Utente 497XXX
Salve,
Il mio trascorso:
- abuso di alcool e psicofarmaci sin dalla tenerissima età, alternato a momenti di astinenza,
- periodi di depressione, fino ai trent'anni. Vita lavorativa e sociale normale.
- Problemi con la mia omosessualità a causa di una famiglia oscurantista,
- Inizio a viverla verso i trent'anni, con eccessi e spese smodate
- Dopo i trent'anni abuso di alcool e psicofarmaci e crisi depressive, con frequenti ricoveri in ospedale e maldestri tentati suicidi,
- trattamento in clinica ; diagnosi :disturbo di personalità border line con tratti istrionici e dipendenza dagli altri.
- Ricaduta e forzatamente inviato dai familiari in una comunità terapeutica dove ho tentato il suicidi;o
- .Nel frattempo hanno ipotizzato la mia interdizione e collocazione permanente in una struttura, specie per salvaguardare e gestire i miei beni.
- Uscito, ho continuato a bere come se nulla fosse. Sono ripresi i sintomi del mio disturbo bipolare borderline e professionisti locali hanno prescritto antidepressivi (escitalopram), attivanti (wellbutrin), ansiolitici (Xanax) e stabilizzanti dell'umore (depakin a basse dosi)
I professionisti consultati erano soliti esprimere giudizi sul mio alcolismo ("se beve non rischio e non le prescrivo farmaci"; "non faccia caxxate!"; il SERT di fronte alla mia ricaduta ha avuto una sfuriata).
- attualmente eccellentemente seguito da un Professionista qui presente che ha affrontato in maniera non oaternalistica nè moralistica il mio caso.
I miei familiari (non affetti e scettici su tali patologie) leggono le mie vicende come dettate da una volontà ludica di compiere eccessi (nelle fasi euforiche), o da pigrizia e indolenza (nelle fasi down)
La mia domanda non riguarda essenzialmente me, bensì l'ambiente che mi circonda,che influisce negativamente sulla mia vita quotidiana e sulla fiducia dell'efficacia della terapia.
I miei sbalzi di umore ,vengono stigmatizzati come comportamenti bizzarri.
Il mio ormai moderato consumo di alcool viene criticato, come un marchio di "ricaduta".
Nelle fasi depressive mi si consiglia di alzarmi, dedicarmi ad attività.
.Ovviamente molti di voi Professionisti avrete avuto relazioni con le famiglie dei pazienti.
Come è possibile convincerli che soffro di una patologia e che determinati stati o atteggiamenti o condotte siano essenzialmente (non so se tutte) riconducibili alla suddetta patologia?
Non ascoltare le fastidiose paternali che invitano a uscire (quando sono in fase down), a moderare i comportamenti (quando sono euforico), a non bere, ecc.(quando sento l'impulso?).
Sono giunto a far leggere ai miei familiari la corrispondenza col professionista, ma niente.
Purtroppo (e qui entro in gioco io) soffro di una marcata dipendenza dagli altri e dal loro giudizio.
La mia richiesta, vista la vostra indubbia esperienza è: come smarcarmi dal loro scetticismo e dal loro giudizio?
Devo lavorare su di me, rafforzando la fiducia nel percorso intrapreso, o convincere loro?
Grazie

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Se ha ancora oscillazioni umorali probabilmente non è completamente in compenso è ciò è interpretato come appartenente alle fasi della sua malattia, come si evidenzia dalle critiche che riceve.


Probabilmente giustifica in modo inappropriato tali oscillazioni senza considerarle come aspetti di malattia.


Dr. F. S. Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 497XXX

Illustre dott. Ruggiero,
Sono io che attribuisco le mie oscillazioni e i miei scompensi alla patologia. E' l'interpretazione dei familiari e degli amici intimi che mi stanno accanto che mi demoralizza.
Negli stati di calo mi si accusa di pigrizia, negli stati euforici di "bizzarria".
Come se tutto dipendesse da una volontà piena e libera come non può essere, credo, quella soggetta ad un disturbo di personalità.
Come se l'impulso cieco ad entrare in un bar e bere di un fiato 2-3 bicchieri di vino per placarsi equivalesse ad un divertente party in cui si alza il gomito.
Come se l'impossibilità di alzarsi dal letto per giorni avvertendo fiacchezza e torpore fosse mera pigrizia.
A mio parere, il giudizio superficiale delle persone vicine su determinati atteggiamenti non agevola un approccio sereno alla terapia.

[#3] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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E allora chiarisca che sono aspetti della patologia oppure non si faccia pesare il giudizio altrui
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[#4] dopo  
Utente 497XXX

Illustri dottori,
dopo un periodo di feste forzatamente a contatto con familiari e "certi amici", che mi hanno etichettato come puro alcolista e non riconoscono la mia patologia bipolare, ho deciso di "interrompere" temporaneamente i rapporti con le persone che non sanno capire, e relazionarmi esclusivamente con chi comprende e accetta tale patologia e i suoi sintomi.Peraltro da lunedi ritornero al lavoro, ambiente in cui ritengo di essere produttivo e stimato, e che per me costituisce un fattore di stabilizzazione.
Continuerò le terapie (che già stanno parzialmente rivelandosi efficaci dopo pochi giorni), evitando ambienti, persone e giudizi stressanti e poco utili per la mia guarigione.
Grazie sempre per i consigli.