Utente 480XXX
Buongiorno Dottori,
ho 58 anni e nel corso della mia vita (come mi raccontano avevo tre mesi) ho sempre sofferto di un forte ansia e qualche volta panico.
Dopo aver fatto un percorso di analisi classica a 33 anni, che mi ha permesso di andare avanti fino a 3 anni fa, sono approdato all'uso dei farmaci.
Tre anni fa, appunto, ho cominciato a prendere il Daparox 20 mg e per due anni sono stato benissimo! Ad agosto scorso, scalando, ho interrotto la cura d'accordo con il mio psichiatra e ai primi di gennaio di quest'anno ho avuto una inaspettata ricaduta.
Come solito, improvvisamente ho percepito una forte sensazione negativa e da li si sono scatenate paura e ansia.
Ho subito cercato di reagire trovando qualcosa di positivo a cui aggrapparmi ma, da quel momento tutto mi è sembrato inutile e negativo. Sensazioni e pensieri sono diventati ossessivi producendo ancora altra ansia e paura in una spirale infinita.Ho ricominciato, in accordo con lo psichiatra, a riprendere il Dapatox dal 8 gennaio (nove gocce in media) e dal 21 sono passato a 20 mg.
Da lunedì scorso ho cominciato a sentire un primo freno sull'ansia e, contento, mi sono cominciato a risollevare. Da giovedì, però, notando che la paura di non stare bene da nessuna parte e in nessun modo persisteva anche se con minore effetto ansiogeno (solo forti sudorazioni e problemi di stomaco), ho cominciato a preoccuparmi id nuovo.
Ricordo ben poco del decorso dell'altra volta e mi sarebbe di conforto sapere come di solito evolve il percorso dopo i primi effetti, cosa mi devo aspettare e come mi devo approcciare. Ho paura che l'effetto della medicina sia arrivato al suo massimo e che io questa volta non riuscirò a superare lo stato in cui mi trovo.
Grazie anticipatamente

[#1] dopo  
Dr. Mario Savino

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Quando un disturbo d'ansia esordisce precocemente il decorso è solitamente cronico o ricorrente. Questo comporta, dopo la terapia della fase acuta, una cura di mantenimento che può spesso essere condotta a dosaggio inferiore ma con continuità, cioé senza interruzioni, come si fa per tutti i disturbi "somatici" (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, etc).
La risposta nel tempo può variare ma farmaci come il suo Daparox non provocano assuefazione o dipendenza (anche se la brusca sospensione può innescare sintomi fastidiosi) e sono ben tollerati anche a lungo termine.
Alla sua età (pur sempre giovane :) è inoltre sconsigliato sospendere una terapia efficace.
Proseguendo ora la cura starà sempre meglio e se stavolta la risposta fosse parziale il suo medico potrà adeguare temporaneamente la dose (si va da 10 a 40mg come range di utilizzo).
Mario Savino
medico
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[#2] dopo  
Utente 480XXX

Grazie mille dottore, la sua risposta è molto esaudiente e mi tranquillizza!

[#3] dopo  
Dr. Mario Savino

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Mi fa piacere, auguroni
Mario Savino
medico
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[#4] dopo  
Utente 480XXX

Buonasera,
torno a chiedere qualche info e soprattutto capire se sono sulla strada giusta!
Torno a chiedere consiglio! Come già detto è dal 21 gennaio che prendo 20 gocce di Daparox e sono passato a 30, dietro indicazione del mio psichiatra, da almeno 25 giorni. Gli attacchi di ansia profonda sono cessati (direi proprio bloccati) da almeno una ventina di giorni ma i pensieri ossessivi ("adesso che faccio", "qui tutto è brutto", "come passo la giornata" ecc) continuano a presentarsi e a volte hanno ancora effetto (ansia più contenuta, frustrazione, qualche volta sensitività alle immagini, preoccupazione eccessiva). Sicuramente non c'è più il martellamento del primo periodo ma il perdurare di questo stato, paragonato all'esperienza della precedente assunzione (che ricordo molto positiva) a volte mi demoralizza e mi fa tornare indietro. Mi dicono che questa volta sono io che faccio "resistenza" e vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto e che comunque la medicina non può nulla contro le mie paure. Ma la medicina non serve proprio a eliminare queste paure e le relative preoccupazioni? Cosa mi consigliate?
Grazie

[#5] dopo  
Dr. Mario Savino

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Fa resistenza? Beh, dubito che lei preferisca star male. Semmai è vero che non rispondiamo allo stesso farmaco sempre allo stesso modo a distanza di tempo. Inoltre i sintomi ossessivi, se tali sono, richiedono molto più tempo per migliorare.
Mario Savino
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