Utente 126XXX
Gentili Dottori,
Premetto che non ho mai fatto uso di droghe, non fumo e non abuso di alcool.
Da circa 9 anni soffro di una costante forma di depersonalizzazione, con tutti i sintomi ad essa collegati (sensazione di estraneità dal proprio corpo, distacco dalla realtà, etc).
Questo problema, sorto spontaneamente, non mi abbandona mai. Di tanto in tanto riesco a scordarmente, ma non è una cosa facilmente ignorabile.
Il "senso di distacco" aumenta in determinate situazioni: ad esempio con la stanchezza o se faccio attività sportiva subito dopo aver mangiato. Aumenta inoltre, alcune volte, se mi trovo in situazioni di disagio.
Giusto per completare la situazione da un paio d'anni soffro di disturbi del sonno e di ansia che ho iniziato a curare da poco con un percorso psicologico.
Nel colloquio con uno psichiatra che ha preceduto l'inizio di questo percorso ho informato il medico di questo disturbo: ha voluto sapere con precisione di cosa si trattasse, ma non mi ha fornito delle spiegazioni o altro.

Ciò che chiedo a voi è se questo problema sia in un qualche modo risolvibile, o se devo rassegnarmi a vivere una vita "distaccata".

Cordialmente

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125524

Cancellato nel 2010
"Depersonalizzazione", "sensazione di distacco", "vita distaccata"... le espressioni da lei riferite rimandano ad una complessità di difficile valutazione in un contesto di consultazione online.
Non è chiaro peraltro il suo vissuto rispetto a questo sintomo... non ne sembra veramente coinvolto: appare "distaccato".
Questo "distacco" che ritorna in modo circolare dal sintomo riferito al relativo vissuto dello stesso fa pensare ad un problema di affettività rispetto al quale lei 'risponde' con questa costruzione sintomatica.
Prima di rassegnarsi ad una "vita distaccata" sarebbe opportuno che lei una chance di soluzione se la dia. Perchè rassegnarsi ad una vita "in bianco e nero" se ha le possibilità (e tutti noi le abbiamo) di vivere "a colori?!
Il percorso psicologico-psicoterapeutico ( mi auguro ad orientamento analitico) dovrebbe, secondo la mia esperienza, sicuramente aiutarla in questa direzione.

[#2] dopo  
Utente 126XXX

Gentile Dottore,
prima di tutto, la ringrazio molto per la sua risposta!
Il distaccamento che traspare dalle mie parole è dovuto al fatto che quando ho iniziato a percepire questo disturbo non è stato facile: ero molto giovane (circa tredicenne) e non sapevo spiegarmi di cosa si trattasse, men che meno riuscivo ad esprimerlo alle persone a me vicine.
Ho tentato, anni fa, di spiegarlo al mio medico di base ma fui liquidato senza tanti complimenti.
Il distacco nasce dal fatto che mi son convinto che fosse una cosa con cui avrei dovuto imparare a convivere e che avrei dovuto ignorare.
Sinceramente, pensarci con lucidità mi angoscia (concentrarsi in maniera focalizzata sulla mia percezione della realtà solleva enormemente il senso di distaccamento), per cui preferisco affrontare la cosa "con lontananza". Spero di essermi spiegato.

Non riesco a comprendere bene a cosa si riferisce con "problema di affettività": se può essere una discriminante ho un ottimo rapporto con i miei genitori e con la mia famiglia, ed ho una relazione sentimentale stabile da più di 4 anni.

Per quanto riguarda il percorso psicologico non so dirle di che orientamento si tratti, diciamo che l'obiettivo è cercare di comprendere cosa scatena l'ansia (per ora arrivando alla conclusione che è colpa dello stress e di una mia mancanza di auto-gratificazione rispetto agli sforzi che faccio).

