Utente 417XXX
Buongiorno dottori,
mi rivolgo a voi per chiedervi qual è il procedimento per ottenere una diagnosi di ADHD, ovvero per escludere la stessa, nella zona del milanese.

Per dare un riassunto della mia situazione clinica, ho avuto episodi depressivi fin dall'adolescenza, ma solo negli ultimi 3 anni ho deciso di condurre un percorso psicoterapico quanto più possibile continuo (in passato, dopo qualche approccio psicoterapeutico deludente, li affrontai semplicemente negando il problema e rimboccandomi le maniche). Psicologi e psichiatri che mi hanno seguito in questo periodo hanno cercato di ipotizzare diagnosi e proporre cure, con successi alterni. Stabilizzate le sintomatiche umorali abbiamo cercato di lavorare sulle cause profonde di queste; ho cercato di informarmi a mia volta per dar loro una mano, e ho trovato alcuni riscontri nelle sintomatologie dell'ADHD, sorprendenti se considero l'aneddotica della mia infanzia (sono sempre stato considerato un bambino strano, ma le mie bizzarrie venivano quasi sempre tollerate in quanto ottenevo senza fatica ottimi risultati scolastici).
Interrogati i miei ultimi specialisti su quest'ipotesi hanno dapprima ammesso di non averci pensato, tuttavia l'hanno ritenuta probabile, forse in comorbidità con qualche altro disturbo che ne rende meno palesi i sintomi.
Aggiungo che riscontro forti similarità in certi miei comportamenti con quelli di un mio genitore e di molti miei parenti.

Sto avendo forti difficoltà a costruire una mia indipendenza economica e l'anzianità dei miei genitori comincia a preoccuparmi, perciò vorrei affrontare il problema con la maggior celerità possibile.

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il punto di partenza è deviato. Se si parte con una ipotesi diagnostica, è dal medico che deve venire. La visita "a tesi" funziona male. La visita origina da un tipo di disagio, di sintomo, non dall'idea di verificare una diagnosi.
Nelle auto-diagnosi di adhd che ho visto, mancano di solito le uniche cose che invece ci devono essere.
Io quindi seguirei il percorso corretto. Centri specializzati ci sono, ma è meglio partire dall'inquadramento generale.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 417XXX

Dr. Pacini, la ringrazio della risposta.
Tuttavia temo non abbia compreso la natura del mio consulto. Cercherò di essere più chiaro.

Ho volutamente omesso i disagi che provo per ragioni di privacy. Dalle informazioni in mio possesso (su cui chiedo conferma) uno psichiatra privato non può diagnosticare ADHD, ma è necessario un riscontro da parte di un centro specializzato.

La domanda è: quali centri specializzati ci sono a Milano?

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Dalle informazioni in mio possesso (su cui chiedo conferma) uno psichiatra privato non può diagnosticare ADHD, ma è necessario un riscontro da parte di un centro specializzato."

Dipende a quali fini. A fini di diagnosi medica è un conto, se deve avere una prescrizione per l'adhd è diverso, ha bisogno di una diagnosi da parte di un centro specializzato. Idem se dovesse certificarlo in sede di invalidità o altro, potrebbero contestarlo se la diagnosi non proviene da uno dei centri riconosciuti.

Sostanzialmente il vincolo della diagnosi "certificata" è stato creato per controllare la prescrizione.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 417XXX

Visto che ha deciso di intervenire sull'altro consulto da me richiesto, facendomelo peraltro chiudere, ne deduco che ha preso a cuore il mio caso, e quindi provo a rispolverare il primo consulto nella speranza di ottenere una risposta coerente con il quesito, questa volta.

"Qual è il procedimento per ottenere una diagnosi di ADHD nel milanese? Quali sono i centri deputati a fare questo tipo di diagnosi? Si potrebbe avere un riferimento telefonico o altro?"

E' una domanda semplice, spero saprà rispondere.

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Non commento neanche guardi.
Quando uno vuole semplicemente far finta di non capire, siamo in alto mare.
Lei non deve "ottenere" diagnosi, Lei va a chiedere quale diagnosi riscontra il medico.

Inoltre le è già stato risposto. Se non trova la risposta utile, non ha che da informarsi direttamente alla ASL.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 417XXX

La ringrazio per la celere risposta. Spero verrà d'aiuto anche ai visitatori che leggeranno questo cortese scambio.

Buona giornata.

