Utente 253XXX
Gentili dottori, ho 38 anni, 3 figli piccoli, innumerevoli problemi economici, disoccupata pur avendo una laurea e tanta voglia di fare. L'energia che mi invade dentro non riesce in alcun modo ad esprimersi, é come se fossi sempre in guerra, in prima linea, a combattere un nemico che non conosco. Nessuno puó aiutarmi, né economicamente n'è moralmente. La mia vita é oggettivamente come un castigo, anche un giorno meno brutto lo pago con settimane e mesi di quotidianità insopportabile, ho pochi amici che non sanno e non possono conoscere la realtà economica e lavorativa che mi affligge. L'angoscia è insopportabile perchè non so come mantenere i miei figli, perchè gli anni più belli della loro infanzia non ho potuto godermeli, presa come ero dalla costante preoccupazione di trovare le risorse per mangiare. Questo è l'aspetto oggettivo. Ma il peggio arriva ora che racconterò l'aspetto soggettivo. Sin da piccola ho pensato e sentito che c'è stato un errore, che non avrei mai dovuto nascere, perché per me è una tortura vivere, anche se la vita andasse bene, io non vorrei mai viverla, solo per quello che puó succedere. Non mi interessa in alcuna maniera stare al mondo, non ci posso fare niente, darei qualunque cosa per liberarmi dell'esistenza terrena, qualunque cosa. Non mi interessa vegetare, respirare, mangiare, bere... non ho l'istinto di conservazione. Vivo esclusivamente per non dare dolore a chi rimane ma, credetemi, è solo per questo che continuo a trascinare queste inutili giornate in guerra. Spero nella fine del mondo, spero una mattina di non svegliarmi più e di dissolvermi come una bolla di sapone. Non vorrei mai più sentire emozioni, mai piú coscienza, solo silenzio e il nulla. Ora il patto di vivere l'ho fatto con i miei figli e con mio marito, prima l'avevo fatto con i miei genitori. Perché il loro dolore, almeno nell'immediatezza sarebbe troppo grande, io non sopporterei di vivere perdendo una persona cara e dovendo continuare a stare in questo posto terribile. è solo per questo che non pongo fine alle mie sofferenze con l'atto estremo che agogno da sempre. Ma poi mi chiedo: a chi puó servire una moglie, una madre e una figlia che sta qui per errore e ovunque vorrebbe stare tranne che su questa terra? I miei figli, quando cresceranno, potranno anche odiarmi o mio marito tradirmi e prendersi una donna che é contenta di essere al mondo. E allora il sacrificio che sto facendo ora sarebbe stato completamente inutile. Preciso che sono stata diversi anni in cura da psichiatri, che ho preso tutti gli antidepressivi del mondo senza alcun risultato, che oggi prendo ansiolitici e, appena l'esasperazione e la fatica di vivere raggiunge livelli insopportabili, mi prendo 3 o 4 pastiglie tute assieme di ansiolitici, per addormentarmi, sperando di non svegliarmi. Ma purtroppo il mio fisico é forte e regge, e ancora mi chiedo il perchè. Ovviamente spero di essere investita sulle strisce o che mi venga qualche male. E mi sento pure in colpa. Grido aiuto.

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 253XXX

la mia domanda è se esiste un modo, medicinale, ricovero, elettroshock, in grado di farmi rispettare la costrizione di vivere e il patto che ho fatto coi miei familiari

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

Allo stato attuale sono presenti divrsi trattamenti che possono essere di supporto alla sua situazione e le possono consentire di vivere piuttosto che sopravvivere.

Cerchi uno psichiatra nella sua zona.
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[#4]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora, leggo che è "stata diversi anni in cura da psichiatri, che ho preso tutti gli antidepressivi del mondo senza alcun risultato, che oggi prendo ansiolitici e, appena l'esasperazione e la fatica di vivere raggiunge livelli insopportabili, mi prendo 3 o 4 pastiglie tute assieme di ansiolitici, per addormentarmi, sperando di non svegliarmi".

Vorrei domandarle se ha provato anche la psicoterapia, dove forse potrebbe trovare lo spazio per mettere tutti i pensieri che le escono a valanga e invadono tutto ed essere aiutata a rimettere un po' le cose a posto, per "muoversi" meglio.

Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#5] dopo  
Utente 253XXX

grazie per le risposte tempestive, ho provato la psicoterapia ma non ho potuto mai continuarla per motivi economici. Né ora posso aspirare a qualcosa di diverso dalla mera sopravvivenza materiale (in sostanza, già fare la spesa rappresenta l'esito di una battaglia vinta, nell'ambito di una guerra che invece continuo a perdere). I farmaci antidepressivi forse me li posso permettere, ma sembra che nel mio caso non facciano effetto, a meno che non ne sia uscito qualcuno di ultima generazione. L'ultimo che ho preso e che ha aumentato le tendenze suicide anzichè attenuarle é stato la nortriptilina che avevo in casa e che ho assunto senza però consultare un medico. gli psichiatri della mia zona (nel corso degli anni li ho girati tutti) sembrano non capire il mio grado di sofferenza, forse perché da me traspare anche la forza, oltre alla disperazione e pensano che alla fine io possa farcela. ma ultimamente, come ho già detto, ho paura di me stessa, perché mai nella vita ero arrivata al punto di prendere più pastiglie assieme con l'accettazione del rischio di morte. sembra anche che mi sia distaccata affettivamente dai miei figli e dalle persone a me care, é come se avessi deciso che potrebbero vivere meglio senza di me. io voglio pace, sonno, riposo, non sentire e non vedere, non mi interessa neanche sapere come va a finire, non voglio assistere neanche alla vita dei miei figli e ai loro dolori. non so se mi manca qualche sostanza chimica del cervello o se sono nata per errore cosmico.
o forse dovrei trovare uno psichiatra in una zona diversa dalla mia.
ma puó essere la depressione a far sentire così male dal punto di vista esistenziale?
secondo voi, così come descritto, può esserci qualcosa da fare?
grazie infinite

[#6]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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A volte uno entra in un circolo vizioso, come una 'roulette russa'.
Ma c'è qualcosa che ci fa entrare, di solito. Lei come c'è entrata?
Rileggendo il suo primo post, penso intanto che il non creare ulteriori danni sia un ottimo criterio, come il 'primo non nuocere' per i medici, per iniziare. Poi si può tentare di riparare o recuperare qualcosa che evidentemente uno pensa perduto, o addirittura mai esistito, come dice Lei...
Dr. Gianmaria Benedetti

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