Dubbio sulle tempistiche iniezioni per maculopatia essudativa
Buonasera, cerco di essere sintetica.
Ho 78 anni e due annibfa ho eseguito l'operazione di rimozione cataratta e correzione miopia/ astigmatismo.
Tutto bene fino circa a dicembre, quando ho iniziato a vedere un'ombra grigia, leggera, al centro dell'occhio sx.
Non ho pensato di andare subito dall'oculista, perché, nel frattempo, ho avuto altre patologie e un intervento e, soprattutto, perché pensavo si trattasse di cataratta secondaria.
Ai primi di aprile, al controllo, mi viene diagnosticata una quasi sicura maculopatia degenerativa di tipo umido e mi suggeriscono di recarmi al più presto in una grande struttura per una fluorongiografia con fluoreiscina.
Incredibilmente, nel grande ospedale di Milano, trovo un posto due gg dopo col SSN .
Mi viene confermata la maculopatia essudativa complicata da neoformazione vascolare.
Mi dicono di prenotare subito una previsita per le iniezioni e mi viene fissata per il 23 di questo mese, al fine di fissare un calendario.
Ecco, oggi, seguendo una trasmissione televisiva sull'argomento, consigliavano, non appena uno si fosse accorto di questo calo di vista, di recarsi immediatamente al P.
S. dal quale poter accedere direttamente nel reparto perché i tempi normali potrebbero essere deleteri per questa malattia, che dovrebbe "essere trattata con la rapidità con la quale si tratta un infarto".
Testuali parole!
A questo punto mi sono allarmata e chiedo: secondo voi, questo lasso di tempo, per la previsita, è eccessivo?
È il caso che io mi precipiti in H a prenotare una visita privata?
Scusatemi se mi sono dilungata, ma sono davvero preoccupata!
Grazie.
Ho 78 anni e due annibfa ho eseguito l'operazione di rimozione cataratta e correzione miopia/ astigmatismo.
Tutto bene fino circa a dicembre, quando ho iniziato a vedere un'ombra grigia, leggera, al centro dell'occhio sx.
Non ho pensato di andare subito dall'oculista, perché, nel frattempo, ho avuto altre patologie e un intervento e, soprattutto, perché pensavo si trattasse di cataratta secondaria.
Ai primi di aprile, al controllo, mi viene diagnosticata una quasi sicura maculopatia degenerativa di tipo umido e mi suggeriscono di recarmi al più presto in una grande struttura per una fluorongiografia con fluoreiscina.
Incredibilmente, nel grande ospedale di Milano, trovo un posto due gg dopo col SSN .
Mi viene confermata la maculopatia essudativa complicata da neoformazione vascolare.
Mi dicono di prenotare subito una previsita per le iniezioni e mi viene fissata per il 23 di questo mese, al fine di fissare un calendario.
Ecco, oggi, seguendo una trasmissione televisiva sull'argomento, consigliavano, non appena uno si fosse accorto di questo calo di vista, di recarsi immediatamente al P.
S. dal quale poter accedere direttamente nel reparto perché i tempi normali potrebbero essere deleteri per questa malattia, che dovrebbe "essere trattata con la rapidità con la quale si tratta un infarto".
Testuali parole!
A questo punto mi sono allarmata e chiedo: secondo voi, questo lasso di tempo, per la previsita, è eccessivo?
È il caso che io mi precipiti in H a prenotare una visita privata?
Scusatemi se mi sono dilungata, ma sono davvero preoccupata!
Grazie.
Buonasera,
ha fatto molto bene a chiedere ulteriori chiarimenti sui tempi, perché è un aspetto importante e merita una spiegazione precisa.
Nel suo caso c’è un punto centrale: lei riferisce che l’ombra grigia è iniziata già a dicembre, mentre la diagnosi di maculopatia essudativa con neovasi è stata posta solo ora, dopo alcuni mesi. Questo rende possibile che una parte delle alterazioni che oggi si vedono sulla macula si sia già stabilizzata e che qualche danno sia almeno in parte permanente. È una considerazione poco piacevole, ma è corretto essere chiari su questo aspetto. Allo stesso tempo, senza poter vedere direttamente il suo OCT, l’angiografia, la sua acuità visiva attuale e senza averla visitata di persona, non è possibile valutare con precisione quanto margine di recupero visivo ci sia ancora e quanto, nel suo caso specifico, sia urgente in senso stretto il momento esatto in cui eseguire la prima iniezione.
