Utente 528XXX
Gent. mi medici,

vorrei porvi una domanda generale al fine di dissipare qualche dubbio che mi fa vivere con uno stato d’animo di apprensione e paura per il futuro. Saró breve. Nel 2013, in concomitanza con l’inizio degli studi universitari, ho sviluppato un disturbo d’ansia generalizzato poi risolto. Speravo che quel periodo potesse definitivamente essere messo nel dimenticatoio, invece da qualche mese ho avuto una ricaduta a seguito di un evento familiare molto stressante (la malattia oncologica di mio padre).

Il mio analista, vostro collega medico, mi dice che oltre all’ansia vi è un nucleo depressivo che seppur identifica come leggero è presente. In sostanza lo diagnostica come lieve sindrome ansioso-depressiva.

La mia paura, forse irrazionale, sono i disturbi appartenenti allo spettro bipolare. Sono ipocondriaco da quando ho cominciato a studiare medicina.

Leggo sui testi, sui vostri articoli e in internet (forse non dovrei farlo) che molto spesso questa malattia è sottodiagnosticata.

Io non ho mai avuto segni di mania, ipomania o stati misti, nel senso che quando nel 2013 (e ora) mi sono curato con il Citalopram, piano piano sono tornato a funzionare normalmente come prima del disturbo.

Ho scandagliato tutta la mia vita passata con il mio analista e anche con la mia famiglia alla ricerca di comportamenti strani o particolari, ma nessuno dice che ve ne sono stati. Non sono mai stato irritabile, violento o altro. Sono sempre stato un ragazzo dal temperamento tranquillo. Tutti mi dicono che sono una persona normalissima e che mi faccio solo grossi problemi. Nonostante ciò permane in me una grande paura che tutto questo possa un domani trasformarsi in un qualcosa di più grave.

Il medico non sa più come dirmi che NON sono bipolare, ma la mia paura permane ugualmente.

Il timore proviene anche dalla lettura di alcuni vostri articoli in cui leggo che alcune scuole di pensiero affermano che le forme di ansia e/o depressione cosidette ricorrenti sono da ascriverai nei disturbi dello spettro bipolare.

Esistono davvero forme ansioso-depressive ricorrenti che nulla hanno a che vedere con il disturbo bipolare?

Queste due ricadute potrebbero essere premonitrici di un disturbo dello spettro bipolare?

Grazie di cuore a tutti coloro che dedicheranno il proprio tempo per rispondere a questi miei dubbi.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Un nucleo di questo tipo può non trovare indicazione nel trattamento psicoanalitico mentre la terapia farmacologica se non è sufficiente va rivista nei dosaggi in modo adeguato.


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[#2]  
Dr. Matteo Pacini

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"Il medico non sa più come dirmi che NON sono bipolare, "

No, non è questo un meccanismo che le può far passare la paura, anzi, alimenta la domanda. Tanto è vero che Lei stesso propone domande in cui chiede quello su cui già ha avuto risposte, senza che questo funzioni.
Quindi deve curarsi, tenendo conto che l'ossessione ipocondriaca ci impiega almeno 2 settimane per attenuarsi.
Dr.Matteo Pacini
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[#3] dopo  
Utente 528XXX

Gentile Dott. Pacini, la mia domanda era generica. Volevo sapere se davvero esistono sindromi ansioso-depressive che nulla hanno a che vedere con un disturbo ascrivibile allo spettro bipolare. Perché in letteratura sembra che qualsiasi disagio simile al mio possa essere o diventare bipolare.

Se io fossi bipolare, anche leggero, vero che in così tanti anni una minima traccia o un minimo sospetto sarebbe già venuto fuori? La prego, può delucidarmi cosa può fare la differenza in caso come questo da un punto di vista scientifico?

[#4] dopo  
Utente 528XXX

Qualcuno per piacere potrebbe rispondere alle domande del mio ultimo post?

Vorrei solo sapere se nella vostra pratica clinica vi è già capitato di imbattervi in sindromi ansioso-depressive ricorrenti che in nessun modo avevano a che fare con un disturbo dello spettro bipolare...

E se concordate con me sul fatto che se nella mia situazione vi fossero stati sospetti di bipolarità sarebbero già emersi in qualche modo...

Grazie di cuore, poi prometto che non disturberò più in nessun modo...

A.

