Relazione: sento di essere una coinquilina, non una partner.

Il mio compagno mi fa sentire come una coinquilina: la casa è sua, la macchina è sua, è tutto suo.
Dopo anni, mi sono resa conto di aver buttato via la mia vita con una persona che non farà mai fronte unito con me, perchè ha una famiglia che insiste a manipolarlo e lui più di una volta sembrava fosse uscito da questo schema, invece non è così.
In questo periodo non sto lavorando, perchè ho finito da poco un corso di 5 mesi, per il quale avevo obbligo di frequenza, più tirocinio ogni giorno, per poter avere migliori condizioni di lavoro e adesso sto cercando subito un'occupazione, ma ho la sua pressione costante addosso e questo genera ansia.
Inoltre noto che cerca di alienarmi a livello genitoriale, facendomi sembrare inadeguata e la mia paura più grande è che possa mettere nostra figlia contro di me e che possa essere influenzato in questo dalla sua famiglia di origine, da cui non sono mai stata accettata, che mi ha sempre considerata come un'incubatrice, e so che lui farebbe di tutto per avere la loro approvazione.

Mi sento schiacciata e tante volte ho pensato di mollare tutto, ma anche quando lavoravo non avrei mai potuto rendermi così autonoma da permettermi un affitto e una macchina, oltre le utenze.
Non vedo via d'uscita e mi sto deprimendo sempre di più.

Grazie
Dr. Salvatore Valenti Dentista, Perfezionato in medicine non convenzionali, Psicologo, Gnatologo, Odontostomatologo, Medico osteopata 128 4
Gentile paziente,
da quello che racconta emerge una relazione in cui lei si sente messa in secondo piano, poco riconosciuta e senza un reale senso di condivisione. Vivere in una casa che non sente sua, con un partner che non sembra fare squadra e con una famiglia di origine invadente, può portare nel tempo a sentirsi schiacciata e senza spazio. La pressione che sta vivendo in un momento già delicato, come la ricerca di lavoro dopo un percorso impegnativo, rende tutto più pesante. È comprensibile che questo alimenti stanchezza, insicurezza e pensieri negativi. Anche il timore di non essere vista come una madre adeguata è una ferita profonda. Forse ora può essere utile fermarsi, ascoltare ciò che sta provando e provare a rimettere al centro i suoi bisogni, con piccoli passi, per ritrovare un po’ di stabilità e maggiore fiducia in sé.

Dott. Salvatore Valenti
Medico Odontoiatra, Psicologo - Agopuntura e Ipnosi
Prof. a c. Università di Roma - Whatsapp 3470021365

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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 207
Gentile utente,
nelle sue molte email è emerso un disagio crescente verso la sua situazione matrimoniale.
Già diverso tempo fa le avevo suggerito che lo sguardo da lei rivolto al passato forse nasceva da qualche insoddisfazione nel presente; ora le sue email testimoniano una crescente presa di coscienza in questa direzione.
Di vie d'uscita ce ne sono sempre, ma non sempre sono quelle ottimali del sogno.
Il suo curante le avrà certamente suggerito come costruire un futuro che sia rispettoso dei suoi bisogni, ma anche delle reali possibilità offerte dalla vita.
L'impegnarsi in questa costruzione, già iniziata con il suo corso di perfezionamento e con la ricerca di un lavoro, può essere già da solo uno stimolante per il suo umore e per una maggiore assertività col partner.
Una serie di incontri col suo psicologo, oppure con un cognitivo-comportamentale o uno strategico, ed eventualmente una consulenza di coppia, possono ancora migliorare un processo di cambiamento già avviato.
Infiniti auguri. Ci tenga al corrente.

