Psicoterapia transpersonale per ossessioni/autonomia
Buongiorno, per dubbi, ricerca di certezze e compulsioni il mio educatore psicologo mi propone uno psicoterapeuta transpersonale suo professore, ma io online leggo che per le ossessioni e compulsioni la terapia d'elezione è l'ERP TCC, ma lui non me la farebbe fare, perchè dice: così si andrebbe solo sul sintomo e non sulla causa.
Secondo lui devo migliorare autonomia, autoefficacia, imparare a mettere confini sani e le ossessioni così spariranno, lui, l'educatore è biotransenergetico ma ha fatto un anno di tirocinio cognitivo comportamentale, e dice che già lui mi propone esercizi comportamentali, ma a me sembrano più distrazioni, fare altre attività ma non si concentrano sul problema, invece, io vorrei proprio: imparare a stare nell'incertezza senza attuare compulsioni, lui questo non l'ha mai proposto.
Ho come la sensazione che mi voglia truffare, farmi perdere tempo inutilmente...
L'educatore dice che mi conosce da 4 anni e sa cosa può farmi bene.
Secondo lui devo migliorare autonomia, autoefficacia, imparare a mettere confini sani e le ossessioni così spariranno, lui, l'educatore è biotransenergetico ma ha fatto un anno di tirocinio cognitivo comportamentale, e dice che già lui mi propone esercizi comportamentali, ma a me sembrano più distrazioni, fare altre attività ma non si concentrano sul problema, invece, io vorrei proprio: imparare a stare nell'incertezza senza attuare compulsioni, lui questo non l'ha mai proposto.
Ho come la sensazione che mi voglia truffare, farmi perdere tempo inutilmente...
L'educatore dice che mi conosce da 4 anni e sa cosa può farmi bene.
Gentile,
capisco bene il suo dubbio, ed è un dubbio legittimo. Quando si soffre di ossessioni e compulsioni, è importante avere chiarezza sul tipo di percorso che si sta seguendo, perché non tutti gli approcci lavorano nello stesso modo.
Le dico una cosa in modo diretto: per il disturbo ossessivo-compulsivo, gli interventi che includono esposizione e prevenzione della risposta (ERP) all’interno di un modello cognitivo-comportamentale sono quelli che, ad oggi, hanno le evidenze più solide di efficacia. Questo non significa che altri approcci siano sbagliati , ma che lavorano con logiche diverse e, spesso, meno mirate sul meccanismo specifico delle compulsioni.
Lei fa un’osservazione molto centrata quando dice di voler imparare a stare nell’incertezza senza attuare compulsioni : questo è esattamente il cuore del lavoro sull’ossessività. Se questo aspetto non viene affrontato in modo esplicito, è comprensibile che lei abbia la sensazione di non lavorare davvero sul problema.
Dall’altra parte, quello che le dice il suo educatore (autonomia, confini, autoefficacia) non è privo di senso, ma riguarda un livello più generale del funzionamento personale. Può essere utile, ma difficilmente è sufficiente da solo a ridurre ossessioni e compulsioni se non si interviene anche in modo diretto su di esse.
Più che pensare in termini di truffa , che rischia di portarla su un piano di sfiducia e contrapposizione, può essere più utile leggere quello che sta accadendo come una possibile non corrispondenza tra ciò di cui lei sente bisogno ora e l’approccio che le viene proposto.
Ha il diritto di scegliere un percorso che la faccia sentire più orientata e che risponda in modo chiaro ai suoi obiettivi. Potrebbe, ad esempio, esplicitare in modo diretto questa sua esigenza: lavorare concretamente sull’esposizione all’incertezza e sulla riduzione delle compulsioni, e chiedere se e come questo possa essere integrato nel percorso.
Se la risposta non la convince, valutare un confronto con uno psicoterapeuta che utilizzi esplicitamente questi strumenti non significa tradire il lavoro fatto finora, ma prendersi cura di sé in modo più mirato.
La sensazione che descrive ( sto perdendo tempo? ) è un segnale importante: non va ignorato, ma esplorato con lucidità, senza però arrivare subito a conclusioni drastiche.
Spero di averle offerto un orientamento più chiaro.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un cordiale saluto.
capisco bene il suo dubbio, ed è un dubbio legittimo. Quando si soffre di ossessioni e compulsioni, è importante avere chiarezza sul tipo di percorso che si sta seguendo, perché non tutti gli approcci lavorano nello stesso modo.
Le dico una cosa in modo diretto: per il disturbo ossessivo-compulsivo, gli interventi che includono esposizione e prevenzione della risposta (ERP) all’interno di un modello cognitivo-comportamentale sono quelli che, ad oggi, hanno le evidenze più solide di efficacia. Questo non significa che altri approcci siano sbagliati , ma che lavorano con logiche diverse e, spesso, meno mirate sul meccanismo specifico delle compulsioni.