Sappiamo dagli studi che, in generale, nelle forme neovascolari di degenerazione maculare legata all’età i risultati visivi tendono a essere migliori quando l’inizio della terapia intravitreale anti VEGF è precoce rispetto alla comparsa dei sintomi: i pazienti trattati entro circa 14 giorni dall’esordio del calo visivo hanno, in media, esiti migliori rispetto a chi arriva in trattamento dopo molti mesi. Questo è il motivo per cui si insiste tanto sul non attendere troppo e sull’importanza di un avvio rapido della terapia. Nel suo caso, però, non ci stiamo più muovendo in un orizzonte di giorni dall’inizio dei disturbi: lei convive con questa macchia centrale da circa quattro mesi prima della diagnosi, e il ritardo principale, purtroppo, si è già consumato in quella fase.
Questo non vuol dire che da ora in avanti i tempi non contino più, ma che probabilmente la differenza tra iniziare oggi o tra, per esempio, una decina di giorni non è paragonabile alla differenza che c’è tra iniziare entro due settimane dall’esordio e iniziare dopo quattro o cinque mesi. È verosimile che una parte del danno dipenda dal tempo già trascorso; quanto possa cambiare la prognosi spostare l’inizio della terapia di qualche giorno in più o in meno, a questo punto del decorso, è invece molto più difficile da quantificare, e nessuno può affermare con certezza che l’effetto sarebbe nullo o davvero trascurabile in assoluto. Ogni macula ha la propria storia, e solo l’oculista che ha in mano i suoi esami può mettere correttamente sui piatti della bilancia il danno già avvenuto, l’attività attuale della malattia e l’urgenza pratica di iniziare.
In concreto, è utile distinguere tra un’emergenza vera e propria e la necessità, comunque reale, di evitare ulteriori ritardi non necessari. Non sembra che lei sia in una situazione da accesso immediato in Pronto Soccorso nel giro di poche ore, perché la malattia è attiva da mesi. Allo stesso tempo, non è il caso di rallentare il percorso: se la previsita che le hanno fissato è a breve (per esempio entro una o due settimane) e da lì è realisticamente possibile programmare la prima iniezione in tempi ravvicinati, ha senso proseguire all’interno del percorso già avviato nella grande struttura, presentandosi con tutta la documentazione e chiedendo esplicitamente al collega che la visiterà se, alla luce degli esami e dei mesi trascorsi, ritiene i tempi previsti per l’inizio delle iniezioni adeguati al suo quadro. Se invece l’appuntamento fosse molto lontano oppure se, nell’attesa, lei notasse un peggioramento rapido e marcato della vista (macchia che si allarga molto, visione sempre più deformata, difficoltà evidenti nelle attività quotidiane), allora potrebbe valere la pena, insieme al suo oculista di fiducia, di valutare una visita in un’altra sede dove sia concretamente possibile non solo essere visitata, ma anche iniziare le iniezioni in tempi più stretti.
Il punto forse più importante è che, anche se una parte del danno può essersi ormai consolidata, la terapia anti VEGF rimane in ogni caso fondamentale per bloccare o rallentare l’evoluzione della malattia, limitare ulteriori peggioramenti e salvaguardare il più possibile la vista residua. Non è mai inutile cominciare il trattamento solo perché sono già passati dei mesi; si tratta piuttosto di capire, con il medico che la sta seguendo, come ottimizzare i tempi a partire da ora, tenendo conto sia di quanto è già accaduto, sia delle possibilità reali di organizzare rapidamente le iniezioni.
ha fatto molto bene a chiedere ulteriori chiarimenti sui tempi, perché è un aspetto importante e merita una spiegazione precisa.
Nel suo caso c’è un punto centrale: lei riferisce che l’ombra grigia è iniziata già a dicembre, mentre la diagnosi di maculopatia essudativa con neovasi è stata posta solo ora, dopo alcuni mesi. Questo rende possibile che una parte delle alterazioni che oggi si vedono sulla macula si sia già stabilizzata e che qualche danno sia almeno in parte permanente. È una considerazione poco piacevole, ma è corretto essere chiari su questo aspetto. Allo stesso tempo, senza poter vedere direttamente il suo OCT, l’angiografia, la sua acuità visiva attuale e senza averla visitata di persona, non è possibile valutare con precisione quanto margine di recupero visivo ci sia ancora e quanto, nel suo caso specifico, sia urgente in senso stretto il momento esatto in cui eseguire la prima iniezione.
