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Depersonalizzazione e derealizzazione

Buongiorno. Sono una ragazza piuttosto ansiosa, sin da ragazzina e particolarmente sensibile ed emotiva. Soffro da 3 anni di sensazioni molto spiacevoli: la prima è la depersonalizzazione, mi sento come estraniata dal mio corpo, come fuori da questo, o talvolta come se io fossi solamente la "mente" e il resto del corpo appartenesse a qualcun altro, questo spesso mi manda nel panico. Altre volte il sintomo è la derelaizzazione e riguarda di più la realtà che mi circonda che mi appare come estranea e come fosse "un flim".
Entrambi i sintomi sono però "gestiti" molto bene da me. Certo, mi fanno soffrire, però non interferiscono in alcun modo con il resto della mia vita, che è assolutamente tranquilla e piena di affetto da parte di familiari e amici che mi sostengono.
Premetto che sono a conoscenza del fatto che una terapia e un buon Dott.re sarebbero la scelta più logica e un valido aiuto per star meglio, ma vi chiedo però: riuscendo a gestire abbastanza bene questi sintomi da solo, posso continuare così o rischierei a lungo andare di impazzire come mi sembra durante gli attacchi di panico ?
O meglio: sono così incosciente a non rivolgermi ad un dottore? So che la scelta di una psicoterapia e dei farmaci mia aiuterebbero indubbiamente, ma vorrei solo sentirmi dire da un esperto, anche se solo virtualmente, che posso convivere con questi sintomi anche, almeno per ora, da sola. E che questo sintomo non sia segno di una patologia psichiatrica importante come schizofrenia o psicosi o altro..la mia paura è solo questa.

Ringrazio molto della disponibilità
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 40.3k 930 271
Gentile utente,

Mi sembra ci sia un po' di confusione. Lei riferisce il nome di un sintomo e poi anche "attacchi di panico", ma non è chiaro se sia seguita da un medico (sembra di no) e soprattutto se abbia dato da sola il nome a questi sintomi, cosa da non fare.

Sembra più preoccupata di sentire se può convivere con i sintomi piuttosto che interessata a trattarli, del resto se afferma che non le danno fastidio non si definisce il problem. E' il medico che le chiede se ci convive e se li tollera, non è Lei che dal medico ha quest'informazione. Sembra un po' una situazione di ipocondria mentale, situazione in cui la persona è ossessionata dalla paura di impazzire o di perdere il controllo, anche su sintomi lievi e anche sull'assenza di sintomi veri e propri, nel senso che preoccupandosi e controllandosi si genera una serie di "elementi" su cui focalizza la sua attenzione, ma che di fatto non hanno interferenza. Non a caso le sue paure sono rivolte verso nomi di malattie che sembrano semplicemente un sinonimo di "malattia grave e incontrollabile".

Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista, non per ricevere risposta alla domanda sulla paura di impazzire e via dicendo, piuttosto per risolverla.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio molto della risposta Dott. Pacini.Certamente, concordo pienamente sul fatto che rivolgendomi ad un medico di certo farei la cosa giusta, ed avrei una diagnosi precisa, ma vorrei solo una rassicurazione sul fatto che, seppur stando male a volte a causa di questi sintomi, questi non necessitino, per forza, di una cura, se io non sento il bisogno di trattarli.
Riesco a conviverci bene, è solo una rassicurazione, appunto seppur virtuale, da parte di un esperto.

La ringrazio molto
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 40.3k 930 271
Gentile utente,

E' proprio quello che dicevo, e cioè che la rassicurazione è paradossale rispetto a sintomi che non interferiscono con la sua vita, tanto da puntare l'attenzione pià che verso il contenuto della preoccupazione, sulla preoccupazione stessa, cioè sul fatto di essere "preso" da questa preoccupazione su un sintomo dalla gravità soggettivamente minima o nulla.
Le rassicurazioni tendono a peggiorare le proeccupazioni se sono di natura ossessiva/iponcondriaca.