Soffro di ipocondria

Buon pomeriggio , sono una ragazza da poco ventunenne e dopo anni di dubbi e ansie mi sono decisa a parlare con qualcuno dei miei problemi.
Soffro di ipocondria (auto-diagnosticata) da quando ho 13 anni: ho costantemente la paura di essere malata e di stare per morire da un momento all'altro; l'ansia che provo sale in particolare nei periodi in cui mi trovo a lungo a casa, lontano dalle distrazioni date dallo studio e dall'ambiente scolastico. Durante gli anni ho avuto spesso crisi d'ansia, scoppiando a piangere senza motivo per poi meravigliarmi anche solo pochi minuti dopo della mia stupidità; i miei amici più stretti e il mio fidanzato conoscono questo mio problema e lo accettano, quindi nonostante le costanti ansie in questi anni ho avuto una vita tutto sommato serena.
Quest'estate però per la prima volta mi è capitata una cosa che mi ha spaventato parecchio: una sera come tante il mio cervello, inconsciamente, ha iniziato a fantasticare sulla morte di mia madre per mia mano. Inutile descrivere la paura che mi ha assalito, il rimorso e i sensi di colpa: inutile anche sottolineare che non ho alcun impulso reale nel voler compiere un gesto violento ... eppure da quella sera (era l'inizio di Luglio) non c'è stato giorno senza che questo pensiero mi accompagnasse durante la giornata (e soprattutto la serata e la notte). All'epoca del fatto ebbi, nel giro di una settimana, un attacco di panico e altre crisi d'ansia che mi debilitarono molto dal punto di vista mentale: mi ero convinta che se i pensieri fossero continuati avrei reso quel pensiero realtà per la disperazione. Così, nonostante io sappia quanto male mi faccia cercare su Internet i miei sintomi, cedetti. Mi sono così avvicinata all'idea di essere costantemente assalita da "pensieri intrusivi" e di soffrire di un disturbo ossessivo compulsivo.
C'è da dire che in questi mesi i pensieri sembravano essere lentamente scemati: avendo una "diagnosi" e rendendomi effettivamente conto che ciò che pensavo non era ciò che volevo, ero riuscita a dare meno importanza al disturbo. Ultimamente però sono tornati forti come all'inizio e le mie intere giornate sono tormentate da questo chiodo fisso che non condivido.
La verità è che in tutto ciò non ho una reale domanda da porle, se non un parere in merito alle mie "auto-diagnosi": immagino che dovrei rivolgermi a qualcuno, ma a frenarmi è proprio il fatto che, vivendo ancora con i miei genitori, dovrei spiegare loro il motivo di questa ipotetica visita, e la cosa mi fa paura, dato che non ho un rapporto confidenziale con loro.
Grazie infinite per l'attenzione.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 988 248
Gentile utente,

Sebbene la autodiagnosi non sia di per sé consigliabile come punto di partenza, diciamo che potrebbe trattarsi di un disturbo ossessivo.

"una sera come tante il mio cervello, inconsciamente, ha iniziato a fantasticare sulla morte di mia madre per mia mano."

Penso che più che inconsciamente intendesse dire che il pensiero è venuto fuori senza che lei lo avesse sviluppato, da solo, e nonostante cercasse di scacciarlo.
Se così fosse, si chiama egodistonia, ed è caratteristica del disturbo ossessivo.

Per andare a farsi visitare non occorre scendere nel dettaglio, oltretutto è maggiorenne quindi il medico non è tenuto a informare i genitori se Lei non vuole. Non che ci sia niente di particolarmente inconfessabile in quello che racconta, però uno può riferire di avere ansia, angoscia, pensieri che lo tormentano e di cui magari preferisce parlare al medico, il quale poi magari può spiegarli in maniera tecnica e rassicurante ai genitori stessi, se lei vuole.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

[#2]
dopo
Utente
Utente
Si esatto, posso sostenere che il pensiero sia nato dal nulla e nonostante io tenti di scacciarlo o pensare ad altro torna comunque ad intervalli più o meno regolari.
Ora cercherò di trovare il coraggio di fare qualcosa dal punto di vista pratico, anche perchè come giustamente mi ha ricordato non c'è nulla di così inconfessabile in ciò che le ho raccontato ...
Grazie per l'attenzione e per avermi aiutato in questo piccolo passo!
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