Sappiamo dagli studi che, in generale, nelle forme neovascolari di degenerazione maculare legata all’età i risultati visivi tendono a essere migliori quando l’inizio della terapia intravitreale anti VEGF è precoce rispetto alla comparsa dei sintomi: i pazienti trattati entro circa 14 giorni dall’esordio del calo visivo hanno, in media, esiti migliori rispetto a chi arriva in trattamento dopo molti mesi. Questo è il motivo per cui si insiste tanto sul non attendere troppo e sull’importanza di un avvio rapido della terapia. Nel suo caso, però, non ci stiamo più muovendo in un orizzonte di giorni dall’inizio dei disturbi: lei convive con questa macchia centrale da circa quattro mesi prima della diagnosi, e il ritardo principale, purtroppo, si è già consumato in quella fase.
Questo non vuol dire che da ora in avanti i tempi non contino più, ma che probabilmente la differenza tra iniziare oggi o tra, per esempio, una decina di giorni non è paragonabile alla differenza che c’è tra iniziare entro due settimane dall’esordio e iniziare dopo quattro o cinque mesi. È verosimile che una parte del danno dipenda dal tempo già trascorso; quanto possa cambiare la prognosi spostare l’inizio della terapia di qualche giorno in più o in meno, a questo punto del decorso, è invece molto più difficile da quantificare, e nessuno può affermare con certezza che l’effetto sarebbe nullo o davvero trascurabile in assoluto. Ogni macula ha la propria storia, e solo l’oculista che ha in mano i suoi esami può mettere correttamente sui piatti della bilancia il danno già avvenuto, l’attività attuale della malattia e l’urgenza pratica di iniziare.
In concreto, è utile distinguere tra un’emergenza vera e propria e la necessità, comunque reale, di evitare ulteriori ritardi non necessari. Non sembra che lei sia in una situazione da accesso immediato in Pronto Soccorso nel giro di poche ore, perché la malattia è attiva da mesi. Allo stesso tempo, non è il caso di rallentare il percorso: se la previsita che le hanno fissato è a breve (per esempio entro una o due settimane) e da lì è realisticamente possibile programmare la prima iniezione in tempi ravvicinati, ha senso proseguire all’interno del percorso già avviato nella grande struttura, presentandosi con tutta la documentazione e chiedendo esplicitamente al collega che la visiterà se, alla luce degli esami e dei mesi trascorsi, ritiene i tempi previsti per l’inizio delle iniezioni adeguati al suo quadro. Se invece l’appuntamento fosse molto lontano oppure se, nell’attesa, lei notasse un peggioramento rapido e marcato della vista (macchia che si allarga molto, visione sempre più deformata, difficoltà evidenti nelle attività quotidiane), allora potrebbe valere la pena, insieme al suo oculista di fiducia, di valutare una visita in un’altra sede dove sia concretamente possibile non solo essere visitata, ma anche iniziare le iniezioni in tempi più stretti.
Il punto forse più importante è che, anche se una parte del danno può essersi ormai consolidata, la terapia anti VEGF rimane in ogni caso fondamentale per bloccare o rallentare l’evoluzione della malattia, limitare ulteriori peggioramenti e salvaguardare il più possibile la vista residua. Non è mai inutile cominciare il trattamento solo perché sono già passati dei mesi; si tratta piuttosto di capire, con il medico che la sta seguendo, come ottimizzare i tempi a partire da ora, tenendo conto sia di quanto è già accaduto, sia delle possibilità reali di organizzare rapidamente le iniezioni.
Dott. Guido Galmozzi.
Specialista in Oftalmologia.
Utente
Grazie mille, dottor Galmozzi, per la sua risposta così articolata ed esauriente.
Non è da tutti, mi creda.
Ormai farò la previsita, inizierò le iniezioni e cercherò di capire qual è la mia situazione reale e quali prospettive mi aspettano.
Le porgo i miei più cordiali saluti.
Non è da tutti, mi creda.
Ormai farò la previsita, inizierò le iniezioni e cercherò di capire qual è la mia situazione reale e quali prospettive mi aspettano.
Le porgo i miei più cordiali saluti.
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 24 visite dal 09/04/2026.
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