Lei fa un’osservazione molto centrata quando dice di voler imparare a stare nell’incertezza senza attuare compulsioni : questo è esattamente il cuore del lavoro sull’ossessività. Se questo aspetto non viene affrontato in modo esplicito, è comprensibile che lei abbia la sensazione di non lavorare davvero sul problema.
Dall’altra parte, quello che le dice il suo educatore (autonomia, confini, autoefficacia) non è privo di senso, ma riguarda un livello più generale del funzionamento personale. Può essere utile, ma difficilmente è sufficiente da solo a ridurre ossessioni e compulsioni se non si interviene anche in modo diretto su di esse.
Più che pensare in termini di truffa , che rischia di portarla su un piano di sfiducia e contrapposizione, può essere più utile leggere quello che sta accadendo come una possibile non corrispondenza tra ciò di cui lei sente bisogno ora e l’approccio che le viene proposto.
Ha il diritto di scegliere un percorso che la faccia sentire più orientata e che risponda in modo chiaro ai suoi obiettivi. Potrebbe, ad esempio, esplicitare in modo diretto questa sua esigenza: lavorare concretamente sull’esposizione all’incertezza e sulla riduzione delle compulsioni, e chiedere se e come questo possa essere integrato nel percorso.
Se la risposta non la convince, valutare un confronto con uno psicoterapeuta che utilizzi esplicitamente questi strumenti non significa tradire il lavoro fatto finora, ma prendersi cura di sé in modo più mirato.
La sensazione che descrive ( sto perdendo tempo? ) è un segnale importante: non va ignorato, ma esplorato con lucidità, senza però arrivare subito a conclusioni drastiche.
Spero di averle offerto un orientamento più chiaro.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Gentile utente,
innanzi tutto che significa "educatore psicologo"?
Se è "psicologo" è iscritto all'Albo, e il dato lo trova digitando "Ordine Nazionale Psicologi".
Se è il Suo "educatore", quali sono le Sue caratteristiche personali che la portano ad utilizzare l'educatore?
Se vorrà cortesemente aggiungere tali informazioni, potremo fornirLe una risposta personalizzata.
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
innanzi tutto che significa "educatore psicologo"?
Se è "psicologo" è iscritto all'Albo, e il dato lo trova digitando "Ordine Nazionale Psicologi".
Se è il Suo "educatore", quali sono le Sue caratteristiche personali che la portano ad utilizzare l'educatore?
Se vorrà cortesemente aggiungere tali informazioni, potremo fornirLe una risposta personalizzata.
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Utente
Grazie delle risposte.
È laureato in psicologia, è iscritto all'Albo, ho controllato, ma con me svolge il ruolo di educatore, cioé usciamo fuori, facciamo attività 1 volta a settimana per 2 ore...
Oltre alle ossessioni ho diagnosi di schizofrenia (prendo antipsicotico) e ansia sociale.
È laureato in psicologia, è iscritto all'Albo, ho controllato, ma con me svolge il ruolo di educatore, cioé usciamo fuori, facciamo attività 1 volta a settimana per 2 ore...
Oltre alle ossessioni ho diagnosi di schizofrenia (prendo antipsicotico) e ansia sociale.
Gentile utente,
Grazie per l'integrazione delle informazioni.
Sulla base anche dei nuovi dati, mi sento di poter aggiungere due riflessioni.
1.
La prima riguarda l'approccio teorico del terapeuta a cui ci si affida.
Sembrerebbe che lei punti molto sull'approccio, quando scrive:
".. io online leggo che per le ossessioni e compulsioni la terapia d'elezione è l'ERP TCC, ma lui non me la farebbe fare, perchè dice: così si andrebbe solo sul sintomo e non sulla causa."
È come se ritenesse che l'approccio esatto possa produrre il miracolo.
Ma non è così.
Quel che produce e sostiene l'energia necessaria al cambiamento è *l'alleanza terapeutica*, cioè la fiducia e il legame professionale che viene a crearsi tra i due.
Tra lei e l'educatore sembra che non si sia creata alleanza terapeutica. Ciò non deve meravigliare, in quanto lo psicologo sta agendo in un setting da educatore, e quindi i suoi suggerimenti, pur se da psicologo, non sono valorizzati adeguatamente.
2.
Il secondo aspetto riguarda l'impegno del paziente.
Nel caso di pensieri ossessivi non sempre è consigliabile una strenua autoanalisi, ma solo il sufficiente per comprendere il necessario.
Il resto è nelle mani del paziente e dei suoi comportamenti, cioè nel suo impegno nella puntuale attuazione delle consegna ricevute.
