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Il mio medico generico mi ha consigliato

Buongiorno, ormai sono circa 4 anni che sto prendendo un leggero antidepressivo (sereupin - una pastiglia al giorno) e in questi anni ho più volte provato a ridurre la dose per poi arrivare a cessare di prenderlo. Non ci sono mai riuscita: mi sono sempre ritrovata in uno stato di anzia tale e di nervosismo che alla fine ho sempre ricominciato a prendere il farmaco. Ora il mio medico generico mi ha consigliato di farmi aiutare da uno psicologo. Premetto che ho cominciato a prendere questo farmaco, quando nel novembre del 2005 fu diagnosticato a mio figlio di 2 anni e mezzo un cancro (per la precisione un rabdomiosarcoma alla vescica). Sono trascorsi ormai 4 anni dalla diagnosi e mio figlio sta bene, facciamo soltanto delle ecografie di controllo semestrale. Lo stress però è ancora tanto perché ci sono da affrontare tutte le conseguenze relative alle chemioterapie e radioterapie che il bambino ha fatto. Non ultima una osteoporosi che va tenuta sottocontrollo. In realtà sono abbastanza tranquilla per quanto riguarda la salute del bambino e ci sono stati più momenti in cui ho provato a fare a meno del farmaco, anche perché secondo me si tratta soltanto di una questione di "testa". In questo ultimo hanno più volte pensato di rivolgermi ad uno psicologo o ad uno psichiatra ma non riesco a decidermi. Ho anche pensato di provare con un bravo omeopata che magari mi possa sostituire il farmaco con qualcosa di omeopatico. Ma rimando in continuazione. Quello che mi preme sapere innanzitutto è se l'uso prolungato di Sereupin può avere effetti collaterali e di che tipo. E soprattutto un consiglio su quale strada seguire per riuscire a disintossicarmi! Grazie
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39,5k 921 271
Gentile utente,

è una questione di testa nel senso che è di cervello. La testa non è fuori dal corpo, e la mente nè è espressione.
La cura, se serve, è utile. Quindi è dis-utile qualsiasi mezzo che come scopo abbia il facilitare la sospensione della cura stessa. Lo scopo delle cure deve essere il benessere della persona, per tutto il tempo necessario.
La sospensione del farmaco di per sé non comporta particolari difficoltà se "sotto" non c'è più niente di vivo.
L'importante è partire dalla diagnosi iniziale, perché quella ci dice con che tipo di disturbo si ha a che fare.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref

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Dr. Stefano Garbolino Psichiatra, Psicoterapeuta, Sessuologo 2,5k 36 3
Gentile utente,

vi sono diversi aspetti da chiarire:

1) la diagnosi (e quale?) da chi è stata posta?
2) Per patologie psichiatriche è opportuno farsi seguire dagli psichiatri
3) Il luogo comune sugli psicofarmaci andrebbe dimenticato: se un farmaco è necessario, allora deve essere assunto e non interrotto
4) In tal senso è molto pericoloso il "fai da te" (come appare trasparire nel suo caso)
5) L'opportunità di associare una terapia psicologica è una decisione da prendere in accordo con lo psichiatra

In definitiva il mio consiglio è di fare una valutazione specialistica psichiatrica e rivalutare la situazione alla luce di quanto emerso in quella sede.

Cordialmente
www.psichiatriasessuologia.com

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dopo
Utente
Utente
Ringrazio entrambi i dottori che mi hanno dato il loro parere.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39,5k 921 271
Per essere ulteriormente chiari, la sospensione del farmaco è da farsi sotto guida medica comunque, ma quando il suo scopo è "sospendere il farmaco" in risposta ad un desiderio di non averne più bisogno, si parte male.