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Forse non ci siamo capiti. O lo ha capito ma non riesce a fare a meno di insistere. Non si discutono gli oggetti della propria ipocondria, non è come chiedere un'informazione qualsiasi, tanto come chiedere un'informazione su una diagnosi ricevuta.
Facendo in tal modo si alimenta la paura (o comunque non la si spegne), così come è accaduto ad oggi.
L'uscita da queste domande non passa attraverso la spiegazione dettagliata ed esaustiva di cosa sia un disturbo bipolare.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 528XXX

Dott. Pacini, io ho capito e sono d’accordo con tutto ciò che lei mi ha scritto. Pongo la domanda in modo diverso, allora. Senza ricondurla alla mia situazione.

Esistono forme ansioso-depressive che vanno incontro a recidive che non rientrano comunque in nessun modo in una diagnosi di spettro bipolare?

Lo chiedo perché in letteratura, compresi magnifici articoli da lei scritti, sembra che disagi simili al mio rientrino in una diagnosi totalmente differente: ovvero di disturbo bipolare. Addirittura in un suo articolo ha scritto che moltissimi disturbi bipolari esordiscono con l’ansia.

Capisce che dopo la lettura di articoli del genere la preoccupazione è lecita...

Quindi: dal 2013 ad oggi...il medico o i familiari, si sarebbero accorti in qualche modo di ció?

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Sta insistendo con la stessa domanda quindi, non ha capito. Non c'entra nulla che io parli di una cosa perché me ne intendo, qui parliamo dell'ossessione di avere una malattia, e di quello deve occuparsi.
Curi la preoccupazione che sta avendo, la diagnosi l'ha già avuta più o meno.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 528XXX

Ecco caro Dott. Pacini...

è quel la diagnosi l’ha già avuta PIÙ O MENO che a me fa sempre preoccupare.

Perché, ripeto, in letteratura si parla spesso di diagnosi sbagliate, diagnosi sub-cliniche. Accetto con umiltà il suo consiglio, ho compreso che devo occuparmi dell’ipocondria, peró preferirei davvero se lei potesse rispondere alle due domande che le ho posto...ma chi meglio di Lei o Voi psichiatri può aiutarmi a rispondere a questi dubbi?

[#9] dopo  
Utente 528XXX

Dott. Pacini, cambio domanda (nella speranza che a questa lei mi voglia rispondere).

I farmaci SSRI, nel mio caso il Citalopram, sono curativi? Nel senso...sopprimono i sintomi o vanno proprio a curare?

Quando lo specialista indica di scalare la cura perché reputa che la persona sia guarita, non è che il cervello si è nel frattempo abituato a vivere con il farmaco e quindi una volta tolto la persona torna a star male? Cioè non può più fare a meno della molecola...

Questo vorrebbe dire che bisognerà mantenere il farmaco tutta la vita...

Come funziona?

Grazie e buona giornata

A.

[#10]  
Dr. Matteo Pacini

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Più o meno in questo caso era inteso comunque in senso positivo, cioè passi pure che non è precisa, ma insomma si può capire.

La storia dei sintomi è curiosa. Se un farmaco sopprime i sintomi, può far solo questo è non essere curativo. Ma se è curativo sopprime anche i sintomi ovviamente. In genere non lo fa tutto insieme e lo fa per vie diverse, ma non è detto.
Curativo significa che modifica il decorso della malattia, ma questo non significa che la risolva ad ogni livello.
Sì, gli ssri hanno potenzialità anche curative.
Lei però confonde ancora un altro tipo di concetto con quello di cura. Il fatto che uno "non possa più fare a meno del farmaco" non c'entra col fatto che uno lo abbia iniziato a prendere, se mai col fatto che uno giustamente ormai non vuol più star male sapendo che può star bene. Ci mancherebbe.
L'idea che siccome mi inizio a curare, poi non posso più farne a meno, dovrebbe supporre che se invece non mi curo la malattia sarebbe andata via da sé. La cosa invece non è per niente in questi termini.
Dr.Matteo Pacini
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[#11] dopo  
Utente 528XXX

Mi scusi...

Le riporto il mio esempio.

Io sono stato male (forte ansia), nel 2013 in concomitanza con l’inizio degli studi universitari. Mi sono curato con Citalopram, ma solo per quattro mesi, ma attenzione: QUI ci tengo a sottolineare che fu lo psichiatra a togliermi il Citalopram dopo 4 mesi...non ho certamente fatto di testa mia, ma ho seguito le sue istruzioni.

Poi sono stato comunque bene, ipocondria a parte ma non eccessiva, fino a due mesi fa quando ho avuto una ricaduta identica a quella del 2013.

Solo ora vengo a conoscenza del fatto che una cura di 4 mesi è pressoché inefficace per impedire ricadute e che da linee guida andrebbe mantenuta per minimo 12-24 mesi.

Detto ciò: partendo dalla sua casistica e pratica clinica, le è capitato di vedere persone guarite dopo un trattamento congruo e che non hanno più avuto problemi dopo la sospensione della cura?