[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Non credo, perché in realtà Lei non pone una questione su una diagnosi fatta.
E il problema non è certo sapere più o meno che cure ci sono per l'adhd, come notizia si trova un po' ovunque.
La questione è non farsi le diagnosi da solo per poi andare dai medici a farsele "riconoscere" come se stessimo parlando di notai da cui si va autenticare qualcosa.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 417XXX

Mi dispiace che abbia compreso in questo modo distorto il mio quesito. Ho capito di aver ferito la sua sensibilità, e di questo me ne rammarico. Non intendevo certo dare a lei o alla categoria cui appartiene dei meri notai; ma semmai avere un'indirizzo sulla modalità più opportuna per trattare un disturbo che se esistente è 1) stato trascurato per 35 anni nonostante diverse visite psicologiche e psichiatriche e diagnosi spesso in contraddizione fra loro 2) soggetto a normative e regolamentazioni francamente detrimenti per chi necessita di cura, pur con tutta l'ovvia necessità di mantenere stretto controllo su eventuali farmaci forieri di abusi in caso di un utilizzo inappropriato.

Tuttavia, dopo aver provato a riformulare il consulto e aver cestinato diverse mie bozze, sono giunto alla conclusione che ogni ulteriore scambio tra me e lei sia improduttivo.

Quindi direi di concluderla qui. La ringrazio comunque per l'attenzione dedicatami.

[#9] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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1) "se esistente" è stato trascurato. Ma se nessuno ha preso in considerazione questo disturbo, che peraltro è noto e oggetto di aggiornamento tra gli psichiatri, significa che l'orientamento diagnostico non c'è, sarebbe un suo parere. Ora, i centri per l'adhd nella sua zona non sono difficili da reperire in rete, o chiedendo alla asl, ovvero ad esempio le neuropsichiatrie infantili.
2) concordo che, essendo adulto, l'adhd nell'adulto è purtroppo trascurato in termini burocratici, ma su questo che possiamo farci ?

La cosa poco chiara dell'intero consulto, lasciando perdere il resto, è come si arriva a fare ipotesi su quali possano essere mai le terapie eventuali per l'adhd, quando queste sono note a tutti, anche giornalisticamente.

Io andrei per gradi. Vuole una visita per verificare se nella sua diagnosi c'è questo aspetto ? In teoria uno psichiatra è adatto, in pratica può rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile spiegandogli prima che è adulto ma che vorrebbe un parere e eventualmente una terapia se confermasse.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 417XXX

Dottor Pacini, non ho granché entusiasmo al pensiero di rivolgermi alla sanità pubblica per problemi psicologici/psichiatrici in quanto già l'ho fatto 3 volte (più quando lo fece mia madre durante la mia infanzia), ottenendo solo minimizzazioni (in alcuni casi ridicolizzazioni) e un supporto insufficiente.

Sono scoraggiato, deluso, mi sento privo di speranze e c'ho anche i cosiddetti che mi girano, scusi il linguaggio.

Detto questo, fra le righe dei suoi messaggi leggo il suggerimento di rompere le scatole ai miei terapisti, cosa che sto già facendo. Sto provando a essere più insistente, ma anche sul discorso diagnosi si tengono sempre sul vago (come del resto quasi tutti). Ipotesi, teorie, nulla di concreto. Sto vedendo altri specialisti di cui uno specializzato per disturbi dell'infanzia, ma non mi convince. E' anche vero che ho una diffidenza sempre più elevata.

La mia conclusione dinnanzi a tutto questo è che quando uno ha un problema è solo con sé stesso, quindi, sto anche cercando di aiutarmi da solo; qua provi lei a leggere fra le righe.

Vediamo a questo punto chi arriverà per primo a una qualche conclusione. Vabbé

Comunque grazie.

[#11] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Io sostanzialmente non comprendo una cosa. Se i suoi terapisti sanno la questione e come dice Lei non le danno una risposta, forse vuol dire che comunque loro non vedono la questione.
Capisco che trattandosi di una diagnosi controversa (almeno mediaticamente) e con opzioni terapeutiche burocraticamente difficili da applicare, Lei magari pensa che non vogliano considerare quel tipo di diagnosi perché è "scomoda".
Questo però è un suo pensiero, e sicuramente l'autodiagnosi è un modo sbagliato per approcciarsi a un medico. Il medico osserva e poi diagnostica, accetta ogni tipo di elemento, ma non funziona secondo la regola che il paziente ha quello che si sente di avere. In psichiatria ci sono proprio delle tendenze autodiagnostiche che, più che diagnosi approssimative, sono sintomi delle vere diagnosi (chi soffre di x si autodiagnostica y).
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 417XXX

Dottore, inizi a liberarsi dal preconcetto (sicuramente dipendente da un mio difetto comunicativo negli scorsi messaggi, anche se mi deve concedere che il media non aiuta) secondo cui io voglia assolutamente essere diagnosticato in questo modo. Non è quello il mio obiettivo.

