Utente 366XXX
Cari dottori,
dopo una degenza in psichiatria di due settimane per una grave crisi depressiva sono stato dimesso con diagnosi: disturbo schizoaffettivo.
In passato mi è stata diagnosticata fobia sociale e depressione.
Ciò che ora non mi torna è che non ho mai avuto in vita mia alcun sintomo psicotico. Dopo la dimissione ho abbandonato prontamente le cure ( antipsicotici pesanti) e non ho più messo piede in ambulatorio (non ho ricevuto neanche una chiamata per sapere perché non sono andato al controllo) .
Ora, posso capire l'ambiguità nello diagnosticare certi disturbi, ma questa etichetta mi pare TOTALMENTE sbagliata.
Possono essere presenti casi in cui viene fatta questa diagnosi in assenza di sintomi psicotici? O mi son trovato davanti solamente medici incompetenti?

Vi ringrazio in anticipo per le risposte.
Cordiali saluti.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non saprei cosa dirLe, ovviamente quella diagnosi presuppone non soltanto sintomi psicotici in alcune fasi, ma in maniera continua sia durante le fasi depressive o di altro tipo, che in assenza di alterazioni dell'umore. Ciò quindi implicherebbe una diagnosi fatta non solo sull'episodio ma su tutto il decorso. Se i sintomi psicotici fossero comparsi adesso, quella diagnosi non sarebbe possibile, mancherebbero altri elementi.

Il medico che l'aveva in cura prima (depressione e ansia sociale) o quello che la seguiva prima del ricovero che cosa ne pensano ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 366XXX

Caro Dr. Pacini,

il medico che mi aveva in cura prima (per diversi anni) è lo stesso che ha deciso per il ricovero (non coatto). Anche se, durante lo stesso, sono stato seguito da un po' tutti i membri dell'équipe appartenente alla ASL di competenza (cioè, quei 30 secondi ogni mattina).

Avendo totalmente perso fiducia nei confronti di questo medico dopo aver letto la nuova diagnosi non ho perso tempo nel contestarla con lei o gli altri suoi colleghi. Non ho voluto più vederla. Però il dubbio mi è rimasto.

Errori così sono comuni in pratica psichiatrica? Non sono neanche medici alle prime armi. Dovrebbero essere abbastanza esperti e bravi se hanno vinto un concorso pubblico. Inoltre la mia psicoterapeuta di adesso condivide la diagnosi depressione/fobia sociale, non ha notato nessun sintomo psicotico. Sono rimasto molto allibito dall'esperienza.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Però mi sorge un dubbio. Questa diagnosi le è stata comunicata ufficialmente oppure è una diagnosi, per così dire, in linea con i farmaci prescritti ?

In ogni caso: se ha preso antipsicotici le ipotesi diagnostiche rientrerebbero sempre nei disturbi psicotici oppure anche nella sindrome maniacodepressiva, anche non psicotica, o anche negli stati di eccitamento legati a sostanze, cosa di cui non fa menzione però.

Anche Lei però perché non ha discusso la diagnosi con i medici, in particolare con il suo ? Io lo farei, giusto per evitare inutili incomprensioni. In fondo, se il ricovero è stato volontario, sul fatto che stava male al momento del ricovero eravate d'accordo, e se aveva sintomi psicotici chiaramente non ne era consapevole, ma potrebbe chiarirsi adesso che sta meglio.

La cura di dimissione com'era ?
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 366XXX

Caro Dr. Pacini, grazie per le sue risposte,

la diagnosi era scritta nero su bianco sul foglio di dimissioni e sulla ricetta rossa per i farmaci, anche se lì sul momento non sapevo cosa significasse e non gli ho dato peso.
Rileggendo il foglio c'è scritto "Disturbo Schizoaffettivo resistente a trattamenti".
Non ho mai fatto uso di droghe.

La cura consisteva in:
-Carbolithium 300mg 2cp
-Abilify 5mg 1cp
-Clozapina 25mg 6cp

Ha ragione sul fatto che dovrei fare chiarezza con il medico, almeno per non tener rancore. Ho ripreso un appuntamento a breve. Vedrò cosa mi dirà.

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sì, non intendo che non fosse nero su bianco, intendo che talvolta certe diagnosi sono fatte per coerenza con la prescrizione di determinati medicinali, ma macroscopicamente non possono sussistere per assenza di criteri temporali o sintomatici. Il che non significa che la terapia non possa andar bene, a volte è una pura questione burocratica.

Veniamo al caso specifico: la cura comprende due antipsicotici, di cui uno di fatto a dose antipsicotica, l'altro complementare, e i sali di litio. Una terapia del genere in un soggetto con storia depressione fa pensare a un disturbo bipolare. Non sarebbe in contrasto con la diagnosi passata, perché talvolta dopo episodi depressivi si configura meglio un disturbo di tipo diverso, ovvero non solo e essenzialmente depressivo-ansioso.

E' bene che chiarisca perché, nel suo interesse, deve sapere che cosa hanno riscontrato, e quale è la prognosi. Sospendere una cura data con una diagnosi che magari non è schizoaffettività, ma un'altra forma di psicosi, può lasciarla nella convinzione di non aver "niente del genere" e invece magari ha avuto una fase mista, eccitata, anche non psicotica di un disturbo bipolare che tale si è mostrato adesso. Come noterà nella cura attuale non compaiono farmaci per depressione o ansia, o meglio non per quelle "diagnosi".
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 366XXX

Caro Dr. Pacini,

è possibile che sia stata fatta quella diagnosi in modo burocratico solo per aver l'esenzione dal ticket? In tal caso avrei alzato un polverone per niente.

Ho ben presente il disturbo bipolare avendone purtroppo un genitore affetto. Non mi riconosco però in esso (fortunatamente) non avendo mai avuto fasi di mania.
Cercherò comunque di capire meglio la vicenda al prossimo colloquio, per mia natura sono molto insicuro e diffidente.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Io charirei, ma senza prendere posizioni preconcette. La terapia data è per una fase di un disturbo bipolare con una certa probabilità, e non esiste solo la mania. Peraltro, molti che la hanno non ritengono di averla e non ci si riconoscono, ma questo non significa niente. Tuttavia, non aspetti un generico "prossimo colloquio", senta subito il medico perché se l'ha dimessa con una cura, averla sospesa può comportarle dei rischi non indifferenti, ovvero il ripresentarsi delle condizioni che l'hanno portata al ricovero, o la mancata protezione contro una fase depressiva successiva.
Lasci perdere la diffidenza, ma non vorrei che facesse un errore comune che è "io non ho niente, chissà perché mi hanno dato una terapia per il disturbo bipolare".
Dr.Matteo Pacini
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