Utente
Sono una donna di 32 anni e soffro di depressione e ansia da 10 anni.

Cercherò di essere il più breve possibile dando un po' di informazioni: inizialmente la mia terapia farmacologica era composta da Paroxetina e Lexotan, poi sostituiti con Zarelis 150 e Xanax al bisogno.
Avevo iniziato anche una terapia psicologica poi interrotta.

Quest'anno, a Giugno, ho avuto una pesante ricaduta per cui non riuscivo nemmeno ad andare a lavorare, presa probabilmente dal panico non mi sono fatta molte domande e mi sono fidata ciecamente dello psichiatra, che mi ha aumentato Zarelis a 225, sostituito lo Xanax con il Tavor 1 mg, e il Pregabalin con 3 pastiglie da 75 al giorno.
Ho ricominciato con le sedute di psicoterapia, e sono praticamente vergine a livello sociale, quindi super impedita, terrorizzata a livelli assurdi e bloccata.
Nel corso delle sedute abbiamo parlato del fatto che i farmaci bloccando in qualche modo le emozioni potrebbero lavorare a mio sfavore in questo momento, e mi sento forse pronta almeno a provare a vedere il mostro, o i mostri, con cui ho a che fare.
Per questo ho richiesto un incontro con il mio psichiatra, spinta anche dal fatto che sto avendo giornalmente dei sintomi strani, come degli "sbandamenti" alla testa che mi lasciano intontita.
Lui però è stato inamovibile: il dosaggio che prendo è già il minimo, e visto che gli ho detto che nel pomeriggio precedente all'appuntamento avevo un pochino di ansietta, questo è indice del fatto che non bisogna togliere nulla, meglio i sintomi attuali che le benzodiazepine ogni giorno.
A me non sembrava di chiedere molto, una pastiglia da 75 in meno di Pregabalin al giorno, ma ho chiesto espressamente due volte e mi ha detto di no... secondo la vostra esperienza è corretto?
Sono ignorante in materia, non so se avrei dovuto impormi di più ma non volevo mancare di rispetto al dottore, visto che l'esperto è lui.
Allo stesso tempo mi sento però bloccata nel mio percorso di recupero e non so quale sia il punto in cui possa essere considerata una diminuzione dei farmaci.

Grazie se vorrete rispondermi.

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Dr. Vassilis Martiadis

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Se il dosaggio attuale della terapia provoca degli effetti collaterali questi vanno gestiti, anche attraverso la riduzione del dosaggio se lo specialista lo riterrà opportuno. Se la riduzione del dosaggio invece rispecchia semplicemente la volontà di ridurre la terapia allora credo sia opportuno seguire le indicazioni dello specialista.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#2]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Nel corso delle sedute abbiamo parlato del fatto che i farmaci bloccando in qualche modo le emozioni potrebbero lavorare a mio sfavore in questo momento, e mi sento forse pronta almeno a provare a vedere il mostro, o i mostri, con cui ho a che fare.


Questa è una sciocchezza senza fondamento che si rafforza con il fatto che lei non vorrebbe assumere la terapia.

La invito a diffidare da chi la vuole sottrarre alle terapie per rafforzare il proprio lavoro.


Dr. F. S. Ruggiero

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