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com

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Utente
Utente
Grazie per la sua risposta. Purtroppo questa relazione ha sempre vissuto di alti e bassi e l'unico periodo più stabile in senso positivo è stato dalla gravidanza ai primi anni di mia figlia,poi la situazione è tornata alla solita intermittenza,ma adesso sento di essere molto stanca. Il mio compagno è emotivamente dipendente dalla famiglia di origine e non riesce a maturare davvero, questo mi spaventa se penso che potrebbe influenzare anche l'educazione della bambina.
Io ho avuto un padre "bambino",che è andato bene finchè ero piccola,ma dall'adolescenza in poi non è stato in grado di seguirmi.
Grazie
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Utente
Utente
Grazie per la sua risposta. Mi rendo conto che la via d'uscita non sarà quella dei sogni,ma non è questo a deprimermi.
Sono preoccupata del fatto che lui in nessuna maniera è disposto a fare un percorso di psicoterapia,in primis per lui,perchè se ci separassimo,come prima o poi accadrà,la mia più grande preoccupazione è lui e la sua famiglia possano influenzare negativamente mia figlia e farla entrare nel loro vortice disfunzionale,non me lo perdonerei mai. Per questo cerco di resistere il più possibile,affiancandola affinché lei costruisca un suo schema mentale indipendente. È pur vero che in questo momento mi sento molto giù di morale e vedo che lui trae vantaggio da questa mia difficoltà,oggi ad esempio ha invitato sua madre a casa,una persona che mi tratta da pezzente solo perchè non corrispondo al suo ideale di donna,infischiandosene del fatto che magari non era il momento opportuno,vista l'atmosfera in casa.
Grazie.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 207
Gentile utente,
temo che lei non abbia letto con attenzione la mia risposta, la quale non voleva essere una parafrasi di quanto lei aveva espresso, ma un'indicazione operativa sulla base di due realtà:
1. lei si sente sempre meno supportata dal suo partner, che le offre ansia in luogo di sostegno;
2. in questo periodo ha però dimostrato di volersi e sapersi impegnare verso miglioramenti concreti della sua vita, dei quali sono indici il corso professionale e la ricerca di un lavoro.
La coscienza del disagio (punto 1) e insieme la consapevolezza di poter migliorare la sua vita (punto 2) sono il trampolino da cui lanciarsi verso un'esistenza più consona alle sue aspettative, fuori da sogni fumosi e calata nella realtà.
E' più facile attuare questo con l'aiuto di un* psicolog* che la aiuti a costruire il suo futuro superando la tendenza a guardare il passato; un/a professionista che incrementi la sua autostima e le faccia acquisire le doti di assertività che possono permetterle, ad esempio, di accettare o rifiutare la presenza di sua suocera in casa sua con fermezza e senza disagio.
Nel caso lei sia prioritariamente interessata a costruire un rapporto migliore col partner, un'alleanza forte con lui che sia utile anche a sua figlia, si rivolga ad un consulente di coppia.
In un consulto recente ci scriveva che era stata lei a scartare questa possibilità, mentre il partner gliela proponeva. Come può dunque adesso affermare "lui in nessuna maniera è disposto a fare un percorso di psicoterapia"?
Ancora una volta, come già ebbi a scriverle la volta scorsa, lei sembra non comprendere che una consulenza di coppia è appunto una messa in discussione di tutte le idee preconcette e disfunzionali, da parte di tutti e due.
Ogni ulteriore attesa di soluzioni che appaiano improvvisamente dal nulla è vana, e continuare a lamentarsi del presente senza prendere il coraggio di costruire il futuro rappresenta il classico "pestare l'acqua nel mortaio".
Le suggerisco di rileggere con attenzione sia quel consulto, al link https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/1120392-separazione.html sia l'attuale.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com

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Dr. Salvatore Valenti Dentista, Perfezionato in medicine non convenzionali, Psicologo, Gnatologo, Odontostomatologo, Medico osteopata 128 4
Gentile paziente,
comprendo quanto questa situazione la stia facendo sentire stanca e sopraffatta. Il periodo di maggiore stabilità durante la gravidanza e i primi anni di sua figlia può averle dato un senso di sicurezza e riconoscimento, che oggi le manca, rendendo più dolorosa l’attuale instabilità. La sua osservazione sul comportamento del compagno, emotivamente dipendente dalla famiglia di origine, evidenzia la sua attenzione al benessere della bambina e riflette anche le ferite della sua storia personale con un padre "bambino"... È naturale che tutto questo generi ansia e fatica. Forse in questo momento può essere utile ascoltare queste emozioni e riflettere su cosa le servirebbe per sentirsi più protetta, sostenuta e sicura come madre e come donna.

Dott. Salvatore Valenti
Medico Odontoiatra, Psicologo - Agopuntura e Ipnosi
Prof. a c. Università di Roma - Whatsapp 3470021365

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