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Condizionamento psicologico?

Buongiorno,
ho 38 anni e negli ultimi 10 ho assunto psicofarmaci ( efexor 75 mg x 4 anni,poi fluoxeren x 3 anni 20 mg e dal 2010 entact 20mg dopo un attacco di panico,scalato a dose di 10 mg nel 2012).
Da circa 15 mesi faccio terapia cognitivo-comportamentale, e lo psicologo in accordo con lo psichiatra, mi ha aiutato nello scalaggio del farmaco da 10 a 5 mg a settembre del 2014.
Il mio desiderio é quello di non dipendere dai farmaci perché mi sono resa conto che le problematiche emotive che ho,riemergono comunque nonostante i farmaci.
Da 3 settimane ho tolto anche i 5 mg di entact,che comunque lo psichiatra reputava già in sottodosaggio. Da allora però si sono acuiti i sintomi emotivi,quali ansia forte,pensieri ossessivi, a volte irritabilità o tristezza, ma anche sintomi fisici quali diarrea, sudorazione eccessiva la notte o intenso freddo di giorno.
A volte mi assale fortissima la paura di poter diventare pazza senza i farmaci e ho paura di doverli prendere a vita.
Secondo Voi c'é una forte componente di condizionamento psicologico o questa sintomatologia ha anche a che fare con una sorta di "astinenza"? Ve lo chiedo perché ho l'impressione che lo psichiatra non chiarisca affatto l'entità dei sintomi da dismissione,di cui invece sembra consapevole lo psicoterapeuta.
Grazie per l'attenzione
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Dr.ssa Franca Scapellato Psichiatra, Psicoterapeuta 3.8k 185 26
Non esiste "astinenza" di nessun genere per gli antidepressivi come l'Entact. Smettere del tutto di assumere un farmaco può dare la sensazione di essere vulnerabili e scatenare l'ansia e i sintomi che descrive.
I disturbi emotivi a volte non vengono superati con la sola terapia farmacologica, come spesso non è sufficiente la psicoterapia da sola. In genere l'associazione psico e farmacoterapia è quella che dà i risultati migliori.
Già quando assumeva 5 mg di Entact era praticamente scoperta dal punto di vista farmacologico e lo è rimasta da settembre a 3 settimane fa, quindi nel suo caso mi sembra che la componente psicologica sia importante e le provochi non solo ansia, ma anche somatizzazioni.
Forse l'introduzione temporanea (un paio di settimane circa) di un ansiolitico potrebbe aiutarla a superare questo momento difficile senza dover tornare all'antidepressivo che richiede tempi lunghi.

Franca Scapellato

[#2]
dopo
Utente
Utente
Grazie per il parere Dottoressa,
se prendessi un ansiolitico per un paio di settimane, in che modo potrebbe aiutarmi,visto che in così poco tempo vedrei lo psicoterapeuta solo altre due volte?
Di certo in un tempo così breve non potrei sviscerare tutto il necessario per poter gestire l'ansia immagino...
So che Lei parla di somatizzazioni, so di averle,ma ogni tanto in questi giorni mi é capitato di avere movimenti involontari di gambe o braccia...sono anche queste somatizzazioni o dovrei approfondire?
Ho paura a fare tutto in alcuni momenti e lavorare alcuni giorni é molto dura, ma non voglio mettermi in mutua.Ho paura a star sola ma anche in compagnia dei miei genitori o mio marito, perché ho paura di fargli del male.
Cosa mi consiglia?
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Dr.ssa Franca Scapellato Psichiatra, Psicoterapeuta 3.8k 185 26
Se sta facendo psicoterapia cognitivo-comportamentale avrà acquisito, anche se non completamente, gli strumenti per contrastare ansia e pensieri automatici. Però se l'angoscia è eccessiva non riesce a mettere in atto quanto ha imparato. Da lì scattano altri pensieri "non ce la farò senza farmaci" e simili, che peggiorano la sintomatologia in un crescendo e la convincono della verità dei suoi timori.
Provi a parlarne col suo psichiatra.
[#4]
dopo
Utente
Utente
In questo momento di forte ansia, mi rendo conto che dovrei insistere su quanto acquisito nella terapia comportamentale,ma mi accorgo che la mia capacità di concentrazione é bassissima e mi viene difficile stare ferma per praticare gli esercizi di mindfullness,ho sempre il desiderio di "scappare", non riesco a concentrarmi neanche a guardare un documentario o leggere un libro.
So di essere una persona che é scappata spesso davanti le difficoltà e questo é sicuramente il motivo per cui sono ricorsa ai farmaci e non alla psicoterapia in passato.
Ora ho paura che i miei schemi di comportamento siano così radicati che non ce la farò.
Cosa ne pensa?
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Dr.ssa Franca Scapellato Psichiatra, Psicoterapeuta 3.8k 185 26
Continua a chiedere le stesse cose.
I farmaci sono una cura e non un segno di debolezza, questo è un pregiudizio comune ma sbagliato e dannoso.
Se una gamba è rotta si usa una stampella, e quando si torna a camminare bene la stampella si brucia, si butta o si regala. Nessuno diventa dipendente dalla stampella, e se cerca di farne a meno può fare un danno.
Adesso lei per camminare bene non ha più bisogno della stampella, ma di una scarpa ortopedica (continuando il paragone) per breve tempo. Se non la vuole può continuare a lamentarsi seduta sul divano, se no può provare.
Non risponderò più non per maleducazione, ma per non alimentare ulteriormente dubbi e domande ossessive.
Ci faccia sapere magari fra un po' di giorni com'è andata.