Quello che mi interessa è una soluzione per questa fatica di vivere verso cui sto perdendo ogni desiderio di lottare e ogni speranza di farcela semplicemente con impegno e buona volontà; poi che sia add, adhd, cpcd o cippirimerlo non me ne frega nulla. Però, da una prospettiva squisitamente logica non possiamo escludere nulla, compreso per assurdo che io abbia una problematica mai affrontata finora dalla scienza medica. Quindi dal mio punto di vista mi pare assurdo che dopo 3 anni di terapia (ultimo periodo) più qualche mese di terapia 7 anni fa, 1 anno di terapia 10 anni fa, più 2 anni di terapia 17 anni fa, più neuropsichiatria infantile a 16-17 anni, più i controlli richiesti da mia madre durante l'infanzia, dopo insomma tutto sto tempo l'unica conclusione a cui si sia giunti è che "penso troppo e non riesco a spegnere il cervello". Nessun miglioramento funzionale (verificato da regolari automonitoraggi con test Core-om, supervisionato dal mio psicoterapeuta), sempre in bilico tra la soluzione di una funzionalità "forzata" e sofferta, costretto a violentarmi per svolgere il più triviale dei compiti, o la perdita totale della stessa con lento miglioramento del livello di sofferenza (ma conseguenze esiziali dal pdv sociale, lavorativo, relazionale, personale, che hanno più volte condotto a forti ideazioni suicidarie).
Insomma mi pare che non abbia scelta: o faccio soffrendo, o non faccio e non soffro, però poi mi deprimo perché finisco per isolarmi, aver danni economici da mancato impiego, sentirmi senza speranza.


Non voglio entrar troppo nel merito nel modo in cui sono entrato in contatto con la possibilità di soffrire di adhd inattentivo (sottolineo: *possibilità*, non autodiagnosi) per non incartarci in un discorso poco finalizzante in cui lei cerca di convincermi che l'autodiagnosi non è la modalità corretta di procedere e io di spiegarle che non sto facendo altro che trovare un modo per descrivere il mio disagio. Le dico solo che è stato determinate il conoscere persone con diagnosi simili, trovando effettivamente analogie inaspettate. Non lo so, ad esempio disseminare oggetti per casa, portandoli appresso in sovrappensiero mentre li si sta utilizzando.

Quello che voglio dire è: come mai non riesco nonostante tutte le cure cercate e avute ad avere una risposta diversa dal (l'implicito) "sei nato difettato, rassegnati"?

Comunque, per prima cosa mi sono risolto di provare in autonomia la soluzione farmacologica (ovviamente disapproverà, come d'altra parte è obbligato dalla sua deontologia, ma capirà che "il maggior pericolo nella vita è quello di prendere troppe precauzioni"), in secundis sono arrivato alla conclusione che un parere terzo potrebbe darmi qualche indizio in più, quindi cercherò un altro psichiatra e vedremo che mi dice.

Se non risolvo neanche così l'unica alternativa rimarrà propormi per i trial clinici. Così risolvo pure il problema del lavoro :))

Buona domenica dotto', grazie ancora.

[#13] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Glielo confermo che Lei ha questo proconcetto, tanto è vero che sta qui a dire che proverà in autonomia cose pericolose che ovviamente sono sconsigliate, e dalle conseguenze potenzialmente gravi.

Tanto per cominciare, se ha fatto delle cure avrà avuto delle diagnosi, e invece di discutere di quelle parte in quarta con sue ipotesi diagnostiche.
Vediamo intanto se qualcosa non torna con le diagnoi e le terapie magari.
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 417XXX

Lei è un tipo strano, sa? Come molti medici che ho conosciuto, del resto.
O forse, semplicemente ha (avete) avuto una vita troppo serena per riuscire a empatizzare con chi si ritrova senza più molte speranze, predicando la prudenza con la stessa leggera superficialità di un insegnante di ed. sessuale cattolico che a ragazzini in pieno subbuglio ormonale spiega come l'astinenza prematrimoniale sia il metodo anticoncezionale più sicuro.

Ha perfino un sito contro l'abuso di droghe! Ma davvero non è mai riuscito a entrare in contatto (non parlo di dialogo, parlo di "contatto", mente con mente) con nessuno che le abbia trasmesso la sensazione di "o le provo tutte o questa vita ciaone, non la voglio, riprendetevela"?

