Utente 427XXX
Gentilissimi dottori,
sono nuovamente qui ad approfittare della vostra disponibilità per chiedervi un parere su quello che ormai, alla luce dei numerosissimi accertamenti effettuati, sembrerebbe un disturbo somatoforme dovuto all'ansia ed allo stress accumulati negli ultimi anni.
Premetto che, come scritto in precedenza, a seguito delle diverse visite mediche specialistiche effettuate nel corso degli ultimi mesi (otorinolaringoiatriche, gnatologiche, cardiologiche, neurologiche, ecc...) e degli esami effettuati (ecografia tiroidea, gastroscopia, rinolaringoscopia, rmx torace e mediastino, elettrocardiogramma ed eco cuore, eco collo, ecc...), è stato riscontrato che soffro di reflusso gastroesofageo non erosivo, faringite cronica, disturbi ATM (per i quali ho portato il bite per diversi mesi) con leggeri fastidi cervicali, e che ho un piccolo nodulo alla tiroide di 6 mm che, dopo appositi esami del sangue, a detta del medico non destava alcuna preoccupazione nè tantomeno dava alcun sintomo specifico.
Il quadro sintomatologico che mi porto dietro da tempo è il seguente : disfagia orofaringea (difficoltà a deglutire con "scioltezza" o per sensazione di restringimento della gola o per una sorta di ipersensibilità ai soli cibi solidi), frequente stanchezza-contrattura mandibolare (in particolare quando faccio pasti "abbondanti"), dispnea (fluttuante, con improvvise sensazioni di fame d'aria con peso-pressione al petto che mi rendono il respiro corto e "pesante" e che possono durare anche diversi giorni), acufeni (con sibilo più o meno intenso che "sento" genericamente nella testa, in modo però più o meno saltuario e molto "fluttuante").
Tutti i medici che ho incontrato per questi problemi mi hanno "liquidato" con terapie (antibiotiche, antiinfiammatorie, antistaminiche, ecc...) che hanno dato risultati assolutamente non risolutivi ed insoddisfacenti dal punto di vista sintomatologico, tant'è che ancora adesso mi sento smarrito e sfiduciato nel trovare una giusta strada che possa aiutarmi davvero.
Ora la mia domanda è : questa sintomatologia può davvero trovare una concreta base "psichica" che ne è la causa scatenante o i medici che ho consultato non hanno saputo prescrivermi terapie adeguate? Il mio medico curante non mi ha "invogliato" a rivolgermi ad uno psichiatra per timore di cure farmacologiche (con ansiolitici ed antidepressivi) "pericolose". E' davvero così? Non so più dove sbattere la testa!
Ringrazio in anticipo chi vorrà nuovamente rispondermi e rinnovo i complimenti al sito.

[#1] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

Referente scientifico Referente Scientifico
44% attività
20% attualità
20% socialità
PARMA (PR)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Quanto riferisce è assolutamente compatibile con un disturbo somatoforme. Lo psichiatra può consigliare una terapia, se lo ritiene opportuno, così come fa un cardiologo, un endocrinologo e così via. Si tratta di farmaci ampiamente utilizzati che, se controllati da uno specialista e al dosaggio minimo efficace, non danno problemi. In parallelo le consiglierei anche una psicoterapia se possibile di tipo cognitivo, per gestire i pensieri che al momento sono concentrati sul fisico. E' vero che avverte sintomi, per esempio di reflusso, ma se l'attenzione è distratta da altro, e ci sono tecniche per impararlo, il disturbo diventa meno fastidioso.
Franca Scapellato

[#2] dopo  
Utente 427XXX

Innazitutto la ringrazio moltissimo per la gentile risposta. Ne approfitto per chiederle se davvero questo tipo di farmaci ed un percorso di terapia psicologica possano risolvere le mie problematiche "fisiche". Mi scuso per la banalità della domanda ma davvero sono al limite della sopportazione. Sensazioni come la mancanza d'aria ed il respiro pesante nonché la disfagia o gli acufeni sono davvero difficili da sopportare.

[#3] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

Referente scientifico Referente Scientifico
44% attività
20% attualità
20% socialità
PARMA (PR)

Rank MI+ 84
Iscritto dal 2007
Se cerca di curare i disturbi uno per uno, come ha fatto fino ad ora, non conclude niente. Nessuno le può dare una garanzia di guarigione totale e assoluta, però lavorando sulla causa (i pensieri disfunzionali, perché la reazione di allarme parte da lì) e riducendo il livello di reattività ai disturbi, che ora è insopportabile, può stare molto meglio. Tra l'altro i farmaci "antidepressivi" che agiscono anche sull'ansia cronicizzata innalzano la soglia del dolore, e anche questo è un aiuto.
Franca Scapellato