Utente 174XXX
Buongiorno.
In data 6 agosto mia cognata (classe 1972) è stata ricoverata in ospedale con la diagnosi di meningoencefalite erpetica e sospetta encefalite autoimmune post encefalite erpetica.
Al momento dell’arrivo al P.S. presentava una serie di sintomi, presenti già da alcuni giorni, che avevano indotto il medico curante a ipotizzare una forma influenzale.
Al P.S. la situazione peggiorava rapidamente con episodi di epilessia.
Veniva effettuata una puntura lombare e la paziente veniva sedata e intubata con ricovero in rianimazione.
SI dava inizio a terapia antivirale Zovirax 750 mg.
Successivamente veniva trasferita al reparto di neurologia dove è stata sottoposta ad una serie di esami quali: TC celebrale che rilevava la presenza di area ipodensa in sede temporale-occipitale; RM encefalo che definiva un quadro compatibile con encefalite; RM celebrale e orbite di controllo che riconosceva la persistenza di una alterazione del segnale da esiti flogistici a livello del tratto ottico a destra e all’altezza del recesso ottico; valutazione neuropsicologica che evidenziava una prestazione complessiva al di sotto della norma con difficoltà inerenti la capacità di mantenimento e rievocazione delle informazioni verbali, l’attenzione, l’orientamento e l’accesso lessicale; visita psichiatrica che mostrava una sintomatologia ansiosa; visita oculistica che rivelava una diplopia.
Durante la permanenza in neurologia è stata sottoposta a terapia con IgVena e terapia antivirale .
Alle dimissioni, avvenute in data 26 agosto, la terapia di mantenimento consisteva in Seroquel 25 mg e Keppra 500 mg.
Dopo alcuni giorni dalla dimissioni la paziente peggiorava tanto da dover essere ricondotta in ospedale, dove staziona attualmente.
Al rientro in ospedale è stata diagnosticata un’encefalite autoimmune, e mia cognata è stata sottoposta a più di un ciclo di plasmaferesi e al momento segue una terapia finalizzata ad abbassare drasticamente le difese immunitarie. Si è inoltre resa necessaria una terapia a base di Tavor.
Mia cognata, dal rientro in ospedale, è molto confusa, depressa, riferisce di pensieri ossessivamente ricorrenti che non riesce ad elaborare. Inoltre desidera rimanere in ospedale.
In base a quanto sopra descritto si desidererebbe avere un opinione e sapere se esistono centri specializzati ai quali rivolgersi al fine di sottoporre mia cognata a nuove visite neurologiche e neuropsicologiche e a tutto quanto necessario per valutare al meglio la situazione ed intraprendere le più adeguate cure farmacologiche e riabilitative.
Grazie.
Cordiali saluti.

[#1] dopo  
Dr. Mauro Colangelo

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Egregio Utente,
la particolareggiata descrizione della storia clinica della sua congiunta porta ad una inequivocabile diagnosi di esiti neuro-psichici post-encefalitici, per il cui trattamento legittimamente Lei chiede quali cure e quali misure riabilitative siano attuabili. Da questo sito, Lei comprende, è possibile unicamente fornire indicazioni di indirizzo diagnostico in quanto per le prescrizioni terapeutiche è necessario visitare un paziente. Pertanto, non posso far altro che suggerirle di affidarsi ad un Neurologo della sua zona di residenza che saprà come assistere la paziente nel migliore dei modi, anche suggerendo sedi in loco per la necessaria riabilitazione.
Cordialmente
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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[#2] dopo  
Utente 174XXX

Dottor Mauro, grazie per la cortese risposta.
Ad oggi, il punto cruciale della vicenda è quello di scoprire che esistono grandi difficoltà nell’individuare un neurologo in zona che possa assistere la paziente nel miglior modo possibile. E’ infatti evidente, pur comprendendo che questa patologia è davvero infrequente, che la struttura ospedaliera presso cui è ricoverata mia cognata non ha la preparazione necessaria ad esercitare una prestazione medica il più possibile adeguata per questo tipo di problema e il personale medico, purtroppo, non è neanche in grado di fornire indicazioni di dove recarsi per avere una seconda opinion o dove iniziare una terapia mirata di recupero cognitivo.

[#3] dopo  
Dr. Mauro Colangelo

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Capisco la sua perplessità ma sono convinto che nella Sua regione possa individuare una struttura devoluta al recupero ed alla stimolazione delle residue abilità cognitive della paziente. E' fondamentale, ovviamente, che vi sia un accurato "assessment" neuropsicologico preliminare, al fine di individuare un adeguato programma riabilitativo che miri a compensare le capacità pregiudicate dalla patologia infettiva da cui la Sua parente è stata colpita. Ma anche a tale scopo, non ho dubbi che possa trovare un bravo neurologo che sappia impostare una corretta valutazione.
Auguri e cordiali saluti
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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