normali gesti quotidiani come mettersi un maglione, potrebbe essere idoneo alle pensione di accompagnamento?
Inoltre come faccio a dimostrare la sua inabilità a compiere i normali gesti quotidiani avendo solo un arto paralizzato e riuscendo a deambulare e sapendo comunque ragionare ma non in grado di apprendere nuovi gesti per vestirsi esempio?

[#1] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Gentile Utente
Suo padre, da come specificato nella sua richiesta, ha giàottenuto il 100% d'invalidità.
E' necessario quindi ripresentare la pratica, con l'aggravamento supportato dalla relativa documentazione (cartella clinica, visita neurologica, psichiatrica etc etc), finalizzato alla richiesta dell'accompagnamento.
Tale pratica può essere impostata dal curante e magari seguita da un patronato, qualora Lei avesse difficoltà nell'iter burocratico. Si curi di avere un medico che accompagni suo padre alla visita collegiale, in modo da esporre le problematiche da Lei riferite, le quali dovranno essere supportate da documentazione, come sopra specificata.
Anche se non mi occupo di medicina legale, la mia specialità, spesso mi porta ad occuparmi di tali problemi; spero di esserLe stato d'aiuto.
Cordialmente
Dr Alessandro D'Angelo
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
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[#2] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
Si curi che il medico sia un medico legale o un neurologo (meglio il primo) e presenti la domanda di aggravamento. Nel frattempo si faccia rilasciare un certificato neurologico da struttura pubblica che indichi lo status ai fini medio legali e ripresenti anche un certificato psichiatrico che illustri lo status mentale.
Dr Funicello Pres Comm Invv Civv

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Cari colleghi,

il problema mi interessa , COME UTENTE, per una mia paziente MOLTO bisognosa che ha già avuto la prima pratica respinta e si trova in una situazione analoga all'utente che ha scritto il post.

Non ho capito se il medico legale o il neurologo dovrebbe impostare la pratica o se (si trova qualcuno disponibile ?) dovrebbe accompagnare il richiedente ALLA VISITA COLLEGIALE.

Grazie mille

Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
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[#4] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
è bene che ad acompagnarla sia un medico legale o , in subordine, un neurologo privato. Neurologo (diverso dall'eventuale accompagnatore) e psichiatra di struttura pubblica dovrebbero relazionare ai fini medico legali lo status.Hai ragione la mia risposta era molto poco chiara.Scusami

[#5] dopo  
52596

dal 2008
Gentili medici ringrazio per le risposte.
Ora però per concretizzare, per il neurologo richiedo la visita e per il medico legale? Si può richiedere all'asl una visita di medicina legale? O devo andare da un privato?
In più la valutazione dal punto di vista cognitivo, spetta allo psichiatra che valuterà se c'è demenza?
E poi nel caso che gli venga accordata la pensione di accompagnamento, la pensione di invalidità che già riceve sono alternative o possono essere corrisposte entrambe?

[#6] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Gentile utente,
la pensione d'accompagnatore, si integra alla pensione d'invalidità. Tale somma viene data in funzione di poter "permettere" a paziente di pagarsi una persona che lo segua nel quotiìdiano.
Come già detto dal collega Funicello, i medici di strutturas pubblica produrranno le certificazioni da presentare alla commissione medica, mentre il medico accompagnatore (meglio se addentro a tali problematiche) è di Sua scelta.
Credo che la valutazione sullo stato cognitivo spetti meglio al neurologo/psichiatra, che possono, dopo aver sottoposto il paziente a visita e test specialistici (mini mental status etc etc) certificare quanto poi verrà stressato a voce nel corso della visita collegiale.
Cordialmente
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Dr. Alessandro D'Angelo
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[#7] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
confermo la spiegazione del collega.

[#8] dopo  
52596

dal 2008
Gentili medici, grazie per le cortesi ed utili risposte.

Ho prenotato tutti gli accertamenti.
Alla visita collegiale sarà l'assistente sociale ad accompagnarlo ed a spiegare il quadro assistenziale che i servizi sociali stanno attuando per aiutare mio padre che vive solo a rimanere al suo domicilio.
Mi sono veramente stupito dell'aiuto che gli stanno offrendo gratutitamente! es. vengono 2 donne ogni mattina ad alzarlo, vestirlo e lavarlo!

[#9] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
come vedo qualcosa che funziona c'è.L'assistemnte sociale accompagnatrice non è il top, ma potrebbe bastare

[#10] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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Penso che una relazione dettagliata (psichiatrica o neurologica o geriatrica anche se ha solo 58 anni)con una valutazione neuropsicologica e con i test vari per definire il livello d'autonomia, possa essere presentata alla Commissione d'invalidità Civile, successivamente la Commissione valuterà se è presente o meno un deficit cognitivo, se risponde a tono alle domande poste, se è orientato nel tempo e nello spazio, se deambula autonomamente, ecc e tenendo conto anche di tutta la documentazione presentata, valuterà se concedere o meno l'indennità di accompagnamento.
In caso di giudizio negativo protrà comunque fare ricorso al Giudice del Lavoro (preferibilmente tramite un Patronato di assistenza.)
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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[#11] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
La dettagliata relazione neurol e psichiatrica DEVE essere presentata.
La visita viene fatta più o meno accuratamente.Il sottoscritto, ad esempio, effettua un ampio controllo neurologico. Inutile controllare se orientato nel tempo e nello spazio per la schizofrenia (non sono dati attendibili)mentre, ed ha ragione il collega, per gli esiti dello stroke e per la dichiarata demenza la cosa ha un suo valore.
In genere, però, la relazione del neurologo o del geriatra (eventualemnte da aggiungere) dovrebbe essere correlata da tests normali e dinamici.
In tal modo, unendo la cartella clinica (meglio la relazione di dimissione)il quadro dovrebbe essere completo.

[#12] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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In ogni caso, la valutazione spetta alla commissione che tiene conto delle relazioni specialistiche solo se attendibili.
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[#13] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
questo è vero in aprte perchè il giudizo della copmmissione ASL è sub judice dovrà poi passare ad un altro grado presso al commissione verifica dell'inps

[#14] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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Si certo, questo per noi addetti ai lavori da oltre 20 anni è pacifico, agli utenti interessa fino ad un certo punto.
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[#15] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
non sono d'accordo con il collega. All'utentte potrebbe anche non interessare, ma bisogna comuqnue dare sempre un'informazione corretta.
Il motivo? Se non altro evitare che abbiano aprendersela con una commissione sbagliata laddove l'INPS dovesse abbassare il pèunteggio o negare l'indennità. Inoltre non possiamo, mi scusi il collega del quale ho SEMPRE condiviso le risposte dare errate informazioni

[#16] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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Concordo con il collega, ma tutte le informazioni date a questa utente da me e dagli altri sono corrette. Il rischio è di scendere troppo nel caso specifico senza avere gli elementi sufficienti, pertanto è pacifico chi vuole approfondire il caso va da un Patronato o da un medico-legale con la documentazione per avere un parere corretto su cosa fare o non fare.
Comunque se l'utente è chiamato a visita diretta è l'INPS che emette il verbale quindi l'utente riceverà solo quel verbale e pertanto saprà contro chi fare ricorso al Giudice del Lavoro entro il termine previsto.
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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[#17] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
l'INPS comunque decide anche in maniera subdola ed errata reinviando la pratica alla ASL perchè la riveda.Salvo poi confermare quello che la prima commissione ha deliberato(Ci crediatre o no succede )