Utente 118XXX
Buongiorno,
Da più di 2 mesi soffro di derealizzazione cronica. Mi si è attivata durante un periodo di forte stress emotivo e fisico. Stavo guidando L auto quando ad un certo punto ho sentito proprio uno stacco, per tutto il tragitto mi sono sentita distaccata dalla realtà. Era un periodo in cui avevo anche 10 attacchi di panico al giorno (sono anche ipocondriaca). Arrivata a casa ho letto su internet che si trattava di derealizzazione e da lì mi sono fissata di averla. Nella mia testa continuavo a ripetermi la parola derealizzazione in modo ossessivo. Dopo qualche giorno sembrava mi fossi dimenticata e sono tornati forti attacchi di panico (tantissimi). Nel frattempo avevo anche cambiato casa e città. Dopo qualche giorno sono ripiombata nella derealizzazione, non avevo più la percezione di spazio e tempo. Sono andata dallo psichiatra che oltre al farmaco che già prendevo da anni a dosaggio minimo (venlafaxina 37, 5) mi ha prescittto paroxetina e aumentato là venlafaxina a 75. I primi giorni col nuovo farmaco un incubo. Ero iperattiva non riuscivo a stare ferma e tutto era confuso. Via via dopo tanti effetti collaterali sono tornata ad avere solo la derealizzazione, mi sentivo/e mi sento tutt ora staccata dalla realtà, lontana, come se fossi in stato semi cosciente. Si sono aggiunti poi classici sintomi del doc e ansia: rimuginazione ossessiva, paranoie ecc. ero arrivata a pensare di non riuscire più a pensare perché mi ero resa conto che pensavo solo a questo problema tutto il giorno. E più ci pensavo più mi sembrava di impazzire e di non riuscire a pensare ad altro. In contemporanea con la terapia farmacologica ho iniziato anche la terapia cognitivo comportamentale, ad oggi sono più di due mesi che faccio sia L uno che L altro. Risposte significative dai farmaci non ne ho avute. Da 15 gg sono arrivata a 20 mg di paroxetina. Ogni momento mi chiedo ora sono in derealizzazione? Come avrei percepito la realtà prima di avere questo disturbo? E mi sembra di impazzire perché odio sentirmi così. Ho paura che non mi passi più. Questo mi causa angoscia e paura di non farcela e pensieri negativi h24. Non ho più nulla che mi renda felice, mi pesa fare tutto, quando sono in macchina mi sembra di impazzire ancora di più perché vado in loop con i pensieri. Mi sento come semicosciente, lontana anni luce dalla realtà. Sto perdendo le speranze perché sono quasi 3 mesi di cure e la derealizzazione non molla. Cosa ne pensate? Gtazie in anticipo

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

C'è un po' di confusione. Dice di essersi fissata di avere una cosa, ma il consulto inizia dicendo che ce l'ha, cronica.
Poi la frase "Arrivata a casa ho letto su internet che si trattava di derealizzazione e da lì mi sono fissata di averla" non ha di per sé alcun senso: si è fissata di avere una cosa dopo averla riconosciuta su internet. Se dice di averla e ritiene di averla riconosciuta, che c'è da fissarsi ? In realtà ha un pensiero che si fissa, questo mi pare chiaro.

Non capisco perché dice che non risponde ai farmaci: venlafaxina a 75 mg non è a dose efficace, paroxetina è iniziata ed è al momento solo a 20 mg, oltre a non essere passato abbastanza tempo. Quindi con questa cura, per ragioni di tempo e di dose, non si prevede ad oggi alcuna risposta, non è che "non risponde ai farmaci".
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 118XXX

Buongiorno Dottor Pacini,
Mi rendo conto di aver fatto confusione:
La prima volta che è successo non sapevo Cosa fosse, ma essendo fortemente influenzabile ed ipocondriaca, quando ho letto su internet che si trattava di derealizzazione, e dopo aver letto che poteva anche protrarsi per anni, mi sono spaventata e si è fissato questo pensiero nella mente . Non so dirle se poi e più passato o meno. Delle volte mi rendo conto proprio di non ricordarmi come vedessi la realtà prima di avere questo problema. Cioè in pratica non so più se è una mia fissazione (dovuta al doc) che mi fa credere di esserlo sempre o di averla realmente. Fatto sta che mi sento distante dalla realtà come se fossi drogata o brilla, ma comunque sempre cosciente delle mie azioni. Questa cosa mi sta facendo letteralmente impazzire, lo psichiatra dice che sono una maniaca del controllo, e non avere certezze su qst cosa mi fa stare male.
Per quanto riguarda i farmaci non so se ha intenzione di aumentarli ancora o meno lo psichiatra, ma pensavo che avendone aggiunto uno (paroxetina) e avendo potenziato L altro fosse già possibile avere miglioramenti, o almeno questo è quello che si aspettava lo psichiatra, dato che ogni volta che gli dico che sto uguale si stupisce e mi ha detto che se entro lunedì prossimo non cambia nulla si vedrà il da farsi.
La cosa che mi angoscia molto, oltre alla derealizzazione, e che non riesco più a pensare, tutto il giorno penso al mio disturbo e a come potrei uscirne, è diventato come un ossessione è non riesco più a pensare ad altro e non avere il controllo sui pensieri mi fa impazzire. Sono infelice e angosciata. In più non riesco ad abituarmi alla nuova casa. Con la psicoterapista cognitivo comportamentale andiamo a lavorare sui sintomi, ma spesso faccio fatica a concretizzare i consigli

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Dr. Matteo Pacini

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Si, avevo intuito che il meccanismo fosse quello, infatti.
Ripeto, nella cura di un doc la dose è importante, mentre l'associazione tra due farmaci di cui uno a dose inferiore alla media efficace non so se abbia senso.
Di solito si sceglie un antidoc e si prova a dose adeguata, se dopo 2-3 mesi non c'è un miglioramento sostanziale si integra.
Certi sintomi, specie quando sono oggetto di fissazione ipocondriaca, non sono da considerarsi sempre come sintomi "ulteriori".
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 118XXX

Buongiorno,
Mi sono resa conto che non è sempre legato al fatto che io me lo chieda o meno la derealizzazione. Spesso sono tranquilla che sto facendo qlc di Piacevole e mi rendo conto di avere quella sensazione di distaccamento dalla realtà. Secondo lei è una cosa che può durare a vita o prima o poi con le terapie (sia farmacologica che cc) potrà andare via? Io sono sempre stata molto ansiosa di carattere

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Dr. Matteo Pacini

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Ma potrebbe benissimo essere appunto quel che stiamo dicendo, anche se Lei lo classifica come diverso. Le domande generiche di questo tipo non sono utili, non aiutano a provare con serenità le cure e ad attendere i tempi necessari per valutarle.
Dr.Matteo Pacini
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