Voglia o paura di avere un bambino

Buongiorno, sono una ragazza di 31 anni, sposata da 2.
Guardando al futuro, mi sono sempre vista con un figlio, tuttavia pensando sempre "più avanti", "quando sarà il momento".
In realtà non il senso di maternità non mi è mai venuto. Non ho pazienza con i bambini, adoro le mie nipotine (e loro adorano me, ma nessuno capisce il perchè), tuttavia non resisto più di un paio d'ore, mai cambiato un pannolino, quando piangono perdo subito la pazienza e le restituisco ai genitori.
Mio marito desidera un bambino, gli ho sempre detto che non ne volevo e lui non mi ha mai fatto pressione.
Ora sono in una fase difficile, non capisco se lo desidero o meno. E' un pensiero continuo. Qualche mese fa pensavo che, in base ad alcuni eventi lavorativi, dopo l'estate avrei potuto provarci. Ho preso anche un appuntamento dalla ginecologa per capire come comportarmi (prendo la pillola). Man mano che si avvicina, però, vado in panico. Penso che non riuscirò mai a far questa scelta davvero. Nel senso, se mi prendessi incinta per sbaglio, sarebbe un conto, farlo razionalmente no. Penso che mi troverei a non far più l'amore con mio marito per paura di prendermi incinta. Dall'altro lato, continuo a sognare che ho un bambino e che sono felice di averlo e anche mio marito è felice. L'idea della gravidanza mi terrorizza e cercare un bambino apposta mi sembra una cosa irrazionale.
Non so da dove derivi questa paura, mia sorella è maestra, adora i bambini e alla mia età aveva già una bambina di due anni, siamo cresciute insieme con dei genitori che sono sempre stati fantastici e disponibili e anche loro desiderano un nipotino da me.
Non voglio fare un bambino per far felici gli altri. Però so che non riuscirò mai, razionalmente, a provarci. Vorrei capire dove sbaglio, o cosa mi manca. So che dovrei aspettare il momento giusto, "di sentirlo", ma sono troppo razionale per andare a cercare di proposito una situazione che so che mi causerà circa 9 mesi di sofferenze fisiche e una vita di preoccupazioni. Mi dicono che le soddisfazioni ripagano tutto, ma non riesco a vedere quali siano le soddisfazioni. Non manca amore nella mia vita. Ho anche una gran paura di andare in depressione.
Vi ringrazio, se potete aiutarmi.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Cara utente,
avere un bambin significa cambiare la propria vita per sempre.

E' dunque molto comprensibile l'ambivalenza di fronte a questa scelta.
L'istinto materno è rappresentato in maniera così oleografica che le donne "non ci si ritrovano".

<<quali siano le soddisfazioni.<<
Solo una per il momento: un figlio ti porta a crescere a tempo indeterminato, a non ripiegarti su te stesso. Tutto pagato a prezzo intero, senza sconti, ma con una maturazione genitoriale nel tempo.

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>so che mi causerà circa 9 mesi di sofferenze fisiche e una vita di preoccupazioni <<
se sono queste le sue aspettative è chiaro che la gravidanza non può essere vista positivamente, sembra quasi una condanna.

>>..tuttavia non resisto più di un paio d'ore, mai cambiato un pannolino, quando piangono perdo subito la pazienza e le restituisco ai genitori.<<
Avere un figlio significa prendere tutto il "pacchetto", ci sono aspetti positivi e negativi. Con le nipotine trova chiaramente solo le componenti positive, invece tutto il resto tocca ai genitori (accudimento, educazione, frustrazioni, regole ecc.)

>>Non voglio fare un bambino per far felici gli altri.<<
percepisce delle pressioni anche minime da genitori o parenti?
Si sente inadeguata per questo?

>>Mio marito desidera un bambino, gli ho sempre detto che non ne volevo e lui non mi ha mai fatto pressione.<<
forse qui un po' di pressione la sente. Che ne pensa?

Ha fatto qualcosa per i problemi d'ansia del passato?
Perché la psicologia non funziona a compartimenti stagni.





Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
Grazie per le Vostre risposte.
Per il fatto che vedo la gravidanza probabilmente come una "condanna", in effetti nessuno mi ha mai dato motivi di pensare il contrario. Tutti si lamentano in continuazione dei figli e sono sempre preoccupati per qualcosa. Mai sentito nessuno dire cose positive a parte "danno soddisfazioni" (quali?!).
Percepisco sicuramente pressioni da parenti e amici e non tanto minime! Cosa intende per sentirmi "inadeguata"? Dovrei sentirmi inadegueta perchè non ho figli e gli altri si (e quindi sentirmi diversa dagli altri)? Questo non mi fa sentire inadeguata, anzi, a dire il vero mi spiace per loro perchè non hanno più il tempo di fare nulla, dipendono in tutto dai loro figli e la loro vita gira solo intorno ai bimbi.
In realtà mio marito non mi fa per nulla pressione, sono io che la sento ogni volta che lo vedo insieme ad un bambino, lo vedo felice e mi spiace sapere di essere io a togliere lui qualcosa che desidera.

Vedo che parla dei miei problemi d'ansia del passato, a cui non mi pareva di aver fatto cenno, comunque in effetti c'erano e ci sono tuttora, sono una persona molto ansiosa. Comunque avevo provato ad andare da uno psicologo a suo tempo, ma senza risultati. Pensate che ce ne sia bisogno?
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>in effetti nessuno mi ha mai dato motivi di pensare il contrario.<<
il suo pensiero in merito ai figli è "parziale" e originato dalle sue rappresentazioni interne in merito all'argomento gravidanza, quindi è per questo che percepisce solo gli aspetti negativi, perché la realtà dei fatti potrebbe essere ben diversa (ad es. ci sono donne che la pensano in maniera diametralmente opposta alla sua).

Dovrebbe comprendere che non sono gli altri a dover dimostrare il contrario per farla ricredere, è qualcosa che dovrebbe partire da lei, una visione che forse riguarda i nuclei profondi della sua personalità.

>>Pensate che ce ne sia bisogno?<<
lei vive una condizione conflittuale associata a problematiche nella gestione dell'ansia, quindi un intervento di psicoterapia, con una durata ragionevole, sarebbe auspicabile, magari ad indirizzo psicodinamico.

>>..sono una persona molto ansiosa.<<
gli attacchi di panico possono nascondere una difficoltà (o un timore) al cambiamento e la paura di perdere il controllo su questioni importanti della vita, si tratta talvolta di una forma di rigidità.

>>Comunque avevo provato ad andare da uno psicologo a suo tempo, ma senza risultati.<<
quante sedute ha fatto?







[#5]
dopo
Utente
Utente
Ho sofferto di attacchi di panico per parecchio tempo, per fortuna ora è un paio d'anni che non mi vengo, sebbene gli attacchi d'ansia siano sempre presenti. Sono andata da una psicologa per almeno 6 mesi, due volte la settimana. Niente farmaci, al bisogno prendo il xanax da 0.25, 0.50 nei casi più acuti.
Purtroppo il mio carattare mi porta a spazientirmi facilmente se non ottengo risultati in breve tempo, e già sei mesi mi sono parsi un'eternità, senza vedere l'ombra di risultati.
Non capisco però quale terapia potrebbe aiutarmi nel farmi passare questo ostacolo della maternità. Mi vedo mamma un domani, nella mia mente è sempre stata presente l'idea di un bambino. Ma quando si avvicina il momento di prendere la decisione... boh, trovo sempre una scusa per rimandare a più avanti la scelta. Qualche tempo fa mi è capitato di credere di essere incinta e prima di fare il test, oltre alla paura, provavo forse una speranza che fosse vero, quasi ci sono rimasta male quando il test è risultato negativo. Però quando penso di parlarne con mio marito per prendere questa decisione, cambio subito idea.
Grazie ancora per la Vostra disponibilità.
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>Non capisco però quale terapia potrebbe aiutarmi nel farmi passare questo ostacolo della maternità.<<
non so che tipo di psicoterapia ha fatto e si si trattava di una psicoterapia o di consulenza e supporto psicologico. Nel suo caso, come ho scritto sopra, potrebbe essere utile una psicoterapia psicodinamica (lei descrive infatti un'ambivalenza tipica dei conflitti psichici) che prende in considerazione le valenze simboliche e inconsapevoli dell'esperienza.

Andrebbero indagate le relazioni affettive che lei ha costruito con le sue prime figure di riferimento (genitori), soprattutto in relazione con la figura materna, visto che la gravidanza implica la riattivazione di modelli genitoriali appresi e in un certo senso il "confronto" con il suo genitore dello stesso sesso.





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