Però mi fa tenerezza. Capisco il suo curriculum notevole: dev'essere una persona determinata e caparbia. Lei è il tipo che non si arrende mai, neanche di fronte all'evidenza. La invidio molto per questo.
E capisco che a modo suo, tenuto conto della sua intelligenza emotiva, è preoccupato.

Anche io lo sono. Non sono un incosciente, so che sto percorrendo "la via meno battuta", anzi sarò più esplicito, ho una caga matta (d'altronde non sarei andato a chiedere consigli in un sito di sconosciuti, spiattellando dati ed emozioni personalissimi). Ho informato di questo esperimento sia miei cari che i miei curanti. Questi ultimi sono tra il rassegnato e l'incredulo
(tuttavia se ci pensano bene immagino facciano un sospiro di sollievo al mio non chiedere indietro le migliaia di euro spese); ma sanno che l'unico modo per fermarmi sarebbe una proposta alternativa più convincente, e sanno che fino a non molto tempo fa ho prioritizzato le loro ipotesi e strategie alle mie: perdere credibilità è un attimo, recuperarla è faticoso.

Detto questo: sono a t +1h35'. Noto un aumento del battito cardiaco, contrazioni muscolari al collo, maggiori movimenti involontari, ridotta capacità di rimaner fermo, una sensazione di calore corporea.
Non è molto diverso dal prendere 4 caffé, e immagino che l'assuefazione alla sostanza mitiga in parte gli effetti (a proposito: le suggerisco di integrare nel suo sito una pagina legata all'abuso di caffeina).
Ho una sensazione di debolezza e una lieve nausea
Non è una sensazione aliena, è anche parecchio simile alla tensione che provo in casi di rabbia, o in situazioni fight-or-fly, come ad esempio quando un automobilista poco cortese mostrò l'intenzione di confrontarsi fisicamente con me.

"Sento" che se mi sforzassi potrei mettermi sotto a far qualcosa dei miei doveri in maniera molto più efficiente del solito, magari con l'accompagnamento musicale di qualche brano ad alti bpm. Ma non è la sensazione giusta.

Io questa sensazione sono 15 anni che me la autoinduco attraverso ricordi negativi, musica aggressiva, pensieri granguignoleschi, e in passato anche la convinzione che a furia di sforzarmi sarei riuscito a far le cose con meno fatica.

Con questo robo posso sforzarmi di più, posso soffrire meno a parità di fatica, almeno sul momento. Ma la sensazione di essere privati di un "direttore d'orchestra", di una visione che riconduca all'ordine e alla progettualità ogni azione rimane sempre. La fatica di dover scientemente prendere le attività e visualizzarle in un ordine e poi scandirne lo svolgimento, frustandomi e violentandomi, rimane. La paura di dovermi muovere nel mondo a tentoni con due tubi incollati agli occhi, senza la capacità della visione periferica.

(Come vede dall'abuso di metafore -e mi sono fermato qui, ma ne ho una collezione- faccio molta fatica a descrivere una paesaggio interiore del quale non trovo corrispettivo in nessun riscontro aneddotico, in nessun media, in niente).

La cosa frustrante è che ci sono stati brevi e rari momenti nella mia vita in cui questa sensazione non c'era, sostituita da un altro sentire: piena armonia di percezione, gesti e intenti. La realtà, prima cruda e brutale e terrificante, veniva edulcorata da un livello fantasioso che mi permetteva di vederne il potenziale, raggiungibile attraverso la mia azione.

In altre parole riuscivo, ad esempio, a vedere casa ordinata, e a collegare l'azione dello spostare certi oggetti da qui a lì per trasformare il caos dell'attuale/reale nello scenario desiderato/immaginato.

Questa sensazione mi ha lasciato la convinzione che ci dev'essere qualcosa che può essere aggiustato.
Il lavoro che sto svolgendo in questo periodo è cercare un fil rouge per identificare cosa mi porta a questo stato di grazia. Finora ho identificato i seguenti casi:
innamoramento;
forte coinvolgimento emotivo verso un media (solitamente canzoni);
la settimana immediatamente successiva alla sospensione di Depakin Chrono 250mg
la settimana immediatamente successiva alla sospensione di Cymbapta 60mg
(entrambi i farmaci mi furono prescritti, da due diversi specialisti)

Liberandoci da preconcetti e proconcetti miei e suoi, secondo lei cosa c'è che non va in me?

[#15] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Guardi, a dir la verità avevo chiesto una cosa diversa.

Ma considerando il suo insieme di offese gratuite e diffamatorie, su cui magari si esprimerà lo staff, non credo sia il caso di proseguire.
Dr.Matteo Pacini
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