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125524

Cancellato nel 2010
Gli elementi aggiunti aumentano sicuramente il livello di comprensione del suo disagio.
E' riuscito a spiegarsi benissimo riguardo la difficoltà a 'concentrarsi' sul sintomo ed affrontarlo invece 'in lontanaza'. E' il motivo per cui ritenevo (e ritengo) che un approccio 'analitico' sia più congeniale, per affrontarlo, proprio per la modalità distaccata rispetto al sintomo e più attenta ad altri aspetti. Ma sono considerazioni che, naturalmente, deve prendere con la dovuta cautela proprio per quanto, come già detto, il suo problema si presta poco ad una valutazione "a distanza". Valuti nel tempo quanto la terapia che sta facendo le sia di aiuto anche per questo problema e, qualora così non fosse, valuti la possibilità, arrivando a risultati accettabili sul suo problema di ansia, di spostarsi su un altro percorso.
Con il termine di "problema di affettività" intendo riferirmi ad una "difficoltà nell'area delle relazioni". Lei, con le sue precisazioni, sgombra il campo riguardo problemi in relazioni affettive profonde e stabili (quali possono considerarsi quelle con genitori e ragazza/ragazzo) ma ciò non esclude un approfondimento in altre aree relazionali magari anche più superficiali ma non per questo meno importanti nella nostra vita di ogni giorno.
Vale da sè, comunque, che questa mia è solo una ipotesi ad esempio di come il suo sintomo possa portare "lontano"...

[#4] dopo  
Utente 126XXX

Gentile Dottore,
è chiaro che nel chiedere consulto nel Vs. sito non potessi attendermi una risposta assoluta in quanto la virtualità di questo contesto non consente approfondimenti ma solo risposte generali.

Il punto fondamentale che non mi è chiaro è se questo disturbo sia risolvibile nella sua totalità (con ciò intendo una guarigione vera, non una sorta di forma mentis per affrontare meglio la cosa) oppure no, ed in caso affermativo se effettivamente possa bastare una cura psicologica.
Il secondo quesito deriva dal fatto che, vista la permanenza assidua del disturbo, nella mia ignoranza in campo medico sono quasi convinto che un'origine organica di questo da qualche parte deve pur esserci.

Dal punto di vista relazionale non saprei cosa risponderle: l'unica cosa "anomala" che mi sento di dire è che questo problema col tempo mi ha reso molto più riflessivo e introspettivo, ma ciò non significa che non sia (almeno apparentemente) in grado di avere una vita sociale normale.

Cordialmente

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125524

Cancellato nel 2010
in linea generale l'ipotesi 'psicologica' del suo disturbo rimane a mio giudizio la più plausibile, ... e come tale dovrebbe poter trovare soluzione nel solo approccio psicologico. Riguardo l'entità di questa soluzione (guarigione) rimane difficile pensare che ci si possa esprimere... L'inizio molto precoce, è vero, è elemento su cui riflettere ma non aggiunge elementi riguardo una possibile genesi 'organica'.

Riguardo l'altro aspetto, l'ipotesi 'affettiva-relazionale', non vorrei aver indotto false convinzioni; se così fosse, me ne rammarico. La mia, come detto, voleva essere solo un'ipotesi di riflessione su quanto 'aperto' fosse il suo disturbo rispetto alla ricerca delle problematiche ad esso sottostanti.

Un cordiale saluto...

[#6] dopo  
Utente 126XXX

Gentile Dottore,
La ringrazio per il chiarimento. Ieri cercando casualmente informazioni su questo disturbo mi sono imbattuto in una comunità in cui molte persone dichiarano di esserne uscite, anche dopo molti anni, "semplicemente" intervenendo dal punto di vista psicologico (anche da soli).
Ciò mi ha molto rincuorato, anche se altri dichiarano che per ottenere una soluzione più convincente è utile fare uso di integratori ad esempio di vitamina B (anche in assenza di deficit evidenti).

Non si preoccupi per l'ipotesi false convinzioni, penso di aver capito perfettamente cosa intendesse dire.
Credo di aver realizzato che il perdurare di questa condizione sia dovuto al fatto che, durante tutti questi anni, l'ho affrontata con rassegnazione, distacco e una certa dose di paura inconscia.

La ringrazio ancora per la disponibilità.

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125524

Cancellato nel 2010
Pensare di poter cambiare una situazione è il primo passo per riuscire a farlo veramente. Sono contento per lei se i miei interventi l'hanno aiutata, in qualche modo, a muoversi in questa direzione.
La invito ora a concentrare le sue energie per trovare chi possa realmente aiutarla a risolvere il suo problema, non sentendomi di condividere troppo la possibilità di poterci riuscire da soli.
Un cordiale saluto a lei