Utente 505XXX
Salve Egregi,
Via scrivo da parte di mia madre, soggetto di 53 anni con il seguente quadro clinico:
Il 28 luglio si procura la rottura del polso a seguito di una caduta domestica.
In sede di TAC toracica viene evinto un inspessimento interstiziale polmonare degno di approfondimento e, a seguito di TAC svolta privatamente, è stata riscontrata una possibile sarcoidosi.
La paziente, già provata dal punto di vista fisico a causa dei dolori del post intervento al polso che ha previsto l’inserimento di placca in metallo, con conseguente fisioterapia, ha dovuto affrontare anche la possibilità di una lotta contro questa patologia.
Alla paziente in attesa dell’esito degli esami, per via telefonica, è stato detto fosse positiva alla sarcoidosi, cosa poi smentita il giorno dopo da un altro dottore (collega, dell’ospedale stesso) che ne ha scagionato la possibilità con assoluta certezza, forte di un quadro sintomatico poco promettente e di altri esami svolti, quali broncoscopia, esame ACE e prova da sforzo.
Sebbene, dunque, il consulto finale fosse meritevole di festeggiamenti, alla paziente son cominciati ad apparire dei dolori alla scapola sinistra, vicino alla colonna vertebrale, sfociato poi in eruzioni cutanee anche sul lato speculare anteriore, sotto il seno, che ha portato il dottore presso cui ci siam rivolti con urgenza a diagnosticare l’Herpes Zoster.
Credevo che la possibilità fosse affetta da sarcoidosi fosse una opzione nefasta già di per sè, dunque vi lascio immaginare cosa voglia dire affrontare questa situazione.
I dolori si sono presentati violenti, inarrestabili, distinti nelle seguenti tipologie:
- Da contatto;
- Da strappo, la paziente si sente letteralmente “aprire la carne”;
- Punture di aghi, specialmente nella zona del capezzolo;
- Lama che la infilza lentamente dietro la schiena
Talvolta sincronizzati, talvolta intermittenti.
Tutto accompagnato da successivo bruciore.
Ho cercato di informarmi come meglio potevo, eppure ancora adesso brancolo nel buio per quanto riguarda un piano d’azione.
Va detto che, passato un mese, il dolore si è un po’ affievolito, ma è ancora persistente e ne pregiudica molto la qualità della vita dato che la priva del sonno ed al momento del pasto fatica a star seduta.
La paziente, riferisce, di provar meno dolore quando in movimento piuttosto che a riposo, sebbene io la sproni a concedersi totale riposo .
Cosa possiamo fare?
Ha svolto il tipico periodo di antivirale a base di Aciclovir nelle 72 ore canoniche, ora sta assumendo vitamine e, quando proprio insopportabile, il Brufecod come anti dolorifico con risultati nulli.
Le è stato prescritto il Lyrica, farmaco anti epilettico, al quale si è sottratta non assumendolo praticamente mai.
A quanto pare, la medicina riesce ad arginare questa patologia con estrema difficoltà e non sono certo che lei possa resistere ancora per molto dato che ha manifestato più volte l’intenzione di ricorrere ad “atti estremi”... ci siamo capiti.
Infinitamente grazie.

[#1] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

in caso di nevralgia post-erpetica che sembra l’ipotesi più concreta i farmaci di elezione sono quelli che agiscono sul dolore neuropatico come il pregabalin (lyrica e altri) che hanno già prescritto alla Mamma.
Questo risulta essere uno dei più utilizzati ed efficaci.
Il dosaggio terapeutico va raggiunto gradualmente partendo da bassi dosaggi.
È necessario però che la Mamma si convinca ad assumerlo.

Cordiali saluti
Dr. Antonio Ferraloro

[#2] dopo  
Utente 505XXX

Grazie infinitamente della risposta Dottore, anche per la velocità.
Chiedo: esistono esami che possano comunicarci quanto "grave" sia? se irreversibile o meno? Lo chiedo perchè la consapevolezza di dover lottare contro questo male, poco pubblicizzato debbo tristemente dire, almeno la metterebbe in condizione di dover per forza rifugiarsi nel male minore ed assumere i farmaci prescritti.

Cordialmente

[#3] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

la diagnosi è clinica, il decorso è estremamente variabile da un paziente all’altro e non ci sono esami per monitorarlo.
Nella maggioranza dei casi il problema si risolve ma i tempi non sono prevedibili.
Faccia seguire la Mamma da un neurologo.

Cordialmente
Dr. Antonio Ferraloro

[#4] dopo  
Utente 505XXX

Grazie Dottore,
La paziente amerebbe molto sapere se fosse possibile stabilire lo stato del decorso in base al colore delle vescicole che, presenti, secondo lei variano di colore dal roseo al più rosso, sebbene sia giusto segnalare ritenga che si arrossino a seguito di sfregamento per lenire il prurito. Segnalo siano asciutte e che il dolore da strappo sia estinto. Vanno trattate separatamente?

[#5] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

quando è stata fatta la diagnosi? Dopo quanto tempo ha iniziato la terapia?
Comunque il problema non va trattato separatamente.

Cordialità
Dr. Antonio Ferraloro

[#6] dopo  
Utente 505XXX

Caro Dottore,
Le macchioline si sono manifestate esattamente il 3 di Ottobre ed il 4 è stato diagnosticato l'herpes, giorno in cui ha avuto inizio la terapia con l'Aciclovir e, da quel giorno, continua ad assumere le vitamine (B Vital). I dolori, abbastanza consistenti di intensità, dietro alla schiena ed aderenti alla colonna vertebrale erano iniziati già 4 - 5 giorni prima della manifestazione cutanea. La paziente mi comunica, allo stato attuale, una sensazione di fastidio generale con picchi pruriginosi molto forti. Segnalo anche una iper sensibilità al freddo.

Grazie dell'interessamento Dottore.

[#7] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

al momento le vesciche dovrebbero essere "guarite", l’eventuale dolore residuo viene definito "nevralgia post-erpetica".
Come Le dicevo precedentemente, non è possibile stabilire il decorso.

Cordiali saluti
Dr. Antonio Ferraloro

[#8] dopo  
Utente 505XXX

Grazie per i chiarimenti Dottore, cordiali saluti e buon lavoro.

[#9] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Di nulla.

Buona giornata
Dr. Antonio Ferraloro