So che non si possono fare previsioni, ma sulla base di quello che le ho raccontato della mia storia e dei miei sintomi, ho speranza di poter poi un domani sospendere il Citalopram e non tornare a stare male?

Perché sui forum leggo di gente che come sospende ci ricasca, la cosa mi spaventa.

Grazie di cuore...

[#12]  
Dr. Matteo Pacini

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Tutte le opzioni sono aperte, ma in realtà in medicina è cosa normale. Non si sa perché invece quando si parla di psichiatria si parte da un presupposto non detto ma operante in cui la malattia forse non c'è davvero, e se c'è andrebbe anche via da sé, e quindi poi curarla diventa una cosa strana da prendere con le molle. Cosicché poi diventa "strano" che se si sospende una cura si possa ricadere, e questo anziché rivelare se mai che la malattia è di quelle che durano, dovrebbe dire qualcosa di negativo sulla cura.
Dr.Matteo Pacini
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[#13] dopo  
Utente 528XXX

Scusi, ma lei è esaustivo e ha tutto il mio appoggio e le mia stima. Però continua a non rispondere alla mia domanda...

Provo a impostarla in altra maniera.

Benchè non vi sia certezza in ambito medico, nella sua pratica clinica le è capitato di osservare persone con sindromi ansioso-depressive lievi che non sono andati incontro a ricadute dopo aver sospeso le cure? Parlo di cure giuste e seguite in tempi giusti.

Perché da quanto lei mi ha scritto sopra sembra di capire che in psichiatria le malattie durano per tutta la vita...a prescindere dalla diagnosi...

[#14] dopo  
Utente 528XXX

Dott. Pacini...poi giuro che non le rompo più le scatole...

...sulla base di quello che le ho raccontato della mia storia e dei miei sintomi, ho speranza di poter poi un domani sospendere il Citalopram e non tornare a stare male? O le malattie psichiatriche a tutti i livelli sono da considerare croniche?

Esistono nella sua casistica pazienti che sono guariti dopo la sospensione di cure fatte nelle dosi e nei tempi giusti?

Vi è la possibilità, in regime privato a pagamento, di poter prenotare una consulenza a distanza con lei?

Grazie.

[#15]  
Dr. Matteo Pacini

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"Perché da quanto lei mi ha scritto sopra sembra di capire che in psichiatria le malattie durano per tutta la vita...a prescindere dalla diagnosi."

No, e dove mai l'ho scritto. Ho scritto che c'è una specie di idea contraria, cioè che devono finire il giorno dopo, e se non è così è per chissà quale ragione x,y,z. Così le persone, anziché concentrarsi sulle cure, si concentrano sul modo di evitarle o toglierle come fosse un punto di arrivo in sé.

Questo è un errore di impostazione. Per il resto, distaccarsi da una cura di per sé non un problema. Lo diventa se uno perde di vista il concetto che distaccandosi dalla cura ha una malattia che può tornare su.

Per contattarmi basta cliccare sulla mia scheda, dovrebbero apparire sedi, contatti e quant'altro. Oppure sul sito che è www.psichiatriaedipendenze.it
Dr.Matteo Pacini
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[#16] dopo  
Utente 528XXX

se uno perde di vista il concetto che distaccandosi dalla cura ha una malattia che può tornare su

Quindi il rischio è sempre potenziale, come del resto per qualsiasi cosa: il rischio non si azzera mai.

...ma l’è capitato di imbattersi in casi di pazienti da lei seguiti e curati che poi, una volta interrotti i farmaci, non hanno più avuto ricadute e vivono normalmente e serenamente?

[#17]  
Dr. Matteo Pacini

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Anche quando non si verifica più niente il rischio potenziale c'è, come quando uno sospende l'antibiotico dopo una bronchite, ogni tanto ricade, spesso no.
Si, mi è capitato. Tuttavia, per come sono definite le malattie, le ricorrenze non sono un'eccezione rara. Inoltre, periodi di cura brevi sono trattati come se fossero già abbastanza, col risultato che è come prendere l'antibiotico per cinque giorni anziché dieci, e poi stupirsi se non si è risolto nulla.
Dr.Matteo Pacini
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[#18] dopo  
Utente 528XXX

Dott. Pacini,

io la ringrazio. Non solo non ha mancato mai a rispondermi, ma ha anche mostrato un certo grado di sopportazione nei miei confronti.

È stato gentile ed ho apprezzato davvero la sua disponibilità.

Valore aggiunto il fatto che lo fa pure gratuitamente, cosa non da poco e che rimarca a parer mio la passione che investe in una professione importante come la sua.

GRAZIE

A.