Quando Lei scrive:
".. lui mi propone esercizi comportamentali, ma a me sembrano più distrazioni, fare altre attività ma non si concentrano sul problema, invece, io vorrei proprio: imparare a stare nell'incertezza senza attuare compulsioni, lui questo non l'ha mai proposto."
Riuscire a "stare nell'incerterzza" lo si raggiunge con gli esercizi, non con i ragionamenti: questi ultimi vanno a nutrire le ossessioni e compulsioni.
Però sembra che lei si fidi maggiormente di sè ["a me sembrano distrazioni"], piuttosto che della professionalità dello psicologo e delle consegne che riceve. E dunque non le applica.
Questo potrebbe portare all'inefficacia di qualsiasi psicoterapia, compresa ERP TCC.
In conclusione,
Le consiglio di mettersi nello spirito di dover modificare l'atteggiamento con cui porsi nei confronti della psicoterapia. Tenga conto che buona parte delle cose che scrive afferisce a quel "controllo" che ogni buon ossessivo vuole applicare ovunque, anche nella psicoterapia. E verso il quale ogni psicoterapeuta espert* è in grado di fare i conti.
La psicoterapia non è "scegliere il percorso che più aggrada", ma affidarsi all* specialist* espert* affinchè indichi la via più efficace; ed impegnarsi al massimo per applicarne le indicazioni, anche se spesso possono sembrare assurde (MA SONO EFFICACI).
P.S.: tenga conto che per poter curare, non basta lo psicologo, ma occorre che lo psicologo sia anche *psicoterapeuta*, ciò con ulteriore specializzazione di 4 anni. Anche questo datoo lo trova sul sito Albo Nazionale Psicologi.
Saluti cari.
Dott. Brunialti
Grazie per l'integrazione delle informazioni.
Sulla base anche dei nuovi dati, mi sento di poter aggiungere due riflessioni.
1.
La prima riguarda l'approccio teorico del terapeuta a cui ci si affida.
Sembrerebbe che lei punti molto sull'approccio, quando scrive:
".. io online leggo che per le ossessioni e compulsioni la terapia d'elezione è l'ERP TCC, ma lui non me la farebbe fare, perchè dice: così si andrebbe solo sul sintomo e non sulla causa."
È come se ritenesse che l'approccio esatto possa produrre il miracolo.
Ma non è così.
Quel che produce e sostiene l'energia necessaria al cambiamento è *l'alleanza terapeutica*, cioè la fiducia e il legame professionale che viene a crearsi tra i due.
Tra lei e l'educatore sembra che non si sia creata alleanza terapeutica. Ciò non deve meravigliare, in quanto lo psicologo sta agendo in un setting da educatore, e quindi i suoi suggerimenti, pur se da psicologo, non sono valorizzati adeguatamente.
2.
Il secondo aspetto riguarda l'impegno del paziente.
Nel caso di pensieri ossessivi non sempre è consigliabile una strenua autoanalisi, ma solo il sufficiente per comprendere il necessario.
Il resto è nelle mani del paziente e dei suoi comportamenti, cioè nel suo impegno nella puntuale attuazione delle consegna ricevute.
Quando Lei scrive:
".. lui mi propone esercizi comportamentali, ma a me sembrano più distrazioni, fare altre attività ma non si concentrano sul problema, invece, io vorrei proprio: imparare a stare nell'incertezza senza attuare compulsioni, lui questo non l'ha mai proposto."
Riuscire a "stare nell'incerterzza" lo si raggiunge con gli esercizi, non con i ragionamenti: questi ultimi vanno a nutrire le ossessioni e compulsioni.
Però sembra che lei si fidi maggiormente di sè ["a me sembrano distrazioni"], piuttosto che della professionalità dello psicologo e delle consegne che riceve. E dunque non le applica.
Questo potrebbe portare all'inefficacia di qualsiasi psicoterapia, compresa ERP TCC.
In conclusione,
Le consiglio di mettersi nello spirito di dover modificare l'atteggiamento con cui porsi nei confronti della psicoterapia. Tenga conto che buona parte delle cose che scrive afferisce a quel "controllo" che ogni buon ossessivo vuole applicare ovunque, anche nella psicoterapia. E verso il quale ogni psicoterapeuta espert* è in grado di fare i conti.
La psicoterapia non è "scegliere il percorso che più aggrada", ma affidarsi all* specialist* espert* affinchè indichi la via più efficace; ed impegnarsi al massimo per applicarne le indicazioni, anche se spesso possono sembrare assurde (MA SONO EFFICACI).
P.S.: tenga conto che per poter curare, non basta lo psicologo, ma occorre che lo psicologo sia anche *psicoterapeuta*, ciò con ulteriore specializzazione di 4 anni. Anche questo datoo lo trova sul sito Albo Nazionale Psicologi.
Saluti cari.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 63 visite dal 02/04/2026.
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